La seduzione trasformata in strategia: dai vecchi manuali ai social, il cinismo che logora le relazioni

Dalla regola del “farsi desiderare” ai contenuti che esaltano freddezza, ambiguità e controllo, il rapporto con l’altro viene sempre più ridotto sui media e social a una competizione

Sintesi

Le tecniche di conquista codificate nei manuali della seconda metà del Novecento sono passate, negli anni successivi, alle comunità digitali dedicate alla seduzione e nel 2005 hanno raggiunto il grande pubblico attraverso libri, programmi televisivi e corsi a pagamento. Tra il 2007 e il 2018 una parte di questa cultura si è intrecciata con ambienti online fondati sulla svalutazione delle donne, sul risentimento e sulla rappresentazione delle relazioni come rapporti di forza. I media e soprattutto i social, hanno successivamente reso brevi, ripetibili e commercialmente redditizi attraverso Internet, i webcast (trasmissione di contenuti audio e video in streaming una riproduzione di audio o video da internet in tempo reale, senza dover scaricare prima tutto il file) e i messaggi che suggeriscono di alternare interesse e distanza, nascondere i sentimenti e suscitare insicurezza per alimentare il desiderio. Gli studi hanno rilevato che il “farsi desiderare” può aumentare l’impulso a inseguire qualcuno soltanto quando esiste già un coinvolgimento, ma può contemporaneamente ridurre il gradimento e allontanare chi non è ancora interessato. Altre ricerche hanno collegato calore e affidabilità all’attrazione e alla soddisfazione coniugale, mentre manipolazione, sfruttamento emotivo e controllo sono stati associati a una peggiore qualità dei rapporti e a conseguenze negative per il benessere psicologico. Lavorare su se stessi significa quindi abbandonare l’idea che cinismo, doppiezza e indisponibilità siano prove di valore, recuperando chiarezza, rispetto, spontaneità e reciprocità.

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Lavorare su se stessi significa anche liberarsi dagli stereotipi culturali che hanno trasformato l’incontro tra 2 persone in una gara fatta di tattiche, resistenze e prove da superare. Nei media, reality e specialmente i social, ottengono spesso visibilità coloro che promettono di insegnare come conquistare una donna o un uomo mediante formule apparentemente infallibili. Il messaggio ricorrente è che bisogna mostrarsi freddi, sfuggenti, imprevedibili e talvolta persino crudeli per diventare desiderabili, mentre esprimere apertamente interesse, sensibilità e disponibilità sarebbe un segno di debolezza o di scarso valore personale.

Questa impostazione non è nata con TikTok, Instagram o le applicazioni di incontri. Una delle prime codificazioni moderne è comparsa nel 1967 con The Art of Erotic Seduction (L’arte della seduzione erotica), scritto da Albert Ellis (psicologo statunitense) e Roger O. Conway (autore statunitense). Nei decenni successivi le tecniche di conquista sono state progressivamente trasformate in metodi da insegnare attraverso seminari, corsi, forum e comunità digitali. Nel 2005 The Game (Il gioco), pubblicato da Neil Strauss (giornalista statunitense), ha portato al grande pubblico il mondo dei pick-up artist (seduttori che applicano tecniche programmate di conquista), contribuendo alla diffusione di un linguaggio nel quale l’altra persona non viene incontrata nella sua libertà, ma studiata come un obiettivo da raggiungere.

