Sintesi
Il blocco dello Stretto di Hormuz riporta al centro la fragilità energetica italiana già emersa con la guerra in Ucraina e la fine del gas russo a basso costo. L’Italia ha però diversificato le fonti riducendo la dipendenza dal Medio Oriente e rafforzando i rapporti con Africa e altri fornitori. Le infrastrutture come il Tyrrhenian Link e i progetti con il Nord Africa puntano a trasformare la Sicilia in hub energetico. I dati mostrano un netto aumento delle importazioni africane e una riduzione di quelle mediorientali. Il rischio però del persistere del conflitto nel Golfo e di tensioni globali potrebbe però riaccendere inflazione o se non anche innescare la stagflazione con una crisi economica in Europa.

Articolo
Il recente blocco dello Stretto di Hormuz ha riportato in primo piano la vulnerabilità del sistema energetico italiano, già emersa nel 2022 con la crisi seguita all’invasione dell’Ucraina da parte della Russia e alla conseguente interruzione delle forniture di gas a basso costo. L’Italia resta infatti fortemente esposta all’importazione di fonti fossili, tra cui petrolio, metano e Gnl (gas naturale liquefatto), ma negli ultimi anni ha avviato un processo strutturato di diversificazione.

Questo percorso ha consentito al Paese di affrontare le tensioni internazionali con minori difficoltà rispetto ad altri partner europei, pur restando evidente la necessità di accelerare la transizione energetica verso fonti rinnovabili. L’obiettivo è ridurre la dipendenza da forniture estere, limitare la volatilità dei prezzi e contenere i consumi energetici di famiglie e imprese.

