Sicilia e Italia tra violenze, tragedie e giustizia: da Messina a Modena, processi e indagini

Un autista ATM stamani è stato aggredito nei pressi della stazione ferroviaria di Messina. Da Modena a Tropea, da Capizzi alla Sicilia occidentale e alle Eolie, morti, incidenti, sequestri e provvedimenti giudiziari

Nel maggio 2017 ha avuto origine l’inchiesta “Mare Monstrum”, conclusa il 23 luglio 2026 in appello con la prescrizione delle contestazioni mosse a Girolamo Fazio e con la revoca di una parte delle conseguenze patrimoniali stabilite in primo grado. Nel marzo 2025 un giovane messinese ha colpito al volto con un telefono la ragazza con la quale aveva avuto una relazione ed è stato successivamente condannato per lesioni. Il 1° novembre 2025 Giuseppe Di Dio è stato ucciso durante una sparatoria a Capizzi e il processo contro i 3 imputati è stato trasferito alla Corte d’Assise di Caltanissetta, con prima udienza fissata per il 2 ottobre 2026. Tra febbraio e giugno 2026 sono stati ricostruiti a Palermo 74 presunti episodi di violenza contro 5 sorelle minorenni, ai quali è seguito l’arresto cautelare dei genitori. Il 16 maggio Monica Esposito è stata travolta insieme al marito dall’auto condotta da Salim El Koudri nel centro di Modena ed è morta il 22 luglio dopo oltre 2 mesi senza riprendere conoscenza. Il 21 luglio la EPPO ha comunicato il sequestro di circa 20 milioni di euro nell’indagine sui presunti corsi di formazione fittizi finanziati attraverso il PNRR. Nella notte tra il 22 e il 23 luglio Pietro Fiordaliso, 17 anni, ha perso la vita nello scontro tra uno scooter e una motocicletta a Triscina, mentre altri 3 giovani sono rimasti feriti. Il 23 luglio una donna di 64 anni è morta in un incidente frontale sulla strada provinciale tra Vittoria e Santa Croce Camerina. Nelle stesse ore è stato sequestrato l’asilo di Tropea frequentato da Alessio Pio, il bambino di circa 18 mesi morto all’ospedale di Catanzaro dopo avere manifestato gravi disturbi gastrointestinali insieme ad altri piccoli. Sempre il 23 luglio, nelle acque di Salina, un catamarano turistico ha urtato un gommone sul quale prendevano il sole 2 ragazze italiane, entrambe rimaste ferite. Nella notte tra il 23 e il 24 luglo, un carabiniere di 25 anni è stato accoltellato a un fianco durante un intervento di soccorso in un’abitazione di Scordia, nel Catanese. Operato d’urgenza, non è in pericolo di vita, mentre il presunto aggressore, suo coetaneo, è stato arrestato e condotto in carcere.Il 24 luglio un conducente dell’ATM è stato assalito con calci e pugni nei pressi della stazione centrale di Messina mentre svolgeva il servizio sulla linea 18. Il presunto aggressore è stato identificato e fermato dalla Polizia, che sta ricostruendo le cause della discussione.

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Nel maggio 2017 si è avviata a Trapani l’inchiesta “Mare Monstrum” (“mostro del mare”), definita anche la “tangentopoli del mare”. Al centro degli accertamenti erano finiti presunti favori e utilità collegati agli interventi compiuti a vantaggio della compagnia di navigazione Liberty Lines nell’ambito dei collegamenti regionali con le isole minori. Girolamo Fazio, avvocato, già sindaco eletto con Forza Italia e successivamente deputato regionale del Popolo della Libertà, poi confluito nel gruppo Misto, era stato posto agli arresti domiciliari mentre partecipava alla campagna elettorale per tornare alla guida della città. Il 27 ottobre 2023 il Tribunale lo aveva condannato in primo grado a 4 anni e 6 mesi per corruzione.

