Sintesi
L’Italia si consolida come snodo attrattivo per capitali stranieri e come base operativa per gruppi internazionali della comunicazione. Il riassetto di Havas dopo la separazione da Vivendi rafforza la presenza nel mercato italiano con nuovi investimenti e centralità dell’intelligenza artificiale. L’uscita di Vivendi dal settore delle telecomunicazioni non implica un disimpegno dal Paese ma una riallocazione strategica verso media e intrattenimento. Parallelamente MFE-Mediaset registra una forte crescita economica con utili in netto aumento e sviluppo del progetto paneuropeo. Il mercato pubblicitario resta incerto ma resiliente nonostante le tensioni geopolitiche. Il sistema Italia emerge come piattaforma rilevante sia per investitori internazionali sia per gruppi nazionali in espansione e Milano si conferma quale capitale di confronto economico globale.

Articolo
L’Italia si afferma sempre più come baricentro europeo per gli investimenti internazionali e non come area periferica o secondaria. La presenza a Milano di Yannick Bolloré, presidente e amministratore delegato (CEO, Chief Executive Officer, cioè amministratore delegato) di Havas (una multinazionale di pubblicità e relazioni pubbliche, riconosciuta come uno dei più grandi gruppi di comunicazione integrata al mondo, operante in oltre 100 Paesi) e presidente del Consiglio di sorveglianza di Vivendi (un primario gruppo francese attivo nei media, contenuti e intrattenimento, quotato alla borsa di Parigi), conferma questa tendenza attraverso la presentazione della nuova sede italiana del gruppo, oggi quotato ad Amsterdam dopo la separazione societaria. L’operazione di scorporo ha ridistribuito autonomia e risorse tra le diverse entità coinvolte, tra cui Canal+, Hachette e la stessa Vivendi, segnando nel 2025 un passaggio decisivo di trasformazione industriale.

La famiglia Bolloré ( un’importante famiglia francese della Bretagna -una regione all’estremo nord-ovest della Francia costituita da una penisola collinare che si estende verso l’oceano Atlantico- originariamente attiva nell’industria, nella logistica e successivamente nei media e nelle telecomunicazioni) ha rafforzato il controllo superando il 50% del capitale, consolidando una visione di lungo periodo basata su investimenti, sviluppo delle competenze e crescita tramite operazioni mirate di acquisizione, definite “bolt-on” cioè integrazioni strategiche di dimensione contenuta. Il settore globale della comunicazione è attraversato da una fase di concentrazione, come dimostra la fusione tra Interpublic Group (un colosso mondiale della pubblicità e del marketing con sede a New York) e Omnicom Group (una holding multinazionale di marketing e comunicazione corporate fondata nel 1986 con sede a New York), mentre restano attori principali WPP, Publicis Groupe, Dentsu e Havas. In questo contesto, la strategia del gruppo francese privilegia flessibilità e rapidità operativa piuttosto che operazioni di fusione di larga scala.

