Sintesi
La sequenza comincia il 26 giugno, quando l’Etna riprende attività effusiva in area sommitale, già accompagnata da tremore vulcanico in aumento e da deboli emissioni di cenere. Il 30 giugno il bollettino dell’osservatorio etneo dell’Ingv segnalava un quadro instabile, con possibili nubi di cenere e rapida evoluzione dei fenomeni. Il 4 luglio viene registrato un terremoto ML 3.7 nello Stretto di Messina, ma il vulcano era già in una fase eruttiva avviata e monitorata da giorni. Il 5 luglio le emissioni dal cratere Voragine si intensificano, la nube viene spinta verso sud e sud-sud-est e lo spazio aereo di Catania viene progressivamente limitato. Nella notte fra 5 e 6 luglio la cenere costringe la gestione aeroportuale a bloccare arrivi e partenze, con sospensioni prorogate fino alle 18.

Articolo
La chiusura dell’aeroporto di Catania-Fontanarossa non nasce da un singolo episodio improvviso, ma da una catena di segnali vulcanici. Il bollettino settimanale dell’INGV (Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia) del 30 giugno, riferito alla settimana 22-28 giugno, indicava attività effusiva in alta Valle del Bove, modesta e discontinua attività stromboliana, deboli emissioni di cenere dal cratere Voragine, attività sismica da fratturazione su livello moderato e tremore vulcanico in costante aumento dal 3 giugno. Lo stesso documento avvertiva che gli scenari attesi potevano comprendere nubi di cenere, ricaduta di prodotti piroclastici, emissioni laviche e una rapida evoluzione verso attività più energetiche.

La cronologia va letta in ordine: il 26 giugno l’attività effusiva riprende da una bocca a circa 3.030 m di quota; fra il 2 e il 3 luglio si forma anche un piccolo flusso lavico che percorre poco più di 100 m prima di arrestarsi; il 4 luglio termina la colata meno alimentata; il 5 luglio, intorno alle 07:45 locali, iniziano emissioni di cenere dalla bocca sull’alto fianco orientale della Voragine, poi intensificate verso le 08:45 con una nube alta circa 1,5 km sopra la cima e diretta verso sud e sud-sud-est. La stessa giornata vede il passaggio dell’avviso VONA (Volcano Observatory Notice for Aviation, avviso dell’osservatorio vulcanico per l’aviazione) al codice rosso, cioè il livello più grave per la sicurezza del traffico aereo.

