Sintesi
La nuova corsa regionale di Cateno De Luca non è partita da zero. Nel 2022 si era già candidato alla presidenza della Regione con “De Luca sindaco di Sicilia – Sud chiama Nord”, ottenendo 505.386 voti, pari al 23,954%, e arrivando secondo. Da allora il progetto politico si è strutturato soprattutto nel messinese e oggi viene riproposto in vista delle regionali del 2027.

Nel 2026 la strategia ha ricevuto 2 spinte elettorali. Federico Basile è stato rieletto sindaco di Messina con il 58,40% e, il 27 luglio, Sud chiama Nord ha ottenuto 7 dei 14 seggi elettivi del Consiglio metropolitano. L’8 agosto De Luca ha quindi presentato a Palazzo Zanca 22 aspiranti candidati sui 24 previsti per il messinese. Le trattative politiche dovrebbero arrivare a un primo punto entro Ferragosto, mentre il 31 agosto è stata annunciata la composizione definitiva delle 3 liste.

La vicenda di Taormina Arte ha invece radici molto più lontane. Il Festival è attivo dal 1983, mentre nel 2002 è stato avviato legislativamente il percorso per trasformare il precedente Comitato in una fondazione. La trasformazione effettiva è avvenuta nel 2017, nel 2019 è stata riconosciuta la personalità giuridica di diritto privato e nel 2022 è stato approvato un nuovo Statuto. In pratica, l’attuale Fondazione è il risultato di una lunga evoluzione dell’organismo che ha organizzato per decenni alcune delle principali manifestazioni culturali taorminesi.

Nel 2023 è stato nominato un nuovo consiglio di amministrazione, poi dichiarato decaduto nel gennaio 2024, quando la gestione è passata al commissario Sergio Bonomo. Nel febbraio 2025 Bernardo Campo ha ricevuto un incarico specifico per la revisione dello Statuto e per la nomina del nuovo sovrintendente. Alla fine del 2025 la Regione ha approvato il nuovo testo statutario, ma il ritorno alla gestione ordinaria non si è ancora concretizzato.
Il 4 febbraio 2026 Campo è stato nominato commissario straordinario per 6 mesi. Nel frattempo, il 27 maggio è cambiato anche il quadro legislativo regionale relativo alle fondazioni interessate e la Regione ha ritenuto necessario rivalutare l’adeguamento dello Statuto. Il 5 agosto l’Assessorato regionale del Turismo ha quindi prorogato Campo fino al 31 dicembre 2026, e comunque non oltre l’insediamento del nuovo consiglio.
Articolo
Cateno De Luca (sindaco di Taormina, deputato dell’Assemblea regionale siciliana e presidente del gruppo Sud chiama Nord per le autonomie) ha accelerato la costruzione della sua nuova candidatura alla presidenza della Regione. L’espressione “sindaco di Sicilia”, che ha accompagnato anche la sua precedente corsa elettorale, non identifica infatti alcuna carica prevista dall’ordinamento: è la formula politica con cui De Luca presenta il proprio modello, fondato sull’idea di trasferire alla Regione l’esperienza maturata nelle amministrazioni comunali. De Luca è stato eletto nella XVIII legislatura proprio nella lista “De Luca Sindaco di Sicilia – Sud chiama Nord” e che dal marzo 2026 presiede il relativo gruppo parlamentare.
La sfida rappresenta dunque la prosecuzione di quella affrontata il 25 settembre 2022, quando De Luca si è candidato alla presidenza della Regione e ha raccolto 505.386 voti, il 23,954%, piazzandosi alle spalle di Renato Schifani. Quella denominazione elettorale era già “De Luca sindaco di Sicilia – Sud chiama Nord”. La campagna avviata nel 2026 punta alle regionali del 2027, ma al momento non è ancora stata fissata una data ufficiale della consultazione.
La tappa messinese dell’8 agosto è arrivata dopo 2 risultati che De Luca ha utilizzato come base politica della propria strategia. Federico Basile (sindaco di Messina, esponente dell’area politica legata a De Luca) è stato proclamato il 28 maggio per il secondo mandato consecutivo, dopo avere ottenuto 64.512 voti, pari al 58,40%. Il 27 luglio si sono poi svolte le elezioni di secondo livello per il Consiglio metropolitano, alle quali hanno partecipato esclusivamente sindaci e consiglieri comunali dei 108 Comuni del territorio e nelle quali il voto ha avuto un peso differente in funzione della popolazione rappresentata.
