Sintesi
Tra sabato 29 e domenica 30 agosto il Corpo forestale ha contato 198 incendi in Sicilia, mentre i Vigili del fuoco hanno superato 800 interventi da venerdì pomeriggio. Canadair, elicotteri, squadre a terra e volontari sono stati impegnati in quasi tutte le province. Il sistema ha lavorato al limite.

Nel Palermitano le fiamme hanno minacciato case, chiese e il cimitero di Caccamo; a Ciminna un giovane di 26 anni è rimasto gravemente ustionato. A Makauda, nel territorio di Sciacca, centinaia di persone sono state evacuate da una struttura ricettiva e 6, tra cui un neonato, hanno avuto bisogno di cure per il fumo. L’emergenza ha colpito persone, imprese e territorio.

Per il 1° settembre l’avviso regionale ridisegna il rischio: pericolosità alta ad Agrigento, Caltanissetta ed Enna; media in 5 province; bassa a Siracusa. A Catania resta invece massimo il livello di rischio sanitario da caldo, con 40 °C percepiti. L’allarme non è finito, ma la mappa è cambiata.

Il punto politico non può ridursi a ordinare ai privati di pulire e poi sanzionarli. Stato e Regione possono finanziare la prevenzione, premiando proprietari, comproprietari e imprese che affidano gli interventi a operatori qualificati. La pulizia deve diventare economicamente possibile prima di diventare soltanto un obbligo punito.
Un piano annuale cofinanziato da Governo nazionale e Regione Siciliana potrebbe sostenere la pulizia preventiva dei terreni più esposti, dalle aree tra campagna e abitato ai piccoli fondi abbandonati, coprendo parte delle spese documentate e prevedendo aiuti maggiori per i redditi bassi, le comproprietà e gli interventi coordinati tra confinanti.
Articolo
Quasi duecento incendi in 2 giorni. Il bilancio ufficiale del Corpo forestale della Regione Siciliana (struttura regionale responsabile anche della lotta agli incendi boschivi) registra 198 incendi tra sabato 29 e domenica 30 agosto 2026. Su richiesta della Sala operativa regionale permanente, il Centro operativo aereo unificato (Coau, struttura statale che coordina la flotta aerea antincendio) ha autorizzato 20 interventi aerei. Ai Canadair e agli elicotteri pesanti statali si sono aggiunti 10 mezzi aerei “Falchi” e 1 elicottero pesante dell’Arma dei Carabinieri impiegato in convenzione con la Regione.
Gli oltre 800 interventi non sono un secondo conteggio degli stessi roghi. I Vigili del fuoco riferiscono più di 800 interventi dalla sera di venerdì 28 al 31 agosto, con circa 750 unità e altre 120 unità operative dedicate all’Antincendio boschivo (AIB). Il dato copre un periodo più lungo e comprende l’attività del Corpo in incendi di vegetazione e in altri scenari, compresi 2 roghi che hanno coinvolto attività industriali nel Catanese. I 2 numeri descrivono quindi prospettive operative diverse e non vanno sommati.
Caccamo, Ciminna e Sciacca: il fuoco vicino alle persone. A Caccamo (Comune della Città metropolitana di Palermo) un incendio particolarmente intenso ha minacciato il cimitero e la relativa chiesa. Nello stesso momento i Vigili del fuoco presidiavano Ciminna (anch’esso Comune della Città metropolitana di Palermo), dove le fiamme avevano raggiunto il centro urbano. Il Canadair impegnato a Caccamo si è potuto spostare soltanto quando la visibilità ha consentito al pilota di operare in sicurezza: non basta che un velivolo sia disponibile, deve anche poter volare e lanciare senza mettere a rischio l’equipaggio.
A Ciminna il bilancio umano è gravissimo. Un giovane di 26 anni è rimasto seriamente ustionato mentre tentava di difendere la propria campagna ed è stato ricoverato in prognosi riservata. Vito Filippo Barone (sindaco di Ciminna) ha chiesto lo stato di emergenza e di calamità e ha denunciato la scarsità dei mezzi arrivati durante le ore più difficili. Corrado Lorefice (arcivescovo di Palermo) ha scelto di celebrare la messa nel paese come segno di vicinanza alla comunità e alla famiglia del ferito. Il potenziamento regionale annunciato (84 fuoristrada e 14 pick-up già distribuiti, oltre ai contratti per 90 mezzi pesanti e 210 ulteriori pick-up) dovrà essere misurato anche sulla capacità concreta di rispondere nei territori sotto assedio.
