Sintesi
Il 31 marzo 2023 il Governo ha riavviato l’iter del Ponte sullo Stretto con il Dl (Decreto-legge) n. 35, poi convertito nella legge n. 58 del 26 maggio 2023. Il 15 febbraio 2024 il Cda (Consiglio di amministrazione) della Stretto di Messina Spa (Società per azioni) ha approvato l’aggiornamento del progetto definitivo del 2011. Il 6 agosto 2025 il Cipess (Comitato interministeriale per la programmazione economica e lo sviluppo sostenibile) ha approvato la delibera n. 41/2025 sul progetto e sulle risorse. Il 29 ottobre 2025 la Corte dei conti ha negato il visto e la registrazione della delibera, mentre il 17 novembre 2025 ha fermato anche il III Atto aggiuntivo alla convenzione tra il Mit (Ministero delle infrastrutture e dei trasporti) e la concessionaria. Dal materiale raccolto dalla Procura di Catanzaro, nell’ambito di accertamenti su possibili infiltrazioni della ’ndrangheta nei futuri appalti, sarebbero emersi riferimenti ai controlli della Magistratura contabile, poi trasmessi per competenza alla Procura di Roma. Il 9 giugno 2026 sono scattate le perquisizioni del Ros (Raggruppamento operativo speciale) dei Carabinieri, con ipotesi di corruzione e rivelazione di segreto d’ufficio, sempre nel rispetto della presunzione di innocenza fino a eventuale sentenza definitiva. Secondo l’accusa, l’obiettivo sarebbe stato condizionare l’esame della Corte dei conti sul progetto, ottenere informazioni riservate e cercare un orientamento favorevole, in cambio di promesse di sostegno per incarichi successivi al pensionamento. L’11 giugno 2026 una prima dimissione di uno degli indagati dalla presidenza del Collegio dei revisori dei conti del Csm (Consiglio superiore della Magistratura). Intanto la società concessionaria si è dichiarata estranea ai fatti e ha ribadito la volontà di proseguire l’opera, mentre le Opposizioni hanno chiesto lo stop al progetto e il Governo ha confermato la linea della continuità, sostenendo che l’infrastruttura resta strategica. Intanto si apre un altro fronte tra Governo e Corte dei conti sulle 10 promozioni di magistrati per 9 posti, con Palazzo Chigi che solleva dubbi di opportunità istituzionale.

Articolo
Il caso giudiziario sul Ponte sullo Stretto di Messina si inserisce in una vicenda amministrativa e politica già segnata da passaggi complessi, rilievi tecnici, scontri istituzionali e un forte confronto pubblico sull’utilità dell’opera. Il progetto, rilanciato dal Governo con il Dl (Decreto-legge) n. 35 del 31 marzo 2023, convertito nella legge n. 58 del 26 maggio 2023, è tornato al centro dell’agenda nazionale come collegamento stabile tra Sicilia e Calabria, con un costo indicato intorno a 13,5 miliardi di euro e con l’obiettivo dichiarato di rafforzare i collegamenti stradali e ferroviari tra l’isola e il resto del Paese. Il 15 febbraio 2024 il Cda (Consiglio di amministrazione) della Stretto di Messina Spa (Società per azioni) ha approvato l’aggiornamento del progetto definitivo del 2011, dopo una serie di verifiche tecniche, ambientali, geotecniche e sismiche. Da quel momento l’iter ha ripreso slancio fino alla riunione del Cipess (Comitato interministeriale per la programmazione economica e lo sviluppo sostenibile) del 6 agosto 2025, quando è stata approvata la delibera n. 41/2025, riguardante il progetto definitivo, l’assegnazione delle risorse e gli atti collegati alla realizzazione dell’infrastruttura.

Il percorso si è però complicato il 29 ottobre 2025, quando la Corte dei conti ha negato il visto e la registrazione della delibera Cipess. Il visto, in termini semplici, è il controllo preventivo con cui la Magistratura contabile verifica se un atto del Governo o di una amministrazione statale può produrre effetti perché conforme alla legge. Senza quella registrazione, l’atto resta privo di efficacia nella forma esaminata. Il 27 novembre 2025 sono state poi depositate le motivazioni della ricusazione, con rilievi su profili ambientali, appalti, piano economico-finanziario e compatibilità con il diritto europeo.

