Sintesi
La MV Hondius della compagnia olandese Oceanwide Expeditions è salpata il 1° aprile 2026 da Ushuaia in Argentina per una crociera naturalistica nell’Atlantico meridionale con tappe in Antartide, Tristan da Cunha, Sant’Elena e Ascensione prima della destinazione prevista a Capo Verde. A bordo si è sviluppato un focolaio di hantavirus* del ceppo andino, rara variante capace di trasmissione interumana, con almeno 3 decessi e numerosi casi sospetti e confermati. I passeggeri avrebbero contratto il virus probabilmente durante escursioni in Sud America o in aree contaminate da roditori in Argentina. Dopo il rifiuto di attracco a Capo Verde la nave è stata autorizzata a raggiungere Tenerife alle Canarie dove i passeggeri saranno trasferiti e rimpatriati sotto controllo sanitario. L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha escluso scenari simili al Covid-19 pur invitando alla prudenza per l’incubazione fino a 6 settimane. Restano monitorati un cittadino britannico residente a Tristan da Cunha e una donna spagnola ricoverata ad Alicante con sintomi compatibili con l’infezione.

Articolo
Cresce l’attenzione internazionale attorno alla MV Hondius, nave da crociera battente bandiera olandese appartenente alla compagnia Oceanwide Expeditions, sulla quale si è sviluppato un focolaio di hantavirus, nello specifico del cosiddetto ceppo andino “Andes virus”, unica variante nota capace, seppure raramente, di trasmettersi anche da persona a persona attraverso contatti stretti e prolungati. La nave era partita il 1° aprile 2026 da Ushuaia, città dell’Argentina meridionale considerata la più australe del pianeta, per una lunga crociera naturalistica denominata “Atlantic Odyssey” tra Antartide e Atlantico meridionale con tappe previste a South Georgia, Tristan da Cunha, Sant’Elena, Isola di Ascensione e infine Capo Verde. Successivamente, a causa dell’emergenza sanitaria, l’itinerario è stato modificato con destinazione finale temporanea alle Canarie, in Spagna, dove si concluderà la crociera in corso con lo sbarco e il rimpatrio controllato dei passeggeri.

Secondo le ricostruzioni epidemiologiche più recenti, il contagio potrebbe essersi originato in Argentina durante escursioni naturalistiche in ambienti frequentati da roditori selvatici oppure attraverso l’inalazione di particelle contaminate da escrementi di topi infetti, modalità tipica di diffusione dell’hantavirus. Diversi esperti ritengono che alcuni passeggeri possano avere contratto il virus prima dell’imbarco oppure durante le soste sudamericane. Le Autorità sanitarie internazionali stanno infatti verificando le attività svolte dai crocieristi nelle aree remote visitate durante il viaggio.