Il 23 luglio 2026 la prima sezione penale della Corte d’Appello di Palermo, presieduta da Adriana Piras, ha ritenuto che la consumazione del fatto relativo al filone “Stefania Mode” dovesse essere collocata entro il 3 maggio 2017, anziché al 31 luglio dello stesso anno. Lo spostamento temporale ha determinato l’estinzione per prescrizione delle contestazioni. La Corte ha quindi pronunciato il “non doversi procedere”, ha revocato il pagamento di 201.700 euro alla Presidenza della Regione Siciliana e ha eliminato la confisca per equivalente relativa alla somma non reperita, lasciando invece ferma la confisca diretta. L’ex amministratore è stato inoltre condannato a rimborsare 2.500 euro di spese sostenute in appello dalla parte civile, mentre le motivazioni saranno depositate entro 90 giorni. La prescrizione non corrisponde a un’assoluzione nel merito: il processo si arresta perché è trascorso il tempo massimo entro il quale lo Stato può perseguire il reato. La giurisprudenza ha precisato che, quando interviene una causa estintiva, il Giudice può pronunciare un proscioglimento pieno soltanto se l’innocenza emerge in modo evidente dagli atti, senza ulteriori approfondimenti. Restano inoltre possibili, in presenza delle condizioni stabilite dal codice, alcune decisioni sulle pretese civili o sulle confische.

A Messina un diverso procedimento è nato da una relazione sentimentale segnata da gelosia e frequenti contrasti. Nel marzo 2025 un giovane di 25 anni avrebbe scagliato il proprio telefono contro la ragazza, raggiungendola agli zigomi e provocandole una ferita sanguinante. Il Giudice monocratico Alfio Impellizzeri di Messina lo ha condannato a 1 anno e 2 mesi per lesioni e al risarcimento della parte civile, rappresentata da Rosa Guglielmo (avvocata della persona offesa). L’imputato, assistito da Giuseppe Bonavita (avvocato difensore), non è stato invece giudicato per 2 episodi di minacce aggravate, comprendenti anche il prospettato uso di acido e l’intervento violento di altre persone, perché mancava la querela necessaria per procedere. Secondo la ricostruzione riferita durante il processo, in precedenza era stato anche adottato un provvedimento di allontanamento dopo l’intervento della polizia sollecitato dai familiari della giovane.

La cronaca giudiziaria è proseguita con l’omicidio di Giuseppe Di Dio (studente di 16 anni originario di Capizzi), avvenuto il 1° novembre 2025 nel centro di Capizzi (comune dei Nebrodi appartenente alla Città metropolitana di Messina). Secondo l’impianto accusatorio, dopo una precedente colluttazione Giacomo Frasconà Filaro (20enne imputato, indicato dalla Procura come autore degli spari) sarebbe tornato in via Roma con una pistola Mauser calibro 6,35 detenuta illegalmente e con la matricola abrasa. Cercando un giovane con il quale aveva avuto contrasti, avrebbe esploso più colpi ad altezza d’uomo. Un ragazzo è rimasto ferito, un altro sarebbe stato mancato e Giuseppe, estraneo alla contesa, è stato raggiunto mortalmente al collo, morendo poco dopo nei locali della vicina guardia medica.

Con il 20enne sono imputati il padre Antonino Frasconà (49 anni, accusato di concorso) e il fratello Mario Frasconà (19 anni, anch’egli coimputato), che secondo gli inquirenti lo avrebbero accompagnato sul posto. Salvatore Interlandi (sostituto procuratore della Repubblica di Enna) ha riformulato le imputazioni contestando l’aggravante dei futili motivi e qualificando come tentato omicidio anche la condotta relativa al giovane rimasto ferito. Giuseppe Noto, Giudice dell’udienza preliminare del Tribunale di Enna, ha quindi trasmesso gli atti alla Corte d’Assise di Caltanissetta, dove il dibattimento inizierà il 2 ottobre.

La nuova contestazione ha escluso il rito abbreviato richiesto da Felice Lo Furno (avvocato dei 3 imputati), poiché l’articolo 438 del codice di procedura penale, modificato dalla legge 33 del 2019, non consente questo procedimento per i delitti puniti con l’ergastolo. Le memorie presentate da Nino Grippaldi e Giovanni Palermo (avvocati della famiglia della vittima), Salvatore Timpanaro (legale del Comune di Capizzi), Filippo Mazzara e Carmelo Scillia (difensori degli altri giovani coinvolti) avevano sollecitato una revisione del capo d’accusa. Grippaldi ha accolto il trasferimento alla Corte d’Assise come il ritorno del processo alla sua sede naturale. Familiari, amici e cittadini hanno seguito l’udienza con un presidio davanti al palazzo di giustizia, dopo la manifestazione organizzata in paese per chiedere un accertamento completo dei fatti e opporsi a possibili riduzioni della pena.

