Approvato il Decreto Sicurezza. Sostituito l’avvocato con incaricati. In sintesi il decreto nei dettagli

La Camera approva il provvedimento con modifiche sostanziali all’articolo 30-bis sui rimpatri volontari assistiti, mentre Governo e Opposizioni si dividono tra rivendicazioni e accuse di incostituzionalità

Sintesi

La Camera dei deputati approva definitivamente il Decreto Sicurezza* con 162 voti favorevoli e 102 contrari. Il Governo guidato da Giorgia Meloni introduce un correttivo sull’articolo 30-bis relativo ai rimpatri volontari assistiti. La norma nasce per colmare il divario tra 2.500 richieste accolte e 1.010 rientri effettivi registrati nel triennio 2023-2025. Il testo modifica il ruolo degli avvocati eliminandoli dal processo operativo e introduce nuovi soggetti come organizzazioni internazionali. Cambia anche il sistema di compenso che viene riconosciuto per l’assistenza e non più per l’effettivo rimpatrio. Il Governo stima fino a 913 rimpatri annui. Le Opposizioni, guidate tra gli altri da Giuseppe Conte, contestano la norma definendola incostituzionale e inefficace. Il decreto entra in vigore dopo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale e si inserisce nel quadro delle politiche di sicurezza e gestione dell’immigrazione. Il Decreto Sicurezza in sisntesi, introduce misure per il rafforzamento della sicurezza pubblica, il potenziamento degli strumenti di controllo del territorio, l’inasprimento di alcune sanzioni e la riorganizzazione delle procedure in materia di immigrazione, con particolare attenzione ai rimpatri volontari assistiti disciplinati dall’articolo 30-bis del Testo unico sull’immigrazione (insieme di norme che regolano l’ingresso e la permanenza degli stranieri in Italia).

Articolo

Il Decreto Sicurezza ottiene l’approvazione definitiva alla Camera dei deputati con 162 voti favorevoli e 102 contrari, entrando in vigore il giorno successivo alla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale. Il provvedimento rappresenta la conversione in legge del decreto legge emanato dal Governo, accompagnato da un intervento correttivo firmato dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che modifica uno dei punti più controversi dell’intero impianto normativo, ossia l’articolo 30-bis relativo ai rimpatri volontari assistiti, detti Rva (rimpatri volontari assistiti).

Nel corso dell’iter parlamentare il clima politico si è rivelato particolarmente teso, con le Opposizioni che hanno manifestato dissenso anche simbolico, mentre la Maggioranza ha difeso l’impianto del provvedimento come strumento necessario per rafforzare la sicurezza pubblica e la gestione dei flussi migratori. Il nodo centrale riguarda l’evoluzione della norma sui rimpatri, inizialmente introdotta al Senato e poi oggetto di critiche da parte del Cnf (Consiglio nazionale forense) e della categoria degli avvocati, coinvolti nella versione originaria come soggetti operativi incentivati economicamente per favorire il rientro degli stranieri nei Paesi di origine.

Il testo corretto elimina tale impostazione, escludendo gli avvocati dal sistema e sostituendoli con figure più ampie come rappresentanti muniti di mandato, includendo organizzazioni internazionali e intergovernative, enti locali e associazioni impegnate nell’assistenza agli immigrati. Questa modifica risponde alle osservazioni istituzionali e giuridiche emerse nel confronto con il Quirinale e con le componenti tecniche del sistema giudiziario.

Parallelamente viene ridefinito anche il meccanismo economico. Nella versione precedente il compenso era subordinato alla partenza effettiva dello straniero, mentre nella nuova formulazione viene riconosciuto alla conclusione del procedimento amministrativo, con una cifra stabilita pari a 615 euro. Questo cambiamento segna un passaggio da una logica di risultato a una logica di servizio, con l’obiettivo di rendere più fluido e praticabile l’intero processo.

In concreto, le nuove figure previste dal Decreto Sicurezza non sono soggetti completamente nuovi da istituire, ma realtà già esistenti che potranno essere formalmente coinvolte attraverso accordi e convenzioni con il Ministero dell’Interno (Viminale, Ministero responsabile della sicurezza pubblica). Si tratta principalmente di organizzazioni internazionali e intergovernative già operative nei rimpatri, come Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (Oim, organismo che si occupa della gestione delle migrazioni), oltre a Enti locali e associazioni del terzo settore attive nell’assistenza agli stranieri. La figura del “rappresentante munito di mandato” non è quindi un nuovo profilo professionale autonomo, ma un soggetto incaricato formalmente che può appartenere a queste strutture. Il sistema è dunque già potenzialmente operativo, anche se richiederà atti amministrativi attuativi per definire nel dettaglio chi potrà svolgere concretamente queste funzioni. Contestualmente cambia anche il meccanismo economico: il compenso di 615 euro viene riconosciuto alla concluse del procedimento amministrativo e non più solo in caso di rimpatrio effettivo, segnando il passaggio da una logica basata sul risultato a una impostazione orientata al servizio e all’assistenza.

