Sintesi
La scelta della sindaca di Modica di mantenere aperte le scuole durante l’allerta meteo arancione ha scatenato una violenta reazione sui social culminata in insulti e minacce. La prima cittadina ha deciso di presentare querela segnando un cambio di linea nella gestione degli attacchi personali. La decisione amministrativa è risultata coerente con il quadro generale visto che la maggioranza dei sindaci della provincia ha adottato lo stesso orientamento e le condizioni meteo si sono rivelate gestibili. Il caso si inserisce nel fenomeno crescente della violenza verbale online contro gli amministratori pubblici e richiama le recenti normative e pronunce giurisprudenziali sulla diffamazione digitale. La vicenda assume rilievo anche per le implicazioni educative e sociali evidenziate da esperti e per il possibile effetto deterrente delle azioni legali intraprese.

Articolo
Il caso di Modica comune in provincia di Ragusa, si inserisce in un contesto ormai ricorrente di tensioni varie spesso amplificate dai social network, specialmente per appartenenze opposte o da meri hater (odiatori compulsivi a prescindere). Tutto prende avvio durante l’allerta meteo arancione diramata per la provincia di Ragusa, allorché la sindaca Maria Monisteri sostenuta da una coalizione di centrodestra, decide di non sospendere le attività didattiche negli istituti di ogni ordine e grado. La scelta, maturata sulla base delle valutazioni tecniche e del coordinamento con gli altri amministratori locali, si colloca in linea con la maggioranza dei sindaci del territorio, poiché 11 su 12 hanno optato per mantenere le scuole aperte, mentre soltanto il Comune di Vittoria ha disposto la chiusura.

Nelle ore successive, tuttavia, la decisione ha generato una reazione sproporzionata sul piano comunicativo. Sui social si è sviluppata una sequenza di attacchi caratterizzati da linguaggio offensivo, contenuti sessisti e toni intimidatori, configurando ipotesi riconducibili alla diffamazione aggravata tramite mezzi di pubblicità, fattispecie prevista dall’articolo 595 del codice penale. Di fronte a questa escalation, la sindaca ha annunciato un cambio di approccio, dichiarando: “Finora ho avuto un atteggiamento materno, ma adesso chi offende sarà denunciato”. Nello stesso giorno ha formalizzato una querela presso le Autorità competenti, segnando un passaggio netto da una tolleranza iniziale a una tutela attiva della propria funzione istituzionale.

Dal punto di vista fattuale, le condizioni meteorologiche registrate hanno confermato la valutazione iniziale dell’amministrazione. La giornata si è rivelata piovosa ma gestibile, senza criticità tali da giustificare la chiusura generalizzata delle scuole. Questo elemento ha rafforzato la posizione della sindaca e di altri amministratori locali, evidenziando come la discrezionalità tecnica, esercitata nel rispetto dei protocolli di protezione civile, debba essere distinta dalle pressioni dell’opinione pubblica.
La vicenda si inserisce in un quadro più ampio che coinvolge altri amministratori siciliani. Un episodio analogo aveva interessato la sindaca di Comiso, Maria Rita Schembari, anch’essa sostenuta da una coalizione di centrodestra e bersaglio di attacchi online per decisioni amministrative legate alla gestione del rischio meteo. Questi precedenti contribuiscono a delineare un fenomeno strutturale, spesso definito come “hate speech” (discorso d’odio), che coinvolge in particolare figure istituzionali esposte mediaticamente.
Sul piano giuridico, l’azione intrapresa dalla sindaca trova fondamento anche nei più recenti orientamenti giurisprudenziali della Corte di Cassazione, che hanno ribadito la responsabilità penale per offese diffuse attraverso piattaforme digitali, equiparandole ai mezzi di stampa tradizionali. Inoltre, il legislatore italiano ha progressivamente rafforzato gli strumenti di contrasto alla violenza online, anche attraverso norme che tutelano la dignità delle persone e il corretto esercizio delle funzioni pubbliche.
Non mancano riflessioni sul piano sociale ed educativo. Il pedagogista Giuseppe Raffa e responsabile dell’ambulatorio antibullismo dell’ASP di Ragusa, ha sottolineato come tali comportamenti riflettano una carenza di cultura civica e relazionale, parlando di una generazione spesso priva di riferimenti educativi solidi. Secondo questa lettura, l’aggressività digitale rappresenta non solo un problema giuridico ma anche una questione culturale che investe famiglia, scuola e comunità.
Nonostante l’impatto personale della vicenda, la sindaca ha proseguito l’attività istituzionale partecipando alla conferenza dei sindaci per l’approvazione del bilancio 2023 e per il rinnovo degli organi della SRR (Società per la Regolamentazione del servizio di gestione Rifiuti), dimostrando continuità amministrativa. Il caso di Modica, dunque, assume una duplice valenza: da un lato evidenzia i rischi connessi alla comunicazione digitale incontrollata, dall’altro segna un ulteriore precedente nella reazione degli amministratori pubblici, sempre più orientati a difendere nelle sedi giudiziarie il rispetto delle istituzioni e della persona.

Giornalista pubblicista, ex direttore di una precedente testata e attuale direttore di Mediterranea24.









