Sintesi
I nuovi dati del centro studi finlandese Crea (Center for Research on Energy and Clean Air, Centro di ricerca sull’energia e l’aria pulita) mostrano che nell’aprile 2026 alcuni Paesi europei hanno aumentato gli acquisti di combustibili fossili russi nonostante le sanzioni adottate dall’Unione europea dopo l’invasione dell’Ucraina del 2022. I ricavi energetici della Russia sono cresciuti del 4% mensile raggiungendo 733 milioni di euro al giorno pur con volumi di esportazione in calo del 7%. Francia, Belgio, Ungheria, Slovacchia e Spagna risultano tra i principali acquirenti europei di gas e petrolio russi con una spesa complessiva di circa 1,6 miliardi di euro nel solo mese di aprile. Il fenomeno sarebbe collegato alla crisi energetica provocata dalle tensioni in Medio Oriente e dai rischi sullo Stretto di Hormuz che hanno spinto molti Governi a cercare forniture alternative per evitare carenze e nuovi aumenti dei prezzi. Le norme europee prevedono uno stop graduale alle importazioni di Gnl (Gas naturale liquefatto) e gas russo entro il 2027 ma permangono deroghe e difficoltà nei controlli. Intanto aumentano i segnali diplomatici verso Mosca da parte di diversi Paesi occidentali e cresce il timore di una recessione economica europea in vista delle elezioni del 2027 in Francia, Italia e Spagna.

Articolo
La crisi energetica internazionale e le tensioni militari in Medio Oriente stanno modificando gli equilibri europei sul fronte delle importazioni di combustibili fossili dalla Russia. I più recenti dati pubblicati dal centro studi finlandese Crea (Center for Research on Energy and Clean Air, Centro di ricerca sull’energia e l’aria pulita) indicano che nell’aprile 2026 alcuni Stati dell’Unione europea hanno aumentato gli acquisti di gas russo e di prodotti energetici collegati a Mosca nonostante il quadro sanzionatorio introdotto dopo l’invasione russa dell’Ucraina nel febbraio 2022.

Secondo il rapporto del centro di ricerca, nell’aprile 2026 i ricavi russi derivanti dalle esportazioni di combustibili fossili sono aumentati del 4% rispetto al mese precedente raggiungendo circa 733 milioni di euro al giorno, il livello più elevato degli ultimi 2 anni e mezzo. L’incremento economico si sarebbe verificato nonostante una riduzione del 7% dei volumi esportati, segnale di un forte aumento dei prezzi energetici internazionali legato soprattutto alla crisi nell’area del Golfo Persico e alle difficoltà di approvvigionamento attraverso lo Stretto di Hormuz.

