Turismo in Sicilia. Il Tar annulla parte della riforma regionale: stop a vincoli su B&B e case vacanze

I Giudici amministrativi abrogano diversi obblighi previsti dal decreto regionale del 2025, riaprendo il mercato extralberghiero e ridimensionando le misure contro l’overtourism

Sintesi

Il Tribunale Amministrativo Regionale con sede a Palermo, annulla parti rilevanti del decreto turismo 2025 emanato dall’assessora regionale al turismo Elvira Amata in attuazione della riforma approvata dall’Assemblea Regionale Siciliana nella primavera 2025. Vengono eliminati numerosi obblighi per le strutture extralberghiere considerati troppo onerosi e non allineati alla normativa nazionale. La decisione accoglie il ricorso dell’associazione Fare e riapre il confronto tra istituzioni e operatori del settore. La Regione difende l’impianto generale della riforma e annuncia adeguamenti normativi.

Articolo

La vicenda prende avvio nella primavera del 2025 quando l’Assemblea Regionale Siciliana (ARS) approva la riforma del settore turistico con l’obiettivo di regolamentare il fenomeno dell’overtourism (sovraffollamento turistico) e innalzare gli standard qualitativi delle strutture ricettive extralberghiere. Successivamente, nel giugno 2025, l’assessora regionale Elvira Amata adotta il decreto attuativo, identificato come D.A. n. 1783/S11 del 26 giugno 2025, poi parzialmente modificato nell’agosto 2025 per recepire prime criticità emerse nel confronto con le categorie. Il provvedimento introduce requisiti stringenti per bed and breakfast (B&B), case vacanze e affittacamere, tra cui dotazioni tecniche, standard strutturali e requisiti organizzativi del personale.

Nel corso dell’autunno 2025 l’associazione Fare (Federazione Nazionale Associazioni Ricettività Extralberghiera, un’organizzazione nata nel 2021 per rappresentare e tutelare il settore ricettivo extralberghiero in Italia: imprenditoriale e non, locazioni turistiche, agriturismi) presenta ricorso al Tribunale Amministrativo Regionale di Palermo, contestando la legittimità di alcune disposizioni ritenute eccessive rispetto alla normativa nazionale e incompatibili con la gestione di piccole strutture. La terza sezione del TAR, con decisione resa nel 2026 sotto la presidenza di Roberto Valenti e con estensore Raffaella Russo, accoglie nel merito il ricorso e annulla 12 tra commi e articoli del decreto.

Le norme eliminate riguardano diversi obblighi ritenuti sproporzionati, tra cui l’imposizione di materassi ignifughi (resistenti al fuoco), televisori di dimensioni minime, la presenza di personale con conoscenza linguistica diffusa, limiti rigidi sulla capienza delle camere, requisiti strutturali dei bagni, installazione di antenne satellitari e dispositivi sanitari come defibrillatori. Viene inoltre cancellato l’obbligo generalizzato di adeguamento alle norme sulle barriere architettoniche anche per strutture già esistenti. Secondo i Giudici tali prescrizioni “tendono a uniformare verso l’alto l’offerta imponendo costi eccessivi non giustificati da esigenze essenziali degli ospiti e in contrasto con il quadro normativo nazionale”.

La pronuncia sottolinea anche come tali vincoli non risultino compatibili con la natura familiare o di piccola scala di molte attività ricettive, che rappresentano una componente significativa dell’offerta turistica regionale. Alcune disposizioni erano già state sospese in via cautelativa in attesa della decisione definitiva, mentre su altre la Regione stava già valutando modifiche.

Dal punto di vista politico e amministrativo, l’assessora Elvira Amata ha precisato che la sentenza interviene su aspetti circoscritti senza compromettere la validità complessiva della riforma, evidenziando come fossero già in corso interlocuzioni con le associazioni di categoria per una revisione del testo. L’assessorato ha annunciato l’intenzione di adeguare il quadro normativo recependo i rilievi del TAR una volta notificata la decisione. Il caso rappresenta un passaggio significativo nel bilanciamento tra regolazione del turismo e tutela delle attività economiche locali, con effetti immediati sulla liberalizzazione del mercato extralberghiero in Sicilia e sulla ridefinizione delle politiche contro l’overtourism.