Sicilia. volontari AIB dopo una notte tra fiamme e bonifica: il sacrificio dietro le divise sporche di cenere

Con la Protezione civile di Furci Siculo scopriamo il lato meno visibile della lotta agli incendi: turni prolungati, caldo, fumo e lontananza dalle famiglie

Sintesi

Il volontariato di protezione civile è cresciuto in Italia dopo le grandi calamità del secondo Novecento ed è stato progressivamente inserito in un sistema pubblico organizzato, formato e coordinato. In Sicilia l’attività antincendio ha assunto una struttura regionale stabile dagli anni ’90, mentre la prevenzione e lo spegnimento dei roghi boschivi sono diventati competenze condivise tra amministrazioni, Corpo forestale, Vigili del fuoco, volontari e strutture statali. Nel 2026 la campagna AIB siciliana è stata programmata dal 15 maggio al 31 ottobre, con esercitazioni che hanno coinvolto più di 1.500 operatori, 320 mezzi e centinaia di nuovi volontari. A metà luglio, di fronte a temperature previste fino a 42-44 gradi e a un maggiore pericolo di incendi nelle zone vicine ai centri abitati, le organizzazioni sono state poste in preallerta. In questo contesto si colloca il post della Protezione civile di Furci Siculo, che ha descritto alcuni volontari mentre facevano colazione dopo una lunga notte trascorsa tra fiamme, polvere, spostamenti e bonifica. Un’immagine concreta di persone comuni che hanno lasciato casa, impegni e familiari per proteggere il territorio senza cercare visibilità o riconoscimenti.

Articolo

Stamani, mentre gran parte della popolazione ha iniziato normalmente la propria giornata, alcuni volontari impegnati nell’Antincendio boschivo hanno fatto colazione in un bar con le uniformi annerite, i volti provati e l’odore pungente del fumo ancora trattenuto dai vestiti. Un racconto pubblicato dalla Protezione civile di Furci Siculo (comune della città metropolitana di Messina, in Sicilia) non ha descritto eroi distanti dalla vita quotidiana, ma uomini e donne comuni rientrati da una notte trascorsa tra calore, cenere, polvere, attese, trasferimenti e bonifica, cioè il controllo conclusivo del terreno, dei tronchi e delle braci per impedire che il fuoco possa riprendere.

Dietro quelle divise non sono comparsi soltanto addestramento, mezzi e procedure. Sono emersi il sonno rinviato, le ore sottratte agli affetti, l’incertezza sull’orario del rientro e la responsabilità di intervenire quando un incendio ha minacciato boschi, campagne, abitazioni o infrastrutture. Il post ha insistito proprio sull’assenza di fotografie celebrative, annunci solenni e richieste di applausi. Il servizio non è terminato quando le fiamme sono diminuite, perché dopo lo spegnimento sono proseguiti la sorveglianza dell’area, il raffreddamento dei punti ancora caldi e la verifica di eventuali riprese.

Il moderno volontariato italiano di protezione civile ha iniziato a svilupparsi soprattutto dopo le grandi emergenze del secondo dopoguerra. L’alluvione di Firenze del 1966 ha richiamato migliaia di giovani, poi ricordati come “angeli del fango”, mentre i terremoti del Friuli del 1976 e dell’Irpinia del 1980 hanno mostrato la necessità di organizzare preventivamente persone, mezzi e competenze. La legge 996 del 1970 ha fornito un primo riconoscimento organico alla partecipazione volontaria, mentre la legge 225 del 1992 ha istituito il Servizio nazionale della protezione civile e ha inserito ufficialmente le organizzazioni di volontariato tra le componenti operative del sistema.

In Sicilia la legge regionale 16 del 6 giugno 1996 ha disciplinato organicamente la prevenzione e la difesa dei boschi dagli incendi, strutturando un apparato nel quale il Corpo forestale regionale ha assunto un ruolo centrale. La successiva legge nazionale 353 del 21 novembre 2000 ha assegnato alle Regioni le attività di previsione, prevenzione e spegnimento attivo, mentre lo Stato ha mantenuto la disponibilità e il coordinamento della flotta aerea nazionale.

