Sintesi
La riapertura dello Stretto di Hormuz viene annunciata dall’Iran e confermata dagli Stati Uniti nel contesto della tregua tra Israele e Libano. Washington mantiene però controlli navali fino alla conclusione di un accordo definitivo con Teheran. Significativo dell’apertura in corso che una nave da crociera maltese senza passeggeri, sia partita da Dubai dopo 47 giorni di sosta e abbia oggi pomeriggio attraversato lo Stretto di Hormuz diretta in Oman. I mercati reagiscono con un forte calo del prezzo del petrolio e rialzi degli indici azionari. Ma restano tensioni diplomatiche tra Usa, Iran e alleati Nato, mentre l’Europa discute una missione difensiva per garantire la libertà di navigazione. Sul terreno libanese migliaia di sfollati rientrano tra distruzioni e incertezze. Le trattative proseguono con nuovi incontri previsti e ipotesi di accordi anche sul nucleare iraniano.

Articolo
La riattivazione dello Stretto di Hormuz, snodo marittimo strategico per l’energia globale, è stata ufficializzata dal ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi e successivamente confermata dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump, segnando una fase di apparente de-escalation dopo settimane di blocco legate al conflitto regionale. La decisione si inserisce nella tregua recentemente entrata in vigore tra Israele e Libano, elemento che ha consentito la riapertura del corridoio marittimo almeno per la durata del cessate il fuoco.

Washington ha tuttavia chiarito che le operazioni di controllo della Marina militare resteranno operative fino alla definizione completa di un’intesa bilaterale con Teheran. Il presidente statunitense ha sottolineato che il processo negoziale è in fase avanzata e potrebbe concludersi entro pochi giorni, ribadendo però che il blocco navale non verrà rimosso prima di un accordo definitivo. Parallelamente, ha sostenuto che l’Iran avrebbe accettato di non utilizzare più lo stretto come leva geopolitica, affermazione che non ha trovato conferme ufficiali da parte iraniana.

Significativo che il tracker navale MarineTraffic (una piattaforma leader globale per il tracciamento in tempo reale di navi e imbarcazioni, accessibile via sito web e app mobile) abbia rilevato che una nave da crociera battente bandiera maltese ha attraversato questo oggi pomeriggio intorno alle 15,30 lo Stretto di Hormuz. La Celestial Discovery, senza passeggeri a bordo e diretta in Oman, è partita da Dubai dopo essere rimasta attraccata per 47 giorni. La nave dovrebbe arrivare a Mascate sabato.
Le dichiarazioni hanno prodotto reazioni contrastanti. Da un lato, i mercati energetici hanno registrato un immediato ridimensionamento dei prezzi, con il greggio statunitense WTI (West Texas Intermediate, petrolio di riferimento americano) e il Brent (indice europeo del prezzo del petrolio) in calo significativo, mentre gli indici azionari come S&P 500 (Standard & Poor’s 500, indice delle principali 500 società USA), Nasdaq (indice tecnologico statunitense) e Dow Jones (i 30 principali titoli azionari quotati del mercato statunitense, che riguardano sia settori produttivi tradizionali) hanno segnato rialzi. Dall’altro lato, Teheran ha manifestato irritazione per la prosecuzione dei controlli navali, minacciando una nuova chiusura del passaggio in caso di mantenimento delle restrizioni.
Sul piano negoziale, emergono indicazioni su un nuovo ciclo di colloqui tra Stati Uniti e Iran previsto in Pakistan, con l’obiettivo di consolidare la tregua e trasformarla in un accordo strutturale. Tra i punti in discussione figura anche il possibile trasferimento delle riserve di uranio arricchito iraniano in cambio dello sblocco di fondi congelati, ipotesi che rientra nella più ampia questione del programma nucleare.
Contestualmente, il contesto regionale resta fragile. In Libano, dopo 46 giorni di conflitto, migliaia di sfollati hanno iniziato a rientrare nelle aree meridionali, in particolare a sud del fiume Litani, trovando infrastrutture compromesse e condizioni di sicurezza precarie. Le testimonianze raccolte evidenziano sfiducia verso le istituzioni e timori per una tregua percepita come temporanea e incompleta.
Nel frattempo, l’Europa ha intensificato il coordinamento politico e militare. A Parigi, sotto la guida del presidente Emmanuel Macron, del premier britannico Keir Starmer e del cancelliere Friedrich Merz, si è svolta una conferenza internazionale con la partecipazione di numerosi Paesi per pianificare una missione difensiva finalizzata alla sicurezza della navigazione. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha ribadito la disponibilità italiana a contribuire con unità navali, nel rispetto delle procedure parlamentari e in continuità con missioni come Aspides e Atalanta (le missioni Aspides e Atalanta sono operazioni navali a guida europea, con l’Italia spesso in ruoli di comando, finalizzate a proteggere la libera navigazione mercantile: Aspides, avviata nel 2024, difende le navi dagli attacchi Houthi nel Mar Rosso, mentre Atalanta, attiva dal 2005, contrasta la pirateria, specialmente al largo della Somalia).
L’iniziativa europea si configura come alternativa autonoma rispetto alla strategia statunitense e mira a evitare un coinvolgimento diretto nel conflitto, privilegiando un approccio multilaterale e difensivo. Tra le capacità previste figurano operazioni di sminamento, condivisione di dati di intelligence (informazioni strategiche), protezione dei traffici commerciali e coordinamento con i Paesi dell’area.
Il nodo centrale resta la libertà di navigazione in uno stretto attraverso cui transita circa il 20% delle forniture energetiche globali, oltre a merci essenziali come fertilizzanti. Il rischio di imposizione di dazi o restrizioni da parte iraniana rappresenta una variabile economica rilevante per l’Europa e per l’Italia in particolare.
Le divergenze tra Stati Uniti e alleati Nato (Organizzazione del Trattato del Nord Atlantico) sono emerse con chiarezza, con Washington critica verso il mancato supporto europeo al blocco navale, mentre i partner hanno respinto l’ipotesi di un coinvolgimento diretto in operazioni percepite come offensive. Le tensioni diplomatiche si riflettono anche nei rapporti bilaterali, segnando una fase di raffreddamento tra le due sponde dell’Atlantico.
In prospettiva, la stabilizzazione dell’area dipenderà dalla tenuta della tregua, dall’esito dei negoziati sul nucleare e dalla capacità delle potenze coinvolte di convergere su un modello condiviso di sicurezza marittima. La riapertura di Hormuz rappresenta un segnale positivo ma ancora reversibile, inserito in un quadro geopolitico che resta altamente instabile e soggetto a rapide evoluzioni.

Giornalista pubblicista, ex direttore di una precedente testata e attuale direttore di Mediterranea24.