Tra i principali acquirenti europei figurano Francia, Belgio, Ungheria, Slovacchia e Spagna che insieme avrebbero speso nel mese di aprile circa 1,6 miliardi di euro per combustibili fossili russi. In Francia gli acquisti di Gnl (Gas naturale liquefatto) sarebbero cresciuti del 13% rispetto a marzo raggiungendo un valore di 413 milioni di euro. In Belgio l’aumento avrebbe toccato il 33% mensile con 363 milioni di euro di importazioni. Diversa la situazione della Spagna dove gli acquisti sarebbero invece diminuiti del 56% rispetto al mese precedente fermandosi a 181 milioni di euro.
Il ricercatore del Crea Isaac Levi ha precisato che in termini di volume la Francia è passata da 582 mila tonnellate di gas liquefatto importate a marzo a 654 mila tonnellate in aprile mentre il Belgio è salito da 438 mila a 583 mila tonnellate. La Spagna ha invece ridotto gli acquisti da 654 mila a 291 mila tonnellate. I dati confermano un andamento molto differenziato all’interno dell’Unione europea dove alcuni Governi stanno privilegiando la sicurezza energetica e la stabilità economica rispetto a un irrigidimento immediato delle restrizioni commerciali contro Mosca.
Le sanzioni europee nei confronti della Russia sono state introdotte progressivamente dopo l’avvio della guerra in Ucraina nel 2022 attraverso numerosi pacchetti approvati dal Consiglio dell’Unione europea. Sul piano cronologico il primo embargo significativo sul petrolio russo è entrato in vigore nel dicembre 2022 con il divieto di importazione via mare. Successivamente il 21 gennaio 2026 è scattato anche il divieto di importare carburanti raffinati in Paesi terzi ma prodotti utilizzando greggio russo. Restano però deroghe per Ungheria e Slovacchia che continuano a ricevere petrolio attraverso oleodotti terrestri.
Per il gas naturale il percorso di uscita sarà più graduale. Dal 25 aprile 2026 l’Unione europea ha vietato gli acquisti spot di Gnl russo mentre dal 17 giugno 2026 dovrebbero interrompersi anche le forniture spot tramite gasdotto. Il passaggio più rilevante è previsto per il 1 gennaio 2027 quando dovrebbe entrare in vigore il divieto totale di importazione di Gnl compresi i contratti pluriennali detenuti da gruppi come TotalEnergies, Naturgy e SEFE. Entro il 1 novembre 2027 Bruxelles punta inoltre a eliminare completamente anche le residue forniture di gas russo via gasdotto verso alcuni Paesi dell’Europa orientale.
Nonostante i divieti, il centro studi finlandese ha rilevato che nell’aprile 2026 sono arrivate nei porti europei 8 spedizioni di prodotti petroliferi considerati ad alto rischio perché provenienti da raffinerie che utilizzano greggio russo. Sette spedizioni sarebbero partite dalla Turchia e una dalla Georgia. Tra i destinatari figurano Cipro con 4 carichi scaricati nei propri porti, oltre a Italia, Paesi Bassi, Romania e Spagna con una spedizione ciascuna.
Secondo funzionari europei citati negli ambienti diplomatici di Bruxelles, l’aumento dei prezzi energetici e il timore di una frenata economica starebbero provocando crescente nervosismo tra i Governi europei. Le difficoltà legate al blocco dello Stretto di Hormuz e alla riduzione delle forniture dal Medio Oriente avrebbero accelerato il dibattito sulla necessità di trovare nuove fonti di approvvigionamento. Già nel marzo 2026 il premier belga Bart De Wever aveva suggerito di normalizzare i rapporti con Mosca per recuperare accesso a energia a basso costo suscitando forti polemiche.
Sul piano diplomatico si moltiplicano i segnali di apertura verso la Federazione Russa. Il presidente francese Emmanuel Macron ha recentemente avuto un colloquio con Alexander Lukashenko, storico alleato del Cremlino. Anche la presidente del Consiglio italiana Giorgia Meloni avrebbe insistito negli ultimi vertici europei sulla necessità di accelerare iniziative diplomatiche per una conclusione del conflitto russo-ucraino. Diversa resta la posizione di diversi Paesi dell’Europa orientale che continuano a sostenere una linea molto rigida contro Mosca.
La crisi energetica sta producendo effetti anche fuori dall’Unione europea. Il Governo britannico guidato da Keir Starmer ha rinviato l’entrata in vigore del divieto sulle importazioni di carburanti derivati da greggio russo raffinato in Paesi terzi. Londra ha inoltre prorogato fino al gennaio 2027 le autorizzazioni che consentono alle società britanniche di assicurare e trasportare carichi di Gnl provenienti dai terminal russi di Sakhalin-2 e Yamal.
Anche gli Stati Uniti guidati dal presidente Donald Trump hanno esteso fino al 17 giugno 2026 una licenza speciale che sospende alcune sanzioni consentendo il completamento di esportazioni petrolifere russe già avviate. Il segretario al Tesoro Scott Bessent ha spiegato che la misura serve ad aiutare i Paesi più vulnerabili sul piano energetico dopo la crisi provocata dal blocco dello Stretto di Hormuz.
Il Giappone, dopo avere quasi azzerato le importazioni di greggio russo successivamente all’invasione dell’Ucraina, avrebbe ripreso in queste settimane ad acquistare petrolio da Mosca. La situazione conferma come il quadro geopolitico ed energetico mondiale stia rapidamente cambiando e come la guerra in Medio Oriente stia indirettamente modificando anche l’approccio occidentale alle sanzioni contro il Cremlino.
Le ultime stime economiche della Commissione europea prevedono per il 2026 una crescita dello 0,9% nell’Eurozona ma il rischio di recessione continua a preoccupare numerosi Governi. Il peso dei rincari energetici sulle famiglie e sulle imprese rischia infatti di trasformarsi in una questione sociale e politica particolarmente delicata in vista delle importanti elezioni previste nel 2027 in Francia, Italia e Spagna.

Giornalista pubblicista, ex direttore di una precedente testata e attuale direttore di Mediterranea24.