I dati ufficiali del Viminale (Ministero dell’Interno) evidenziano la ragione dell’intervento normativo. Nel triennio 2023-2025 sono stati registrati 1.010 rimpatri effettivi a fronte di circa 2.500 richieste accolte, mostrando una significativa distanza tra adesioni e realizzazioni concrete. La nuova disciplina nasce proprio per ridurre questo divario, stimando circa 830 rimpatri annui, incrementati prudenzialmente del 10%, pari a 83 procedure aggiuntive, per un totale stimato di 913 rientri all’anno.

Dal punto di vista politico, la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni difende il correttivo sottolineando che esistono precedenti nella storia repubblicana di decreti legge modificati in corso d’opera e definendo il provvedimento un passo concreto per rafforzare la tutela dei cittadini e sostenere le forze dell’ordine. Di segno opposto le dichiarazioni dell’ex premier Giuseppe Conte, che giudica la norma incostituzionale e priva di misure efficaci, evidenziando inoltre la carenza di circa 25.000 unità nelle forze dell’ordine sul territorio nazionale. Anche esponenti del Partito Democratico, tra cui Debora Serracchiani, criticano la scelta di non abrogare completamente la disposizione.

In ordine cronologico il percorso normativo si articola attraverso: l’approvazione iniziale del decreto legge da parte del Governo; l’introduzione dell’articolo 30-bis al Senato; le contestazioni delle categorie professionali e delle istituzioni; l’intervento del Quirinale, la stesura del decreto correttivo; e infine la conversione definitiva in legge da parte della Camera; seguita dalla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale e dall’entrata in vigore.

* Decreto Sicurezza: Il 24 aprile 2026 la Camera dei deputati ha approvato in via definitiva il disegno di legge A.C. 2886, che converte il decreto legge n. 23 del 2026, noto come “decreto sicurezza”, introducendo misure urgenti in materia di ordine pubblico, attività investigativa dell’autorità giudiziaria (organo che esercita la funzione giurisdizionale), funzionamento delle Forze di polizia e del Ministero dell’Interno, oltre che in tema di immigrazione e protezione internazionale. Il provvedimento, inizialmente composto da 33 articoli e 104 commi, è stato ampliato nel corso dell’esame al Senato fino a 38 articoli e 115 commi, con un rafforzamento complessivo dell’impianto normativo.

Il contenuto del decreto si sviluppa lungo alcune direttrici principali: potenziamento delle misure di prevenzione e repressione dei reati legati alle armi, alla violenza giovanile e alla criminalità diffusa, rafforzamento della sicurezza urbana e della gestione delle manifestazioni pubbliche, introduzione di nuove regole per le indagini in presenza di cause di giustificazione (circostanze che escludono la punibilità), e interventi per migliorare l’efficienza delle Forze dell’ordine e delle strutture del Ministero dell’Interno. A ciò si aggiungono disposizioni a favore delle vittime del dovere, del terrorismo e della criminalità organizzata, insieme a una revisione organica delle politiche migratorie e delle procedure di protezione internazionale.

Nel dettaglio, il decreto interviene su numerosi ambiti con modifiche puntuali: vengono inasprite le sanzioni per il porto abusivo di armi e strumenti offensivi e introdotte responsabilità anche per i genitori di minori coinvolti; si ampliano i poteri del Questore e gli strumenti di controllo del territorio, come il DASPO urbano (divieto di accesso a determinate aree) e le misure nelle zone a vigilanza rafforzata; si estendono le possibilità di perquisizione e accompagnamento durante le manifestazioni pubbliche; si introducono nuove fattispecie di reato e aggravanti, oltre a modifiche al codice della strada e alla disciplina delle indagini penali. Parallelamente, vengono previste misure per il reclutamento e la carriera nelle Forze di polizia e armate, interventi per la Polizia penitenziaria, norme a sostegno delle vittime e disposizioni in materia di immigrazione, tra cui l’obbligo di collaborazione per l’identificazione degli stranieri, il rafforzamento dei rimpatri e la gestione dei centri di permanenza, fino all’entrata in vigore immediata del provvedimento dopo la pubblicazione ufficiale.