Sintesi
Il voto amministrativo siciliano del 24 e 25 maggio 2026, con ballottaggi il 7 e 8 giugno, ha consegnato un quadro politico articolato e non privo di contraddizioni. Ad Agrigento, dopo il primo turno, Michele Sodano, candidato di Controcorrente e sostenuto dal campo progressista (alleanza tra forze di centrosinistra, Movimento 5 Stelle, civiche e riformiste), aveva sfiorato l’elezione diretta fermandosi al 39,13%, mentre Dino Alonge, appoggiato da una parte del centrodestra, era arrivato al 34,79%. Al secondo turno il risultato si è capovolto in modo netto, con Sodano eletto sindaco con il 72,31% e Alonge fermo al 27,69%, in una città in cui l’affluenza è scesa al 41,03% rispetto al 59,19% del primo turno. Il successo personale del nuovo sindaco convive però con un Consiglio comunale contrario, in quanto le liste collegate al suo schieramento ottengono soltanto 5 seggi, mentre l’area avversaria e le altre componenti riconducibili al centrodestra dispongono di una larga maggioranza. A Bronte, nel Catanese, Controcorrente ottiene un’altra affermazione con Giuseppe Gullotta (avvocato e responsabile della delegazione di Bronte di “AIACE” associazione a tutela dei consumatoriche), batte Giuseppe Castiglione con il 63,72%, mentre a Ispica, nel Ragusano, Lucio Muraglie, candidato civico e centrista, supera Serafino Arena, sostenuto da Controcorrente, Movimento 5 Stelle (M5S) e Alleanza Verdi e Sinistra (AVS), con circa il 57% dei voti. Nel quadro nazionale dei ballottaggi, il centrodestra conquista Arezzo, Lecco e Macerata, mentre il centrosinistra vince ad Agrigento, Chieti e Trani, con una lettura politica contrapposta tra la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che rivendica la solidità della coalizione, e la segretaria del Partito Democratico Elly Schlein, che sottolinea il saldo favorevole al campo progressista nei capoluoghi. Sullo sfondo restano il peso del voto disgiunto (scelta separata tra candidato sindaco e lista non collegata), l’inchiesta sul Cefpas (Centro per la formazione permanente e l’aggiornamento del personale del servizio sanitario) che ha coinvolto il deputato regionale Riccardo Gallo Afflitto, le regole della legge regionale siciliana sull’elezione diretta del sindaco e il tema del premio di maggioranza, che non scatta quando un gruppo di liste avversario supera determinate soglie e lascia il sindaco eletto senza una maggioranza automatica in aula.

Articolo
Il secondo turno delle elezioni amministrative in Sicilia chiude una tornata che ridisegna diversi equilibri locali e produce il risultato politicamente più rilevante ad Agrigento, dove Michele Sodano diventa sindaco con una vittoria molto ampia ma senza una solida maggioranza consiliare. Le urne erano state aperte il 24 e 25 maggio 2026 per il primo turno e il 7 e 8 giugno per i ballottaggi, secondo il calendario fissato dalla Regione Siciliana. Nell’Isola erano chiamati al voto 71 Comuni, tra cui i capoluoghi Agrigento, Enna e Messina, con 54 centri interessati dal sistema maggioritario e 17 dal sistema proporzionale, applicato nei Comuni con popolazione superiore a 15.000 abitanti.

Nella città dei Templi, il primo turno aveva già mostrato una frattura evidente. Sodano, già deputato nazionale del Movimento 5 Stelle e poi esponente di Controcorrente, si era fermato al 39,13%, mancando di poco l’elezione immediata. Alonge, sostenuto da Fratelli d’Italia (FdI), Forza Italia (FI), Unione di Centro (UDC), Movimento per l’Autonomia (MPA) e altre liste dell’area moderata e conservatrice, aveva raggiunto il 34,79%. La divisione interna al centrodestra, con la candidatura distinta di Luigi Gentile sostenuta anche da Democrazia Cristiana (DC) e Lega, aveva inciso sul risultato complessivo e aveva già anticipato il nodo destinato a pesare dopo il ballottaggio.

