Palermo. In Consiglio frasi ritenute sessiste di Chinnici del centrodestra alla collega Argiroffi di Controcorrente

Solidarietà trasversali alla consigliera. Chinnici si è poi scusato precisando che le sue parole avevano un riferimento esclusivamente politico e non personale

Sintesi

È esplosa una dura polemica politica e istituzionale al consiglio comunale di Palermo dopo alcune frasi pronunciate dal consigliere Dario Chinnici (lista del sindaco La Galla) nei confronti della collega Giulia Argiroffi durante una riunione dei capigruppo dedicata al Piano delle alienazioni. Le espressioni: sei la donna di tutti; attribuite al capogruppo Chinnici di Lavoriamo per Palermo, sono state giudicate offensive, sessiste e lesive della dignità personale e istituzionale della consigliera di Controcorrente che ha chiesto le dimissioni immediate del collega. Numerose forze politiche hanno espresso solidarietà ad Argiroffi mentre Chinnici ha riconosciuto l’infelicità dei toni sostenendo però che il riferimento fosse esclusivamente politico. Sul caso è intervenuto anche il sindaco Roberto Lagalla richiamando il rispetto nel confronto democratico e citando l’invito del presidente della Repubblica Sergio Mattarella a “disarmare le parole”. Le reazioni del mondo politico sono state immediate e trasversali. La vicenda ha riacceso il dibattito sul linguaggio utilizzato nelle istituzioni e sulla violenza verbale nei confronti delle donne impegnate in politica, tema più volte affrontato anche dalla giurisprudenza e dalle recenti iniziative legislative italiane contro discriminazioni e molestie di genere.

Articolo

Un duro scontro politico e istituzionale ha travolto il consiglio comunale di Palermo dopo alcune frasi pronunciate dal consigliere comunale Dario Chinnici, capogruppo della Maggioranza di centrodestra “Lavoriamo per Palermo – Lagalla Sindaco”, nei confronti della consigliera Giulia Argiroffi del gruppo Controcorrente. L’episodio si è verificato durante la conferenza dei capigruppo convocata per discutere il Piano delle alienazioni, documento amministrativo relativo alla gestione e alla possibile vendita di beni immobili comunali.

Nel corso di un acceso confronto politico, Chinnici avrebbe rivolto ad Argiroffi espressioni che hanno immediatamente provocato tensioni e proteste all’interno dell’aula istituzionale. Le parole: sei la donna di tutti; attribuite al consigliere sono state considerate dalla collega offensive e discriminatorie sul piano personale e politico. Giulia Argiroffi ha denunciato pubblicamente il contenuto delle affermazioni sostenendo di essersi sentita colpita nella propria dignità di donna e rappresentante delle istituzioni, definendo l’episodio una grave manifestazione di linguaggio sessista. Sul piano politico, la discussione nasceva dal confronto sul Piano delle alienazioni e in particolare sulla possibile esclusione di un’area di via Perez da un maxi emendamento predisposto dalla commissione Urbanistica e sostenuto anche dalla consigliera Argiroffi. La vicenda riguarda un tratto urbano già recintato e oggetto di concessione che un condominio vorrebbe acquisire. Su questo tema si erano registrate posizioni differenti tra alcuni gruppi consiliari e la Maggioranza.

La consigliera ha chiesto le immediate dimissioni del collega spiegando di non voler accettare semplici scuse formali senza un’assunzione concreta di responsabilità politica. Secondo Argiroffi, il significato implicito delle frasi utilizzate sarebbe stato quello di screditare una donna impegnata in politica attraverso allusioni giudicate umilianti e degradanti. La consigliera ha inoltre sostenuto che episodi di questo tipo contribuiscano ad avvelenare il clima democratico e istituzionale scoraggiando la partecipazione femminile alla vita pubblica.

Le reazioni del mondo politico sono state immediate e trasversali. Il leader di Controcorrente Ismaele La Vardera ha definito inaccettabile il comportamento del consigliere parlando di grave caduta istituzionale. Anche diversi esponenti del centrodestra e del centrosinistra hanno espresso solidarietà alla consigliera. Sabrina Figuccia della Lega ha sottolineato come una frase analoga difficilmente sarebbe stata rivolta a un uomo. Teresa Piccione del Partito Democratico ha parlato di espressioni inappropriate e lesive del ruolo istituzionale. I consiglieri di Fratelli d’Italia Giuseppe Milazzo e Antonio Rini hanno condannato ogni forma di insulto sessista pur criticando il clima esasperato del confronto politico cittadino.

Successivamente Dario Chinnici ha diffuso una nota nella quale ha riconosciuto l’inopportunità delle espressioni utilizzate precisando però che il riferimento sarebbe stato esclusivamente politico e non personale. Il consigliere ha spiegato di avere già rivolto le proprie scuse alla collega sostenendo che il video diffuso pubblicamente mostrerebbe soltanto una parte della discussione avvenuta durante la riunione. Chinnici ha inoltre affermato di avere reagito a precedenti accuse ricevute nel corso del confronto e di considerare comunque sbagliati i toni utilizzati.

Anche il sindaco di Palermo Roberto Lagalla è intervenuto sulla vicenda invitando tutte le forze politiche ad abbassare il livello dello scontro istituzionale. Il primo cittadino ha definito doveroso stigmatizzare le espressioni utilizzate richiamando allo stesso tempo l’importanza delle scuse formulate dal consigliere. Lagalla ha inoltre ricordato le parole del presidente della Repubblica Sergio Mattarella sul bisogno di “disarmare le parole” nel confronto pubblico e politico.

Nel dibattito sono intervenuti anche altri esponenti istituzionali e politici. La parlamentare nazionale di Fratelli d’Italia Carolina Varchi ha espresso solidarietà alla consigliera definendo le frasi pronunciate “di pessimo gusto e di bassissimo livello politico”. La presidente regionale del Partito Democratico Cleo Li Calzi ha parlato di un episodio che colpisce tutte le donne impegnate quotidianamente nelle istituzioni.

L’episodio ha riaperto il confronto nazionale sul linguaggio utilizzato nei contesti istituzionali e sul tema della violenza verbale nei confronti delle donne in politica. Negli ultimi anni Parlamento europeo, Commissione europea e istituzioni italiane hanno più volte richiamato l’attenzione sul fenomeno dell’odio sessista e delle discriminazioni di genere nei luoghi pubblici e politici. In Italia diverse sentenze della Corte di Cassazione hanno inoltre ribadito come espressioni offensive o discriminatorie rivolte a donne impegnate nella vita pubblica possano integrare comportamenti lesivi della dignità personale e professionale, soprattutto quando pronunciate in contesti istituzionali o con finalità denigratorie. Anche associazioni impegnate nella tutela dei diritti civili e contro la violenza di genere hanno più volte evidenziato la necessità di promuovere un linguaggio rispettoso nelle assemblee elettive e negli organismi rappresentativi. Il caso esploso a Palermo si inserisce quindi in un dibattito più ampio che coinvolge il rapporto tra confronto politico, rispetto delle istituzioni e tutela della dignità delle donne nella vita pubblica italiana.