Sintesi
L’incidente del tram 9 avvenuto il 27 febbraio a Milano ha provocato 2 morti e 59 feriti. Le indagini indicherebbero che il conducente avrebbe utilizzato il telefono fino a pochi secondi prima dello schianto. La ricostruzione si basa su dati della Polizia locale e immagini video ma resta da confermare con la scatola nera. La difesa contesta la tempistica e sostiene che la telefonata fosse terminata prima. Resta aperta anche l’ipotesi di un malore improvviso che potrebbe aver influito sulla dinamica. L’inchiesta giudiziaria prosegue per accertare responsabilità e cause effettive.

Articolo
Il grave deragliamento del tram 9 verificatosi il 27 febbraio in viale Veneto, nell’area di Porta Venezia a Milano, continua a essere oggetto di approfondite verifiche investigative da parte della Procura e della Polizia locale. L’incidente, che ha causato 2 vittime e 59 feriti, si colloca tra i più rilevanti episodi recenti nel trasporto pubblico urbano e ha sollevato interrogativi sulla sicurezza e sulle condizioni operative dei conducenti.

Secondo gli accertamenti preliminari condotti dagli agenti coordinati dal comandante Gianluca Mirabelli, il conducente del mezzo, Pietro Montemurro, avrebbe concluso una telefonata della durata di 3 minuti e 40 secondi circa 12 secondi prima dell’impatto, registrato alle ore 16 e 11. Il dato emergerebbe dal confronto tra l’attività del telefono cellulare e le immagini riprese dalla dash cam di un taxi presente sulla scena. Tuttavia, tali elementi non sono ancora stati formalmente acquisiti dalla Procura e saranno oggetto di ulteriore validazione attraverso l’analisi della scatola nera del Tramlink di nuova generazione.

La ricostruzione tecnica si fonda su una sincronizzazione puntuale delle sequenze temporali tra dispositivi elettronici, inclusi sistemi gps (Global Positioning System, sistema di posizionamento globale) e registrazioni video, al fine di definire con precisione i momenti immediatamente precedenti al deragliamento. Gli investigatori stanno verificando se l’intervallo tra la fine della comunicazione e l’impatto possa essere stato ancora più ridotto, avvicinando ulteriormente l’utilizzo del telefono alla fase critica della guida.
Dalla dinamica emerge che il tram avrebbe superato una fermata senza arrestarsi e non avrebbe attivato lo scambio dei binari, elemento che ha determinato una brusca deviazione verso sinistra affrontata a una velocità stimata di circa 50 chilometri orari. La manovra ha provocato violenti sobbalzi all’interno del convoglio e il successivo schianto contro un edificio, con conseguenze gravi per i passeggeri.
La linea difensiva, rappresentata dagli avvocati Benedetto Tusa e Mirko Mazzali, contesta la ricostruzione temporale diffusa e sostiene che la comunicazione telefonica si sarebbe conclusa almeno 1 minuto e mezzo prima dell’incidente. Secondo la difesa, i dati tecnici disponibili, tra cui quelli relativi al gps e all’analisi delle comunicazioni, smentirebbero l’ipotesi che il conducente fosse al telefono in prossimità dell’impatto. Gli avvocati hanno inoltre criticato la diffusione di informazioni non ancora consolidate, richiamando il rispetto del segreto istruttorio.
Parallelamente resta aperta l’ipotesi di un malore improvviso. Poco prima dell’incidente, in prossimità della Stazione Centrale, il conducente avrebbe assistito un passeggero disabile in carrozzina, riportando un infortunio al piede sinistro. Tale evento potrebbe aver determinato una sincope vasovagale, cioè una perdita temporanea di coscienza causata da un improvviso calo della pressione sanguigna, condizione che lo avrebbe portato a non avere pieno controllo del mezzo nei momenti decisivi.
Nonostante questa possibile spiegazione, non risulta che il conducente abbia segnalato alcun malessere alla centrale operativa di ATM Milano prima del sinistro. Attualmente l’uomo è indagato per disastro ferroviario, omicidio colposo e lesioni colpose, reati previsti dal codice penale italiano in relazione a condotte che causano eventi dannosi senza intenzionalità ma per negligenza, imprudenza o imperizia. L’evoluzione dell’indagine dipenderà in modo determinante dagli esiti delle perizie tecniche, inclusa l’analisi dei sistemi di bordo e dei dati elettronici, che dovranno chiarire in maniera definitiva la concatenazione degli eventi.

Giornalista pubblicista, ex direttore di una precedente testata e attuale direttore di Mediterranea24.