I dati ufficiali hanno assegnato a Sud chiama Nord (ScN) 328 voti amministrativi*, 40.339 voti ponderati*, il 45,02% e 7 seggi; Fratelli d’Italia – Giorgia Meloni ha ottenuto 275 voti, 18.831 ponderati, il 21,02% e 3 seggi; il Partito Democratico 184 voti, 12.343 ponderati, il 13,78% e 2 seggi; Lega – Salvini Premier 92 voti, 7.103 ponderati, il 7,93% e 1 seggio; Grande Sicilia 66 voti, 5.829 ponderati, il 6,51% e 1 seggio. Forza Azzurra non ha conquistato rappresentanti. I 7 eletti di ScN costituiscono quindi metà dei 14 consiglieri e non il 57%. Con Basile, che per legge presiede la Città metropolitana, l’area politicamente riconducibile alla maggioranza conta 8 componenti su 15.
Anche il confronto con il 2025 richiede una precisazione matematica. I 209 voti amministrativi indicati dallo stesso movimento sono diventati 328, cioè 119 in più e un incremento del 56,9%. Il risultato è molto consistente, ma parlare di numero “quasi raddoppiato” non è corretto in senso numerico. La crescita dei voti ponderati mostrata durante la conferenza è stata ancora maggiore in percentuale, ma resta distinta dal numero materiale degli amministratori che hanno votato la lista. In sostanza, la lista non è cresciuta soltanto perché l’hanno votata più amministratori, ma anche perché tra questi c’erano amministratori di Comuni il cui voto “pesava” di più in termini di residenti.
È su queste premesse che l’8 agosto De Luca, affiancato da Basile e da Danilo Lo Giudice (sindaco di Santa Teresa di Riva e coordinatore regionale di Sud chiama Nord ed ex deputato dell’ARS), ha riunito i sostenitori nel Salone delle Bandiere di Palazzo Zanca. Sono stati presentati 22 dei 24 nominativi che dovranno alimentare 3 liste provinciali: “Liberi e Forti”, “Sud chiama Nord per le Autonomie” e “De Luca Sindaco di Sicilia”. È rimasta in valutazione anche una possibile iniziativa elettorale rivolta specificamente ai giovani, denominata “Governo di Liberazione per i Giovani”.
L’obiettivo dichiarato nel messinese è particolarmente alto: conquistare 4 degli 8 deputati assegnati alla circoscrizione. De Luca ha spiegato che la distribuzione definitiva dei candidati dovrà essere calibrata provincia per provincia in funzione della legge elettorale e che la composizione completa verrà presentata il 31 agosto. Ferragosto è stato indicato come termine per chiudere alcune trattative politiche considerate delicate.
Sul terreno delle alleanze, il leader di ScN non ha ancora scelto tra centrodestra e centrosinistra. Ha sostenuto che l’adesione al programma sarà il criterio per definire lo schieramento e ha ribadito di non voler arretrare sulla candidatura alla presidenza, respingendo l’ipotesi di un nome imposto dai vertici nazionali. Il punto politico della strategia è quindi duplice: tenere aperto il confronto con gli schieramenti tradizionali e, contemporaneamente, presentare De Luca come candidato autonomo capace di contrattare dalla posizione costruita dal suo movimento nel territorio messinese.
I 22 nominativi annunciati, con i ruoli riportati e verificati nelle fonti disponibili, sono: Cateno De Luca, capofila; Paolo Alibrandi (consigliere comunale di Messina e consigliere metropolitano di ScN); Calogero Brancatelli (consigliere comunale messinese di ScN); Mario Briguglio (consigliere comunale ed ex sindaco di Scaletta Zanclea); Alessandra Calafiore (assessora alle Politiche sociali della Giunta Basile); Liana Cannata (assessora comunale di Messina); Giovanni Caruso (già consigliere comunale, proveniente dalla Nuova Democrazia Cristiana e candidato nel 2026 con Liberi e Forti); Alessandra Cullurà (assessora del Comune di Taormina, indicata nella presentazione anche come vicesindaca e appartenente all’amministrazione De Luca); Nicoletta D’Angelo, Rosaria Di Ciuccio e Serena Giannetto (consigliere comunali dell’area ScN a Messina); Lorenzo Italiano (già sindaco, consigliere comunale di Milazzo e consigliere metropolitano di ScN); Giuseppe Lombardo (deputato regionale di ScN e sindaco di Roccalumera); Danilo Lo Giudice, già indicato; Carmelo Lo Monte (già deputato alla Camera, sindaco di Graniti e consigliere metropolitano di ScN); Nicola Maddocco (consigliere comunale messinese di ScN e dirigente medico); Simona Paratore (avvocata aderente al progetto); Cetty Pirone (consigliera comunale dell’area ScN); Matteo Sciotto (deputato dell’ARS di ScN e sindaco di Santa Lucia del Mela); Giuseppe Sottile (assessore a Barcellona Pozzo di Gotto); Dario Zante (già consigliere comunale di Messina, proveniente da Ora Sicilia); Daniela Zirilli (consigliera comunale di Villafranca Tirrena e consigliera metropolitana di ScN).
