Morte di Domenico. Prime risultanze dell’autopsia: Nessuna lesione al cuore espiantato

Dall’incidente probatorio alla camera ardente, il caso del bimbo di 2 anni e mezzo deceduto dopo il trapianto cardiaco entra nella fase tecnica. I periti avranno 120 giorni per depositare la relazione mentre si accende il confronto tra difese, consulenti e specialisti

Sintesi

L’autopsia eseguita a Napoli sul corpo del piccolo Domenico Caliendo, morto il 21 febbraio dopo un trapianto di cuore, non ha evidenziato nella prima fase lesioni all’organo nella fase dell’espianto. L’incidente probatorio disposto dal Gip ha nominato un collegio di periti che avrà 120 giorni per chiarire eventuali responsabilità dei 7 sanitari indagati per omicidio colposo. Restano al centro dell’indagine le procedure di clampaggio dell’aorta e cardiectomia effettuate al Monaldi e le modalità di conservazione dell’organo prelevato a Bolzano. Oggi alle 15 nel Duomo di Nola si celebrano i funerali alla presenza delle autorità religiose e istituzionali mentre il dibattito medico e giuridico prosegue.

Articolo

La vicenda giudiziaria relativa alla morte di Domenico Caliendo, il bambino di 2 anni e mezzo deceduto il 21 febbraio a seguito di un trapianto cardiaco, si sviluppa ora lungo il doppio binario dell’accertamento tecnico e del procedimento penale. Il primo passaggio formale si è svolto il 03/03/2026 nell’aula 717 del Palazzo di Giustizia di Napoli, dove il Gip (Giudice per le indagini preliminari) Mariano Sorrentino ha conferito l’incarico ai periti nell’ambito dell’incidente probatorio, strumento previsto dal codice di procedura penale per cristallizzare prove non ripetibili.

Il collegio è composto da specialisti indicati dal Giudice e dalle parti, tra cui Biagio Solarino dell’Università di Bari, Ugolino Livi dell’ospedale di Udine e Luca Lorini del Papa Giovanni XXIII di Bergamo, oltre ai consulenti nominati dalla famiglia e ai tecnici scelti dai 7 indagati, medici e paramedici dell’ospedale Ospedale Monaldi, struttura dove è stato effettuato il trapianto. La Procura contesta il reato di omicidio colposo, fattispecie disciplinata dall’articolo 589 del codice penale.

A seguire, presso il Secondo Policlinico di Napoli, si è svolto l’esame autoptico durato circa 3 ore con la partecipazione di 25 tra periti e consulenti. Secondo quanto dichiarato dal medico legale Luca Scognamiglio, consulente della famiglia, “da un primo esame non sono emerse lesioni al cuore nella fase dell’espianto, in particolare non sembra esserci il taglio sul ventricolo di cui qualche fonte ha parlato”. Un secondo accesso del collegio è fissato per il 28 aprile, quando verranno analizzati anche i campioni anatomopatologici. I periti avranno 120 giorni per depositare la relazione conclusiva e l’udienza è stata aggiornata all’11 settembre.

Al centro delle verifiche vi sono le procedure chirurgiche adottate il 23 dicembre nella sala operatoria del Monaldi, in particolare il clampaggio dell’aorta, tecnica che comporta l’occlusione temporanea dell’arteria principale per interrompere il flusso ematico, e la cardiectomia, cioè l’asportazione chirurgica del cuore malato. L’indagine dovrà accertare se tali passaggi siano avvenuti prima della completa verifica delle condizioni dell’organo destinato al trapianto, prelevato a Bolzano.

Nel dibattito sono intervenuti anche i protagonisti della vicenda. Guido Oppido, cardiochirurgo del Monaldi, intervistato dalla trasmissione “Lo stato delle cose” in onda su Rai 3 e condotta da Massimo Giletti, ha dichiarato: “Io so solamente che le cose le ho fatte bene, quindi io sono la vittima. Ho dedicato 11 anni della mia vita a operare i bambini in Campania. Ne ho operati 3000”. I legali di Gabriella Farina, chirurga incaricata dell’espianto, insieme ai difensori di altri sanitari, hanno chiesto approfondimenti sulle modalità di conservazione dell’organo, in particolare sull’utilizzo del ghiaccio secco rispetto al ghiaccio tradizionale per il trasporto, sollevando dubbi su eventuali responsabilità nella fase logistica.

Anche l’infettivologo Matteo Bassetti ha espresso una valutazione tecnica, osservando che nei centri con ridotta casistica trapiantologica possono verificarsi con maggiore frequenza criticità operative e sostenendo l’opportunità di concentrare tali interventi in strutture ad alto volume.

Sul piano umano, oggi alle 15 nel Duomo di Nola si celebrano i funerali del bambino. Il rito è presieduto dal vescovo di Nola Francesco Marino, con la partecipazione dell’arcivescovo di Napoli, cardinale Domenico Battaglia, che aveva amministrato l’estrema unzione al piccolo poco prima della morte. Attesa anche la presenza della premier Giorgia Meloni. Le esequie, rinviate di 11 giorni per consentire gli accertamenti irripetibili, segnano una pausa nel confronto giudiziario ma non arrestano il percorso di verità che dovrà stabilire se vi siano state negligenze, imprudenze o imperizie nella complessa sequenza clinica che ha preceduto il decesso. La ricostruzione tecnica e processuale, ordinata cronologicamente dagli atti dell’incidente probatorio fino agli esiti preliminari dell’autopsia, costituisce ora la base su cui il Tribunale dovrà fondare ogni futura valutazione.