Sintesi
Il femminicidio della 29enne Pamela Genini, imprenditrice e modella originaria di Strozza nella Valle Imagna in provincia di Bergamo, avvenuto a Milano nell’ottobre 2025 diviene ancora più orribile con la recente profanazione della salma in questo fine marzo 2026 nel cimitero di Strozza in provincia di Bergamo dove era stata sepolta. Le indagini hanno ricostruito un delitto aggravato da violenze e stalking da parte dell’ex compagno ora in carcere. Il ritrovamento del corpo mutilato nel cimitero di Strozza apre un nuovo filone investigativo. Le reazioni della famiglia e le testimonianze confermano un contesto di violenza pregressa. Il caso si inserisce nel quadro della nuova legge sul femminicidio che rafforza le sanzioni ma non si applica retroattivamente.

La sequenza dei fatti che riguardano Pamela Genini, imprenditrice e modella originaria di Strozza nella Valle Imagna in provincia di Bergamo, si articola in una progressione cronologica che evidenzia una violenza protratta nel tempo e culminata in eventi di estrema gravità anche dopo la morte. Il 14 ottobre 2025, nel suo appartamento di Milano, la giovane di 29 anni viene uccisa dall’ex compagno Gianluca Soncin con oltre 30 coltellate, al termine di una relazione segnata da minacce, aggressioni e comportamenti persecutori riconducibili allo stalking (atti persecutori reiterati). Le risultanze investigative, confermate dall’ordinanza del Giudice per le indagini preliminari (GIP) Tommaso Perna e dagli esiti autoptici, delineano un’azione premeditata, caratterizzata da crudeltà e aggravata dal legame affettivo.

Secondo la ricostruzione, l’uomo avrebbe duplicato le chiavi dell’abitazione giorni prima dell’aggressione, facendo irruzione mentre la vittima era al telefono con l’ex compagno Francesco Dolci. I messaggi inviati poco prima dell’aggressione testimoniano uno stato di terrore imminente. L’intervento delle Forze dell’ordine, attivato dai vicini attraverso il 112 non è riuscito a evitare l’esito letale. L’autore del delitto è stato arrestato con accuse di omicidio aggravato e atti persecutori, venendo successivamente ristretto nel carcere di San Vittore.

Nei mesi successivi, il caso ha mantenuto una forte rilevanza pubblica, anche per le testimonianze di familiari e conoscenti che hanno descritto un contesto di violenze reiterate. La madre della vittima, Una Genini, ha espresso pubblicamente la richiesta di giustizia, mentre dichiarazioni e interviste rilasciate da persone vicine alla giovane hanno contribuito a delineare un quadro coerente con le risultanze giudiziarie.
Tra il 24-26 marzo 2026 si verifica un ulteriore episodio di eccezionale gravità. La salma era stata ubicata in un loculo temporaneo nel cimitero di Strozza in provincia di Bergamo, sbarrato da una copertura di cemento su cui era stata fissata una finta lapide di plastica con i colori del marmo e dotata di un contenitore per i fiori. I lavori per la tomba di famiglia erano terminati la settimana scorsa e lunedì mattina è stata organizzata la traslazione, per la quale si è deciso di fare una piccola cerimonia durante le operazioni di trasferimento della salma, gli operatori hanno rilevato anomalie nel feretro. All’apertura della bara si è visto che il corpo era stato mutilato e privato della testa, configurando il reato di vilipendio e profanazione di cadavere. La Procura di Bergamo, guidata da Maurizio Romanelli, ha aperto un fascicolo per accertare responsabilità e dinamiche dell’accaduto, disponendo il sequestro della salma.
Il contesto normativo in cui si inserisce la vicenda ha subito nel frattempo un’evoluzione significativa. Con la legge 181/2025, entrata in vigore il 17 dicembre 2025, è stato introdotto l’articolo 577-bis del codice penale (c.p., codice penale), che definisce il reato di femminicidio come uccisione di una donna motivata da odio, discriminazione o volontà di dominio legata al genere. Tale norma prevede la pena dell’ergastolo e rappresenta un passaggio rilevante nell’ordinamento italiano, come evidenziato da magistrati quali Paola Di Nicola Travaglini (consigliera presso la Corte di Cassazione ed esperta di violenza di genere e pregiudizi giudiziari, ha lavorato sulla formazione dei Magistrati e come consulente della Commissione parlamentare sul femminicidio) che ne ha sottolineato il valore innovativo. Tuttavia, trattandosi di norma non retroattiva, il delitto di Pamela Genini continua a essere perseguito secondo le disposizioni previgenti sull’omicidio aggravato.
L’opinione
Ci sono da diverso tempo dei segnali inquietanti nella nostra società che però devolviamo unicamente all’aspetto giudiziario, mentre andrebbero analizzati e dibattuti (possibilmente con più persone competenti in diverse materie e certamente non con gente da palco o politici occasionali), in quanto di tutta evidenza stiamo interiormente come tornando indietro e non di decenni bensì di secoli: una miscela di credenze, insipienza, assilli e presunzione, senza distinzione di età, origine, titolo e genere.

Giornalista pubblicista, ex direttore di una precedente testata e attuale direttore di Mediterranea24.







