Sintesi
Il percorso di privatizzazione di SAC (Società Aeroporto Catania), gestore degli aeroporti di Catania e Comiso, è entrato nella fase decisiva dopo il via libera del MIT (Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti) allo schema della procedura, arrivato il 24 aprile 2026. Il 4 maggio è stato pubblicato l’avviso per la raccolta delle manifestazioni di interesse finalizzate alla cessione di una quota di maggioranza pari ad almeno il 51% del capitale sociale. Il termine iniziale del 3 giugno è stato poi prorogato al 15 giugno per consentire ulteriori chiarimenti e integrazioni documentali, anche agli operatori extra-Ue (fuori dall’Unione europea). Alla scadenza delle 23:59 sono pervenute 14 candidature da gruppi nazionali e internazionali. Il 16 giugno la società ha comunicato l’avvio della verifica della documentazione e dei requisiti, mentre l’assemblea dei soci ha definito le regole di governance (governo societario) destinate a restare nella disponibilità della componente pubblica dopo l’eventuale ingresso del privato. Il confronto politico e sindacale resta aperto: da una parte Governo nazionale, vertici societari e sindaco di Catania indicano l’operazione come occasione per attrarre capitali, modernizzare gli scali e rafforzare il ruolo mediterraneo della Sicilia orientale; dall’altra, esponenti regionali, opposizioni e organizzazioni dei lavoratori chiedono più trasparenza, garanzie occupazionali, criteri chiari sul prezzo di vendita e un piano industriale preciso per Comiso. Sullo sfondo restano le norme sulle società partecipate, sulla gestione aeroportuale e sulla concorrenza, che impongono pubblicità, trasparenza, non discriminazione, tutela dell’interesse pubblico e particolare attenzione alla scelta del socio privato.

Articolo
La privatizzazione degli aeroporti di Catania e Comiso ha superato il primo passaggio operativo con un risultato superiore alle attese: alla chiusura della procedura per le manifestazioni di interesse, fissata alle 23:59 del 15 giugno 2026, sono arrivate 14 candidature da operatori economici italiani e internazionali. La procedura riguarda l’acquisizione di una partecipazione azionaria di maggioranza di SAC (Società Aeroporto Catania), pari ad almeno il 51% del capitale sociale, con l’obiettivo dichiarato di individuare un partner industriale capace di sostenere investimenti, competitività e sviluppo infrastrutturale dei 2 scali della Sicilia orientale.

Il primo atto formale del percorso risale al 24 aprile 2026, quando il MIT (Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti) ha approvato lo schema per l’avvio della selezione. Il 4 maggio è stato pubblicato l’avviso pubblico per la raccolta delle candidature, aperto a operatori singoli o associati, italiani o stranieri, purché in possesso dei requisiti richiesti dalla normativa, di adeguata solidità economico-finanziaria e di esperienza nel settore aeroportuale. La società ha motivato l’operazione come un passaggio di valorizzazione del sistema Catania-Comiso e come strumento per attrarre competenze e capitali privati in grado di accompagnare una nuova fase di crescita.

Dai documenti preliminari della procedura, indicata anche come “project Goldrake” (progetto Goldrake), emergevano requisiti selettivi piuttosto stringenti. Tra questi figuravano un fatturato globale medio di almeno 150 milioni di euro in almeno 3 esercizi dell’ultimo quinquennio, un patrimonio netto non inferiore a 300 milioni di euro e un’esperienza di almeno 5 anni, maturata nell’ultimo decennio, nella gestione di uno o più aeroporti con traffico annuo pari o superiore a 10 milioni di passeggeri. In alternativa, il requisito tecnico poteva essere soddisfatto attraverso il possesso di partecipazioni superiori al 30% in società aeroportuali con analoghe soglie di traffico. Agli interessati venivano inoltre richiesti impegni su continuità occupazionale, qualità dei servizi, legalità, assenza di condanne o infiltrazioni criminali e mantenimento della partecipazione per un periodo minimo di 5 anni.
