Canale di Sicilia. Emergenza ambientale: l’Arctic Metagaz alla deriva minaccia ecosistemi e sicurezza

Nel tratto di mare tra Canale di Sicilia e la Libia, la metaniera Arctic Metagaz danneggiata e senza equipaggio rappresenta un rischio imminente. L’Unione Europea valuta misure urgenti mentre cresce l’allarme internazionale

Sintesi

Il Canale di Sicilia rappresenta un nodo strategico del Mediterraneo per biodiversità, traffici e attività geologica. Una nave metaniera russa danneggiata e senza equipaggio è alla deriva dopo un attacco avvenuto il 3 marzo tra Malta e Libia. Il rischio ambientale riguarda sia il gas naturale liquefatto sia il carburante presente a bordo. Diversi Paesi europei hanno attivato un allarme formale chiedendo l’intervento dell’Unione Europea. Le operazioni di monitoraggio sono in corso ma il tempo per evitare conseguenze gravi si riduce progressivamente.

Articolo

Il Canale di Sicilia, estensione marina lunga circa 145 km situata tra la Sicilia sud-occidentale e la Tunisia, si configura come un corridoio essenziale che connette il bacino orientale e quello occidentale del Mediterraneo, includendo aree sensibili come Pantelleria e le isole Pelagie. Questo spazio marittimo è riconosciuto per l’elevata biodiversità, l’intenso passaggio di navi commerciali e una significativa attività vulcanica sottomarina, elementi che ne aumentano la fragilità e il valore strategico.

In questo contesto si inserisce una situazione di potenziale crisi ambientale legata alla metaniera Arctic Metagaz, oggi priva di equipaggio e gravemente danneggiata, localizzata a circa 12 miglia nautiche a est della piattaforma petrolifera Bouri, al largo delle coste libiche. L’imbarcazione, riconducibile alla cosiddetta “flotta ombra” russa, cioè un insieme di navi utilizzate per aggirare sanzioni internazionali, risulta priva di un armatore chiaramente identificabile e senza copertura assicurativa attiva, circostanze che complicano eventuali operazioni di soccorso e contenimento.

La dinamica dell’incidente risale al 3 marzo, quando la nave è stata colpita da droni, di presunta origine ucraina dislocati sulla costa del Nod-Africa in un tratto di mare compreso tra Malta e la Libia. L’impatto ha provocato gravi danni strutturali allo scafo, in particolare nella sezione di poppa, causando incendi e la successiva deriva incontrollata nel Mediterraneo centrale. Da quel momento l’unità navale si muove senza governo, sospinta dalle correnti, aumentando il rischio di collisione o disastro ambientale.

Il pericolo ecologico si articola su due livelli distinti ma interconnessi. Da un lato il Gnl (gas naturale liquefatto), mantenuto a temperature criogeniche estremamente basse, potrebbe evaporare rapidamente a contatto con l’acqua marina, generando nubi altamente infiammabili con possibili effetti esplosivi. Dall’altro lato, il carburante diesel presente nei serbatoi potrebbe disperdersi formando una pellicola tossica sulla superficie del mare, con impatti devastanti su fauna marina, ecosistemi costieri e attività economiche legate alla pesca e al turismo.

L’allerta ha assunto rapidamente una dimensione europea. Italia, Spagna, Malta, Grecia e Cipro hanno inviato una comunicazione ufficiale alla presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen, definendo la situazione come “rischio imminente e grave” e sollecitando l’attivazione dei meccanismi di emergenza dell’Unione. Il quadro normativo di riferimento include le procedure europee di risposta alle crisi ambientali e marittime, integrate con le disposizioni internazionali sulla sicurezza della navigazione e la prevenzione dell’inquinamento marino.

Parallelamente sono state attivate operazioni di monitoraggio coordinate, con il coinvolgimento dell’Italia e di altri Paesi mediterranei, insieme alla missione Operazione Irini, iniziativa dell’Unione Europea finalizzata al controllo dell’embargo sulle armi imposto dalle Nazioni Unite (ONU), alla Libia. Il controllo della nave avviene tramite sistemi satellitari e ricognizioni aeree, con l’obiettivo di tracciare la deriva e valutare eventuali interventi tecnici. Il margine temporale per un’azione efficace appare tuttavia limitato, poiché le condizioni strutturali della nave e la sua esposizione agli agenti marini aumentano progressivamente il rischio di cedimenti o dispersioni.