Tra febbraio e giugno 2026, a Palermo, i Carabinieri della stazione Oreto hanno svolto un’indagine su una coppia, lei di 35 anni e lui di 47, accusata di avere trasformato la vita delle 5 figlie minorenni in un susseguirsi di percosse, intimidazioni e umiliazioni. Gli accertamenti sono partiti dopo che la madre, all’interno della scuola frequentata da una delle bambine e davanti a docenti, personale e militari, avrebbe insultato, minacciato e tentato di aggredire la figlia. Gli investigatori hanno ricostruito 74 presunti episodi di violenza, compiuti con schiaffi, calci, pugni e, in alcuni casi, utensili da cucina.

Il GIP, ha disposto la custodia cautelare in carcere, eseguita il 21 luglio. Il procedimento è stato coordinato congiuntamente dalla Procura ordinaria e da quella per i minorenni. I coniugi sono stati condotti nell’istituto Lorusso-Pagliarelli, mentre le sorelle sono state trasferite in una comunità protetta. La misura cautelare ha lo scopo di evitare pericoli durante le indagini e non rappresenta una condanna anticipata.

Il 16 maggio 2026 Monica Esposito (55enne di Nonantola, vittima dell’investimento) stava passeggiando con il marito nel centro di Modena (comune e capoluogo dell’omonima provincia, in Emilia-Romagna) quando una Citroën C3 ha travolto i pedoni, provocando complessivamente 8 feriti. Alla guida si trovava Salim El Koudri (31enne cittadino italiano di origine tunisina, arrestato e sottoposto a custodia cautelare), che secondo l’accusa avrebbe diretto deliberatamente l’automobile sul marciapiede e, durante la fuga, avrebbe anche ferito un uomo intervenuto per fermarlo.

La donna era stata trasferita inizialmente all’ospedale Maggiore di Bologna (comune, capoluogo dell’Emilia-Romagna e dell’omonima Città metropolitana) e in seguito all’Ospedale Civile di Baggiovara (frazione di Modena). Non ha mai ripreso conoscenza ed è morta la mattina del 22 luglio. I familiari hanno autorizzato la donazione degli organi, rispettando una volontà da lei espressa in vita. Il marito, coetaneo e ferito seriamente ma mai in pericolo di vita, è rimasto affidato al reparto di riabilitazione dell’ospedale San Sebastiano di Correggio (comune della provincia di Reggio Emilia, in Emilia-Romagna) e dovrebbe essere dimesso alla fine di luglio. Anche la famiglia dell’arrestato ha manifestato cordoglio e costernazione.

La morte ha reso più grave il quadro fattuale del procedimento, nel quale era già stata contestata la strage aggravata dalle lesioni gravissime. Sarà la Procura a stabilire formalmente gli eventuali aggiornamenti dell’imputazione. Massimo Mezzetti (sindaco indipendente di Modena, sostenuto dal centrosinistra) ha definito tragica la notizia, mentre Michele de Pascale (presidente dell’Emilia-Romagna ed esponente del Partito democratico) ha espresso vicinanza alla famiglia e ha ringraziato i parenti per la scelta della donazione, descritta come un gesto capace di offrire speranza nel dolore.

Il 21 luglio la Procura europea di Milano ha comunicato un nuovo sviluppo dell’inchiesta sui fondi destinati alla formazione dei dipendenti. La EPPO, European Public Prosecutor’s Office (Ufficio del pubblico ministero europeo o Procura europea), ha sequestrato circa 20 milioni di euro depositati su conti bancari e polizze assicurative collegati a 5 società. I beni vengono ricondotti a 2 persone già raggiunte da misure cautelari per presunta frode aggravata ai danni delle risorse pubbliche e autoriciclaggio.