L’AIB (Antincendio boschivo) non consiste quindi nell’iniziativa spontanea di singole persone che raggiungono autonomamente un incendio. È un servizio organizzato nel quale le squadre devono essere formate, equipaggiate, riconosciute e attivate dalle autorità competenti. Le operazioni comprendono la sorveglianza, l’avvistamento, il primo intervento, il contenimento delle fiamme, il supporto alle evacuazioni, il rifornimento dei mezzi e la successiva messa in sicurezza. Gli interventi terrestri vengono coordinati attraverso la SOUP (Sala operativa unificata permanente), mentre l’impiego degli aeromobili statali è disposto dal COAU (Centro operativo aereo unificato).

Il Codice della protezione civile ha confermato che i volontari operano senza finalità di lucro, all’interno di organizzazioni iscritte negli elenchi previsti e sotto il coordinamento delle istituzioni. Durante le attività autorizzate hanno diritto alla copertura assicurativa e, nei casi disciplinati, alla conservazione del posto di lavoro, dello stipendio e del trattamento previdenziale. I datori di lavoro e le associazioni possono inoltre ottenere il rimborso delle spese sostenute secondo le procedure stabilite. Queste garanzie non eliminano il sacrificio personale, ma impediscono che la disponibilità gratuita diventi un’attività improvvisata e priva di tutela.

Per il 2026 la Regione Siciliana ha stabilito la campagna antincendio dal 15 maggio al 31 ottobre. Il periodo è risultato più ampio rispetto alla campagna nazionale, programmata dal 15 giugno al 15 ottobre, poiché le analisi regionali hanno rilevato un’estensione crescente della stagione di pericolo. Il decreto siciliano del 12 marzo ha considerato circa 10.300 incendi boschivi registrati tra il 2015 e il 2025 e quasi 45.000 eventi complessivi rilevati nel quinquennio 2021-2025. Secondo l’elaborazione statistica, la finestra individuata ha compreso più del 98,6 per cento degli episodi e oltre il 99 per cento delle superfici percorse dal fuoco.

Nel maggio 2026 sono state organizzate 7 esercitazioni nelle diverse province dell’Isola. Il bilancio conclusivo, diffuso il 1 giugno, ha indicato più di 1.500 partecipanti e 320 mezzi. Sono intervenuti circa 1.200 volontari appartenenti a numerose organizzazioni e 300 operatori dei Vigili del fuoco, del Corpo forestale, del DRPC (Dipartimento regionale della Protezione civile) e dei Comuni. Le attività hanno consentito di preparare 640 nuovi volontari specializzati, portando a oltre 2.100 persone il contingente regionale disponibile per la campagna.

Il dispositivo è stato integrato dalla convenzione sottoscritta il 29 maggio tra la Regione e i Vigili del fuoco, finanziata con circa 3,5 milioni di euro e operativa dal 1 giugno al 13 settembre. L’accordo ha previsto presidi rurali, squadre aggiuntive e unità destinate alle isole minori. Uno dei presidi è stato collocato a Santo Stefano di Camastra (comune della città metropolitana di Messina), con l’obiettivo di ridurre i tempi di arrivo nelle aree più distanti dalle sedi ordinarie.

Sul piano nazionale sono stati resi disponibili 15 Canadair CL-415 e 4 elicotteri pesanti Erickson S-64F, affiancati da altri velivoli messi a disposizione dalla Difesa e dall’Arma dei Carabinieri. Il periodo di massima attenzione è stato individuato tra il 1 luglio e il 5 settembre, quando la combinazione tra temperature elevate, siccità, vento e vegetazione secca ha aumentato la probabilità di incendi estesi e difficili da controllare.

Il 14 luglio la struttura regionale ha preannunciato la prima significativa ondata di calore dell’estate, con punte locali di 42-44 gradi previste a partire dal 15 luglio e un conseguente aumento del rischio di incendi nelle aree vicine ai centri abitati. Le organizzazioni di volontariato sono state poste in preallerta per sostenere i sindaci e le autorità locali nelle attività di prevenzione, avvistamento e assistenza alla popolazione. È all’interno di questo scenario che il racconto proveniente da Furci Siculo ha assunto un significato più ampio: la colazione consumata dopo il turno ha rappresentato soltanto l’ultima parte visibile di un servizio iniziato molte ore prima.

Salvo Cocina (direttore generale della Protezione civile regionale), al termine del progetto formativo ProDigi, ha definito i volontari il nucleo vitale del sistema e ha sottolineato che la tecnologia rimane efficace soltanto quando è sostenuta da preparazione, solidarietà e tempo donato alla collettività. Il programma ha coinvolto più di 600 partecipanti e ha prodotto circa 19.000 ore di formazione, comprese quelle dedicate all’impiego dei droni nelle emergenze.