Sport. Sicilia ancora in ritardo: Palermo 74ª e Catania 77ª, mentre Milano conquista il primato

L’Indice di sportività 2026 ha confermato il divario fra Centro-Nord e Mezzogiorno. In Sicilia la sedentarietà ha raggiunto il 45,7%, contro il 20,3% del Nord

Sintesi

L’indagine è stata avviata nel 2007 ed è arrivata nel 2026 alla 20ª edizione, analizzando 32 indicatori riferiti alle 107 province italiane. Milano ha completato la progressione iniziata negli anni precedenti e ha raggiunto per la 1ª volta il vertice, precedendo Trento e Bolzano. Tra le 10 province che comprendono i capoluoghi più popolosi sono entrate nelle prime 10 posizioni Milano, Bologna, Firenze e Torino, mentre Genova si è collocata 12ª e Roma 17ª. Napoli e Bari hanno occupato il 48° e il 49° posto. Palermo è salita dal numero 84 al numero 74, Catania è risultata 77ª e nessun territorio siciliano è entrato fra i primi 70. Le differenze sono emerse anche nei dati sulla pratica fisica, poiché nel 2024 la quota delle persone sedentarie ha raggiunto il 45,7% in Sicilia, contro il 20,3% del Nord. I Giochi invernali del febbraio 2026 hanno favorito il sistema sportivo milanese, mentre i nuovi investimenti nazionali e regionali dovranno dimostrare negli anni successivi la loro capacità di ridurre il divario territoriale.

Articolo

L’Indice di sportività è stato ideato nel 2007 dal giornalista Gianni Menicatti ed è stato elaborato per Il Sole 24 Ore da PTS Sport, dove PTS significa Profit To Share (profitto da condividere). La ricerca ha raggiunto nel 2026 la 20ª edizione e ha esaminato tutte le 107 province italiane attraverso 32 indicatori, riuniti nelle 4 aree dedicate alla struttura sportiva, agli sport di squadra, alle discipline individuali e ai rapporti fra attività agonistica, società e territorio. I dati generali sono stati riferiti prevalentemente al 2025, mentre quelli relativi ai campionati di squadra e agli sport invernali hanno riguardato la stagione 2025-2026. I valori sono stati rapportati, quando necessario, alla popolazione residente fra 6 e 75 anni, in modo da confrontare realtà territoriali molto differenti.

La graduatoria non ha misurato soltanto le vittorie, le medaglie o la notorietà delle squadre professionistiche. Ha considerato la presenza di società, atleti tesserati, impianti, tecnici, eventi, risultati agonistici, attività giovanile, partecipazione femminile, diffusione delle discipline e capacità del sistema locale di rendere lo sport accessibile. Si è trattato quindi di un indicatore composito, utile per leggere la vitalità sportiva dei territori, ma non sufficiente da solo a descrivere la qualità di ogni singolo impianto, il costo sostenuto dalle famiglie o la reale possibilità delle persone più fragili di praticare attività fisica.

Nei 20 anni considerati Trento ha ottenuto 8 successi, nel 2007, 2011, 2014, 2016, 2019, 2022, 2023 e 2025. Firenze, Genova e Trieste hanno vinto 2 volte ciascuna, mentre Livorno, Parma e Bologna hanno conquistato 1 edizione. Milano ha raggiunto il 1° posto soltanto nel 2026, dopo essere arrivata 7ª nel 2022, 5ª nel 2023 e nel 2024 e 3ª nel 2025. La serie storica ha confermato la continuità di Trento, sempre presente fra le prime 10, seguita da Trieste e Firenze con 15 piazzamenti, Genova con 14, Bologna e Bolzano con 13.

Il valore sociale dello sport ha ottenuto anche un riconoscimento costituzionale. La legge costituzionale 26 settembre 2023, numero 1, ha aggiunto all’articolo 33 della Costituzione il principio secondo cui la Repubblica riconosce il valore educativo, sociale e di promozione del benessere psicofisico dell’attività sportiva in tutte le sue forme. La Corte costituzionale, con la sentenza numero 31 del 2024 riguardante gli interventi destinati ai Giochi del Mediterraneo di Taranto, ha inoltre ricordato che la realizzazione e il finanziamento degli impianti coinvolgono la competenza concorrente in materia di ordinamento sportivo e richiedono una collaborazione leale fra Stato e Regioni. Questi atti non hanno modificato i punteggi dell’indagine, ma hanno rafforzato il quadro istituzionale entro il quale devono essere programmate le politiche pubbliche.