Il meccanismo ipotizzato avrebbe sfruttato il Fondo Nuove Competenze attraverso corsi aziendali inesistenti o soltanto simulati. Sono stati informati dell’iscrizione nel registro degli indagati 84 rappresentanti legali di imprese distribuite sul territorio nazionale. La frode complessiva viene stimata in circa 40 milioni di euro, dei quali quasi 33 milioni provenienti dal PNRR e dal RRF, Recovery and Resilience Facility (Dispositivo per la ripresa e la resilienza) dell’UE (Unione europea). Gli investigatori sospettano che parte delle somme sia stata spostata su prodotti finanziari o impiegata nell’acquisto di immobili per ostacolarne l’individuazione. L’indagine è stata condotta dai Carabinieri della sezione investigativa della Procura europea e dal gruppo Tutela del lavoro di Milano.

La Calabria è stata scossa dalla morte di Alessio Pio (bambino di circa 18 mesi residente a Zungri), deceduto il 22 luglio all’ospedale di Catanzaro dopo un primo ricovero a Vibo Valentia (comune e capoluogo dell’omonima provincia calabrese). Il piccolo frequentava un asilo privato di Tropea (comune costiero della provincia di Vibo Valentia), dove circa 10 bambini hanno manifestato dissenteria, vomito, febbre, disidratazione e perdita dell’appetito. Complessivamente 5 piccoli, compreso Alessio Pio, sono stati ricoverati. Alcuni sono stati successivamente dimessi e un altro bambino trasferito a Catanzaro è stato segnalato in miglioramento.

La Procura di Vibo Valentia ha aperto un fascicolo, ha disposto l’autopsia e ha affidato alla Squadra mobile il sequestro della struttura, necessario per esaminare locali e attrezzature. Parallelamente, l’ASP (Azienda sanitaria provinciale) ha avviato verifiche epidemiologiche e un’indagine interna sul percorso assistenziale, mentre sono stati controllati ambienti, alimenti, acqua e spazi della mensa. Tra le ipotesi viene valutata un’infezione da Clostridioides (conosciuto in passato come Clostridium è un genere di batteri anaerobi e sporigeni, la specie più nota è il Clostridioides difficile, un batterio che vive nell’intestino, ma che può causare gravi infezioni con diarrea e colite quando la normale flora batterica viene alterata, spesso a causa dell’uso di antibiotici), ma non esiste ancora alcuna conferma che il batterio abbia provocato il decesso o che il contagio sia avvenuto nell’asilo. Saranno l’esame autoptico e le analisi di laboratorio a chiarire l’origine dei disturbi e l’eventuale esistenza di responsabilità.

Il Codacons, ha chiesto alla magistratura di controllare le autorizzazioni della struttura, la regolarità delle ispezioni e il rispetto delle prescrizioni igienico-sanitarie. La direzione scolastica, che aveva già sospeso le attività, ha espresso vicinanza alle famiglie e ha assicurato collaborazione con le autorità.

Nella notte tra il 22 e il 23 luglio, in via del Mediterraneo a Triscina (frazione balneare di Castelvetrano, comune del Libero consorzio comunale di Trapani), si sono scontrati uno scooter e una motocicletta di cilindrata 125. Pietro Fiordaliso (studente di 17 anni di Castelvetrano) è morto sul posto. Con lui viaggiava una ragazza di 16 anni, trasferita in codice rosso al Trauma Center dell’ospedale Villa Sofia di Palermo. Il conducente dell’altra moto, di 19 anni, è stato ricoverato a Marsala (comune del Libero consorzio comunale di Trapani), mentre il passeggero è stato portato all’ospedale di Castelvetrano. I Carabinieri stanno ricostruendo la traiettoria dei 2 mezzi e le cause della collisione. Poco prima dell’incidente, secondo quanto riferito dalla stampa locale, il ragazzo aveva consegnato un mazzo di fiori alla fidanzata.

Nel pomeriggio del 23 luglio un’altra vittima è stata registrata sulla strada provinciale 18, tra Vittoria e Santa Croce Camerina (comuni del Libero consorzio comunale di Ragusa). Una Volkswagen Golf guidata da una donna di 64 anni si è scontrata frontalmente con una Opel condotta da un uomo di 58 anni. La donna è morta, mentre l’altro automobilista è stato trasportato in elicottero all’ospedale Cannizzaro di Catania in condizioni gravi. La Polizia locale di Vittoria sta effettuando gli accertamenti con il supporto dei Vigili del fuoco e dei Carabinieri.

