Misterbianco (Ct) e Ferrara: un possesso che diventa anche violenza. Due donne: una grave, l’altra uccisa

Due donne colpite in casa, una condanna all’ergastolo e una legge nuova che prova a nominare il femminicidio

Sintesi

La cronaca delle ultime ore lega Misterbianco e Ferrara dentro lo stesso nodo: la violenza maschile contro le donne, spesso maturata nello spazio domestico e nelle relazioni affettive. A Misterbianco una donna di 49 anni è stata ridotta in condizioni critiche dal marito, arrestato per tentato femminicidio dopo la chiamata al 112 di una figlia. A Ferrara Samanta Zironi, 50 anni, è stata trovata morta in casa e il marito Vladimiro Lombardi è stato fermato con l’accusa di femminicidio. intanto ergastolo a Moussa Sangare per l’omicidio di Sharon Verzeni, uccisa nel 2024 a Terno d’Isola comune italiano della provincia di Bergamo in Lombardia. Un nuovo quadro normativo italiano, rafforzato dalla legge 181/2025, che ha introdotto l’articolo 577-bis del codice penale sul femminicidio. I dati ufficiali e i commenti degli operatori confermano che il fenomeno non può essere letto come una somma di improvvise liti private, ma come una questione sociale, culturale, giudiziaria e preventiva.

Articolo

Nella notte tra il 29 e il 30 maggio 2026, a Belsito, frazione di Misterbianco, nel catanese, la violenza è esplosa dentro l’abitazione familiare. Secondo una prima ricostruzione, una donna di 49 anni è stata trovata a terra, priva di sensi, con una grave ferita alla testa. A chiedere aiuto è stata una delle figlie della coppia, che ha chiamato il 112, numero unico europeo per le emergenze, permettendo l’intervento dei Carabinieri e dei soccorsi. L’operatore della centrale operativa ha mantenuto il contatto telefonico con la ragazza fino all’arrivo dei militari dll’Arma, mentre il marito della vittima, 53 anni, è stato bloccato, arrestato e trasferito in carcere. La Procura di Catania, coordinata per questa indagine dalla Procuratrice aggiunta Liliana Todaro e dalla sostituta Valentina Margio, contesta il tentato femminicidio.

La donna è stata soccorsa dal personale del 118, trasferita in codice rosso all’ospedale Garibaldi Centro di Catania e sottoposta a un delicato intervento chirurgico d’urgenza. È ricoverata in Rianimazione con prognosi riservata. Gli accertamenti tecnici sono stati affidati anche alla Sezione investigazioni scientifiche dei carabinieri di Catania, che ha cercato l’arma dell’aggressione, verosimilmente un oggetto contundente con cui la vittima sarebbe stata colpita alla testa, riportando un esteso trauma cranio-facciale e gravi lesioni cerebrali. Rispetto alle prime voci su precedenti tensioni familiari, la verifica più aggiornata riporta che ai servizi sociali del Comune di Misterbianco non risultano segnalazioni e che alla Procura di Catania non risultano denunce pregresse per maltrattamenti o precedenti liti in famiglia.

Sempre nella notte tra il 29 e il 30 maggio 2026, a Ferrara, Samanta Zironi, 50 anni, è stata trovata senza vita nella casa di via Gatti Casazza, nel quartiere Barco. Secondo gli inquirenti, la donna sarebbe stata uccisa con una coltellata al torace e l’arma ritenuta compatibile, un coltello da cucina, è stata sequestrata. Il marito, Vladimiro Lombardi, 52 anni, è stato fermato e portato in carcere. Avrebbe chiamato i sanitari, sostenendo inizialmente l’ipotesi del suicidio della moglie, poi davanti agli inquirenti, assistito dall’avvocato Gianluca Paparella, si è avvalso della facoltà di non rispondere. La Procura di Ferrara coordina le indagini e procede per chiarire dinamica, contesto e numero esatto dei colpi.

Nel caso ferrarese, gli accertamenti sulla vita di coppia sono ancora in corso. Dalle prime informazioni non risultano denunce pregresse presentate dalla vittima contro il marito, ma risultano interventi delle Forze dell’ordine per liti tra i due. Una vicina ha riferito alla TGR Emilia-Romagna che Samanta Zironi avrebbe parlato della possibilità di denunciare il marito nel caso in cui lui avesse alzato le mani. La coppia ha una figlia, affidata ai servizi sociali. Sono elementi da trattare con prudenza, perché appartengono alla fase iniziale dell’indagine e perché la responsabilità penale dovrà essere accertata nelle sedi giudiziarie, secondo il principio costituzionale della presunzione di non colpevolezza fino a sentenza definitiva.

