Sicilia. 450.000 euro per il ripascimento di Furci Siculo dopo il ciclone Harry

L’ordinanza commissariale del 3 luglio ha finanziato l’intervento eseguito d’urgenza con i sedimenti del torrente Savoca. Il 22 luglio la Giunta comunale ha recepito le risorse e affidato gli adempimenti all’Area tecnica

Sintesi

Il ripascimento della spiaggia di Furci Siculo ha ottenuto la copertura finanziaria regionale a quasi 5 mesi dall’esecuzione dei lavori avviati in condizioni di emergenza. L’intervento è stato realizzato dopo il passaggio del ciclone Harry, che tra il 19 e il 21 gennaio 2026 ha investito la riviera ionica con onde e mareggiate eccezionali, distruggendo tratti del lungomare, danneggiando la strada litoranea e aggravando l’arretramento della linea di costa. Nei giorni immediatamente successivi, il sindaco aveva stimato danni complessivi superiori a 8 milioni di euro e aveva sollecitato investimenti rapidi per impedire che nuove mareggiate colpissero abitazioni, attività e infrastrutture rimaste esposte.

Articolo

Il ripascimento della spiaggia di Furci Siculo (comune della Città metropolitana di Messina) ha ottenuto la copertura finanziaria regionale a quasi 5 mesi dall’esecuzione dei lavori avviati in condizioni di emergenza. L’intervento è stato realizzato dopo il passaggio del ciclone Harry, che tra il 19 e il 21 gennaio 2026 ha investito la Riviera ionica con onde e mareggiate eccezionali, distruggendo tratti del lungomare, danneggiando la strada litoranea e aggravando l’arretramento della linea di costa. Nei giorni immediatamente successivi, il sindaco aveva stimato danni complessivi superiori a 8 milioni di euro e aveva sollecitato investimenti rapidi per impedire che nuove mareggiate colpissero abitazioni, attività e infrastrutture rimaste esposte.

Il Consiglio dei ministri aveva dichiarato lo stato di emergenza per 12 mesi il 26 gennaio, interessando Sicilia, Calabria e Sardegna. Con l’OCDPC (Ordinanza del Capo del Dipartimento della Protezione civile) n. 1180 del 30 gennaio, pubblicata il 3 febbraio, i presidenti delle 3 Regioni sono stati nominati commissari delegati, con la facoltà di individuare i soggetti incaricati di attuare gli interventi. Alla dotazione iniziale di 100 milioni di euro sono state successivamente aggiunte risorse per 200 milioni nel 2026 e altri 200 milioni nel 2027. In questo quadro Renato Schifani (presidente della Regione Siciliana, esponente di Forza Italia e commissario delegato per l’emergenza) ha potuto finanziare le opere ritenute urgenti e necessarie.

Il percorso amministrativo relativo all’arenile è iniziato il 2 febbraio, quando Matteo Francilia (sindaco del paese ed esponente della Lega) ha trasmesso la nota protocollo n. 1047, chiedendo di utilizzare i depositi sabbiosi presenti nella parte terminale del torrente Savoca. L’obiettivo dichiarato era duplice. Il trasferimento del materiale avrebbe ricostituito una fascia costiera consumata dall’erosione e, nello stesso tempo, avrebbe alleggerito un alveo in condizioni di sovralluvionamento, ossia colmo di sedimenti accumulati che potevano ridurne la capacità di deflusso.

Il 5 febbraio il servizio territoriale competente dell’Autorità di bacino ha rilasciato il nulla osta idraulico e l’autorizzazione all’accesso nell’alveo. Il provvedimento ha precisato che il materiale era stato già caratterizzato per il progetto di salvaguardia della costa di Santa Teresa di Riva (limitrofo comune della Città metropolitana di Messina), circostanza che ha consentito di abbreviare gli accertamenti preliminari. L’autorizzazione ha imposto di non modificare stabilmente la morfologia del corso d’acqua, di sospendere le operazioni in presenza di condizioni meteorologiche sfavorevoli, di controllare le previsioni e i livelli idrometrici e di documentare fotograficamente l’inizio e la conclusione delle attività.