Sempre il 23 luglio, intorno alle 17:30, un catamarano con turisti tedeschi ha urtato un gommone a noleggio nello specchio di mare dietro il porto commerciale di Santa Marina Salina (comune dell’isola di Salina, nell’arcipelago delle Eolie e nella Città metropolitana di Messina). Sul piccolo mezzo si trovavano 2 ragazze italiane che, secondo il racconto fornito ai soccorritori, stavano prendendo il sole e avrebbero tentato inutilmente di richiamare l’attenzione dell’equipaggio. Una ha riportato conseguenze lievi, mentre l’altra ha subito una profonda ferita a una gamba ed è stata assistita dal servizio sanitario di emergenza 118. Gli operatori di Delemare Salina hanno rintracciato il catamarano e lo hanno fatto rientrare nel porto turistico. L’Autorità marittima ha aperto gli accertamenti per ricostruire le manovre e le eventuali responsabilità. Si tratta del 4° incidente segnalato nelle acque eoliane durante luglio.

Un carabiniere di 25 anni è rimasto ferito con una coltellata a un fianco nella notte tra il 23 e il 24 luglio 2026, durante un intervento all’interno di un’abitazione di Scordia, comune della provincia di Catania. Il militare era giunto sul posto insieme a un collega dopo la richiesta di aiuto del padre di un giovane, anch’egli di 25 anni, che si trovava in un forte stato di agitazione e manifestava propositi autolesionistici. Nel corso dell’intervento, il ragazzo avrebbe improvvisamente impugnato un coltello e colpito il carabiniere, fortunatamente senza raggiungere organi vitali. Il ferito è stato trasportato all’ospedale di Militello in Val di Catania e sottoposto a un’operazione urgente, ma le sue condizioni non sono considerate tali da metterne in pericolo la vita. Il presunto responsabile, su disposizione della Procura della Repubblica di Caltagirone, è stato arrestato e trasferito in carcere con le accuse di violenza e resistenza a pubblico ufficiale, lesioni e danneggiamento aggravati e porto illecito di oggetti atti a offendere.

L’ultima segnalazione riguarda la stazione ferroviaria di Messina, dove nella mattinata di oggi 24 luglio un autista dell’ATM (Azienda Trasporti Messina) è stato aggredito nella mattinata di venerdì 24 luglio mentre era in servizio sulla linea 18, che collega San Michele al terminal Cavallotti, nei pressi della stazione centrale di Messina. Per motivi ancora da chiarire, tra il conducente e un giovane sarebbe nata una discussione, degenerata in una violenta aggressione durante la quale il dipendente dell’azienda di trasporto pubblico è stato raggiunto da calci e pugni. Il presunto responsabile è stato successivamente individuato, identificato e fermato dagli agenti della Polizia, mentre proseguono gli accertamenti per ricostruire l’esatta dinamica dell’episodio e chiarire le ragioni che hanno provocato il diverbio. Il tema della sicurezza del personale del trasporto pubblico è comunque concreto. Nel giugno 2024 un autista messinese era stato colpito con pugni e calci da un passeggero dopo essersi rifiutato di effettuare una fermata non prevista nella zona di Torre Faro, riportando ferite che avevano richiesto il ricovero. Un altro episodio, nell’agosto dello stesso anno, aveva coinvolto un utente che aveva aggredito il conducente e danneggiato un vetro del mezzo. Questi precedenti non dimostrano la veridicità della nuova segnalazione, ma mostrano che la tutela dei lavoratori e dei passeggeri resta una questione irrisolta.

Nota

Per tutte le vicende sopra ancora sottoposte a indagini o a giudizio, le ricostruzioni dell’accusa dovranno essere dimostrate nel contraddittorio tra le parti e la responsabilità degli indagati o degli imputati potrà considerarsi accertata soltanto dopo una sentenza definitiva, in ossequio al principio costituzionale di non colpevolezza.