Castelmola, un antico borgo panoramico che guarda l’Etna e lo Ionio, tra mura medievali e Blandanino

Da Castelmola si gode di un panorama mozzafiato. Arroccato sopra Taormina custodisce origini protostoriche, un impianto urbano medievale e una tradizione gastronomica legata al vino alla mandorla

Sintesi

Il primo insediamento nell’area dell’odierna Castelmola risale all’Età del Ferro e fu abitato dai Siculi, mentre nel 396 a.C. resistette al primo assalto di Dionisio e nel 392 a.C. venne conquistato dal tiranno di Siracusa. Dopo le dominazioni greca, romana e bizantina, nel 902 le fortificazioni furono violate dalle truppe arabe e nel 1078 i Normanni ricostruirono e rafforzarono l’abitato intorno alla rocca. Il borgo, annesso a Taormina nel 1928 e tornato autonomo nel 1947, sorge a 550 metri sul livello del mare e conserva vicoli lastricati, balconi, chiese, antiche cisterne, la Porta dei Saraceni e i ruderi del castello. La terrazza panoramica di piazza Sant’Antonino, il Caffè San Giorgio, il Bar Turrisi e il vino alla mandorla costituiscono alcuni dei suoi elementi più conosciuti. Il collegamento pedonale storico segue la via dei Saraceni, mentre la strada carrabile copre pochi chilometri dalla vicina località turistica.

Articolo

Castelmola è un comune della città metropolitana di Messina, in Sicilia, occupa la sommità di una rupe calcarea posta a circa 550 metri sul livello del mare. La sua posizione permette di osservare Taormina, il golfo di Giardini Naxos, lo Stretto, le coste calabresi e l’Etna. Il centro storico è inserito nel circuito nazionale dei Borghi più belli d’Italia e viene descritto come l’antica acropoli della città sottostante.

Le testimonianze archeologiche riconducono il primo abitato, chiamato Myle o Mylai, all’VIII secolo a.C. e alla presenza dei Siculi. Nel 396 a.C. Dionisio I (tiranno della colonia greca di Siracusa) tentò senza successo di impadronirsi della rocca, riuscendovi 4 anni dopo. Il luogo seguì successivamente le vicende politiche della costa orientale, passando attraverso il controllo romano e bizantino. Nel 902 Ibrahim II (emiro aghlabide proveniente dall’Africa settentrionale) superò le difese, devastò l’abitato e proseguì verso il centro costiero attraverso il passaggio poi ricordato come Porta dei Saraceni. Nel 1078 Ruggero I (conte normanno impegnato nella conquista dell’Isola) scacciò gli Arabi dalla Val Demone e fece riorganizzare l’insediamento intorno alla fortezza.

Il nome attuale unisce il riferimento al castello con quello alla “mola”, ossia la macina del mulino, alla quale viene accostata la sagoma della roccia. L’assetto urbano ha conservato molte caratteristiche medievali, sebbene l’ingresso originario sia stato trasformato durante i lavori per la strada rotabile eseguiti tra il 1927 e il 1928. Nello stesso periodo il territorio perse temporaneamente l’autonomia amministrativa, recuperata nel 1947.

Il cuore panoramico è piazza Sant’Antonino, pavimentata con un disegno che alterna pietra lavica scura e materiale chiaro. Dalla terrazza si raggiungono i resti del Castello di Mola, del quale sopravvivono soprattutto le robuste murature medievali. Una lapide greco-bizantina del X secolo, oggi collocata sulla facciata della chiesa madre, ricorda la costruzione della fortezza sotto un funzionario imperiale chiamato Costantino. Non esistono però elementi sufficienti per attribuire l’intero complesso esclusivamente all’età normanna, poiché il sito difensivo potrebbe avere origini precedenti.

Le strade strette, le abitazioni dalle tonalità gialle, rosate e beige, i tetti con coppi siciliani, le cornici in pietra e i balconi fioriti accompagnano il percorso verso la chiesa madre di San Nicolò, ricostruita tra il 1934 e il 1935 riutilizzando parti dell’edificio precedente. Tra gli altri luoghi di interesse figurano la chiesa di San Biagio, quella di San Giorgio, l’Annunziata, le cisterne attribuite all’età antica e il percorso di Piano delle Ficare.