Intanto, a poca distanza politica e geografica dalla costruzione delle liste si è sviluppata un’altra vicenda che coinvolge direttamente Taormina: quella della Fondazione Taormina Arte Sicilia. Il Festival Taormina Arte è attivo dal 1983 e ha consolidato nel tempo una programmazione internazionale di musica, teatro e danza, affiancandosi al Taormina Film Fest. La Fondazione che oggi ne cura le attività è però molto più recente rispetto alla manifestazione culturale dalla quale trae origine.
La legge regionale del 26 marzo 2002 ha previsto la trasformazione dell’allora Comitato Taormina Arte in fondazione. Il passaggio è stato concretizzato il 13 febbraio 2017 e il decreto del dirigente generale (DDG) n. 1011 del 19 maggio successivo ha approvato l’atto di trasformazione e lo Statuto. L’11 giugno 2019, con il DDG n. 1556, è stata riconosciuta la personalità giuridica di diritto privato e disposta l’iscrizione nel Registro regionale delle persone giuridiche. Un ulteriore Statuto è stato poi approvato il 9 giugno 2022.
Il 22 febbraio 2023 l’assessorato ha nominato il Consiglio di amministrazione (Cda) per 4 anni. Quell’assetto, tuttavia, non ha raggiunto la scadenza naturale. Il 19 gennaio 2024 è stata dichiarata la decadenza del Cda e Sergio Bonomo (dirigente e commissario incaricato dalla Regione) è stato nominato commissario straordinario, con il compito di assicurare la continuità dell’attività e affrontare anche la revisione della governance dopo l’uscita del Comune di Taormina dalla compagine fondativa.
Il 10 febbraio 2025 Elvira Amata (assessora regionale del Turismo, dello sport e dello spettacolo ed esponente di Fratelli d’Italia) ha nominato Bernardo Campo (dirigente regionale e componente della struttura tecnica dell’Assessorato) commissario ad acta (incaricato cioè di compiere specifici atti) per la scelta del nuovo sovrintendente e per una revisione più ampia dello Statuto. Il nuovo testo è stato successivamente approvato dal Dipartimento regionale con il DDG n. 4769 del 19 dicembre 2025. Nel frattempo la Regione è rimasta l’unico socio fondatore attivo dopo l’uscita della Città metropolitana di Messina, del Comune di Messina e del Comune di Taormina.
La versione statutaria approvata alla fine del 2025 ha previsto un Cda di 5 componenti, destinato a restare in carica per 4 anni: il sindaco di Taormina con la funzione di presidente, 3 rappresentanti della Regione, uno dei quali vicepresidente, e un ulteriore componente scelto congiuntamente dagli eventuali Enti del Terzo settore ammessi come soci promotori. Soltanto qualora quest’ultima designazione non venga effettuata, il Comune di Taormina deve trasmettere all’Assessorato il nominativo di un esperto nei settori musicale, cinematografico o teatrale.
La gestione ordinaria, tuttavia, non è ripartita. Esaurita la fase di Bonomo, il decreto assessoriale n. 1 del 4 febbraio 2026 ha affidato a Campo l’incarico di commissario straordinario per 6 mesi, in attesa dell’insediamento degli organi previsti dallo Statuto. È proprio durante questo periodo che è intervenuta la modifica legislativa che ha complicato nuovamente l’assetto giuridico. La legge regionale n. 12 del 27 maggio 2026, pubblicata nel giugno successivo, ha infatti modificato l’articolo 35 della precedente legge del 2002. L’articolo 8 ha soppresso le parole con cui la disposizione regionale rinviava espressamente ai “principi, procedure e tempi” del decreto legislativo (D.Lgs.) n. 367 del 29 giugno 1996, provvedimento statale nato per disciplinare la trasformazione degli Enti operanti nel settore musicale in fondazioni di diritto privato. La modifica ha quindi eliminato quel richiamo dalla norma siciliana: non ha introdotto, come riportato nel testo originario, una nuova applicabilità del decreto statale.
