Il rapper Baby Gang con 3 mln di follower, già arrestato per armi illegali, ora per violenza sulla compagna

Dalle promesse di cambiamento alla misura cautelare, il rapper finisce di nuovo al centro di un’indagine dei Carabinieri tra tra Lombardia e territorio lecchese, per maltrattamenti, armi illegali e spedizioni punitive

Sintesi

L’arresto del rapper Baby Gang, alias Zaccaria Mouhib, segna un nuovo sviluppo giudiziario dopo precedenti condanne e dichiarazioni di cambiamento. L’operazione dei Carabinieri tra Lecco, Milano e Como ha portato alla scoperta di un gruppo organizzato con armi da guerra e attività violente. Le accuse comprendono maltrattamenti nei confronti della compagna, lesioni gravi, rapina e detenzione illegale di armi. Le indagini, avviate da precedenti episodi, delineano un contesto criminale strutturato e reiterato nel tempo. Il caso richiama la normativa penale su violenza domestica e armi illegali e si inserisce nel dibattito pubblico sul ruolo sociale degli artisti e sulla responsabilità individuale.

Articolo

La vicenda giudiziaria che coinvolge Zaccaria Mouhib, noto come Baby Gang, si arricchisce di un nuovo capitolo che conferma un percorso segnato da reiterate contestazioni penali. A meno di 2 settimane dalle dichiarazioni con cui annunciava l’intenzione di abbandonare definitivamente comportamenti illeciti per dedicarsi esclusivamente alla musica, il 24enne è stato raggiunto da una misura cautelare eseguita dai Carabinieri nell’ambito di un’operazione coordinata dalla Procura della Repubblica di Lecco.

L’intervento, sviluppato tra le province di Lecco, Milano e Como, ha coinvolto complessivamente più soggetti ritenuti parte di un gruppo organizzato dedito alla gestione e all’utilizzo di armi illegali. Tra gli elementi emersi figurano: la disponibilità di armi da guerra; la circolazione di pistole provento di furto; l’impiego delle stesse in azioni intimidatorie e spedizioni punitive sul territorio. L’ordinanza cautelare, articolata in 151 pagine e firmata dal Gip Gianluca Piantadosi, ricostruisce un quadro accusatorio che comprende, a vario titolo, reati quali detenzione illegale di armi, ricettazione, rapina e lesioni aggravate.

In posizione centrale nell’impianto accusatorio vi sono anche le contestazioni di maltrattamenti in ambito familiare, disciplinati dall’articolo 572 del codice penale. Secondo gli atti, il rapper avrebbe esercitato condotte violente e vessatorie nei confronti della compagna 22enne, costringendola a interrompere l’attività lavorativa e a cancellarsi dai social network, imponendole un controllo totale sulla vita quotidiana. Le risultanze investigative descrivono episodi ripetuti di aggressione fisica, tra cui la frattura del setto nasale, accompagnati da minacce esplicite riportate negli atti giudiziari. Tali condotte rientrano nel perimetro del cosiddetto “codice rosso”, normativa introdotta con la legge n. 69 del 2019 per rafforzare la tutela delle vittime di violenza domestica e di genere.

Le indagini che hanno condotto all’arresto trovano origine in un precedente episodio avvenuto nel settembre 2025, quando Mouhib era stato fermato a Milano in possesso di un’arma con matricola abrasa, elemento che ha attivato ulteriori approfondimenti investigativi. Già in passato, inoltre, il suo nome era emerso in relazione al rinvenimento di un fucile mitragliatore AK-47 (arma automatica da guerra di origine sovietica) collegato a contesti criminali e utilizzato anche durante riprese video musicali insieme al rapper Simba La Rue.

Nel corso dell’attività investigativa, coordinata dal procuratore capo Ezio Domenico Basso, è stata documentata l’esistenza di una struttura organizzata dedita non solo alla detenzione ma anche all’utilizzo operativo delle armi. Tra gli episodi contestati figura un’aggressione avvenuta il 15 giugno 2025, durante la quale alcune persone sarebbero state immobilizzate e colpite violentemente per motivi ritenuti futili. Ulteriori elementi riguardano l’esplosione di colpi di arma da fuoco in aria nella notte del 1 gennaio 2025 e un episodio di rapina finalizzato all’appropriazione di effetti personali come bancomat, badge e telefono cellulare.

Sotto il profilo giuridico, il quadro delineato richiama diverse fattispecie del codice penale, tra cui l’articolo 628 per la rapina, l’articolo 582 e seguenti per le lesioni personali e le disposizioni del Testo unico sulle armi (normativa che disciplina la detenzione e l’uso di armi in Italia). La reiterazione delle condotte e la presenza di un gruppo organizzato potrebbero incidere anche sulla valutazione della pericolosità sociale degli indagati e sull’applicazione di misure cautelari più restrittive.

Il caso assume rilievo anche sul piano mediatico e sociale, considerata la notorietà dell’artista e il seguito di oltre 3 milioni di follower su piattaforme digitali. La distanza tra l’immagine pubblica e le condotte contestate riapre il dibattito sulla responsabilità individuale dei personaggi pubblici e sull’impatto dei modelli culturali diffusi attraverso la musica e i social. In attesa degli sviluppi processuali, l’inchiesta segna un ulteriore passaggio in una vicenda giudiziaria complessa e ancora in evoluzione.