Il Caffè San Giorgio è legato alla nascita del “Blandanino”, bevanda aromatizzata ottenuta attraverso vino, mandorle ed essenze agrumate, proposta come segno di accoglienza ai visitatori fin dai primi decenni del Novecento. Il Bar Turrisi è invece conosciuto per l’insolita iconografia fallica, collegata nella narrazione turistica agli antichi simboli propiziatori della fertilità. La tradizione alimentare comprende inoltre pane casereccio, maccheroni freschi, miele, olive, capperi, dolci alle mandorle e fichi secchi.

Il paese dista circa 5 chilometri dal centro vicino e può essere raggiunto attraverso la strada a tornanti. Il tempo necessario in automobile dipende dal traffico, dalla stagione e dalla disponibilità dei parcheggi, quindi l’indicazione di 15 minuti deve essere considerata approssimativa. A piedi partendo sempre da Taormina, si può utilizzare l’antica via dei Saraceni, conosciuta anche come Piano delle Ficare, lungo la quale rimangono gradinate, terrazzamenti, muretti e tracce delle precedenti strutture difensive.

La Pro Loco ha organizzato Castel Rock (festival musicale rock) il 1° giugno 2026 in piazza Sant’Antonino, preceduto da una conferenza stampa il 29 maggio. Il festival Castelmola Jazz & Wine (musica jazz e vino) è una rassegna caratteristica di Castelmola, il portale municipale documenta l’edizione del 30 luglio 2023 e l’associazione nazionale dei borghi quella del 30 agosto 2025. Le pagine turistiche riportano inoltre spettacoli stagionali di falconeria, cioè esibizioni con rapaci addestrati, nell’area della rocca.

Visitare Castelmola significa immergersi in un borgo sospeso tra cielo e mare, arroccato su una rocca a circa 550 metri di altitudine, dalla quale si aprono ampie vedute sull’Etna, su Taormina e sulla costa ionica. Il centro storico conserva vicoli in pietra lavica, balconi fioriti, antiche chiese, piazze panoramiche e i resti del castello medievale. A rendere ancora più piacevole il soggiorno contribuiscono l’aria generalmente più fresca e ventilata rispetto alla costa, la ridotta presenza di traffico, la posizione appartata e una tranquillità che consente di rallentare i ritmi, passeggiare senza fretta e godere del silenzio soprattutto nelle prime ore del mattino e dopo il tramonto.

Castelmola offre anche un’esperienza legata ai sapori e alle tradizioni locali. Nei bar, nelle trattorie, nelle botteghe e nel caratteristico tabacchino, si possono assaggiare e acquistare il caratteristico vino alla mandorla, dolci tipici, miele, pane casereccio, formaggi, salumi e prodotti della cucina siciliana e oggettistica e raffigurazioni artistiche proprie dell’Isola. Soggiornare nel borgo permette inoltre di vivere le piazze quando si svuotano dai visitatori giornalieri, ammirare i colori dell’alba e del tramonto, partecipare agli eventi culturali ed enogastronomici e raggiungere facilmente Taormina, Giardini Naxos, l’Etna e le altre località della Sicilia orientale, mantenendo come base un luogo raccolto, panoramico e distante dalla confusione dei centri turistici più affollati.

Visitare anche la chiesa della Madonna della Rocca, che non si trova propriamente nel territorio di Castelmola bensì sul monte Tauro sopra Taormina lungo il percorso che conduce verso il borgo, è un’esperienza meditativa. Il santuario, ricavato in una grotta naturale con parte del soffitto formata dalla roccia viva, avrebbe origini medievali, mentre l’attuale edificio fu realizzato intorno al 1640 per iniziativa dell’abate Francesco Raineri. La tradizione ne collega la nascita al ritrovamento di un’antica immagine della Vergine da parte di un pastorello rifugiatosi nella cavità durante un temporale. Merita di essere visitato per la singolare fusione tra architettura e parete rocciosa, per l’atmosfera raccolta dell’interno e per lo straordinario panorama su Taormina, sul mare Ionio e sulla costa sottostante.

Immagine parzialmente realizzata con Ia.