In tale contesto si inserisce il completamento del ramo Est del Tyrrhenian Link (un cavo sottomarino ad alta tensione di 490 km realizzato da Terna, che collega Sicilia, da Termini Imerese e Campania da Torre Tuscia e inaugurato nella posa nel 2025 e attivo nel 2026, è una delle infrastrutture più lunghe al mondo, fondamentale per portare energia rinnovabile e aumentare la stabilità della rete elettricaI. Questo progetto rappresenta il primo segmento di una rete energetica sottomarina destinata a integrarsi con il futuro collegamento Elmed tra Tunisia e Sicilia, con l’obiettivo di convogliare energia rinnovabile prodotta in Nord Africa verso l’Europa. In prospettiva, la Sicilia potrà assumere un ruolo centrale come piattaforma energetica nel Mediterraneo.
Il quadro strategico si collega alle iniziative del Governo italiano, tra cui il Piano Mattei, inserito nelle politiche europee come il Global Gateway (programma dell’Unione europea per investimenti infrastrutturali globali). La recente missione della presidente del Consiglio Giorgia Meloni in Algeria ha confermato il rafforzamento dei rapporti bilaterali, con l’impegno ad aumentare le forniture di gas attraverso il gasdotto Transmed, gestito in collaborazione con Eni e Snam.
L’Algeria, guidata dal presidente Abdelmadjid Tebboune, si è già affermata come principale fornitore di gas per l’Italia, arrivando a compensare gran parte delle forniture russe con volumi fino a 21 miliardi di metri cubi annui. Parallelamente, sono in discussione nuovi investimenti per l’esplorazione di giacimenti offshore e per l’estrazione di shale gas (gas di scisto, un gas naturale, prevalentemente metano, intrappolato in rocce argillose compatte, detti scisti, situate a grande profondità, a differenza del gas tradizionale, non fluisce facilmente, rendendo necessaria la tecnica del fracking (fratturazione idraulica) per liberarlo, negli usa ha rivoluzionato l’energia, ma è controverso per l’impatto ambientale tramite appunto per la fratturazione idraulica).
Sul piano infrastrutturale emergono anche iniziative private come il progetto Medlink (o North of Africa Medlink, è una grande infrastruttura energetica di impianti eolici e solari fotovoltaici in Tunisia e Algeria, con sistemi di accumulo a batteri, che mira a creare un “ponte elettrico” tra il Nord Africa e l’Italia per trasportare energia rinnovabile in Europa) e il TI-Link (la costruzione di un doppio interconnettore sottomarino ad alta tensione per collegare il Nord Africa all’Italia, al fine di trasportare fino a 30 TWh/anno di energia verde per la decarbonizzazione dell’UE e dell’Italia e riconosciuto come progetto prioritario dall’Unione Europea), promossi da Zhero (la cui sede principale è ad Amsterdam nei Paesi Bassi, ma opera internazionalmente, con una presenza significativa legata al suo nucleo fondativo a Milano, una piattaforma focalizzata sullo sviluppo di infrastrutture per le energie rinnovabili e la decarbonizzazione, si occupa di sviluppare, possedere e gestire progetti su larga scala legati alle rinnovabili, alla produzione di molecole verdi quali idrogeno, ammoniaca, metanolo, soluzioni di stoccaggio energetico e riutilizzo di asset nel percorso verso la decarbonizzazione, con batterie al sale e non al litio, per fotovoltaico, ecologico e sicuro, prodotto da Une, Universal Net Energy srl, un’azienda italiana specializzata nella progettazione e produzione di sistemi di accumulo energetico basati su un’innovativa tecnologia a batterie al sale, la cui sede principale si trova a Correggio in provincia Di Reggio Emilia e distribuito da Elmec Solar, un’azienda italiana specializzata nel settore delle energie rinnovabili, in particolare nella progettazione, installazione e manutenzione di impianti solari fotovoltaici e sistemi di accumulo, destinati sia al settore residenziale che a quello industriale, la cui sede si trova a Brunello in provincia di Varese), finalizzati a produrre energia rinnovabile in Nord Africa e trasportarla in Europa tramite cavi sottomarini.
Già dal 2015, anche in ambito NATO (Organizzazione del Trattato dell’Atlantico del Nord), erano state previste tensioni nell’area mediorientale. E nel 2022 la crisi ucraina ha accelerato la diversificazione delle fonti energetiche italiane, con un aumento delle importazioni da Algeria e Azerbaijan e una progressiva riduzione della dipendenza da Mosca.
I dati confermano questa trasformazione. Secondo Unem (Unione Energie per la Mobilità), precedentemente nota come Unione Petrolifera, è l’associazione italiana che raggruppa le principali aziende operanti nel settore della raffinazione, stoccaggio e distribuzione di carburanti e altri prodotti petroliferi) nel 2021 l’Italia importava 24,1% del greggio dai Paesi arabi e 30,8% dall’Africa. Nel 2025 la quota mediorientale è scesa al 12,2%, mentre quella africana è salita al 41,7%. Le Americhe contribuiscono per il 13,5%, l’Europa per il 2,7% e l’area Kazakhstan-Azerbaijan per il 29,9%. Parallelamente è aumentato il numero dei fornitori, segno di una strategia di diversificazione efficace.
Anche sul piano industriale l’Italia presenta un vantaggio competitivo grazie alla capacità di raffinazione, che nel 2025 ha raggiunto quasi 64 milioni di tonnellate a fronte di una capacità complessiva di 85 milioni. Questo consente di gestire eventuali carenze di carburanti meglio rispetto ad altri Paesi europei.
Il ruolo dell’Africa emerge sempre più centrale, come evidenziato dallo studio “A bridge to Africa” (un forum internazionale dedicato alle relazioni economiche tra Italia e Nord Africa, incentrato su logistica marittima, commercio e investimenti, l’evento, organizzato a La Spezia da Propeller Ports e ClickutilityTeam, una società leader in Italia, fondata nel 2005, specializzata nell’ideazione e organizzazione di eventi B2B, Conference & Expo, promuove il partenariato strategico, la cooperazione tra imprese e la crescita sostenibile nel Mediterraneo presentato dal centro studi SRM (Studi e Ricerche per il Mezzogiorno con sede principale a Napoli). Gli investimenti esteri nel continente sono cresciuti da 55 a 97 miliardi di dollari, con un incremento significativo nel Nord Africa. L’Europa è il principale investitore, mentre l’Italia occupa l’ottava posizione. Gli scambi tra Italia e Nord Africa valgono circa 28 miliardi di dollari, con importazioni di energia e esportazioni di macchinari e tecnologia. Tuttavia, altri attori globali come la Cina risultano più radicati nella gestione dei porti africani, con una presenza in oltre 60 scali strategici. La centralità della Sicilia appare quindi decisiva, con porti come Milazzo, Augusta e Porto Empedocle destinati a rafforzare il proprio ruolo logistico ed energetico.
Tutto ciò a condizione che il conflitto nel Golfo termini rapidamente e lo Stretto di Hormuz torni agibile, consentendo la ripresa dei normali trasporti globali di petrolio, gas e materie prime, con conseguente calo dei prezzi e la possibilità di ricostruire le infrastrutture estrattive iraniane (colpite dai bombardamenti statunitensi) e di quelle dei Paesi arabi del Golfo (danneggiate dai missili e droni iraniani per la loro alleanza con gli Stati Uniti). In caso contrario, l’incubo di riaccendere inflazione, se non anche innescare la stagflazione, quella rara e temutissima combinazione di alta inflazione e stagnazione economica, con prezzi in forte aumento, crescita del PIL quasi nulla e disoccupazione elevata, potrebbe logorare pesantemente l’economia italiana e quella europea, già penalizzate dalla scarsa indipendenza energetica e dall’embargo europeo sui prodotti russi a seguito all’invasione dell’Ucraina, Paese che ha poi formalmente chiesto di aderire all’Unione Europea.

Giornalista pubblicista, ex direttore di una precedente testata e attuale direttore di Mediterranea24.