Un ruolo centrale è attribuito all’intelligenza artificiale, considerata leva competitiva e al tempo stesso elemento di discontinuità. L’evoluzione verso un modello “AI-driven” implica che le agenzie capaci di integrare efficacemente queste tecnologie tenderanno a sostituire quelle meno innovative, ridefinendo il mercato della comunicazione.
All’interno di questo scenario, l’Italia rappresenta uno dei mercati chiave europei per Havas, con circa 500 addetti e una presenza consolidata da oltre 30 anni. Il Paese si colloca tra i più rilevanti insieme a Germania, dietro Francia, Regno Unito e Spagna. L’obiettivo dichiarato è costruire un operatore leader capace di sostenere la trasformazione delle imprese attraverso campagne integrate ed efficaci, attrarre talenti e rafforzare la competitività del sistema.
L’uscita di Vivendi da TIM, avvenuta nel 2025 con la vendita della partecipazione anche a Poste Italiane, non rappresenta un disimpegno dall’Italia ma una riallocazione settoriale. Il gruppo ha infatti abbandonato le telecomunicazioni (TLC) per concentrarsi su media e videogiochi. Resta aperta la possibilità di nuovi investimenti qualora emergano opportunità coerenti con la strategia.
Diverso il posizionamento in MFE-Mediaset (con sede legale ad Amsterdam in Olanda e sede fiscale e amministrativa a Cologno Monzese nella città metropolitana di Milano: controlla Mediaset S.p.A. e Grupo Audiovisual Mediaset España Comunicación S.A.U. tutte con sede fiscale nei rispettivi Paesi di attività ed è il maggiore azionista dell’emittente tedesca ProsiebenSat1), dove Vivendi mantiene una quota significativa pari al 22,1% dei diritti di voto, detenuta sia direttamente sia tramite Simon Fiduciaria (una primaria società fiduciaria italiana, parte del Gruppo Ersel un primario gruppo bancario privato italiano, indipendente e specializzato nel wealth management, gestione patrimoniale, fondato a Torino nel 1936) dal 2015, specializzata nella protezione, amministrazione e pianificazione di patrimoni per privati, imprenditori e istituzioni). In questo caso il ruolo è quello di investitore di minoranza favorevole alla crescita internazionale del gruppo.
Sul fronte industriale, Pier Silvio Berlusconi (secondogenito di Silvio Berlusconi a capo della ridenominata MFE – MediaForEurope, controllata dalla famiglia Berlusconi attraverso la holding Fininvest S.p.A., che detiene una partecipazione superiore al 47%, gruppo guidato da Pier Silvio Berlusconi quale aAmministratore Delegato e da Fedele Confalonieri presidente), evidenzia risultati economici superiori alle attese per il 2025. L’utile netto supera i 300 milioni di euro rispetto ai 138 milioni dell’anno precedente, mentre la generazione di cassa raggiunge circa 500 milioni. Un risultato che lo stesso amministratore delegato ha definito sorprendente, segnale di una dinamica più positiva rispetto alle previsioni iniziali.
Il progetto paneuropeo del gruppo accelera grazie anche al consolidamento della partecipazione nella tedesca ProSiebenSat.1 (il secondo gruppo radio televisivo europeo per numero di famiglie raggiunte in vari stati dalla germinai all’Austria e Svizzera e avente sede in Baviera regione tedesca del sud-est che confina con il Liechtenstein, l’Austria e la Repubblica Ceca la cui capitale è Monaco di Baviera), con sinergie già oltre gli obiettivi previsti per il 2026. In Germania la strategia punta a riportare la televisione generalista al centro del modello di business, replicando schemi già adottati con successo in Italia attraverso reti come Canale 5 e Italia 1. Parallelamente emerge una revisione delle strategie di dismissione, con il mantenimento nel gruppo del portale Flaconi e la possibilità di un’espansione nel mercato italiano.
Il futuro del gruppo passa attraverso lo sviluppo tecnologico, con la creazione di una piattaforma unica di streaming (trasmissione digitale in tempo reale) e attraverso nuove collaborazioni con operatori europei, tra cui soggetti attivi in Europa centrale come PPF Group (una società privata ceco-olandese di investimenti che opera come holding attiva in diversi settori tra cui l’industria automobilistica, la biotecnologia, la finanza, i media e le telecomunicazioni). Tuttavia, la strategia attuale esclude operazioni di fusione e acquisizione, privilegiando accordi commerciali e partnership pubblicitarie.
Nel complesso, emerge un quadro in cui l’Italia non è più considerata marginale ma si configura come piattaforma strategica sia per capitali esteri sia per gruppi nazionali in espansione con Milano al centro di incontri nell’economia mondiale. La combinazione tra investimenti internazionali, innovazione tecnologica e crescita industriale contribuisce a ridefinire il ruolo del Paese nello scenario economico europeo, confermando una traiettoria di rafforzamento strutturale e non una semplice fase congiunturale.

Giornalista pubblicista, ex direttore di una precedente testata e attuale direttore di Mediterranea24.









