Sintesi
La società di autonoleggio Sicily by Car dell’imprenditore Tommaso Dragotto è stata colpita da un secondo attentato mafioso in poco più di 2 mesi dopo i colpi di kalashnikov esplosi il 21 marzo 2026 contro la sede di via San Lorenzo a Palermo. Nella notte tra il 27 e il 28 maggio 2026 un incendio doloso ha devastato il deposito dell’usato aperto sulla strada statale 113 a Villagrazia di Carini distruggendo 11 vetture e danneggiandone altre 15 per un importo stimato tra 400 mila e 500 mila euro. Le immagini della videosorveglianza mostrano 3 persone mentre cospargono di benzina le auto prima di appiccare il fuoco. Le indagini dei carabinieri e della DDA (Direzione Distrettuale Antimafia) di Palermo collegano il nuovo raid all’attacco armato di marzo e seguono la pista dell’intimidazione mafiosa e del racket del pizzo. Dragotto ha dichiarato di non avere mai ricevuto richieste estorsive e di non avere alcuna intenzione di piegarsi alla mafia. Il presidente della Regione Siciliana Renato Schifani ha visitato il luogo dell’incendio esprimendo solidarietà e parlando di un rischio di ritorno a un passato oscuro. La Commissione regionale Antimafia guidata da Antonello Cracolici ha convocato un incontro pubblico a Sferracavallo con prefetto, magistrati, sindaci e associazioni antiracket. Gli investigatori ritengono che gli equilibri criminali del mandamento Tommaso Natale-San Lorenzo siano mutati dopo recenti arresti e che gruppi mafiosi più giovani stiano tentando di occupare nuovi spazi di potere attraverso azioni violente e dimostrative.

Articolo
Nuovo attacco intimidatorio contro la società di autonoleggio Sicily by Car fondata dall’imprenditore Tommaso Dragotto. Dopo l’assalto armato del 21 marzo 2026 alla sede di via San Lorenzo a Palermo, quando furono esplosi almeno 30 colpi di kalashnikov contro alcune vetture dell’azienda, nella notte tra il 27 e il 28 maggio 2026 un incendio doloso ha devastato il deposito dedicato alla vendita di auto usate aperto da poche settimane lungo la strada statale 113 a Villagrazia di Carini, nel Palermitano.

Secondo la prima ricostruzione effettuata dagli investigatori, il raid sarebbe durato pochi minuti. Le telecamere dell’impianto di videosorveglianza hanno immortalato 3 individui entrare nel piazzale dell’attività, versare benzina sulle automobili parcheggiate e appiccare il fuoco. Le fiamme hanno distrutto 11 vetture e danneggiato altre 15 automobili. La stima iniziale dei danni economici oscilla tra 400 mila e 500 mila euro. I vigili del fuoco hanno individuato immediatamente tracce di liquido infiammabile e punti di innesco confermando la natura dolosa dell’incendio.