La questione non è puramente formale. Già durante l’esame preparatorio della riforma, il Servizio Studi dell’ARS aveva evidenziato un possibile nodo costituzionale: poiché gli organismi interessati hanno assunto personalità giuridica di diritto privato, la loro disciplina può investire l’“ordinamento civile”, materia riservata alla competenza legislativa dello Stato. in pratica, la Regione Siciliana ha cercato di stabilire proprie regole per Enti come Taormina Arte e quelli lirico-sinfonici, ma potrebbe non avere piena libertà di farlo, in quanto questi organismi sono fondazioni di diritto privato e alcune norme che li riguardano rientrano nell’ordinamento civile, una materia sulla quale può legiferare soprattutto lo Stato. Il Servizio Studi dell’ARS ha quindi avvertito: attenzione, togliere questi Enti dall’applicazione delle regole statali potrebbe creare un problema di costituzionalità. Non ha però detto che la legge regionale è sicuramente illegittima: per stabilirlo servirebbe eventualmente una decisione della Corte costituzionale. In sostanza, è stato sollevato un dubbio giuridico serio, non pronunciata una bocciatura della legge.
Il protrarsi della fase straordinaria era stato criticato già nell’autunno 2025. Il gruppo del Partito Democratico all’ARS aveva presentato un’interrogazione al presidente della Regione e all’assessora Amata chiedendo di interrompere la successione delle proroghe e di ricostituire il Cda, giudicando quel passaggio ormai necessario per ristabilire rappresentanza istituzionale, trasparenza e partecipazione nella gestione. Sul versante culturale, Campo ha invece ricordato nel giugno 2026 il valore storico della manifestazione taorminese, considerata tra i festival di più lunga tradizione europea.
Il nuovo intervento della Regione è arrivato il 5 agosto. Il decreto assessoriale n. 20/GAB, pubblicato nello stesso giorno dall’Assessorato del Turismo, dello sport e dello spettacolo, ha ufficialmente prorogato l’incarico di commissario straordinario a Campo. Dal testo dell’atto allegato, insieme alla scheda ufficiale, emerge che la proroga opera fino al 31 dicembre 2026 e comunque non oltre la data di insediamento del nuovo Cda. Fino ad allora il commissario continua a esercitare le attribuzioni indispensabili a garantire il funzionamento della Fondazione e l’adozione degli atti necessari, mentre prosegue la valutazione sull’adeguamento dello Statuto alla normativa sopravvenuta.
Si intrecciano così 2 percorsi che hanno Taormina e il messinese come denominatore comune. Sul versante politico De Luca ha avviato la fase più concreta della propria candidatura regionale, cercando di trasformare i risultati locali in una coalizione capace di competere per Palazzo d’Orléans a Palermo. Sul versante culturale, invece, una delle istituzioni più note dell’Isola continua ad attendere il passaggio dalla gestione commissariale a quella statutaria. Per entrambe le vicende le prossime scadenze saranno decisive: il 31 agosto per conoscere le liste messinesi definitive del progetto di De Luca e, per Taormina Arte, l’insediamento del nuovo Cda che potrebbe interrompere il commissariamento prima della scadenza massima del 31 dicembre.
* Nel Consiglio metropolitano ci sono 2 dati diversi, in quanto l’elezione è di secondo livello: votano soltanto sindaci e consiglieri comunali dei Comuni della Città metropolitana e ogni voto non ha lo stesso peso.
Voti amministrativi: sono semplicemente il numero effettivo di sindaci e consiglieri comunali che hanno votato una lista. Per esempio, alle elezioni metropolitane di Messina del 2026 Sud chiama Nord ha ottenuto 328 voti amministrativi: significa che 328 amministratori locali hanno materialmente scelto quella lista.
Voti ponderati: sono invece il valore attribuito a quei voti dopo averli “pesati” in base alla popolazione del Comune rappresentato dall’elettore. In sostanza, il voto di un consigliere di un Comune molto popoloso vale più, ai fini del risultato, di quello espresso da un amministratore di un piccolo Comune. È sui voti ponderati che vengono calcolate percentuali e assegnazione dei seggi.
Nel caso di Sud chiama Nord a Messina: 328 amministratori hanno votato la lista, ma quei 328 voti hanno prodotto 40.339 voti ponderati, pari al 45,02%, consentendo l’elezione di 7 consiglieri metropolitani.

Giornalista pubblicista, ex direttore di una precedente testata e attuale direttore di Mediterranea24.









