Il Governo riattiva il monitoraggio degli immobili non dichiarati attraverso l’azione dell’Agenzia delle Entrate con il supporto dell’intelligenza artificiale. L’operazione, prevista nel Dfp 2026 (Documento di finanza pubblica), è iniziata nel 2025 e si concluderà entro il 2027. L’obiettivo è individuare le cosiddette “case fantasma” e aggiornare il catasto per recuperare gettito fiscale. Il sistema utilizza dati cartografici, ortofoto e algoritmi per rilevare anomalie tra immobili reali e registrazioni ufficiali. Entro il 2025 è stato analizzato il 75% del territorio, con previsione dell’85% nel 2026. I contribuenti saranno coinvolti tramite lettere di compliance per regolarizzare eventuali difformità. L’intervento mira a migliorare equità fiscale e corretto calcolo di imposte come Imu e Tari.

Articolo
A distanza di circa 20 anni dalla precedente operazione avviata con la legge di Bilancio 2006, il Governo rilancia il controllo sugli immobili non dichiarati, affidando un ruolo centrale all’Agenzia delle Entrate e all’uso dell’intelligenza artificiale. Il piano emerge ufficialmente nel Dfp 2026 (Documento di finanza pubblica, atto programmatico economico dello Stato), che colloca l’avvio delle attività nel 2025 e ne fissa la conclusione entro il 2027. L’obiettivo è far emergere fabbricati o porzioni non censite al catasto (registro pubblico degli immobili), recuperando basi imponibili e aumentando il gettito fiscale in un’ottica di contrasto all’evasione e maggiore giustizia tributaria.

L’intervento si fonda su strumenti tecnologici avanzati che migliorano in modo significativo le verifiche rispetto al passato. In particolare, viene utilizzato il Sit (Sistema integrato del territorio, banca dati catastale digitale) per confrontare la cartografia ufficiale con ortofoto fornite da Agenzia per le erogazioni in agricoltura, attraverso tecniche di fotointerpretazione. Gli algoritmi di intelligenza artificiale analizzano grandi quantità di dati individuando incoerenze tra quanto registrato e quanto effettivamente esistente, come differenze nel numero di vani, presenza di piani non dichiarati o pertinenze come box e depositi non censiti. Le anomalie vengono poi sottoposte alla verifica dei funzionari fiscali, che possono avviare contestazioni nei confronti dei contribuenti.

Il processo risulta già in fase avanzata, con una copertura del 75% del territorio nazionale raggiunta entro la fine del 2025 e una previsione di estensione all’85% nel corso del 2026. Sulla base delle irregolarità rilevate, l’amministrazione finanziaria invierà comunicazioni di compliance (inviti alla regolarizzazione spontanea) ai cittadini interessati, offrendo la possibilità di chiarire le discrepanze o adeguarsi alle richieste. L’intera operazione dovrebbe concludersi entro il 2027 con l’aggiornamento completo degli archivi catastali.
L’impatto di questo intervento si riflette direttamente sul sistema fiscale immobiliare. Una corretta registrazione delle rendite catastali incide infatti sul calcolo di imposte come Imu (Imposta municipale propria) e Tari (Tassa sui rifiuti), evitando sottostime che generano minori entrate per lo Stato ed Enti locali. L’operazione si configura quindi come una misura di contrasto al sommerso e di riequilibrio del prelievo fiscale, con l’obiettivo di garantire una distribuzione più equa del carico tributario tra i contribuenti.

Giornalista pubblicista, ex direttore di una precedente testata e attuale direttore di Mediterranea24.