Fra le province che comprendono i capoluoghi più popolosi, Milano si è classificata 1ª; Bologna 4ª; Firenze 5ª; Torino 8ª; Genova 12ª; Roma 17ª; Napoli 48ª; Bari 49ª; Palermo 74ª; Catania 77ª. La distanza è risultata evidente. Le 6 maggiori realtà del Centro-Nord sono rimaste tutte entro il 17° posto, mentre le 4 meridionali si sono collocate dalla 48ª alla 77ª posizione. Napoli e Bari hanno conservato almeno una presenza nella prima metà della graduatoria, mentre Palermo e Catania sono rimaste più indietro. Nel complesso, tuttavia, il rendimento medio delle grandi aree urbane è migliorato negli ultimi 3 anni, passando a 26,5 nel 2024, con 6 presenze fra le prime 10, a 29,3 nel 2025, con 5, e a 29,5 nel 2026, con 4.

Una parte del vantaggio delle grandi città è derivata dal tasso di praticabilità sportiva fornito dal CONI, Comitato olimpico nazionale italiano, che valuta la varietà delle attività disponibili sul territorio. Milano, Roma, Torino e Napoli, le 4 città italiane con il maggior numero di abitanti, hanno occupato nell’ordine i primi 4 posti di questo specifico indicatore. Una popolazione numerosa e una rete urbana estesa hanno generalmente permesso di offrire un maggior numero di discipline, società e occasioni di partecipazione, senza eliminare però le disuguaglianze fra quartieri, fasce di reddito e condizioni personali.

In Sicilia il risultato migliore è stato ottenuto da Messina con il 72° posto. Sono seguite Palermo al numero 74; Catania al numero 77; Siracusa al numero 78; Trapani al numero 83; Ragusa al numero 88; Enna al numero 101; Caltanissetta al numero 104; Agrigento al numero 106. Tutte le province dell’Isola sono quindi rimaste fuori dalle prime 70 e 3 si sono collocate nelle ultime 7 posizioni nazionali.

Palermo ha comunque compiuto il recupero più consistente fra le maggiori aree metropolitane, salendo di 10 posti rispetto al numero 84 del 2025. Trapani ha invece perso 16 posizioni, passando dal numero 67 al numero 83, anche a causa dell’esclusione della squadra di pallacanestro e delle difficoltà attraversate dal calcio. Catania ha conservato un dato storico significativo, poiché nella media delle 20 edizioni si è collocata al 2° posto nazionale per diffusione degli atleti tesserati. La presenza di una tradizione sportiva non è stata però sufficiente a compensare le debolezze relative agli impianti, alla continuità organizzativa e agli altri indicatori territoriali.

La distanza fra le aree del Paese è apparsa ancora più netta nei dati sulla vita quotidiana. Secondo il rapporto 2025 dell’ISTAT, Istituto nazionale di statistica, nel 2024 la percentuale delle persone sedentarie è stata del 20,3% al Nord, del 26% al Centro e del 41,2% nel Mezzogiorno. In Sicilia ha raggiunto il 45,7%, uno dei valori più elevati d’Italia, inferiore soltanto a quello della Calabria e vicino a quello della Campania. Il confronto ha mostrato che il divario non ha riguardato esclusivamente lo sport agonistico, ma anche la possibilità di svolgere con regolarità attività fisica e di accedere a spazi pubblici, palestre e servizi adeguati.

La vittoria di Milano è stata favorita anche dall’effetto dei Giochi olimpici e paralimpici invernali disputati nel febbraio e nel marzo 2026. L’organizzazione dell’appuntamento ha rafforzato gli indicatori relativi ai grandi eventi, ai risultati internazionali, alla capacità organizzativa e agli investimenti. Alberto Miglietta (presidente di PTS Sport) ha osservato che non è stato determinante soltanto il periodo delle gare, ma l’intera strategia con cui i territori si sono preparati e hanno accompagnato l’evento.