L’8 giugno il verdetto è stato netto. Sodano ha ottenuto 14.908 voti, pari al 72,31%, mentre Alonge si è fermato a 5.710 voti, pari al 27,69%. L’affluenza è calata al 41,03%, contro il 59,19% del primo turno. Il nuovo sindaco, che in passato aveva anche partecipato a X Factor (talent show musicale), ha salutato la vittoria come l’inizio di una fase di ricostruzione della città e ha parlato della necessità di guidare Agrigento verso una stagione nuova. Il risultato ha un valore simbolico perché segna l’affermazione di un candidato progressista in una città storicamente governata da aree centriste, moderate o di centrodestra.
Il trionfo personale, tuttavia, non coincide con il controllo dell’aula. Il Consiglio comunale di Agrigento sarà composto da 24 consiglieri e il meccanismo del voto disgiunto ha prodotto una situazione complessa. Le liste a sostegno del sindaco eletto conquistano soltanto 5 seggi, 3 a Controcorrente e 2 al Partito Democratico, mentre Casa Riformista resta senza rappresentanza. L’area collegata ad Alonge ottiene 14 seggi, distribuiti tra Fratelli d’Italia con 5, Forza Italia con 4, Popolari e Autonomisti-Grande Sicilia con 3 e Forza Azzurri con 2, mentre l’Unione di Centro non entra in aula. A questi si aggiungono i seggi dell’area Gentile, con 2 alla Democrazia Cristiana e 2 alla Lega, oltre alla posizione del candidato sindaco sconfitto che può incidere sugli assetti consiliari. Per Sodano si apre quindi una consiliatura di mediazione continua, nella quale ogni atto amministrativo dovrà fare i conti con numeri molto distanti dal risultato ottenuto nella sfida diretta per la fascia tricolore.
Il tema era stato già posto da Alonge nei giorni precedenti al ballottaggio. Alla vigilia del silenzio elettorale, il candidato del centrodestra aveva sostenuto di avere “già 19 consiglieri” e aveva avvertito gli elettori del rischio di una città bloccata qualora il sindaco eletto non avesse avuto un sostegno adeguato in Consiglio. Nella stessa fase aveva indicato alcune priorità amministrative, dal piano regolatore generale al porticciolo turistico di San Leone, dal recupero del centro storico al rafforzamento dell’università e delle politiche sociali. La successiva vittoria di Sodano non cancella dunque il problema politico posto dall’avversario, ma lo sposta dentro Palazzo dei Giganti.
Sulla campagna elettorale agrigentina ha pesato anche l’inchiesta sul Cefpas, ente regionale con sede a Caltanissetta. La Procura nissena indaga su presunte irregolarità, favoritismi, incarichi e appalti, con ipotesi di corruzione e falso ideologico. Tra gli indagati figura Riccardo Gallo Afflitto, deputato regionale di Forza Italia all’Assemblea regionale siciliana (ARS), indicato da diverse ricostruzioni giornalistiche come figura politicamente influente nell’area agrigentina e nella scelta della candidatura Alonge. Gli addebiti sono provvisori e dovranno essere valutati dall’autorità giudiziaria, ma il caso ha inevitabilmente attraversato gli ultimi giorni della campagna.
La seconda affermazione di Controcorrente arriva a Bronte, città catanese nota come capitale del pistacchio. Giuseppe Gullotta (avvocato e responsabile della delegazione di Bronte di “AIACE” associazione a tutela dei consumatoriche), supera nettamente Giuseppe Castiglione, ex sottosegretario e parlamentare nazionale di Forza Italia, con il 63,72% dei voti contro il 36,28%. Anche qui il dato politico è significativo, perché il movimento di Ismaele La Vardera ottiene un successo in un Comune considerato importante e simbolico, pur in un contesto diverso da quello agrigentino e senza la stessa ampiezza di coalizione progressista.
A Ispica comune in provincia di Ragusa, invece, il risultato va in direzione opposta. Lucio Muraglie, candidato civico e centrista, sostenuto da liste locali, prevale su Serafino Arena, appoggiato da Controcorrente, Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra. Le fonti elettorali riportano una vittoria attorno al 57%, con una forbice minima tra le elaborazioni diffuse, ma il dato politico resta chiaro: nel Comune ragusano non passa il candidato del campo progressista e si afferma una proposta civica di centro. L’affluenza si attesta al 51,3%, in calo rispetto al 62,25% del primo turno.
Nel quadro nazionale, i ballottaggi restituiscono un equilibrio nei 6 capoluoghi andati al secondo turno. Il centrodestra vince ad Arezzo, Lecco e Macerata, mentre il centrosinistra si afferma ad Agrigento, Chieti e Trani. Guardando all’intera tornata nei capoluoghi, il fronte progressista rivendica un avanzamento, mentre la coalizione di governo sottolinea la tenuta nei territori. La premier Giorgia Meloni ha rivolto i complimenti ai sindaci eletti di ogni schieramento e ha letto il voto come conferma della forza e del radicamento del centrodestra. La segretaria nazionale del Partito Democratico Elly Schlein, ha contestato questa interpretazione, sostenendo che il saldo finale nei capoluoghi favorisca il centrosinistra e accusando la presidente del Consiglio di voler capovolgere la realtà dei numeri.
Sul piano normativo, la Sicilia applica la propria disciplina regionale per l’elezione diretta del sindaco e del Consiglio comunale. Nei Comuni con più di 15.000 abitanti il sindaco è eletto a suffragio universale e diretto insieme al Consiglio. Se nessun candidato raggiunge la soglia prevista al primo turno, si va al ballottaggio tra i 2 più votati. La legge consente il voto disgiunto, cioè la possibilità per l’elettore di scegliere un candidato sindaco e, separatamente, una lista non collegata a quel candidato. Il premio di maggioranza può assegnare il 60% dei seggi alle liste collegate al sindaco eletto, ma non opera in modo automatico quando un’altra lista o un altro gruppo di liste supera il 50% dei voti validi o quando non ricorrono le condizioni previste.
In parole semplici, la legge regionale siciliana prevede che i cittadini eleggano direttamente il sindaco, ma votino anche le liste per formare il Consiglio comunale. Di norma, per aiutare il sindaco a governare, alle liste che lo sostengono può essere assegnato un premio di maggioranza, cioè un numero di seggi sufficiente ad avere una maggioranza stabile in aula. Questo premio, però, non scatta sempre: se le liste avversarie ottengono molti voti e superano le soglie previste dalla legge, il sindaco può essere eletto anche con tanti consensi personali ma ritrovarsi senza una maggioranza automatica in Consiglio comunale. In quel caso, per approvare delibere, bilanci e provvedimenti, dovrà cercare accordi con consiglieri o gruppi politici non appartenenti alla sua coalizione. È proprio questa architettura a spiegare il caso Agrigento: un sindaco eletto con un consenso larghissimo al ballottaggio e, nello stesso tempo, costretto a governare con un’aula politicamente sbilanciata dalla parte opposta.

Giornalista pubblicista, ex direttore di una precedente testata e attuale direttore di Mediterranea24.