Le indagini sono coordinate dalla DDA (Direzione Distrettuale Antimafia) di Palermo e affidate ai carabinieri. Gli investigatori ritengono altamente probabile il collegamento con l’attacco armato di marzo. Anche in quella circostanza il commando sarebbe stato composto da 3 persone. Per gli inquirenti i due episodi rappresenterebbero differenti modalità operative di una medesima strategia intimidatoria riconducibile al racket mafioso e alle dinamiche estorsive tipiche di Cosa nostra.
L’imprenditore Dragotto ha respinto ogni ipotesi di cedimento alle intimidazioni dichiarando pubblicamente: “Non ho mai ricevuto richieste di denaro o di pizzo e non pagherò. Se questo è un modo per costringermi a presentarmi dai mafiosi, non lo farò mai”. Una presa di posizione che richiama la lunga battaglia civile contro il fenomeno estorsivo portata avanti in Sicilia da imprenditori, associazioni antiracket e movimenti antimafia.
Il presidente della Regione Siciliana Renato Schifani si è recato personalmente nella sede colpita dall’attentato manifestando vicinanza all’imprenditore e ai lavoratori dell’azienda. Schifani ha parlato di “episodi inquietanti” contro il sistema produttivo siciliano sottolineando il rischio di un ritorno a metodi criminali che evocano gli anni più duri della pressione mafiosa sull’economia dell’Isola. Anche il sindaco di Palermo Roberto Lagalla ha espresso forte preoccupazione chiedendo la rapida individuazione dei responsabili.
Sul piano cronologico gli eventi più recenti mostrano una crescita della tensione criminale nell’area occidentale del Palermitano. A novembre 2025 diversi arresti antimafia avrebbero modificato gli equilibri interni del mandamento Tommaso Natale-San Lorenzo e della fascia costiera compresa tra Sferracavallo, Isola delle Femmine e Capaci. Il 21 marzo 2026 si è verificato il primo attentato armato contro Sicily by Car. Il 28 maggio 2026 è arrivato il nuovo attacco incendiario a Villagrazia di Carini. Per gli investigatori gruppi mafiosi più giovani starebbero tentando di consolidare nuove posizioni di comando utilizzando forme di violenza più visibili e aggressive.
Sul piano normativo il contrasto alle estorsioni mafiose continua a fondarsi principalmente sull’articolo 416 bis del Codice Penale relativo all’associazione mafiosa introdotto con la legge Rognoni-La Torre n. 646 del 13 settembre 1982 che ha previsto il reato di associazione di tipo mafioso e la possibilità di sequestrare patrimoni illeciti. Centrale anche la legge n. 44 del 23 febbraio 1999 che ha istituito il Fondo di solidarietà per le vittime delle richieste estorsive e dell’usura. Ulteriori strumenti sono stati rafforzati dal Codice Antimafia disciplinato dal decreto legislativo n. 159 del 6 settembre 2011 che regola misure di prevenzione personali e patrimoniali contro soggetti collegati alla criminalità organizzata. La più recente giurisprudenza della Corte di Cassazione continua a ribadire che gli attentati incendiari, le esplosioni di colpi d’arma da fuoco e le intimidazioni contro attività economiche costituiscono elementi tipici del metodo mafioso quando finalizzati a imporre controllo territoriale o assoggettamento economico. Tra le pronunce più richiamate dagli esperti vi sono le sentenze della Cassazione penale sez. II n. 18125 del 2023 e n. 34895 del 2022 che hanno confermato come la violenza intimidatoria anche senza esplicita richiesta estorsiva possa integrare il metodo mafioso previsto dall’articolo 416 bis del Codice Penale.
Attorno all’imprenditore si è stretto il mondo economico e sindacale palermitano. Confcommercio Palermo attraverso la presidente Patrizia Di Dio ha espresso piena solidarietà. Camera di Commercio Palermo Enna con il presidente Alessandro Albanese ha definito Dragotto “un uomo dalla schiena dritta”. Anche il vicepresidente della Camera dei Deputati Giorgio Mulè ha invocato un rafforzamento della protezione istituzionale attorno all’imprenditore e alla sua azienda.
La risposta delle istituzioni proseguirà oggi a Sferracavallo dove la commissione regionale Antimafia presieduta da Antonello Cracolici incontrerà prefetto, magistrati, associazioni antiracket, commercianti e amministratori locali presso l’istituto comprensivo Onorato. L’obiettivo dichiarato è rafforzare la presenza dello Stato nei territori più esposti alla pressione criminale e riaffermare il sostegno alle imprese che denunciano e resistono alle intimidazioni mafiose.
L’opinione
Come posso capirlo io, ritengo pochi. Mi dispiace tanto per questo imprenditore, come anche per tanti altri in analoghe vicissitudini. Spero non attraversi anche un medesimo calvario politico-istituzionale e tritacarne burocratico-giudiziario, eloquente del mistificato sistematico sistema ufficiale italiano e specialmente siciliano.

Giornalista pubblicista, ex direttore di una precedente testata e attuale direttore di Mediterranea24.