Tra le pratiche diventate popolari rientrano il playing hard to get (farsi desiderare mostrandosi difficili da raggiungere), il dosaggio intenzionale delle attenzioni e il negging (complimento ambiguo accompagnato da una svalutazione). L’obiettivo consiste nel generare insicurezza, indurre l’altra persona a cercare approvazione e spostare il controllo della relazione verso chi applica la strategia. La ricerca, tuttavia, non conferma l’esistenza di una formula universale. Uno studio del 2011 ha osservato, in una situazione sperimentale limitata, che l’incertezza poteva accrescere l’attrazione perché induceva a pensare maggiormente all’altra persona. Una ricerca pubblicata nel 2014 ha però mostrato che il “farsi desiderare” poteva aumentare la volontà di inseguire qualcuno e, nello stesso tempo, diminuire la simpatia provata nei suoi confronti. Quando mancava un coinvolgimento iniziale, si riducevano sia il desiderio sia il gradimento. Un successivo studio del 2018 ha inoltre riscontrato che l’incertezza sull’interesse del possibile partner poteva ridurne l’attrattiva sessuale.

Il problema non è quindi una normale prudenza all’inizio di una conoscenza, né il diritto di proteggere i propri tempi e confini. La distorsione nasce quando l’incertezza viene prodotta deliberatamente per tenere l’altro in sospeso, ottenere potere o provocare una continua ricerca di consenso. In quel momento la relazione non si fonda più sull’incontro reciproco, ma su un’alternanza programmata di vicinanza e distacco che costringe una persona a domandarsi continuamente che cosa abbia sbagliato e che cosa debba fare per recuperare attenzione.

La diffusione attraverso le piattaforme digitali ha aumentato la portata di questi messaggi. Una ricerca coordinata nel 2024 dalla University College London (università britannica con sede a Londra) ha rilevato che, durante 5 giorni di osservazione, alcuni profili sperimentali hanno ricevuto una quantità crescente di contenuti misogini, passata dal 13% al 56% delle raccomandazioni esaminate. Il dato non dimostra che ogni consiglio sentimentale online sia manipolatorio, ma segnala che i sistemi di raccomandazione possono condurre rapidamente dalle comuni insicurezze personali a messaggi più estremi, fondati sulla collera, sulla colpevolizzazione delle donne e sulla contrapposizione tra i sessi. Una ricerca pubblicata nel 2025 ha confermato che la ripetizione di questi contenuti può contribuire alla normalizzazione di stereotipi dannosi e incidere sulle relazioni sociali dei giovani.

Jack Bratich (studioso statunitense di comunicazione) e Sarah Banet-Weiser (docente britannica di comunicazione e studi culturali) hanno ricostruito il passaggio avvenuto tra il 2007 e il 2018 dalle comunità dei seduttori alle forme più aggressive di misoginia in rete. Nella loro analisi, l’automiglioramento è stato progressivamente deformato in un esercizio di controllo, nel quale la donna è stata trattata come strumento per accrescere la sicurezza e il prestigio maschile. Il fallimento delle promesse offerte dai cosiddetti esperti non ha sempre prodotto una revisione critica, ma in alcuni ambienti ha alimentato risentimento, ostilità e la convinzione che l’affetto o la disponibilità sessuale fossero qualcosa di dovuto.

Questi modelli non riguardano esclusivamente gli uomini. Anche la figura della femme fatale (donna fatale), costruita come persona seducente, irraggiungibile e capace di servirsi degli altri, propone una relazione fondata sull’uso strumentale del partner. La questione non consiste dunque nel contrapporre i sessi, ma nel respingere una cultura che invita chiunque a mentire, dosare l’affetto, occultare le intenzioni e sfruttare le fragilità altrui. Viene spontaneo chiedersi quale autentico piacere possa trovare una donna nello stare accanto a un uomo subdolo e calcolatore, oppure un uomo nel condividere la propria vita con una persona costretta a interpretare continuamente il ruolo dell’inafferrabile seduttrice.

La psicologia delle relazioni offre indicazioni differenti. Gli studi sul calore e sull’affidabilità hanno rilevato che la preferenza per queste caratteristiche ha previsto l’attrazione verso potenziali partner negli incontri reali e, nelle coppie sposate, una maggiore soddisfazione quando tali qualità erano effettivamente presenti. Al contrario, il maquiavellismo, inteso come tendenza a manipolare e sfruttare gli altri, è stato associato a distacco emotivo e minore qualità relazionale. Una ricerca pubblicata nel 2024 ha riscontrato effetti prevalentemente negativi dei tratti della “triade oscura”, composta da narcisismo, maquiavellismo e psicopatia, sulla soddisfazione di entrambi i componenti della coppia.