A Makauda la via di fuga è stata la spiaggia. A Sciacca (Comune del Libero consorzio comunale di Agrigento), nella località di Makauda, circa 500 persone presenti in una struttura ricettiva sono state allontanate precauzionalmente e concentrate sulla costa. Sei persone, compreso un neonato, sono state portate in pronto soccorso per intossicazione da fumo. Altri incendi hanno interessato Menfi, Castelmola, l’area etnea, il nisseno, il trapanese, il siracusano e il Ragusano. I fronti del Messinese già ricostruiti da Mediterranea24 mostrano quanto rapidamente l’emergenza abbia attraversato aree rurali, abitazioni, strade e attività produttive.
Il rischio del 1° settembre non è quello del 31 agosto. L’avviso regionale n. 190, valido dalle 00:00 del 1° settembre per 24 ore, assegna pericolosità alta e fase di attenzione ad Agrigento, Caltanissetta ed Enna; pericolosità media e preallerta a Catania, Messina, Palermo, Ragusa e Trapani; pericolosità bassa e preallerta a Siracusa. Sono previste precipitazioni assenti o non rilevanti, venti settentrionali deboli con rinforzi locali e umidità minima tra il 30 e il 50 per cento. Per il caldo, Catania raggiunge 40 °C percepiti e livello 3 (bollino rosso, emergenza), mentre Messina e Palermo sono a livello 1 (bollino giallo, pre-allerta). Una classificazione di pericolo indica la facilità con cui un nuovo incendio può svilupparsi e propagarsi, non certifica che in ogni provincia vi sia già un rogo attivo.
Terreno incolto non significa causa dolosa. Il Corpo forestale afferma che la maggior parte degli incendi del fine settimana ha avuto origine in terreni incolti comunali o privati e si è poi propagata verso boschi o insediamenti. Questa informazione individua il luogo di partenza e il combustibile vegetale, non l’autore né la causa dell’innesco. Caldo, siccità e vento favoriscono la propagazione. L’innesco può essere doloso, colposo o accidentale e va accertato caso per caso. Attribuire senza indagini tutti o quasi tutti i 198 episodi ai piromani trasformerebbe un sospetto plausibile in una conclusione non ancora dimostrata.
L’abbandono rurale aumenta il combustibile. Il Centro comune di ricerca della Commissione europea collega l’abbandono dei terreni all’accumulo di vegetazione e all’aumento del rischio di incendi intensi. In Italia, secondo l’Istituto nazionale di statistica, il numero delle aziende agricole è diminuito del 30,1 per cento tra il 2010 e il 2020. Sono dati nazionali, non la prova della condizione di ogni fondo siciliano, ma confermano un cambiamento strutturale: molti appezzamenti frammentati o ereditati non producono più reddito, mentre continuano a richiedere spese di manutenzione.
Gli obblighi non sono soltanto dei proprietari. La legge quadro nazionale sugli incendi boschivi affida alle Regioni la pianificazione e prevede attività pubbliche di previsione e prevenzione. Il quadro nazionale aggiornato dopo il decreto del 2021 contempla interventi sostitutivi nei fondi non curati, opere di manutenzione, fasce tagliafuoco, viabilità e punti d’acqua. Anche la campagna antincendio boschivo 2026 richiama amministrazioni, gestori, strutture turistiche e comunità alla riduzione del materiale combustibile. La prevenzione, per legge e per logica, è una responsabilità distribuita.
La legge siciliana assegna compiti diretti all’Amministrazione. La legge regionale n. 16 del 1996, modificata nel 2006 consente interventi pubblici di pulizia nei punti sensibili e prevede che l’Amministrazione forestale e gli Enti competenti operino anche lungo strade e aree adiacenti quando serve a prevenire il fuoco. I piani devono inoltre considerare la manutenzione del bosco e l’intervento sostitutivo in caso di proprietario inadempiente. Non è quindi corretto rappresentare lo Stato e la Regione come soggetti privi di obblighi, ma è legittimo chiedere che esercitino meglio le competenze e non scarichino l’intero costo della prevenzione sui singoli.
Ordinanze sì, responsabilità automatica no. I Comuni possono imporre ai proprietari e ai detentori la rimozione di sterpaglie, residui e vegetazione secca. L’ordinanza antincendi 2026 di Messina, per esempio, stabilisce obblighi continuativi nel periodo dal 15 maggio al 31 ottobre e fasce di sicurezza vicino a strade e abitazioni. L’inosservanza può comportare sanzioni amministrative e, quando ricorrono i presupposti di uno specifico reato o la violazione di un ordine dell’Autorità, conseguenze penali. La sola proprietà di un terreno non produce però automaticamente responsabilità civile o penale: servono il fatto concreto, l’eventuale colpa, il nesso causale e il danno previsti dalla legge.
