Sintesi
La Procura della Repubblica di Milano prosegue le indagini sul sistema dei cosiddetti serbatoi di manodopera nella logistica (l’organizzazione, la gestione e il trasporto di merci e informazioni, dall’approvvigionamento delle materie prime alla consegna finale al cliente e includono stoccaggio, imballaggio, movimentazione e distribuzione, con l’obiettivo di ottimizzare efficienza e costi, migliorando la soddisfazione del cliente) e dispone il sequestro preventivo di 27,4 milioni nei confronti di Ceva Logistics Italia e Ceva Ground Logistics Italy. L’inchiesta coordinata dai pubblici ministeri Paolo Storari e Daniela Bartolucci riguarda una presunta frode fiscale realizzata attraverso fatture relative a operazioni ritenute giuridicamente inesistenti tra 2020 e 2024. Secondo gli investigatori il sistema di appalti e subappalti avrebbe consentito di ridurre i costi del lavoro e di eludere l’Iva mascherando la reale somministrazione di personale. Nell’indagine risultano coinvolti diversi manager delle società e vengono contestate responsabilità legate alle dichiarazioni fiscali. Le inchieste milanesi sul settore della logistica hanno già portato negli ultimi anni al recupero di oltre 1 miliardo di euro di imposta sul valore aggiunto e al versamento di rilevanti somme da parte di grandi gruppi del settore. Il fenomeno è accompagnato anche da criticità sul piano dello sfruttamento lavorativo e della cosiddetta transumanza del personale tra aziende appaltatrici.

Articolo
La Procura della Repubblica di Milano ha aperto un nuovo capitolo nelle indagini sul settore della logistica, comparto che da anni è oggetto di verifiche giudiziarie per presunti sistemi di evasione fiscale e irregolarità nei rapporti di lavoro. L’attenzione degli investigatori si è concentrata questa volta su Ceva Logistics Italia e Ceva Ground Logistics Italy, società con sede ad Assago nell’area metropolitana milanese e tra gli operatori più rilevanti del settore della movimentazione e distribuzione delle merci.

Il nucleo di Polizia economico finanziaria della Guardia di finanza di Milano ha eseguito due decreti di sequestro preventivo per un valore complessivo di 27,4 milioni di euro. I provvedimenti sono stati emessi con urgenza dal Pubblico ministero Paolo Storari nell’ambito di un procedimento per dichiarazione fraudolenta mediante utilizzo di fatture per operazioni inesistenti, ipotesi di reato prevista dalla normativa penale tributaria italiana. Contestualmente sono state effettuate perquisizioni anche su sistemi informatici e archivi digitali in diverse aree del territorio nazionale al fine di acquisire documentazione utile alle indagini.

