Dopo Hormuz gli esperti: «È il momento di dire addio al petrolio»

TAORMINA – La crisi internazionale e le tensioni nello Stretto di Hormuz riportano al centro una domanda che fino a pochi […]

TAORMINA – La crisi internazionale e le tensioni nello Stretto di Hormuz riportano al centro una domanda che fino a pochi anni fa sembrava soltanto teorica: è davvero possibile fare a meno del petrolio? Secondo gli esperti riuniti a Taormina per Thinkingreen, la risposta oggi è sì.

«Dobbiamo abbandonare il petrolio». È il messaggio lanciato dal professor Rosario Lanzafame, ordinario di Sistemi Energetici dell’Università di Catania, intervenuto al panel dedicato alla sfida della Sicilia verso il 100% di energia rinnovabile, organizzato nell’ambito dei Nations Award.

Per Lanzafame, quanto accaduto nelle ultime settimane nello Stretto di Hormuz rappresenta un campanello d’allarme che impone di accelerare la transizione energetica.

«La chiusura dello Stretto di Hormuz e le conseguenze che ne sono derivate ci insegnano che dobbiamo sfruttare la possibilità, oggi concreta, di sostituire i combustibili fossili con nuove soluzioni energetiche», ha spiegato.

Tra queste, il docente individua due direttrici strategiche: l’e-SAF (Sustainable Aviation Fuel), il carburante sintetico destinato all’aviazione, e l’ammoniaca verde, indicata come una delle alternative più promettenti per il trasporto navale.

Secondo Lanzafame, proprio la Sicilia potrebbe assumere un ruolo di primo piano in questo scenario. L’Isola dispone infatti di infrastrutture industriali già legate alla raffinazione dei carburanti e potrebbe riconvertire parte di queste produzioni verso combustibili sintetici ottenuti attraverso idrogeno rinnovabile.

«Il cherosene sintetico possiede le stesse caratteristiche del carburante tradizionale, ma non deriva dal petrolio. Si produce utilizzando idrogeno ottenuto da fonti rinnovabili e materiali di recupero provenienti dai processi industriali», ha spiegato.

Finora la diffusione di queste tecnologie è stata frenata soprattutto dai costi. Uno scenario che, secondo il professore, sta rapidamente cambiando grazie ai finanziamenti europei, alle nuove politiche energetiche regionali e alla riduzione del costo dell’energia rinnovabile.

«Oggi esistono condizioni economiche e tecnologiche che rendono queste soluzioni finalmente competitive.»

Il confronto, moderato dal giornalista Maurizio Scaglione, ha visto la partecipazione dell’assessore regionale all’Energia Francesco Colianni, promotore del nuovo disegno di legge sulla transizione energetica, dell’ambasciatore dell’Uruguay in Italia Alfredo Guillermo Bogliacini Llambi, della docente dell’Università di Messina Roberta Salomone, del presidente di ASM Giuseppe Campagna, del presidente di Sicilia Fiera-Heysun Antonio Di Cavolo e del general manager di Sunleonard Energy Stefano Salerno.

Proprio l’Uruguay è stato indicato come esempio di trasformazione energetica: in poco più di vent’anni il Paese sudamericano è passato da una forte dipendenza dai combustibili fossili a un sistema in cui circa il 64% dell’energia proviene da fonti rinnovabili.

Per la professoressa Roberta Salomone, però, la transizione non può essere soltanto tecnologica.

«Ogni cambiamento energetico deve essere accompagnato da una trasformazione culturale. Le Università hanno il compito di formare competenze, sviluppare innovazione e preparare i professionisti chiamati a guidare questa rivoluzione.»

Il dibattito di Taormina ha così lanciato un messaggio che va oltre l’emergenza geopolitica: la sicurezza energetica del futuro passerà sempre meno dal petrolio e sempre più dalla capacità di produrre energia pulita, innovazione e nuove competenze.

Mariella Musso©Tutti i diritti riservati