Un ulteriore stop è arrivato il 17 novembre 2025, quando la stessa Corte ha negato il visto anche al decreto interministeriale n. 190 del 1 agosto 2025, adottato dal Mit (Ministero delle infrastrutture e dei trasporti) di concerto con il Mef (Ministero dell’economia e delle finanze), relativo al III Atto aggiuntivo alla convenzione del 30 dicembre 2003 tra il ministero e la società concessionaria. Questo secondo passaggio è importante perché riguardava il rapporto giuridico ed economico tra amministrazione concedente e soggetto incaricato della realizzazione dell’opera.
In parallelo, secondo le ricostruzioni investigative emerse nelle ultime ore, la Procura di Catanzaro aveva avviato dallo scorso autunno accertamenti su possibili infiltrazioni della ’ndrangheta nei futuri appalti legati al Ponte. Nel corso delle intercettazioni telefoniche e ambientali sarebbero comparsi riferimenti ai controlli della Corte dei conti. A quel punto il materiale ritenuto di competenza romana sarebbe stato trasmesso alla Procura di Roma, perché l’ipotesi riguardava magistrati e fatti collegati agli uffici della capitale.
Il 9 giugno 2026 il Ros (Raggruppamento operativo speciale) dei Carabinieri, su delega dei Magistrati romani Francesco Gualtieri e Fabrizio Tucci, ha eseguito perquisizioni personali, domiciliari e informatiche. Gli indagati sono Tommaso Miele, ex presidente aggiunto della Corte dei conti, in pensione dal febbraio 2026, Giacomo Francesco Saccomanno, avvocato ed ex componente del Cda della società concessionaria, e Vincenzo Virgiglio, imprenditore di Rosarno e responsabile delle relazioni esterne dell’associazione Accademia Calabria. Le ipotesi contestate sono corruzione e rivelazione di segreto d’ufficio, ma resta fermo che si tratta di accuse da verificare e che ogni indagato deve essere considerato innocente fino a eventuale condanna definitiva.
Secondo la tesi degli inquirenti, il presunto sistema avrebbe avuto l’obiettivo di condizionare l’esame della Magistratura contabile sul progetto definitivo, acquisire informazioni riservate sull’orientamento del collegio e favorire un esito utile all’avanzamento dell’iter. In cambio, sempre secondo l’ipotesi accusatoria, Miele avrebbe ricevuto promesse di sostegno per incarichi pubblici o in società partecipate dopo il pensionamento, con riferimenti, nelle ricostruzioni giornalistiche, anche ad aspirazioni verso l’Antitrust (Autorità garante della concorrenza e del mercato) o verso Poste Italiane.
Uno degli aspetti più delicati non riguarda soltanto il rapporto tra appalti, politica e imprese, ma il possibile tentativo di avvicinare il cuore stesso dell’Organo di garanzia, la Corte dei conti, chiamato a controllare la legittimità degli atti. Dagli atti riportati dalle agenzie emerge che Saccomanno e Virgiglio avrebbero provato ad avvicinare almeno altri 2 magistrati contabili per ottenere ulteriori punti di riferimento interni al collegio che si occupava del dossier. Il tentativo, però, non avrebbe prodotto effetti, perché i 2 giudici non avrebbero dato seguito alle sollecitazioni.
L’indagine romana sta ora cercando di chiarire l’estensione reale della rete di contatti, il contenuto dei dispositivi sequestrati e l’eventuale presenza di ulteriori livelli di collegamento istituzionale o politico. Gli accertamenti riguardano comunicazioni, incontri, rapporti personali e possibili scambi informativi avvenuti nel periodo più sensibile, tra l’ottobre 2025, quando la Corte ha negato il visto alla delibera Cipess, e i mesi successivi. Proprio questo arco temporale rende l’inchiesta particolarmente delicata, perché coincide con una fase decisiva per il destino amministrativo dell’opera.
L’11 giugno 2026 Miele ha rassegnato le dimissioni dall’incarico di presidente del Collegio dei revisori dei conti del Csm (Consiglio superiore della magistratura). L’incarico era stato assunto per il quadriennio 2025-2028 e, secondo le ricostruzioni diffuse, era inizialmente gratuito, salvo poi prevedere dal marzo 2026 un compenso annuo lordo di 27 mila euro. Le dimissioni non incidono di per sé sul merito dell’inchiesta, ma rappresentano una conseguenza istituzionale rilevante, vista la posizione ricoperta e il ruolo di garanzia connesso all’Organo di autogoverno della Magistratura.
