Sintesi
Il conflitto nel Golfo Persico provoca un forte incremento del prezzo del petrolio superando 114 dollari al barile e alimentando tensioni su inflazione e mercati globali. Le trattative diplomatiche proseguono ma gli attacchi alle infrastrutture energetiche e le limitazioni nello stretto di Hormuz riducono le forniture e aumentano l’incertezza. In Italia i prezzi di benzina e gasolio continuano a salire nonostante il taglio delle accise mentre il settore turistico subisce rincari legati al carburante e al cambio sfavorevole euro-dollaro. Gli aeroporti registrano carenze di carburante con limitazioni operative e possibili riduzioni delle rotte aeree soprattutto nel Sud. Le imprese turistiche affrontano nuove difficoltà dopo la pandemia mentre aumentano i costi dei viaggi e delle assicurazioni. Parallelamente entrano in vigore nuove norme sul lavoro agile con sanzioni per i datori di lavoro e un rafforzamento delle misure di sicurezza per i lavoratori da remoto.

Articolo
L’inasprimento della crisi nel Golfo Persico ha determinato una nuova impennata del greggio, con le quotazioni che hanno oltrepassato i 114 dollari al barile dopo il fallimento dell’ipotesi di una tregua temporanea di 45 giorni tra Iran e Stati Uniti. Le interlocuzioni diplomatiche restano attive ma il quadro operativo è aggravato dagli attacchi alle infrastrutture petrolifere iraniane e dei Paesi dell’area, con effetti destinati a protrarsi anche nel caso di una rapida cessazione delle ostilità o di una riapertura parziale dello stretto di Hormuz, snodo strategico per il traffico energetico globale.

I mercati hanno inizialmente reagito alla decisione dell’Opec+ (Organizzazione dei Paesi esportatori di petrolio e alleati) di incrementare la produzione di 206.000 barili giornalieri e alle aspettative di un cessate il fuoco, con un calo delle quotazioni fino al 2%. Tuttavia, il rifiuto iraniano della proposta statunitense e i bombardamenti su impianti petrolchimici hanno invertito la tendenza, portando il Wti (West Texas Intermediate, indice petrolifero statunitense) a crescere oltre il 2,4% fino a 114 dollari e il Brent (indice petrolifero del Mare del Nord) a superare i 110 dollari, attestandosi a 111 dollari con un aumento dell’1,9%. Su base settimanale l’incremento ha raggiunto il 23%, con ricadute dirette sull’inflazione in Europa e negli Stati Uniti e una riduzione del potere d’acquisto delle famiglie e della solidità finanziaria delle imprese.