In parole semplici, significa che nelle relazioni funzionano meglio la gentilezza, la sincerità e l’affidabilità rispetto ai giochi di potere. Le persone tendono a sentirsi maggiormente attratte da chi appare affettuoso, disponibile e degno di fiducia. Nelle coppie già formate, queste qualità aiutano entrambi i partner a sentirsi più sereni e soddisfatti. Al contrario, chi cerca di controllare, ingannare o sfruttare l’altra persona tende a creare freddezza, insicurezza e malessere. La cosiddetta “triade oscura” comprende infatti 3 caratteristiche negative: il narcisismo, cioè sentirsi superiori e mettere sempre se stessi al centro; il machiavellismo, cioè manipolare gli altri per ottenere ciò che si vuole; la psicopatia, intesa in questo contesto come mancanza di empatia, freddezza emotiva e scarso senso di colpa. In sostanza, lo studio del 2024 ha rilevato che, quando uno dei 2 partner presenta fortemente questi comportamenti, non sta male soltanto l’altra persona: alla lunga entrambi tendono a essere meno felici e soddisfatti della relazione. Essere freddi, manipolatori o egocentrici può forse attirare inizialmente qualcuno, ma difficilmente permette di costruire un rapporto sano e duraturo.

Rapporti costruiti su tattiche, ambiguità e giochi di potere obbligano le persone a impiegare energie nel tentativo di ottenere consenso, approvazione, attenzioni e rassicurazioni. Quando freddezza, umiliazione, senso di colpa e privazione dell’affetto diventano strumenti sistematici per orientare il comportamento del partner, si può entrare nel campo del controllo coercitivo, che non coincide con un singolo litigio ma consiste in uno schema ripetuto di dominio. Una revisione degli studi ha rilevato un’associazione moderata tra l’esposizione a queste forme di controllo, i sintomi depressivi e il disturbo da stress post-traumatico.

La continua incitazione al cinismo, alla doppiezza, all’utilizzo dell’altro per il proprio tornaconto e a un individualismo privo di responsabilità non resta confinata alla vita sentimentale. Abitua a considerare le persone come mezzi, rende sospetta la gentilezza e trasforma la disponibilità in una colpa. In questo modo si indeboliscono non soltanto l’intimità, ma anche il rispetto, la fiducia e le regole elementari della convivenza civile. La relazione diventa una competizione estenuante nella quale ciascuno teme di mostrarsi per quello che è, perché ogni apertura potrebbe essere interpretata come inferiorità.

Liberarsi da questi stereotipi significa comprendere che la dignità personale non dipende dalla capacità di rendersi irraggiungibili. Significa distinguere l’autonomia dalla freddezza, la prudenza dalla manipolazione, il rispetto dei propri confini dalla volontà di controllare l’altro. Una relazione significativa non richiede di recitare permanentemente una parte, ma permette di esprimere interesse senza vergogna, di accogliere un rifiuto senza trasformarlo in odio e di costruire una vicinanza fondata sulla libertà reciproca. Il vero lavoro su se stessi non insegna a diventare più abili nell’usare le persone, ma a essere abbastanza maturi da non averne bisogno.

Crescere davvero non vuol dire imparare a manipolare meglio gli altri per ottenere attenzione, affetto o vantaggi. Vuol dire diventare abbastanza sicuri, autonomi e consapevoli da non dover sfruttare nessuno per sentirsi importanti o soddisfare i propri bisogni. In sostanza: una persona matura cerca rapporti sinceri e reciproci, non persone da usare per riempire i propri vuoti.

L’immagine di copertina per un argomento così generale è composta da rappresentazioni simboliche.