Il 27 maggio 2026, pochi giorni prima dei nuovi episodi, il Centro FamigliE APS (Associazione di promozione sociale) di Catania aveva presentato il Report 2025, cioè il rapporto annuale sulle attività di contrasto alla violenza intrafamiliare. Dal documento emerge che in Sicilia, dal 2010 in poi, le vittime di femminicidio sono state 163, di cui 52 nella sola provincia di Catania. Il presidente Antonello Arculeo, psicologo e psicoterapeuta, ha sottolineato che la violenza in famiglia è un fenomeno complesso e che Catania mostra un dato particolarmente grave, ma ha anche evidenziato l’aumento degli uomini che scelgono percorsi di cambiamento. Il servizio “Il Primo Passo” del CUAV (Centro per uomini autori o potenziali autori di violenza) ha registrato 333 richieste di accesso nel 2025 e 54 nei primi mesi del 2026, mentre Valeria Squatrito, psicologa e psicoterapeuta, ha spiegato che nei CUAV si lavora sul riconoscimento della violenza, sull’assunzione di responsabilità e sulla gestione delle emozioni.

In questo contesto va inserita la vicenda di Sharon Verzeni, la donna, 33 anni, uccisa nella notte del 30 luglio 2024 a Terno d’Isola, in provincia di Bergamo, mentre faceva jogging. Moussa Sangare è stato condannato dalla corte di Assise del Trbunale di Bergamo all’ergastolo il 25 febbraio 2026 e, nelle motivazioni depositate e diffuse il 30 maggio 2026, i Giudici hanno descritto un’azione pianificata, fredda e priva di esitazione, sostenendo che l’imputato avesse agito per “noia” e per provare “forti emozioni”. Nelle stesse motivazioni sono richiamate la premeditazione, i futili motivi e la frase rivolta alla vittima prima dell’aggressione, “Mi dispiace per quello che sta per succedere”.

Il quadro nazionale aiuta a comprendere perché questi episodi non possano essere archiviati come anomalie isolate. Secondo il Ministero dell’Interno, nel 2025 in Italia sono stati registrati 286 omicidi volontari, con 97 vittime donne, 85 delle quali uccise in ambito familiare o affettivo, e 62 per mano del partner o dell’ex partner. Nel primo trimestre 2026, dal 1 gennaio al 31 marzo, il monitoraggio ufficiale ha registrato 15 donne uccise e, per la prima volta dopo l’entrata in vigore della legge 181/2025, 3 casi classificati come femminicidio ai sensi del nuovo articolo 577-bis del codice penale.

Eppure le leggi non sono mancate. Nel 2013, dopo la ratifica della Convenzione di Istanbul (accordo internazionale del Consiglio d’Europa contro la violenza sulle donne e la violenza domestica), il decreto legge 93/2013 ha introdotto misure penali e processuali contro la violenza di genere. Nel 2019 è arrivata la legge 69/2019, nota come Codice rosso, chiamata così perché impone una corsia prioritaria alle denunce per violenza domestica e di genere. Nel 2023 la legge 168/2023 ha rafforzato ammonimento del questore, misure cautelari e strumenti di prevenzione. Nel 2025, con la legge 181/2025, pubblicata in Gazzetta ufficiale il 2 dicembre ed entrata in vigore il 17 dicembre, il legislatore ha introdotto il reato autonomo di femminicidio nell’articolo 577-bis del codice penale, punendo con l’ergastolo l’uccisione di una donna quando il fatto è commesso come atto di odio, discriminazione, prevaricazione, controllo, possesso o dominio, oppure in relazione al rifiuto della donna di instaurare o mantenere un rapporto affettivo o come limitazione della sua libertà individuale. In questo quadro si inserisce anche la giurisprudenza più recente. La Corte di Cassazione, con la sentenza 1577/2026, ha chiarito che la “riappacificazione” tra autore della violenza e persona offesa non prova automaticamente né la fine del pericolo né la sua prosecuzione, ma va valutata caso per caso. Con la sentenza 14882/2026, depositata il 24 aprile 2026, la stessa Cassazione ha affermato che le condotte violente o moleste iniziate nella convivenza e proseguite dopo la cessazione del rapporto possono integrare il concorso tra maltrattamenti e atti persecutori aggravati, senza assorbire tutto nel precedente rapporto familiare. È un passaggio rilevante perché molte storie di violenza si aggravano proprio nella fase della separazione, del rifiuto o del distacco.

Ma evidentemente il punto, allora, non è soltanto giudiziario. Le norme possono nominare il femminicidio, aggravare le pene, accelerare le misure cautelari e ampliare i diritti informativi della persona offesa, ma la prevenzione richiede anche ascolto precoce, protezione concreta, formazione degli operatori, interventi sugli autori di violenza e sostegno ai figli che assistono o sopravvivono a questi fatti. È lì che la cronaca smette di essere soltanto racconto del danno già avvenuto e diventa domanda pubblica: come riconoscere prima i segnali di controllo, possesso, isolamento e minaccia, prima che una lite diventi aggressione, prima che una separazione diventi condanna, prima che una casa diventi la scena di un delitto.