Secondo le ricostruzioni epidemiologiche più accreditate, l’origine del focolaio di hantavirus sviluppatosi a bordo della nave da crociera sarebbe legata a una coppia olandese che, prima dell’imbarco a Ushuaia in Argentina, avrebbe visitato una discarica a cielo aperto situata a circa 7 chilometri dal centro cittadino durante un’escursione di birdwatching (osservazione degli uccelli) dedicata all’avvistamento di specie locali come il caracara, rapace tipico sudamericano. Gli investigatori sanitari ritengono che proprio quell’area, caratterizzata dalla presenza diffusa di roditori considerati serbatoi naturali dell’hantavirus, possa avere rappresentato il punto di esposizione al virus attraverso il contatto con rifiuti contaminati o particelle infette disperse nell’aria. I primi sintomi sarebbero infatti comparsi pochi giorni dopo la partenza della nave, salpata il 1° aprile 2026, circostanza che rafforza l’ipotesi secondo cui il contagio sarebbe avvenuto sulla terraferma prima dell’inizio della crociera.
La vicenda ha sollevato forti preoccupazioni, specialmente dopo che è emerso che alcuni passeggeri erano sbarcati senza controlli il 21 aprile precedente. La cronologia dei fatti mostrerebbe infatti come il primo caso sintomatico sia stato registrato il 6 aprile. L’11 aprile un passeggero olandese di 70 anni morì a bordo, inizialmente per cause considerate naturali. Tra il 13 e il 15 aprile la nave effettuò regolarmente la prevista sosta a Tristan da Cunha, remoto arcipelago britannico dell’Atlantico meridionale, dove alcuni passeggeri scesero a terra entrando in contatto con la popolazione locale. Il 24 aprile la nave raggiunse Sant’Elena, altro territorio britannico d’oltremare, dove sbarcarono circa 30-40 persone, compresa la moglie del primo deceduto. La donna fu trasferita successivamente a Johannesburg, in Sudafrica, dove morì il 26 aprile. Il 2 maggio si registrò un terzo decesso a bordo, una passeggera tedesca.
Il 3 maggio la MV Hondius raggiunse Praia a Capo Verde ma le autorità locali limitarono fortemente le operazioni di attracco per motivi sanitari. Il 4 maggio arrivò la conferma ufficiale della presenza del ceppo andino dell’hantavirus. Il 6 maggio la nave lasciò Capo Verde diretta verso Tenerife, nelle Canarie, dopo l’autorizzazione concessa dal ministero della Salute spagnolo guidato da Monica Garcia. La nave non attraccherà direttamente nel porto di Granadilla ma resterà al largo, consentendo il trasferimento dei passeggeri tramite piccole imbarcazioni e autobus verso l’aeroporto per i voli di rimpatrio.
Le nuove preoccupazioni riguardano un cittadino britannico residente a Tristan da Cunha che avrebbe avuto contatti con persone sbarcate dalla nave durante la sosta di metà aprile e che attualmente è ricoverato sull’isola con sintomi sospetti. Un ulteriore caso riguarda una donna spagnola ricoverata ad Alicante dopo avere viaggiato sul volo KL592 della compagnia KLM insieme alla passeggera olandese poi deceduta in Sudafrica. Le Autorità sanitarie spagnole hanno precisato che la donna sedeva a due file di distanza dalla vittima e viene considerata un contatto a rischio moderato. Sollievo invece per l’assistente di volo della KLM risultata negativa ai test diagnostici.
L’Organizzazione Mondiale della Sanità, attraverso il direttore generale Tedros Adhanom Ghebreyesus, ha ribadito che l’epidemia non rappresenta uno scenario paragonabile al Covid-19 poiché il virus possiede una contagiosità molto limitata e richiede contatti ravvicinati per la trasmissione. L’OMS ha comunque invitato governi e sistemi sanitari a non sottovalutare il fenomeno considerando che il periodo di incubazione dell’Andes virus può arrivare fino a 6 settimane e potrebbero emergere altri casi nei prossimi giorni.
Nel frattempo comunità scientifica e industria farmaceutica stanno accelerando le ricerche su possibili vaccini e terapie. Drew Weissman, immunologo statunitense insignito del Premio Nobel per la Medicina 2023 per gli studi sui vaccini a mRNA (RNA messaggero) contro il Covid-19, ha spiegato che sono in corso progetti di sviluppo contro virus potenzialmente pandemici ma che serviranno ancora tra 9 e 10 mesi per arrivare a soluzioni concretamente disponibili sul mercato.
Sul piano normativo e sanitario l’emergenza ha portato all’attivazione del tracciamento internazionale dei contatti da parte dell’OMS, del Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie ECDC (European Centre for Disease Prevention and Control) e dei Centri statunitensi CDC (Centers for Disease Control and Prevention, Centri per il controllo e la prevenzione delle malattie). La Spagna ha predisposto protocolli di isolamento per i cittadini spagnoli che verranno trasferiti a Madrid, mentre altri Paesi stanno monitorando passeggeri rientrati in Europa, Stati Uniti, Africa e Oceania.
* L’hantavirus appartiene a una famiglia di virus individuata inizialmente negli anni ’50 durante la guerra di Corea nell’area del fiume Hantan, da cui deriva il nome, ed è diffuso principalmente in Asia, Europa e Americhe attraverso topi e roditori selvatici che eliminano il virus con urine, saliva ed escrementi. L’infezione colpisce soprattutto i polmoni e i reni causando febbre alta, dolori muscolari, mal di testa, nausea, difficoltà respiratorie e insufficienza respiratoria o renale nei casi più gravi. Il contagio avviene prevalentemente inalando particelle contaminate presenti nell’aria oppure entrando in contatto con superfici infette, mentre il ceppo andino sudamericano può trasmettersi anche da persona a persona con contatti stretti e prolungati. La malattia può provocare edema polmonare, emorragie interne, shock cardiovascolare e morte, con tassi di letalità che in alcune forme raggiungono il 30-40%. Non esiste ancora un vaccino approvato per uso diffuso e le cure si basano principalmente su terapia intensiva e supporto respiratorio precoce.

Giornalista pubblicista, ex direttore di una precedente testata e attuale direttore di Mediterranea24.