Andrea Abodi (ministro per lo Sport e i Giovani del Governo Meloni) ha riconosciuto l’esistenza di una marcata disparità territoriale e ha collegato l’efficacia dell’azione pubblica alla capacità di ridurla. Ha richiamato l’America’s Cup (Coppa America) di Napoli, i Campionati europei di calcio del 2032, i Giochi olimpici giovanili invernali Dolomiti Valtellina 2028 e i Giochi del Mediterraneo di Taranto come occasioni per promuovere la pratica sportiva e migliorare le strutture, precisando però che il diritto allo sport deve garantire a tutti le stesse opportunità.

Il Governo ha indicato investimenti complessivi per circa €1,7 miliardi nelle infrastrutture sportive. Il programma Sport e Periferie 2026 ha ottenuto una dotazione di €100 milioni. Nei Comuni meridionali con meno di 10.000 abitanti sono stati inoltre finanziati 1.543 playground (aree sportive attrezzate), ai quali si sono aggiunti 85 interventi urbani del progetto Sport Illumina, per un valore vicino a €32 milioni. Il ministro ha anche annunciato un piano da €1 miliardo destinato alle palestre scolastiche. L’efficacia di queste risorse dipenderà dalla conclusione dei lavori, dalla manutenzione successiva e dalla possibilità di garantire un uso continuativo e non soltanto occasionale degli impianti.

Giovanni Malagò (presidente della FIGC, Federazione italiana giuoco calcio, ed ex presidente del CONI, dirigente sportivo) è stato eletto il 22 giugno 2026 con il 68,58% dei voti. Nel commentare la situazione del calcio italiano ha sostenuto che il recupero della credibilità agonistica non possa essere considerato automatico e debba partire dai ragazzi di 15, 16 e 17 anni, attraverso una revisione dell’intera filiera formativa, dell’insegnamento e della cultura sportiva. Il suo riferimento alla “semina” ha indicato la necessità di programmare nel lungo periodo, anziché attendere risultati immediati dalla sola squadra nazionale.

Giuseppe Manfredi (presidente della FIPAV, Federazione italiana pallavolo, dirigente sportivo) ha invece richiamato la crescita delle adesioni, soprattutto femminili, attribuendola al lavoro svolto con i settori giovanili, le società e le periferie. La nazionale femminile ha conquistato il bronzo nella VNL, Volleyball Nations League (Lega delle nazioni di pallavolo), battendo la Cina per 3-1 a Macao (regione amministrativa speciale della Cina) il 26 luglio 2026. L’esperienza della pallavolo ha mostrato come i risultati delle squadre maggiori possano essere preparati da una rete stabile di attività di base, tornei di categoria e formazione tecnica.

La Regione Siciliana ha destinato per il 2026 circa €8,5 milioni al sostegno dell’attività sportiva, delle federazioni, degli enti di promozione e delle associazioni dilettantistiche. La disponibilità finanziaria ha rappresentato un punto di partenza, ma il confronto con la graduatoria ha indicato la necessità di accompagnare i contributi con una programmazione pluriennale, il recupero degli impianti inutilizzati, l’apertura delle palestre scolastiche oltre l’orario delle lezioni, il sostegno alle famiglie con redditi più bassi e una maggiore diffusione dello sport nei piccoli Comuni e nelle periferie urbane.

L’Indice di sportività non ha descritto una condizione immutabile. La crescita di Milano ha dimostrato che infrastrutture, eventi, società, scuola e programmazione possono modificare in pochi anni la posizione di un territorio. Per la Sicilia il problema non è risultato l’assenza di tradizioni o talenti, ma la difficoltà di trasformarli in un sistema stabile e accessibile. Il recupero di Palermo ha rappresentato un segnale positivo, mentre il quadro delle altre province ha confermato che la riduzione del divario richiede impianti funzionanti, attività di base continue e opportunità concrete per giovani, anziani, persone con disabilità e famiglie economicamente più fragili.

Nell’immagine di copertina lo stadio di Palermo, l’Arena Milano e lo stadio di Catania.