Sintesi
La Commissione parlamentare d’inchiesta ha stabilito che David Rossi, all’epoca Capo della comunicazione del Monte Paschi di Siena, non si tolse la vita ma fu vittima di un’azione violenta con il coinvolgimento di altre persone. Le nuove perizie del RIS (Reparto Investigazioni Scientifiche) e le consulenze medico legali escludono la dinamica suicidaria e descrivono una sospensione forzata dalla finestra prima della caduta. La Procura di Siena ha riaperto le indagini alla vigilia del 13° anniversario dei fatti. Il caso si inserirebbe nel contesto delle inchieste sull’acquisizione di Banca Antonveneta e delle perquisizioni del 19 febbraio 2013 negli uffici di Rocca Salimbeni (un edificio storico del centro di Siena, sede centrale della Banca Monte dei Paschi di Siena). Negli anni si sono susseguite archiviazioni, controversie giudiziarie, processi per presunte violazioni della privacy conclusi con assoluzioni e un intenso dibattito mediatico e parlamentare.

Articolo
David Rossi, nato a Siena il 2 giugno 1961 e responsabile della comunicazione del Monte dei Paschi di Siena, morì il 6 marzo 2013 precipitando dalla finestra del suo ufficio nella sede storica di Rocca Salimbeni (un edificio storico del centro di Siena, sede centrale della Banca Monte dei Paschi di Siena, situato in piazza Salimbeni). All’epoca era considerato il più stretto collaboratore dell’allora presidente Giuseppe Mussari, in una fase segnata dalle indagini sull’acquisizione di Banca Antonveneta. Pochi giorni prima, il 19 febbraio 2013, la Guardia di Finanza aveva eseguito perquisizioni negli uffici e nelle abitazioni dei vertici dell’istituto, ma il Rossi non risultava formalmente indagato.

Le prime inchieste sulla morte di Rossi della Procura di Siena si conclusero con l’archiviazione per suicidio. Tuttavia emersero incongruenze relative alle lesioni riscontrate sul corpo, tra cui escoriazioni al volto e agli arti, contusioni diffuse e una ferita cranica dalla morfologia triangolare ritenuta compatibile con l’impatto contro un oggetto esterno. Ulteriori dubbi riguardarono l’analisi grafologica dei biglietti d’addio e accessi informatici al telefono e al computer avvenuti ore dopo la caduta. Tra le 12 telecamere presenti nella zona, solo una fornì immagini utilizzate per la ricostruzione ufficiale.

Nel luglio 2013 la vedova, Antonella Tognazzi, e il giornalista Davide Vecchi furono rinviati a giudizio per presunta violazione della riservatezza in un procedimento avviato d’ufficio da un magistrato. Il processo, oggetto di polemiche e interrogazioni parlamentari, si concluse nel gennaio 2018 con l’assoluzione piena pronunciata dal giudice Alessio Innocenti, che criticò l’impostazione accusatoria. La vicenda suscitò attenzione anche internazionale per i possibili riflessi sulla libertà di stampa.
Nel 2020 la Procura di Genova aprì un fascicolo contro ignoti per verificare la correttezza delle precedenti attività investigative, procedimento poi archiviato dal GIP (Giudice per le Indagini Preliminari). Parallelamente, l’eco mediatica rimase alta grazie a trasmissioni televisive come Le Iene, Non è l’Arena e Sedici Storie. A seguito di denunce presentate da magistrati senesi, la Procura di Genova dispose perquisizioni nei confronti del giornalista Antonino Monteleone e conduttore televisivo giunto alla notorietà per la partecipazione al programma televisivo Le Iene, poi rinviato a giudizio insieme ad altri soggetti con l’accusa di diffamazione aggravata.
L’11 marzo 2021 la Camera dei deputati istituì una Commissione parlamentare d’inchiesta presieduta da Pierantonio Zanettin, avvocato, con il mandato di ricostruire cause e responsabilità. Il 22 marzo 2023 fu deliberata una nuova Commissione monocamerale, che avviò i lavori il 5 marzo 2024 sotto la guida di Gianluca Vinci, avvocato. Il 3 marzo 2026 tale organismo ha approvato all’unanimità una relazione intermedia che respinge in modo definitivo la tesi del suicidio.
Le consulenze del RIS (Reparto Investigazioni Scientifiche dell’Arma dei Carabinieri) e del medico legale Robbi Manghi, integrate dalle audizioni del 9 dicembre 2025 e del 24 febbraio 2026, descrivono una dinamica differente dalle precedenti archiviazioni: Rossi sarebbe stato aggredito all’interno dell’ufficio, immobilizzato e trattenuto per i polsi all’esterno della finestra prima della caduta. Le lesioni al volto, secondo i periti, sarebbero compatibili con un trauma subito in posizione inginocchiata poco prima dell’evento e non con un gesto volontario. La relazione è stata trasmessa alla Procura di Siena, che ha nel frattempo riaperto un fascicolo investigativo.
A distanza di 13 anni, il movente resta indefinito. La nuova qualificazione come omicidio impone un riesame complessivo degli atti, delle omissioni e delle eventuali responsabilità di terzi. L’evoluzione giudiziaria e parlamentare della vicenda rappresenta uno dei casi più controversi della recente storia giudiziaria italiana, intrecciando finanza, istituzioni e diritto dell’informazione in un contesto ancora privo di una verità processuale definitiva.

Giornalista pubblicista, ex direttore di una precedente testata e attuale direttore di Mediterranea24.