La scadenza iniziale era stata fissata al 3 giugno 2026, ma l’8 giugno il termine è stato spostato al 15 giugno. La proroga è stata giustificata con le numerose richieste di chiarimento arrivate dagli operatori interessati e con l’esigenza di consentire ai soggetti extra-Ue (fuori dall’Unione europea) di completare la documentazione prevista dal bando. Le indiscrezioni giornalistiche delle settimane precedenti avevano richiamato l’attenzione di grandi player (operatori di primo piano) del settore aeroportuale e finanziario, ma la comunicazione ufficiale non ha reso noti i nomi dei 14 candidati.
Il valore strategico dell’operazione è legato anche ai dati economici e di traffico. Nel 2025 gli aeroporti di Catania e Comiso hanno movimentato complessivamente circa 12,5 milioni di passeggeri. Il bilancio societario dello stesso anno ha registrato un valore della produzione di 112,2 milioni di euro, un utile netto di 8 milioni, un Ebit (Earnings before interest and taxes, cioè risultato operativo prima di interessi e imposte) pari a 10,8 milioni e ricavi per 30 milioni. Alcune valutazioni di mercato hanno collocato il valore complessivo dell’azienda nell’ordine di 500-600 milioni di euro, anche se il prezzo effettivo dipenderà dalle successive fasi della procedura, dalle offerte vincolanti e dalle decisioni dei soci.
L’attuale assetto pubblico spiega il peso politico della partita. La Camera di Commercio del Sud Est Sicilia detiene circa il 60,64% del capitale, pari a 19.000 azioni per un valore nominale di 19 milioni di euro. La Città Metropolitana di Catania, il Libero Consorzio Comunale di Siracusa e l’Irsap (Istituto regionale per lo sviluppo delle attività produttive) possiedono ciascuno circa il 12,12%. Il Comune di Catania ha circa il 2,02% e quello di Comiso lo 0,96%. La cessione di almeno il 51% comporterebbe dunque il passaggio del controllo operativo a un soggetto privato, pur con la previsione di regole di salvaguardia pubblica.
Il 16 giugno 2026, dopo la chiusura delle candidature, la società ha annunciato l’avvio della fase istruttoria. Nei prossimi passaggi saranno esaminati documentazione, requisiti generali, capacità finanziaria e competenze tecniche dei soggetti interessati. Solo gli operatori ammessi potranno accedere alla fase successiva, con modalità e tempi che dovranno rispettare i principi di trasparenza, parità di trattamento e tutela della concorrenza. Nella stessa giornata si è riunita l’assemblea dei soci, che ha definito le regole di governance (governo societario) destinate a restare nella disponibilità della componente pubblica anche dopo l’eventuale perfezionamento della privatizzazione. Tali disposizioni saranno comunicate ai soggetti ammessi alla seconda fase.
Il percorso, però, non è rimasto confinato agli aspetti societari. Il 13 maggio 2026 la IV Commissione dell’ARS, competente in materia di Ambiente, Territorio e Mobilità, ha convocato un’audizione sulle procedure di privatizzazione per acquisire elementi sugli effetti economici, infrastrutturali e sociali dell’operazione. Il presidente Giuseppe Carta ha richiamato la necessità di valutare qualità dei servizi, continuità operativa, tutela dei cittadini, lavoratori e utenti, nonché coerenza della scelta con l’interesse pubblico e con lo sviluppo equilibrato del territorio.
Il 18 maggio, durante un incontro istituzionale a Fontanarossa, il ministro Adolfo Urso ha sostenuto la privatizzazione come occasione per fare dello scalo etneo un hub (snodo) del Mediterraneo. A suo giudizio, la posizione geografica della Sicilia e il nuovo scenario internazionale rendono il momento favorevole per attirare grandi investitori. Anche i vertici societari hanno presentato la procedura non come un semplice passaggio tecnico, ma come un’opportunità per rafforzare servizi, competenze e integrazione del sistema aeroportuale. Il sindaco di Catania Enrico Trantino ha definito l’operazione una possibilità di modernizzazione, sostenendo che i capitali privati possano accelerare interventi difficilmente finanziabili solo dalla parte pubblica.
