Sintesi
Il 21 marzo 2026 a Milano una guardia giurata interviene su un convoglio della linea M1 per placare molestie e tensioni ma viene successivamente licenziata da ATM per uso ritenuto sproporzionato dell’arma. L’azienda contesta la violazione delle regole di ingaggio mentre il lavoratore sostiene di aver agito per proteggere passeggeri e colleghi. La vicenda genera un forte dibattito pubblico sulla sicurezza nelle metropolitane e sui limiti operativi delle guardie giurate. Sindacati e legali avviano iniziative di tutela e richieste di accesso agli atti mentre la Questura apre un’indagine amministrativa. Il caso si inserisce nel quadro normativo che disciplina l’uso della forza e potrebbe avere conseguenze sulla possibilità dell’uomo di continuare a esercitare la professione.

Articolo
Il 21 marzo 2026, nella stazione Cadorna della metropolitana di Milano, si verifica l’episodio che ha portato al licenziamento di Ilario Esposito, guardia giurata di 52 anni con esperienza nel settore della sicurezza privata, impiegato da circa 3 anni presso ATM (Azienda Trasporti Milanesi). Durante un turno serale intorno alle 23.30, Esposito e un collega intervengono su un convoglio della linea M1 fermo per un guasto tecnico, dove un gruppo di circa 8 giovani stava molestando alcune ragazze. Secondo il racconto dell’operatore, parte del gruppo scende dal treno mentre uno dei soggetti, privo di biglietto, rimane a bordo con atteggiamento aggressivo, impugnando bottiglie di vetro come potenziali armi.

La situazione si sposta poi sulla banchina, dove si verifica un contatto fisico tra uno dei giovani e la guardia giurata, con spintoni e comportamenti provocatori. In quel contesto, Esposito decide di estrarre la pistola detenuta legalmente, mantenendola secondo la sua versione con la canna rivolta verso il basso, senza mai puntarla contro alcuno, al fine di riportare il controllo e garantire la sicurezza dei presenti. L’intervento, secondo la ricostruzione dell’uomo, avrebbe avuto effetto immediato, inducendo il gruppo ad abbassare le bottiglie e a ridurre la tensione.

Successivamente, ATM avvia un procedimento disciplinare, inizialmente con sospensione cautelare e poi con il licenziamento per giusta causa formalizzato a fine aprile 2026. L’azienda ritiene l’estrazione dell’arma una misura eccessiva e non proporzionata rispetto al rischio reale, contestando una grave violazione delle regole di ingaggio, cioè l’insieme delle procedure operative che disciplinano l’uso della forza. In base alle verifiche interne e all’analisi delle immagini di videosorveglianza, ATM sostiene che non vi fosse un pericolo imminente tale da giustificare l’uso dell’arma, evidenziando inoltre che la guardia non fosse sola e che il contesto, una banchina affollata, rappresentasse un’area particolarmente sensibile. L’azienda sottolinea anche che l’arma non era di dotazione aziendale ma di proprietà privata.
Di contro, Esposito respinge le accuse e ribadisce di aver agito esclusivamente per proteggere le persone coinvolte, tra cui le ragazze molestate, il collega e sé stesso, dichiarando di non aver mai puntato la pistola e di aver rispettato le modalità operative previste. L’uomo, padre di 4 figli, si trova ora senza reddito e denuncia pubblicamente di essere stato penalizzato per aver svolto il proprio dovere in una situazione critica.
La vicenda ha generato un ampio dibattito pubblico sul tema della sicurezza nei trasporti e sui limiti operativi delle guardie giurate, figure disciplinate dal TULPS (Testo Unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza) e soggette a specifiche autorizzazioni prefettizie. Il sindacato S.A.V. (Sindacato Autonomo Vigilanza) ha promosso una raccolta fondi sulla piattaforma GoFundMe (sito di raccolta fondi online) per sostenere economicamente Esposito, mentre altre organizzazioni sindacali, tra cui Faisa (Federazione Autonoma Italiana Sindacati Autoferrotranvieri), hanno annunciato iniziative legali.
L’avvocato dell’Esposito, Gennaro Colangelo, ha avviato una richiesta di accesso agli atti contestando anche l’eventuale utilizzo delle immagini di videosorveglianza per fini disciplinari senza autorizzazione della Procura della Repubblica, sollevando un tema rilevante in materia di tutela della privacy e garanzie procedurali. Parallelamente, la Polizia Amministrativa della Questura di Milano ha aperto un’indagine acquisendo i filmati per verificare la correttezza dell’operato e il rispetto delle normative vigenti.
Sul piano giuridico, la questione si inserisce nel quadro normativo che regola l’uso legittimo della forza e delle armi, con riferimento ai principi di necessità e proporzionalità previsti dal codice penale e dalla normativa sulla sicurezza privata. Eventuali sviluppi potrebbero riguardare anche la revoca del titolo di guardia giurata, provvedimento che impedirebbe all’uomo di continuare a esercitare la professione. L’intera vicenda evidenzia un equilibrio complesso tra esigenze di sicurezza, tutela dei cittadini e rispetto rigoroso delle regole operative, in un contesto urbano in cui le situazioni di rischio possono evolvere rapidamente e richiedere decisioni immediate, alimentando un confronto ancora aperto tra istituzioni, lavoratori e opinione pubblica.

Giornalista pubblicista, ex direttore di una precedente testata e attuale direttore di Mediterranea24.