Secondo quanto emerge dagli atti dell’inchiesta, le società coinvolte avrebbero utilizzato tra il 2020 e il 2024 documentazione fiscale relativa a operazioni considerate giuridicamente inesistenti. Le fatture sarebbero state emesse da aziende appaltatrici formalmente incaricate di svolgere servizi logistici (l’organizzazione, la gestione e il trasporto di merci e informazioni, dall’approvvigionamento delle materie prime alla consegna finale al cliente e includono stoccaggio, imballaggio, movimentazione e distribuzione, con l’obiettivo di ottimizzare efficienza e costi, migliorando la soddisfazione del cliente), ma che, secondo l’accusa, avrebbero in realtà fornito manodopera alle società principali. In questo modo, sempre secondo la ricostruzione della Procura, sarebbe stato possibile ottenere imponibili relativi all’Iva non corrispondenti alla reale attività economica e dunque ridurre l’imposizione fiscale.
Il meccanismo contestato dagli investigatori rientra nel modello definito dai Magistrati come sistema dei “serbatoi di manodopera”. Con questa espressione si indica un metodo di esternalizzazione del lavoro attraverso cooperative o imprese fornitrici che mettono a disposizione lavoratori a costi inferiori rispetto ai contratti diretti. In numerosi casi, secondo le indagini svolte negli ultimi anni a Milano, questo schema consentirebbe di comprimere salari e contributi previdenziali e allo stesso tempo di creare un circuito di fatturazioni che permette di evadere l’Iva, cioè l’imposta sul valore aggiunto prevista dal sistema tributario italiano.
L’indagine attuale rappresenta una prosecuzione di un filone investigativo avviato dalla Procura milanese diversi anni fa. Già nel 2019 Ceva Logistics era stata sottoposta ad amministrazione giudiziaria con l’accusa di caporalato, reato che indica lo sfruttamento organizzato della manodopera attraverso intermediari illegali o condizioni di lavoro degradanti. Il nuovo procedimento riguarda invece principalmente profili fiscali e contabili legati alla gestione degli appalti.
Nel registro degli indagati compaiono diversi dirigenti e rappresentanti legali delle società. Tra questi Claudio B. attuale legale rappresentante di Ceva Logistics Italia, Corrado F. che ha ricoperto lo stesso incarico tra 2022 e 2023 e Christophe Boustouller che è stato amministratore delegato della società tra 2019 e 2022. Risultano inoltre indagati anche altri manager tra cui Rolando B. e Fabrice B. firmatari delle dichiarazioni fiscali in differenti periodi tra 2020 e 2024. I decreti di sequestro dovranno essere valutati e convalidati dal Giudice per le indagini preliminari.
Dagli atti dell’indagine emerge anche un fenomeno definito dagli investigatori come “transumanza del personale”. Questa espressione indica il passaggio ricorrente dei lavoratori tra diverse aziende fornitrici legate allo stesso gruppo logistico. In base ai dati analizzati nel procedimento sarebbero stati esaminati 8.088 lavoratori nel periodo considerato e tra questi 379 avrebbero cambiato più volte società all’interno dello stesso sistema di appalti. Secondo gli investigatori 342 dipendenti sarebbero transitati tra almeno due aziende del circuito mentre 37 lavoratori avrebbero prestato servizio in tre imprese differenti.
Le indagini milanesi sulla logistica hanno prodotto negli ultimi anni risultati rilevanti anche sul piano del recupero fiscale. Nei documenti depositati dai pubblici ministeri Paolo Storari e Daniela Bartolucci si evidenzia che le attività investigative hanno consentito allo Stato di recuperare oltre 1 miliardo di euro di imposta sul valore aggiunto non versata. In diversi casi le grandi aziende coinvolte nelle verifiche hanno effettuato pagamenti definiti “riparatori” per regolarizzare la propria posizione fiscale nell’ambito della normativa sulla responsabilità amministrativa degli enti prevista dal decreto legislativo 231 del 2001, cioè la disciplina che consente di attribuire responsabilità alle società per alcuni reati commessi nel loro interesse o vantaggio.
Dai prospetti allegati alle indagini risultano versamenti molto consistenti da parte di alcuni grandi operatori della logistica e dei trasporti. Tra questi figurano Amazon Italia Transport con circa 179 milioni di euro versati; BRT cioè Bartolini con 146 milioni; UPS cioè United Parcel Service, grande gruppo internazionale della spedizione pacchi, con 86 milioni; GS con 61 milioni; GLS cioè General Logistics Systems con circa 38 milioni. Sul piano previdenziale sono stati inoltre versati complessivamente circa 116 milioni di euro all’Inps, acronimo che indica l’Istituto Nazionale della Previdenza Sociale, l’ente pubblico che gestisce il sistema pensionistico e contributivo in Italia.
La notizia del nuovo provvedimento giudiziario è stata resa nota anche dalla stessa Ceva Logistics che in una comunicazione ufficiale ha dichiarato di collaborare con le autorità competenti. L’azienda ha sottolineato che le iniziative della Procura non comprometterebbero la continuità operativa delle attività logistiche e che la società continuerà a garantire i propri servizi nel rispetto delle procedure giudiziarie in corso.
L’insieme delle indagini condotte a Milano negli ultimi anni ha portato alla luce un sistema complesso di appalti e subappalti nella logistica italiana che secondo gli inquirenti avrebbe favorito sia rilevanti perdite fiscali per l’erario sia situazioni di sfruttamento lavorativo. Il confronto tra magistratura, istituzioni e imprese del settore continua quindi a ruotare attorno alla necessità di garantire maggiore trasparenza nei rapporti di lavoro, regolarità nei versamenti fiscali e rispetto delle norme che regolano la concorrenza e la tutela dei lavoratori.
Nota
In ottemperanza al diritto di cronaca tutelato dalla Costituzione, si precisa che, dato lo stadio di indagini in corso, ogni persona eventualmente coinvolta è da considerarsi innocente fino a una sentenza definitiva che accerti la sua colpevolezza.

Giornalista pubblicista, ex direttore di una precedente testata e attuale direttore di Mediterranea24.