Le operazioni sono state avviate il 6 febbraio con mezzi meccanici impiegati nella zona prossima alla foce. Il materiale prelevato è stato trasportato e collocato nella parte alta della spiaggia, lasciando alle onde il compito di distribuirlo progressivamente lungo il profilo costiero. Nei mesi successivi il moto marino ha favorito l’assestamento dei sedimenti. Il recupero indicato in circa 4-5 metri di profondità dell’arenile rappresenta però una valutazione locale che tuttavia appare visibile.

Il ripascimento non è una tecnica nata dopo questo evento. L’ISPRA (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale) lo definisce un’opera di difesa costiera “morbida”, realizzata versando sulla spiaggia emersa o sommersa sedimenti idonei provenienti dal mare o dalla terra. Il materiale può essere sistemato dai mezzi di cantiere e successivamente rimodellato dall’azione naturale delle correnti e delle onde. Le prime applicazioni moderne del beach nourishment (ripascimento artificiale) risalgono agli anni ’20 del Novecento: uno dei primi grandi interventi documentati è stato effettuato tra il 1922 e il 1923 a Coney Island (penisola costiera di New York, negli Stati Uniti), dove sono stati depositati circa 2,5 milioni di iarde cubiche di sabbia.

Questa soluzione può ricreare una barriera naturale contro le mareggiate, ampliare la superficie sabbiosa e ridurre temporaneamente l’energia delle onde prima che raggiungano strade ed edifici. Non costituisce tuttavia un rimedio definitivo se non viene accompagnata dal controllo dell’evoluzione della costa e del bilancio sedimentario. L’ambiente litoraneo è infatti un sistema dinamico, influenzato dal clima, dalle correnti, dagli apporti dei corsi d’acqua, dalle opere rigide, dalle trasformazioni dei bacini e dalle attività umane. Per tale ragione le linee guida nazionali e regionali richiedono materiali compatibili, verifiche ambientali e un monitoraggio successivo alla posa.

L’ordinanza commissariale n. 101 del 3 luglio, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Regione Siciliana del 10 luglio, ha finanziato l’importo complessivo di 450.000 euro e ha nominato l’amministrazione comunale soggetto attuatore. Il primo cittadino dovrà comunicare tempestivamente all’Ufficio commissariale ogni atto adottato, predisporre la rendicontazione e trasmettere al Genio civile di Messina la documentazione contabile e giustificativa. L’assegnazione garantisce quindi la disponibilità delle risorse, ma il rimborso definitivo delle somme sostenute rimane subordinato alla regolarità, all’ammissibilità e alla verifica delle spese documentate.

Con la deliberazione n. 184 del 22 luglio, pubblicata all’Albo pretorio il giorno successivo, la Giunta ha preso formalmente atto dell’ordinanza, ha impartito gli indirizzi gestionali e ha assegnato i 450.000 euro al responsabile dell’Area tecnica. Si è così concluso il passaggio necessario per inserire le somme nella gestione finanziaria dell’Ente e procedere con gli atti consequenziali.

In parole semplici, non si tratta di un nuovo lavoro da realizzare. I 450.000 euro sono stati destinati all’intervento urgente già eseguito dopo il ciclone Harry e servono a coprirne le spese: potranno quindi rimborsare le somme eventualmente anticipate dal Comune oppure essere utilizzati per pagare fatture e obbligazioni già assunte ma non ancora saldate. La deliberazione n. 184 ha inserito formalmente il finanziamento nella gestione comunale e lo ha affidato al responsabile dell’Area tecnica per i successivi pagamenti e per la rendicontazione.

Il finanziamento non deve essere confuso con i 674.270 euro assegnati a febbraio per distinti lavori provvisori di protezione delle abitazioni, dei servizi essenziali e delle parti crollate o lesionate del lungomare. I 2 stanziamenti riguardano finalità collegate alla medesima emergenza, ma opere e procedure differenti. Il ripascimento costituisce una prima difesa della spiaggia, mentre gli interventi sul fronte urbano hanno interessato la sicurezza della viabilità e delle strutture danneggiate. Per la ricostruzione duratura, l’Amministrazione ha inoltre prospettato un piano più ampio, del valore indicativo di 20 milioni di euro, comprendente barriere marine, ulteriore alimentazione della costa e opere infrastrutturali a terra, da inserire in una strategia estesa alla riviera ionica.