Sintesi
L’8 luglio 2026 negli uffici dell’Asp di Palermo, in via Giorgio Arcoleo, un uomo di 53 anni, Roberto Rizzo, è stato arrestato dalla Squadra mobile con l’accusa di tentato omicidio dopo avere ferito con un coltello Francesco Paolo Sutera, dirigente medico impegnato nella procedura per la fornitura di presidi sanitari. Secondo la ricostruzione riferita dall’azienda, la lite sarebbe nata dalla richiesta di integrare la documentazione per ottenere una carrozzina elettrica destinata a un familiare. Il medico è stato colpito al volto e alla spalla, poi ricoverato al Policlinico, suturato e dichiarato non in pericolo di vita. L’episodio ha provocato la reazione dell’Ordine dei medici di Palermo, che ha chiesto il “Daspo sanitario”, mentre il caso si inserisce in un quadro nazionale ancora critico, con quasi 18mila aggressioni a operatori sanitari segnalate nel 2025.

Articolo
Alla richiesta di completare gli atti necessari per l’assegnazione di una carrozzina elettrica avrebbe risposto estraendo un coltello e colpendo il medico che stava seguendo la pratica per conto dell’Asp (Azienda sanitaria provinciale) di Palermo. L’aggressione è avvenuta l’8 luglio 2026 nella sede di via Giorgio Arcoleo e ha ferito Francesco Paolo Sutera, dirigente medico responsabile delle forniture di presidi sanitari, raggiunto al volto e alla spalla. Dopo l’intervento di colleghi e vigilanti, l’uomo indicato come aggressore, Roberto Rizzo, 53 anni, è stato fermato e poi arrestato dagli agenti della squadra mobile con l’accusa di tentato omicidio.

Secondo quanto ricostruito dal direttore Alberto Firenze, il paziente si era presentato negli uffici per ottenere una carrozzina elettrica destinata a un familiare. La pratica era già stata esaminata e, durante il controllo, il medico avrebbe rilevato la mancanza di alcuni documenti. Da qui la reazione violenta: prima il colpo al naso, poi il ferimento alla spalla mentre la vittima cercava di allontanarsi. Sutera, ricoverato al Policlinico nel reparto di Chirurgia plastica, ha ringraziato colleghi e vigilanti, spiegando che senza il loro intervento l’aggressione avrebbe potuto avere conseguenze molto più gravi.

Le condizioni del dirigente sanitario sono state giudicate non tali da metterne in pericolo la vita. Firenze ha spiegato che il medico è stato suturato e sottoposto ad accertamenti ulteriori per escludere lesioni interne, ribadendo che le forniture sanitarie non possono essere concesse senza una documentazione completa e senza la verifica del reale bisogno. La vicenda, dunque, nasce dentro una procedura amministrativa ordinaria, ma si trasforma in un nuovo episodio di violenza contro un camice bianco.
La reazione dell’Ordine dei medici di Palermo è stata netta. Toti Amato ha chiesto l’introduzione del “Daspo sanitario”, espressione con cui si indica una misura di allontanamento dai luoghi di cura per chi aggredisce il personale, salvo emergenze indifferibili e con accessi protetti e presidiati. Il richiamo si collega a un problema nazionale: il ministero della Salute ha riferito che nel 2025 sono state segnalate quasi 18mila aggressioni contro operatori sanitari e socio-sanitari, con 23.367 professionisti coinvolti.
Sul piano normativo, il fenomeno ha già portato a interventi recenti. La legge 113 del 2020 ha previsto l’Osservatorio nazionale sulla sicurezza degli esercenti le professioni sanitarie e socio-sanitarie, mentre il decreto legge 137 del 2024, convertito nella legge 171 del 2024, ha introdotto misure più severe, tra cui l’arresto obbligatorio in flagranza, anche differita entro 48 ore, per le violenze contro il personale sanitario e per i danneggiamenti nelle strutture di assistenza. Resta però il nodo dell’effettiva prevenzione nei presidi e negli ambulatori, perché casi come quello di Palermo mostrano che il conflitto può esplodere anche davanti a una semplice richiesta di integrazione documentale.

Giornalista pubblicista, ex direttore di una precedente testata e attuale direttore di Mediterranea24.









