Sintesi
L’intelligenza artificiale generativa può ridurre le inefficienze della Pubblica amministrazione intervenendo sulla componente nascosta dei procedimenti e liberando tempo operativo. Questo margine può essere redistribuito tra miglioramento delle condizioni di lavoro e incremento della qualità delle istruttorie. Il Piano Nazionale Anticorruzione 2026-2028 dell’Anac introduce una strategia strutturata per prevenire fenomeni corruttivi e rafforzare la trasparenza. La direttiva del Parlamento Europeo del 26 marzo 2026 reintroduce di fatto l’abuso d’ufficio imponendo un adeguamento normativo agli Stati membri. La giurisprudenza recente della Cassazione chiarisce che anche somme inferiori a 150 euro possono configurare reati di corruzione. Le dichiarazioni del presidente della Corte costituzionale evidenziano la necessità di riforme equilibrate e condivise. L’insieme di questi fattori può contribuire a ridimensionare pratiche distorsive e a modernizzare la macchina pubblica.

Articolo
L’introduzione dell’intelligenza artificiale generativa nella Pubblica amministrazione italiana rappresenta una leva concreta per intervenire su una delle principali criticità del sistema, ovvero la dimensione sommersa dei procedimenti amministrativi. Ogni pratica presenta infatti una componente visibile, fatta di norme, tempi e atti finali, e una componente nascosta costituita da attività ripetitive come analisi documentale, sintesi di pareri e redazione di atti, che incidono in modo determinante sui tempi complessivi. È proprio in questo spazio operativo che si concentra una quota rilevante dell’inefficienza.

Le evidenze disponibili indicano che l’adozione sistematica di strumenti di intelligenza artificiale può liberare fino a una giornata lavorativa settimanale per alcuni profili, incidendo significativamente su un sistema in cui i tempi medi dei procedimenti risultano tra i più elevati in ambito europeo. Il nodo centrale non è tuttavia la tecnologia in sé, ma l’utilizzo del tempo recuperato. Una parte può tradursi in maggiore flessibilità lavorativa e migliore equilibrio tra vita professionale e personale, mentre la restante quota può essere destinata ad attività a più alto valore aggiunto come la gestione di casi complessi e l’interazione con i cittadini.

Questa trasformazione richiede però un’integrazione organizzativa strutturata, che comprenda revisione dei flussi di lavoro, formazione del personale e definizione di modelli di governance chiari. Senza tali interventi, l’innovazione tecnologica rischia di rimanere inefficace sul piano sistemico. In parallelo, l’utilizzo dell’intelligenza artificiale può contribuire a ridurre margini discrezionali opachi e quindi incidere indirettamente sui fenomeni corruttivi.
In questo contesto si inserisce il Piano Nazionale Anticorruzione 2026-2028 approvato il 28 gennaio 2026 dall’ANAC (Autorità Nazionale Anticorruzione), con delibera n. 19, che definisce una strategia organica per la prevenzione della corruzione e la promozione dell’integrità pubblica. Il piano, articolato in una parte generale e una speciale, introduce strumenti di programmazione integrata attraverso il PIAO (Piano Integrato di Attività e Organizzazione) e individua linee strategiche, obiettivi e indicatori per il monitoraggio.
La parte speciale si concentra su ambiti ad alto rischio come i contratti pubblici, disciplinati dal d.lgs. n. 36/2023 e aggiornati dal d.lgs. n. 209/2024, evidenziando criticità legate all’uso delle PAD (Piattaforme di Approvvigionamento Digitale) e del FVOE (Fascicolo Virtuale dell’Operatore Economico). Vengono inoltre rafforzate le misure sui conflitti di interesse e sulla fase esecutiva dei contratti, con particolare attenzione alla tracciabilità dei dati e alla qualità delle prestazioni.
Un ulteriore elemento riguarda la disciplina delle inconferibilità e incompatibilità prevista dal d.lgs. n. 39/2013, aggiornata con indicazioni operative per i RPCT (Responsabili della Prevenzione della Corruzione e della Trasparenza), e il rafforzamento della trasparenza amministrativa attraverso la sezione “Amministrazione Trasparente”, che deve essere accessibile senza limitazioni e consultabile anche da dispositivi mobili.
Sul piano europeo, il 26 marzo 2026 il Parlamento europeo ha approvato una direttiva anticorruzione con 581 voti favorevoli, 21 contrari e 42 astenuti, introducendo l’obbligo per gli Stati membri di qualificare penalmente alcune fattispecie, tra cui l’“esercizio illecito di funzioni pubbliche”, equivalente all’abuso d’ufficio. In Italia tale reato, disciplinato dall’articolo 323 del codice penale, era stato abrogato con la legge n. 114/2024 nell’ambito della riforma Nordio, che aveva introdotto la fattispecie di cui all’articolo 314-bis del codice penale. La direttiva impone ora un possibile riallineamento entro 2 anni.
Le implicazioni di questo scenario sono state evidenziate anche dal presidente della Corte costituzionale Giovanni Amoroso, che ha sottolineato come le nuove norme europee possano riaprire il tema davanti alla Consulta, ribadendo la necessità di interventi legislativi improntati a cautela e confronto. Lo stesso Amoroso ha richiamato l’urgenza di garantire una giustizia tempestiva, evidenziando che ritardi e inefficienze costituiscono di per sé una forma di ingiustizia.
Sul versante della giurisprudenza, la Corte di Cassazione con la sentenza n. 1620/2026 ha chiarito un principio rilevante in materia di corruzione. Il limite di 150 euro previsto dal D.P.R. 16 aprile 2013 n. 62 (Codice di comportamento dei dipendenti pubblici) rappresenta un parametro deontologico e non un limite di rilevanza penale. La decisione ha confermato la condanna per corruzione anche in presenza di somme inferiori, ribadendo che ciò che rileva è il nesso funzionale tra l’atto del pubblico ufficiale e l’utilità ricevuta. La normativa sui regali, introdotta ai sensi dell’articolo 54 del d.lgs. 165/2001 e aggiornata dal D.P.R. 13 giugno 2023 n. 81, stabilisce che i doni sono ammessi solo se di modico valore e non collegati all’attività d’ufficio. Tuttavia, la Cassazione ha precisato che anche importi ridotti possono integrare fattispecie corruttive se inseriti in un rapporto di scambio tra funzione pubblica e vantaggio privato, superando interpretazioni precedenti più permissive.
Nel complesso, l’interazione tra innovazione tecnologica, riforme normative e orientamenti giurisprudenziali delinea un possibile cambiamento strutturale della Pubblica amministrazione italiana. L’intelligenza artificiale può ridurre i tempi e aumentare la qualità dei procedimenti, mentre il rafforzamento delle norme anticorruzione e dei controlli giurisdizionali contribuisce a limitare pratiche distorsive consolidate. In questo equilibrio tra efficienza e legalità si gioca una delle sfide più rilevanti per il futuro del sistema pubblico.

Giornalista pubblicista, ex direttore di una precedente testata e attuale direttore di Mediterranea24.







