Sintesi
Dopo lo stato di emergenza idrica dichiarato nel 2024 e prorogato nel 2025, la Regione interviene il 19 giugno 2026 con oltre 20 milioni di euro per sostenere il servizio idrico integrato nei territori più esposti alla crisi. La parte principale, 18,9 milioni, è destinata a Siciliacque (società che gestisce il sistema acquedottistico regionale) come compensazione per forniture all’ingrosso erogate nel 2024, nel 2025 e nel primo trimestre del 2026 a 14 Comuni dell’Ati (Assemblea territoriale idrica) di Trapani e a 3 di quella di Messina, dove non è stato ancora scelto il gestore unico d’ambito. Altri 2 milioni riguardano l’Agrigentino, con 1 milione ad Aica (Azienda idrica Comuni agrigentini) per coprire i maggiori costi estivi della distribuzione e 1 milione all’ambito territoriale per sostituire i contatori obsoleti. La misura dovrà ora essere esaminata dall’Ars, mentre il commissario nazionale per la scarsità idrica Fabio Ciciliano richiama la necessità di una gestione non dipendente dalla pioggia e fondata su reti efficienti. Nello stesso giorno, sul versante rifiuti e ambiente, l’assessorato regionale dell’Energia e dei servizi di pubblica utilità approva 3 graduatorie da 57,8 milioni a valere sul PR FESR (Programma regionale Fondo europeo di sviluppo regionale) Sicilia 2021-2027 per bonifiche, compostaggio e centri comunali di raccolta.

Articolo
La crisi dell’acqua in Sicilia non nasce con l’arrivo dell’estate, ma nei mesi più caldi diventa più evidente e più dura per i cittadini. È dentro questo scenario, segnato da reti fragili, gestioni incompiute e approvvigionamenti spesso difficili, che il Governo guidato da Renato Schifani ha approvato il 19 giugno 2026 un pacchetto di proposte normative da oltre 20 milioni di euro per sostenere il servizio idrico integrato e garantire continuità nelle aree più esposte.

Il primo intervento riguarda 18,9 milioni destinati a Siciliacque, già previsti in bilancio come anticipazione e ora trasformati in compensazione per le forniture idriche all’ingrosso erogate nel 2024, nel 2025 e nel primo trimestre del 2026. Le somme riguardano 14 Comuni dell’Ati di Trapani e 3 di quella di Messina, già serviti dall’ex Ente acquedotti siciliani, oggi in liquidazione. In questi territori non è stato ancora individuato il gestore unico d’ambito e ciò ha impedito alla società di incassare regolarmente i corrispettivi per il servizio svolto, generando crediti e tensioni sull’equilibrio finanziario.

Il secondo intervento si concentra sull’Agrigentino, una delle zone più provate dall’emergenza. Dei 2 milioni stanziati, 1 milione andrà ad Aica per affrontare i maggiori costi dell’approvvigionamento e della distribuzione durante i mesi estivi, mentre l’altro milione sarà assegnato all’Ati competente per sostituire i contatori ormai superati. L’obiettivo non è soltanto misurare meglio i consumi, ma anche migliorare la riscossione, contenere la morosità e rendere più ordinata la gestione del servizio.
Il presidente della regione Renato Scifani ha presentato la misura come una risposta immediata nell’attesa che gli interventi di ammodernamento delle reti siano completati, ricordando che l’acqua è un bene primario e che assicurare il servizio nei territori più fragili costituisce un dovere istituzionale. Anche Francesco Colianni, assessore regionale dell’Energia e dei servizi di pubblica utilità, ha collegato il sostegno finanziario alla responsabilità condivisa di enti, gestori e cittadini, perché la tutela dell’acqua come diritto fondamentale non può reggersi solo su fondi straordinari.
Lo stesso nodo è stato richiamato ad Agrigento da Fabio Ciciliano, capo della Protezione civile e commissario straordinario nazionale per la scarsità idrica, al termine del comitato in Prefettura convocato anche in vista della visita del Papa a Lampedusa. Il punto, secondo il commissario, è che la gestione ordinaria dell’acqua non può dipendere dalla pioggia e non può essere affrontata soltanto d’estate. Le reti devono essere riportate a regime, la manutenzione deve diventare continua e la risposta all’emergenza deve trasformarsi in un sistema stabile. Nel frattempo, sul piano operativo, nel territorio agrigentino sono arrivati i primi 60 litri al secondo di aumento della portata, ma resta l’attesa per il livello complessivo promesso dal 1 luglio.
Il provvedimento regionale dovrà adesso passare dall’Ars per l’esame e l’approvazione definitiva. Il dato politico e amministrativo è chiaro: l’intervento serve a evitare nuove interruzioni e a dare liquidità a soggetti che garantiscono il servizio, ma non risolve da solo la fragilità strutturale del sistema. L’assenza del gestore unico in alcuni ambiti, le reti obsolete, i costi di sollevamento e trasporto dell’acqua e la riscossione incompleta continuano a comporre una crisi che non può essere governata soltanto con misure estive.
Nello stesso giorno la Regione ha aperto anche un altro fronte, quello dei rifiuti e della tutela ambientale. L’assessorato ha approvato 3 graduatorie per complessivi 57,8 milioni di euro a valere sul PR FESR Sicilia 2021-2027, destinati ai Comuni e alle Srr (Società per la regolamentazione del servizio di gestione rifiuti). Le risorse riguardano bonifiche di aree contaminate, compostaggio e rafforzamento dei Ccr (centri comunali di raccolta), cioè strutture dove i cittadini possono conferire rifiuti differenziati, ingombranti o materiali da recuperare.
Per le bonifiche sono previsti 13,3 milioni, con 6 progetti finanziati su 39 istanze ammissibili. La quota più rilevante, pari a circa 11 milioni, riguarda Acqua dei Corsari, ex discarica della Costa Sud di Palermo, da anni indicata come una ferita ambientale ancora da sanare. Gli altri 2,3 milioni serviranno per 5 interventi di caratterizzazione ambientale, fase tecnica necessaria per capire il livello di contaminazione dei siti e programmare le successive attività di messa in sicurezza o risanamento.
Per il compostaggio, l’avviso da 15 milioni punta a ridurre la quantità di rifiuti organici conferiti negli impianti e a promuovere modelli di gestione più vicini ai territori. Sono arrivate 56 istanze per 22,9 milioni complessivi e 28 sono state dichiarate ammissibili alla valutazione tecnica, per quasi 11,5 milioni. Per i centri comunali di raccolta, invece, su 173 domande saranno finanziati 42 progetti, per un totale di 33 milioni. L’assessorato ha spiegato che, viste le molte richieste, si cercheranno ulteriori risorse per ampliare lo scorrimento della graduatoria.
Immagine realizzata con Ia.

Giornalista pubblicista, ex direttore di una precedente testata e attuale direttore di Mediterranea24.