Nonostante il transito limitato di alcune petroliere legate a Paesi alleati di Teheran o alla cosiddetta “flotta ombra”, i volumi restano inferiori ai livelli precedenti al conflitto. Secondo gli analisti di Kpler (società di analisi dei dati energetici), nel fine settimana sono passate 21 navi attraverso Hormuz, mentre l’Arabia Saudita ha intensificato l’utilizzo dei terminali sul Mar Rosso senza però compensare il deficit complessivo. Parallelamente si registrano danni diffusi a raffinerie, giacimenti, impianti di gas e infrastrutture portuali in tutta l’area.
In Italia, pur con la proroga fino al 1 maggio del taglio delle accise disposta dal Governo Meloni e ora all’esame della Commissione Finanze del Senato, i prezzi alla pompa continuano a crescere. Secondo il Mimit (Ministero delle Imprese e del Made in Italy), la benzina in modalità self-service ha raggiunto una media di 1,781 euro al litro rispetto a 1,777 del giorno precedente, mentre il gasolio è salito a 2,140 euro al litro da 2,130. Sulla rete autostradale i costi risultano ancora più elevati con 1,816 euro al litro per la benzina e 2,157 per il diesel.
Le ripercussioni si estendono al comparto turistico e al trasporto aereo. Assoviaggi Confesercenti segnala una doppia penalizzazione dovuta all’aumento del carburante e al rafforzamento del dollaro rispetto all’euro, fattori che incidono direttamente sul prezzo dei pacchetti vacanza. Anche i viaggi organizzati in autonomia risultano più onerosi, soprattutto per la necessità di stipulare polizze assicurative contro la cancellazione dei voli, il cui costo può arrivare fino all’8% del valore complessivo del viaggio secondo il Codacons (Coordinamento delle associazioni per la difesa dell’ambiente e dei diritti degli utenti e dei consumatori), con coperture spesso limitate da franchigie ed esclusioni.
La situazione è aggravata dalle difficoltà negli aeroporti italiani, dove si registra una crescente scarsità di carburante. Dopo le prime segnalazioni in quattro scali, un nuovo avviso Notam (Notice to Airmen, bollettino aeronautico) ha riguardato l’aeroporto di Brindisi, imponendo restrizioni al rifornimento e consentendo l’utilizzo solo per voli statali, sanitari e di emergenza. Limitazioni analoghe sono state introdotte a Reggio Calabria e Pescara, mentre Air Bp Italia (una società leader nella distribuzione di carburanti per l’aviazione e servizi correlati, parte del gruppo globale BP) ha già disposto una distribuzione contingentata negli aeroporti di Milano Linate, Venezia, Treviso e Bologna. L’Enac (Ente Nazionale per l’Aviazione Civile) ha attribuito parte delle criticità all’aumento del traffico pasquale, ma resta il timore che si tratti dei primi effetti del blocco nello stretto di Hormuz.
L’Europa importa circa il 30% del carburante per l’aviazione e compagnie come Ryanair e Lufthansa hanno già segnalato possibili riduzioni delle rotte meno redditizie se la crisi dovesse protrarsi fino a maggio o giugno, con particolare rischio per gli aeroporti del Mezzogiorno. Episodi analoghi si sono già verificati in Asia, principale destinazione del greggio transitante nello stretto.
Nel frattempo, negli scali italiani si introducono misure restrittive operative. All’aeroporto “Tito Minniti” di Reggio Calabria il rifornimento è stato limitato a 3.000 litri per aeromobile, mentre a Pescara la disponibilità è ridotta a una sola autocisterna da 20.000 litri. Queste criticità si traducono in un ulteriore incremento dei prezzi dei voli, aggravando la situazione delle imprese turistiche soprattutto in Sicilia e Calabria, territori già colpiti dalla crisi pandemica e dalla stagnazione economica, dove il trasporto aereo rappresenta una componente essenziale della mobilità.
Parallelamente al quadro energetico e logistico, entra in vigore dal 7 aprile la nuova disciplina sul lavoro agile prevista dalla legge annuale sulle Pmi (Piccole e Medie Imprese), che introduce un sistema sanzionatorio per i datori di lavoro. Le aziende sono ora obbligate a fornire un’informativa scritta dettagliata ai dipendenti e ai rappresentanti per la sicurezza, evidenziando rischi legati all’attività da remoto, tra cui l’uso dei videoterminali, l’ergonomia e le condizioni ambientali.
Secondo l’Osservatorio Smart Working del Politecnico di Milano, nel 2025 i lavoratori da remoto sono stati circa 3.575.000, con un aumento dello 0,6%. La crescita più significativa si registra nel settore pubblico con un incremento dell’11% e 555.000 addetti, pari al 17% della Pubblica Amministrazione, mentre nelle grandi imprese il lavoro agile coinvolge il 53% dei dipendenti, ossia 1.945.000 persone. In controtendenza le Pmi e le microimprese, dove si osserva una riduzione rispettivamente del 7,7% e del 4,8%, fino a rappresentare solo l’8% del totale.
La normativa* rafforza obblighi già esistenti, prevedendo sanzioni che vanno dall’arresto da 2 a 4 mesi fino a multe che possono raggiungere 7.403,96 euro. Come evidenziato dalla Fondazione Consulenti per il lavoro, si consolida un principio già emerso nella prassi applicativa: in assenza di controllo diretto sui luoghi di lavoro, il datore trasferisce al lavoratore responsabilità e strumenti per la gestione dei rischi, promuovendo un modello partecipativo basato su consapevolezza e autonomia operativa.
* La legge 34/2026, nota come legge annuale sulle PMI o Ddl Pmi, è il provvedimento (pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 23 marzo 2026 e in vigore dal 7 aprile 2026) che introduce varie misure di sostegno alle piccole e medie imprese, tra cui semplificazioni in materia di sicurezza sul lavoro. Nel dettaglio sullo smart working: rafforza l’obbligo (già previsto dalla legge 81/2017) per i datori di lavoro di consegnare annualmente ai lavoratori in modalità agile e al Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza (RLS) un’informativa scritta sui rischi generali e specifici connessi alla prestazione fuori sede (inclusi quelli da videoterminali, ergonomia e stress); in caso di mancata consegna scattano sanzioni penali (arresto da 2 a 4 mesi) o amministrative fino a circa 7.500 euro, senza però introdurre limiti al lavoro da remoto.

Giornalista pubblicista, ex direttore di una precedente testata e attuale direttore di Mediterranea24.