La proporzione conta anche nel diritto penale. Con la sentenza n. 5 del 2026, la Corte costituzionale ha eliminato l’esclusione assoluta della particolare tenuità per l’incendio boschivo colposo. La Corte ha osservato che i casi possono andare dall’evento catastrofico a episodi molto più circoscritti. La decisione non autorizza a trascurare i terreni e non cancella il reato: restituisce al Giudice la valutazione del caso concreto ed evita che situazioni profondamente diverse ricevano sempre lo stesso trattamento.
Gli incentivi esistono già sulla carta. La legge nazionale permette alle Regioni di concedere contributi ai proprietari privati di aree boscate per operazioni di pulizia e manutenzione selvicolturale dirette soprattutto alla prevenzione. La normativa siciliana contiene una previsione analoga. Il verbo utilizzato è però “possono”: non nasce un diritto automatico del proprietario al rimborso, l’ambito principale resta quello boschivo e occorrono stanziamenti, bandi e criteri applicativi. La proposta di un piano di aiuti non richiede dunque di inventare un principio nuovo, ma di trasformare una facoltà poco accessibile in una politica stabile e verificabile.
La programmazione rurale non copre ancora il vuoto operativo. Il portale regionale dello sviluppo rurale elenca l’intervento SRD12, dedicato alla prevenzione e al ripristino dei danni alle foreste. La rimodulazione finanziaria pubblicata nel 2026 assegna alla misura 6,5 milioni di euro di spesa pubblica. Nella pagina ufficiale dei bandi aperti consultata il 1° settembre 2026, tuttavia, SRD12 non compare e la relativa pagina tematica non mostra un avviso operativo. Inoltre la misura riguarda le foreste: non coincide con un contributo semplice per ogni piccolo fondo incolto, periurbano o vicino a un’abitazione.
Il vero squilibrio è economico. Pulire un terreno frammentato, scosceso o senza accesso può costare più del suo reddito annuo e talvolta più del suo valore d’uso. La disciplina dell’Imposta municipale propria prevede diverse esenzioni per coltivatori diretti, imprenditori agricoli professionali e particolari categorie di aree. Resta però reale il problema di chi possiede un fondo improduttivo, sostiene costi senza ricavi e riceve un ordine che non è materialmente in grado di eseguire. L’obbligo di sicurezza resta, ma la politica deve renderlo praticabile.
Governo nazionale e Regione Siciliana potrebbero cofinanziare un programma annuale per la pulizia preventiva, destinato prioritariamente alle interfacce tra campagna e abitato, ai terreni prossimi a boschi, strade, scuole, strutture sanitarie e ricettive e ai piccoli fondi abbandonati. Il contributo dovrebbe coprire una quota documentata della spesa per sfalcio, potatura, rimozione controllata dei residui, cippatura e realizzazione di fasce di protezione, con percentuali maggiori per redditi bassi, comproprietà numerose e interventi associati tra più confinanti.
Pagamento tracciato e lavori verificabili. Per evitare abusi, il proprietario dovrebbe scegliere artigiani, cooperative o imprese abilitate da un elenco pubblico, presentare un preventivo e documentare lo stato dei luoghi prima e dopo l’intervento. Il contributo potrebbe essere pagato direttamente all’esecutore, così da non obbligare le famiglie ad anticipare tutta la somma. Comuni e Corpo forestale dovrebbero definire priorità sulla base della mappa del rischio, controllare a campione i lavori e impedire pratiche distruttive per il suolo e la biodiversità.
Prima l’aiuto, poi l’intervento sostitutivo. Nei casi di irreperibilità, successioni non definite o proprietari incapienti, il Comune potrebbe affidare lavori per lotti territoriali, anticipando la spesa e recuperando soltanto la quota non coperta dall’incentivo secondo criteri proporzionati. Chi riceve informazione, tempi ragionevoli e sostegno economico ma continua a non intervenire resterebbe soggetto a sanzione e azione sostitutiva. Così l’aiuto non premia l’inadempienza: rimuove gli ostacoli reali e rende più credibile anche il controllo.
La prevenzione deve arrivare prima dei Canadair. Salvo Cocina (dirigente generale del Dipartimento regionale della Protezione civile) ha indicato la disponibilità di 2.500 volontari formati e 300 mezzi, tra cui 20 autocisterne, e ha richiamato Comuni e Forze dell’ordine ad “agire prima dell’incendio”. Il messaggio è condivisibile, ma deve diventare una politica economica oltre che un appello. Una norma è socialmente sbilanciata quando ordina e punisce senza offrire una strada concretamente percorribile; diventa efficace quando affianca alla repressione degli incendi dolosi una prevenzione finanziata, programmata e controllata. Spendere per pulire prima costa meno che evacuare, spegnere, curare i feriti e ricostruire dopo.

Giornalista pubblicista, ex direttore di una precedente testata e attuale direttore di Mediterranea24.