Nelle stesse settimane sono cresciute le richieste di chiarimento. Il deputato regionale Santo Primavera, del gruppo MpA-Grande Sicilia, ha presentato un’interrogazione rivolta al presidente della Regione Renato Schifani e agli assessori competenti, chiedendo trasparenza sul procedimento, sui poteri effettivi attribuiti al Cda (Consiglio di amministrazione), sulla valutazione delle quote e sui criteri con cui i soci potrebbero eventualmente respingere offerte ritenute non adeguate. Secondo questa posizione, l’aeroporto di Catania non può essere trattato come una semplice operazione finanziaria, perché incide direttamente su mobilità, turismo, economia e sviluppo produttivo della Sicilia orientale. Italia Viva Sicilia ha espresso ulteriori perplessità, sostenendo che la privatizzazione non possa essere misurata soltanto in termini di incasso immediato o valorizzazione delle quote pubbliche. La critica riguarda soprattutto la mancanza, ritenuta ancora insufficiente, di un quadro dettagliato sugli investimenti, sulle fonti di finanziamento, sulla strategia industriale e sul futuro dell’aeroporto di Comiso. Per l’area ragusana, infatti, il nodo non è soltanto la vendita della maggioranza, ma il ruolo che lo scalo dovrà assumere all’interno di una rete in cui Catania resta il polo dominante.
Sul fronte sindacale, CISAL (Confederazione Italiana Sindacati Autonomi Lavoratori) e LEGEA (sigla sindacale provinciale indicata dalle fonti come federazione aderente alla confederazione) hanno chiesto l’apertura di un tavolo negoziale con istituzioni e soggetti coinvolti. Le organizzazioni hanno sollecitato garanzie occupazionali, contrattuali e industriali prima della cessione, chiedendo clausole contro esternalizzazioni, tutela del contratto collettivo del trasporto aereo, salvaguardia dei lavoratori stagionali storici e strumenti di controllo pubblico sulle decisioni strategiche che possano incidere sull’occupazione.
Il quadro normativo conferma la delicatezza del passaggio. Il d.lgs. 175/2016 (decreto legislativo sul Testo unico in materia di società a partecipazione pubblica), all’articolo 10, stabilisce che l’alienazione di partecipazioni sociali pubbliche debba avvenire nel rispetto dei principi di pubblicità, trasparenza e non discriminazione. Il Codice della navigazione, all’articolo 704, disciplina la concessione di gestione aeroportuale e richiama la procedura di gara a evidenza pubblica per gli affidamenti secondo la normativa europea, mentre il sistema delle gestioni aeroportuali resta collegato anche alla legge 537/1993 e al decreto ministeriale 521/1997. La giurisprudenza amministrativa e contabile ha più volte richiamato la necessità di un confronto competitivo quando l’ingresso del privato incide sul controllo di società che gestiscono servizi pubblici o infrastrutture strategiche. In particolare, Consiglio di Stato, Corte dei conti e ANAC (Autorità Nazionale Anticorruzione) hanno evidenziato che la scelta del socio privato non può eludere concorrenza, parità di trattamento e salvaguardia dell’interesse pubblico, soprattutto quando l’operazione determina o prepara la perdita della maggioranza pubblica.
La fase appena chiusa non assegna dunque ancora la maggioranza della società, ma apre la selezione effettiva. Il numero delle candidature conferma la crescente attrattività della Sicilia anche per gli investitori internazionali e in ispecie nel sistema aeroportuale della Sicilia orientale, ma la partita vera nel caso specifico riguarderà la qualità delle offerte, il piano industriale, le garanzie pubbliche, il prezzo, il futuro di Comiso e la capacità di trasformare l’ingresso del privato in investimenti misurabili, servizi migliori e tutela stabile del territorio.
Immagine realizzata con Ia.

Giornalista pubblicista, ex direttore di una precedente testata e attuale direttore di Mediterranea24.