La società concessionaria, tramite l’amministratore delegato Pietro Ciucci, ha dichiarato la propria totale estraneità ai fatti contestati, ha espresso sorpresa per le notizie emerse e ha confermato la disponibilità a collaborare con l’autorità giudiziaria. Allo stesso tempo ha ribadito che l’impegno per la realizzazione del Ponte prosegue, nel rispetto della trasparenza, della legalità e dei rilievi formulati dalla Corte dei conti. Già nelle audizioni parlamentari precedenti, Ciucci aveva spiegato che il nuovo percorso amministrativo doveva servire proprio a conformare gli atti ai rilievi ricevuti e a completare l’iter approvativo.
Il Governo Meloni, attraverso esponenti della Maggioranza, continua a sostenere che l’opera sia strategica per l’Italia e per l’Europa e che la giustizia debba fare il suo corso senza strumentalizzazioni. Antonio Tajani, vicepremier e ministro degli Esteri, ha ribadito che il Ponte resta una priorità indicata dal Parlamento e che le procedure devono andare avanti nel rispetto della legalità. Sul fronte opposto, Giuseppe Conte, leader del M5S (Movimento 5 Stelle), ha sostenuto che le risorse vadano destinate a famiglie e sanità. Elly Schlein, segretaria del Pd (Partito democratico), ha accusato l’esecutivo di propaganda. Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni, di Avs (Alleanza Verdi e Sinistra), hanno chiesto di fermare il progetto e di reindirizzare i fondi verso sanità, scuola, pensioni e trasporti.
In questo clima si è aperto anche un nuovo fronte tra Governo e Corte dei conti sulle promozioni interne di 10 magistrati a fronte di 9 posti disponibili. Palazzo Chigi ha chiesto chiarimenti, sostenendo che gli atti sarebbero formalmente legittimi ma discutibili sotto il profilo dell’opportunità, anche alla luce della legge n. 1 del 2026, che prevede una riduzione delle posizioni dirigenziali. Il sottosegretario Alfredo Mantovano ha richiamato il rapporto tra figure apicali e numero complessivo dei magistrati contabili, ritenuto più elevato rispetto alla giustizia amministrativa. Alcune letture politiche hanno collegato lo scontro al caso Ponte. Dagli atti pubblici il rilievo del Governo viene presentato come una questione organizzativa e di opportunità istituzionale.
Nel frattmepo, sul piano normativo, il quadro inerente l’opera sullo Stretto è stato modificato in modo significativo dal Dl n. 32 dell’11 marzo 2026, convertito nella legge n. 71 dell’8 maggio 2026. La norma disciplina la prosecuzione dell’iter approvativo del collegamento stabile tra Sicilia e Calabria dopo i rilievi della Corte dei conti, incaricando il Mit di aggiornare il piano economico-finanziario, acquisire pareri tecnici, svolgere verifiche ambientali e mantenere i rapporti con la Commissione Ue (Unione europea). La stessa legge prevede anche il commissariamento di opere ferroviarie complementari e la rimodulazione delle risorse, spostando parte degli stanziamenti dal periodo 2026-2029 al quinquennio 2030-2034.
Resta poi sullo sfondo la legge n. 1 del 7 gennaio 2026, nota come legge Foti, che ha modificato la disciplina della responsabilità erariale, cioè la responsabilità di amministratori e funzionari per danni causati alle finanze pubbliche, e alcune funzioni della Corte dei conti. La riforma è stata criticata da parte della Magistratura contabile e ha già generato questioni di legittimità costituzionale davanti alla Corte costituzionale. Questo significa che, mentre l’inchiesta penale segue il proprio percorso, il contesto istituzionale resta attraversato da 2 tensioni parallele: da 1 lato la necessità di accertare se vi siano stati tentativi di condizionare i controlli sul Ponte, dall’altro il confronto politico e giuridico sul ruolo della Corte dei conti come presidio di legalità finanziaria nelle grandi opere pubbliche.
Immagine realizzata con Ia.
Nota
Quanto sopra, ai fini dell’esercizio del diritto di cronaca, costituzionalmente garantito e nel rispetto dei diritti degli indagati che, in considerazione dell’attuale fase delle indagini preliminari, sono da presumersi innocenti fino alla sentenza irrevocabile che ne accerti le responsabilità e con la precisazione che il giudizio, che si svolgerà in contraddittorio con le parti e le difese davanti al giudice terzo ed imparziale, potrà concludersi anche con la prova dell’assenza di ogni forma di responsabilità in capo agli indagati.

Giornalista pubblicista, ex direttore di una precedente testata e attuale direttore di Mediterranea24.









