Sintesi
L’Italia ha negato l’utilizzo della base di Sigonella (nel comune di Lentini in provincia di Siracusa in Sicilia, ove per la sua posizione strategica l’installazione si estende anche verso nord, coinvolgendo territori in provincia di Catania in particolare nei pressi di Belpasso e Motta Sant’Anastasia) ad asset statunitensi privi di autorizzazione preventiva confermando la centralità della sovranità nazionale. L’episodio si inserisce nell’escalation del conflitto con l’Iran e nell’intensificazione delle attività militari nel Mediterraneo. Il Parlamento è stato coinvolto con un’interpellanza del Movimento 5 Stelle che ha sollevato dubbi sull’uso operativo della base. Il Governo ha ribadito il rispetto degli accordi NATO e bilaterali che prevedono limiti stringenti per operazioni offensive. Il precedente storico del 1985 resta un riferimento simbolico della posizione italiana. Il quadro normativo aggiornato e le dichiarazioni istituzionali confermano una linea di rigore e controllo sugli impieghi militari stranieri sul territorio nazionale.

Articolo
L’Italia ha recentemente impedito l’utilizzo della base militare di Sigonella (nel comune di Lentini in provincia di Siracusa in Sicilia. ove per la sua posizione strategica l’installazione si estende anche verso nord coinvolgendo territori in provincia di Catania, in particolare nei pressi di Belpasso e Motta Sant’Anastasia) a velivoli statunitensi che non avevano rispettato le procedure previste dagli accordi internazionali, riaffermando il principio della sovranità nazionale su infrastrutture strategiche. L’episodio si colloca tra il 28 e il 29 marzo 2026, quando alcuni asset aerei degli Stati Uniti, diretti verso il Medio Oriente e intenzionati a effettuare uno scalo tecnico, hanno comunicato il piano di volo solo mentre erano già in aria, senza la preventiva richiesta formale necessaria secondo i protocolli vigenti.

Su indicazione diretta del ministro della Difesa Guido Crosetto, il capo di Stato Maggiore della Difesa Luciano Portolano ha quindi negato l’autorizzazione all’atterraggio, precisando che la base non può essere utilizzata per operazioni non logistiche senza il consenso esplicito del governo italiano, salvo situazioni di emergenza. La decisione ha evitato che Sigonella potesse essere impiegata come piattaforma operativa per attività belliche senza il via libera nazionale, confermando una linea di fermezza già espressa dall’esecutivo guidato da Giorgia Meloni.

Il contesto è segnato dall’escalation del conflitto con l’Iran, avviato intorno al 28 febbraio 2026 con un’offensiva congiunta di Stati Uniti e Israele, che ha determinato un incremento significativo del traffico aereo militare e di droni nell’area mediterranea. La base di Sigonella è stata coinvolta principalmente in operazioni di supporto, rifornimento e ricognizione, attività che rientrano negli accordi esistenti e non richiedono nuove autorizzazioni specifiche.
Sul piano politico, il 27 marzo 2026 alcuni esponenti del Movimento 5 Stelle, membri della Commissione Difesa della Camera, hanno presentato un’interpellanza urgente per chiedere chiarimenti sul transito di cacciabombardieri F-15 dell’US Air Force (aeronautica militare degli Stati Uniti) in configurazione operativa, supportando le loro richieste con tracciati radar pubblici e codici identificativi di volo. La sottosegretaria alla Difesa Isabella Rauti ha risposto definendo tali ricostruzioni “fantasiose”, richiamando le smentite dell’Aeronautica Militare italiana e ribadendo il rispetto del quadro normativo vigente, pur senza negare l’intensità delle attività di sorveglianza e intelligence.
Nei primi giorni di marzo 2026 il ministro Crosetto, intervenendo in Parlamento e nel corso di audizioni ufficiali, ha chiarito che non erano pervenute richieste formali da parte degli Stati Uniti per operazioni offensive a partire da basi italiane. Ha inoltre precisato che, qualora tali richieste fossero state avanzate, sarebbero state sottoposte a valutazione parlamentare, ribadendo che l’Italia non è parte attiva del conflitto ma gestisce le sue ricadute in coordinamento con gli alleati.
Il quadro giuridico che disciplina l’utilizzo delle basi è consolidato da diversi strumenti internazionali e bilaterali, tra cui il NATO SOFA (Status of Forces Agreement, accordo sullo status delle Forze armate) del 1951, il Bilateral Infrastructure Agreement del 1954 aggiornato nel 1973 e il Memorandum d’intesa Italia-USA del 1995, che stabiliscono le condizioni per l’impiego delle infrastrutture militari. Tali accordi prevedono che le operazioni logistiche e di sorveglianza possano avvenire nel rispetto delle intese esistenti, mentre per attività di natura offensiva o “cinetica” è necessaria un’autorizzazione preventiva del governo italiano, con possibile coinvolgimento del Parlamento.
L’episodio richiama inevitabilmente la crisi di Sigonella del 1985, quando il presidente del Consiglio Bettino Craxi si oppose alle richieste del presidente statunitense Ronald Reagan in seguito al dirottamento della nave Achille Lauro, impedendo l’intervento delle Forze speciali americane e rivendicando la giurisdizione italiana. Quel precedente rappresenta ancora oggi un punto di riferimento nella gestione dei rapporti con gli alleati e nella tutela della sovranità nazionale.

Giornalista pubblicista, ex direttore di una precedente testata e attuale direttore di Mediterranea24.