Il 4 luglio, alle 17:46:53 italiane, l’INGV ha localizzato nello Stretto di Messina un terremoto di magnitudo ML 3.7, con coordinate 37.8822, 15.5343 e profondità di 10 km. Il dato è solo importante per la cronaca sismica, ma non rovescia la successione degli eventi: l’Etna era già in attività dal 26 giugno e il tremore vulcanico risultava in crescita da settimane.
Sul piano operativo, la SAC (Società Aeroporto Catania) ha prima limitato gli arrivi e chiuso settori dello spazio aereo interessati dalla nube, poi ha disposto lo stop più ampio. Il 5 luglio erano stati limitati gli arrivi e chiuso il settore C1 fino alle 05:00 del 6 luglio; nella notte fra domenica e lunedì, con la persistenza della cenere, sono stati bloccati gli arrivi e poi anche le partenze. Gli aggiornamenti del 6 luglio hanno spostato il termine prima alle 14 e poi alle 18, con invito ai passeggeri a non recarsi in aeroporto senza verifica preventiva con la compagnia aerea. I settori C1 e B3, a sud del vulcano, sono stati indicati come chiusi al traffico aereo e comprendono Fontanarossa e l’area delle basi di Sigonella.
I commenti tecnici più recenti aiutano a distinguere il rischio per i voli dal rischio per la popolazione nonché anche una certa generale imprevedibilità dei vulcani. Boris Behncke, vulcanologo dell’INGV di Catania, il 27 giugno aveva definito la colata iniziale una “eruzioncina” e aveva chiarito che si trattava di un’effusione sommitale lontana dalle zone abitate, senza produzione significativa di cenere in quella fase. Il 5 luglio, però, Stefano Branca, direttore del Dipartimento Vulcani dello stesso ente, ha descritto un quadro diverso: più bocche allineate sulla cresta della Voragine, intensa attività stromboliana ed emissione di cenere dalle quote più alte, con pennacchio diretto verso Catania.
L’Etna non è alimentato da una semplice “camera” unica, come spesso si immagina, ma da un sistema di risalita e accumulo del magma molto articolato. Le ricostruzioni scientifiche descrivono un vulcano complesso, con magma che risale attraverso condotti e fratture, in un contesto geodinamico legato alla collisione fra Africa ed Europa, alla subduzione ionica e allo slab roll-back (arretramento della lastra in subduzione). Studi sull’apparato etneo collegano la risalita del magma a faglie ereditate e a strutture profonde, mentre ricerche INGV sulle fontane di lava hanno individuato un modello con un serbatoio più profondo, intorno a 6 km, capace di ricaricare un serbatoio più superficiale, a circa 1,5-2 km, dove il magma ricco di gas può accumulare pressione.
Ci si potrebbe chiedere se un terremoto nello Stretto possa scuotere la camera magmatica dell’Etna “come una bottiglia di acqua gasata”, ma va subito ridimensionata. Un’immagine di bottiglia piena di bollicine rende bene l’idea dei gas e della pressione, ma non spiega da sola un vulcano reale. L’USGS (United States Geological Survey, servizio geologico degli Stati Uniti) chiarisce che alcuni grandi terremoti regionali, generalmente superiori a magnitudo 6, possono essere collegati a successive eruzioni o fasi di unrest (agitazione vulcanica), ma solo se il vulcano è già vicino all’eruzione, con magma eruttabile sufficiente e pressione significativa nel sistema. Il GFZ (Centro tedesco di ricerca per le geoscienze) aggiunge che il fenomeno è raro e riguarda apparati già prossimi alla soglia critica. Una scossa ML 3.7, pur avvertita localmente, è dunque troppo modesta per essere indicata come “innesco” autonomo dell’Etna.
Un terremoto può aprire o chiudere microfratture, modificare localmente gli stress (tensioni interne) o agitare fluidi e gas, ma perché questo produca un’eruzione occorre che il sistema vulcanico sia già carico, pressurizzato e prossimo al collasso dell’equilibrio. Nel caso etneo di questi giorni, i dati disponibili mostrano un vulcano già in fase eruttiva, con tremore in crescita, emissioni di cenere previste fra gli scenari e una successiva intensificazione della Voragine. Perciò la spiegazione più solida è interna al sistema Etna: alimentazione magmatica, gas, condotti, fratture sommitali e vento che spinge la cenere verso lo scalo. Il terremoto nello Stretto resta un elemento da monitorare, non la prova del “tappo saltato”.
Sul piano dei diritti dei passeggeri, non risultano norme recenti specifiche sulla cenere dell’Etna, ma resta centrale il Regolamento CE (Comunità europea) n. 261/2004, richiamato da ENAC (Ente nazionale per l’aviazione civile), che disciplina cancellazioni, ritardi prolungati, assistenza, rimborso o riprotezione. In caso di cancellazione, il passeggero ha diritto alla scelta fra rimborso, volo alternativo quanto prima possibile o volo in data successiva più conveniente, oltre ad assistenza proporzionata all’attesa; la compensazione pecuniaria può invece non essere dovuta se la compagnia prova circostanze eccezionali, come rischi per la sicurezza o condizioni non evitabili. La giurisprudenza europea McDonagh contro Ryanair del 31 gennaio 2013 ha inoltre chiarito, dopo il caso della cenere islandese, che l’obbligo di assistenza non viene meno neppure quando la cancellazione dipende da circostanze eccezionali.

Giornalista pubblicista, ex direttore di una precedente testata e attuale direttore di Mediterranea24.








