Sicilia. Regionali 2027: nel Campo largo il confronto Cateno, il patteggiamento di Cuffaro, crisi nella Dc

Nel centrosinistra siciliano si apre il confronto su Cateno De Luca mentre la Dc di Totò Cuffaro affronta una crisi politica e giudiziaria che rischia di ridisegnare gli equilibri del centrodestra

Sintesi

La politica siciliana è già entrata nella lunga fase preparatoria delle elezioni regionali del 2027 (salvo crisi di Governo e anticipazione del voto nel nel fine anno in corso), con tensioni e trattative sia nel centrosinistra sia nel centrodestra. Nel Partito Democratico (Pd) si discute dell’eventuale apertura a Cateno De Luca (deputato all’Assemblea Regionale Siciliana, sindaco di Taormina) e a Sud chiama Nord del quale è leader, ma le posizioni restano profondamente divise tra aperture tattiche e forti opposizioni interne. Ismaele La Vardera e Alleanza Verdi e Sinistra (Avs) respingono ogni ipotesi di alleanza con De Luca accusandolo di oscillare tra centrodestra e centrosinistra, mentre Italia Viva sostiene la necessità di ampliare il fronte anti-Schifani. Parallelamente il centrodestra è scosso dalla richiesta di patteggiamento avanzata da Totò Cuffaro nell’inchiesta sulla sanità siciliana, vicenda che rischia di accelerare la crisi della Democrazia Cristiana (Dc) regionale e di favorire una redistribuzione degli equilibri interni tra Forza Italia, Lega e Fratelli d’Italia. Sullo sfondo crescono le tensioni nella Maggioranza che sostiene Renato Schifani. Intanto c’è stata una sorta di intimidazione alla nipote di Cuffaro candidata sindaca a Raffadali.

Articolo

La Sicilia si muove ormai in un clima da campagna elettorale permanente in vista delle Regionali del 2027 (salvo crisi di Governo nell’Isola e anticipazione del voto nel fine anno in corso) e il primo terreno di scontro riguarda la costruzione delle future coalizioni. Nel centrosinistra si è acceso il confronto sull’eventuale coinvolgimento di Cateno (deputato all’Assemblea Regionale Siciliana, sindaco di Taormina) e del movimento Sud chiama Nord del quale è leader, dentro il cosiddetto “campo largo”, formula politica utilizzata per indicare l’alleanza tra forze progressiste, Movimento 5 Stelle (M5S), civici e moderati alternativi al centrodestra. A rilanciare il dibattito è stato il capogruppo del Pd all’Assemblea Regionale Siciliana (Ars) Michele Catanzaro durante un incontro a Sciacca, provocando immediate reazioni e nuove divisioni all’interno della coalizione progressista.

Il primo a respingere con decisione l’ipotesi è stato Ismaele La Vardera, leader di Controcorrente e attualmente unico candidato già ufficialmente in corsa per la presidenza della Regione. La Vardera ha indicato il cosiddetto “Modello Agrigento” come esempio politico alternativo a De Luca, sostenendo che il centrosinistra possa vincere anche senza il leader di Sud chiama Nord. Secondo La Vardera, ad Agrigento l’alleanza progressista avrebbe dimostrato di poter competere senza accordi con chi “segue il vento politico” spostandosi tra diversi schieramenti.

Cateno De Luca ha replicato ricordando le numerose esperienze amministrative condivise con il Pd in vari Comuni siciliani come Marsala, Ispica, Enna e Termini Imerese, amministrazione guidata dalla sindaca del M5S Maria Terranova. Il leader di Sud chiama Nord ha inoltre rivendicato il proprio ruolo tattico nelle amministrative di Agrigento, spiegando di avere sfruttato le divisioni interne al centrodestra “come un cavallo di Troia”. De Luca ha anche ricordato i precedenti contatti avviati con il Pd in occasione delle elezioni europee, trattative poi interrotte per la contrarietà dei vertici nazionali del partito. Secondo l’ex sindaco di Messina esistono ancora le condizioni per aprire un confronto politico serio purché basato su programmi chiari e senza giudizi morali reciproci. Da qui la battuta con cui auspica un “campo larghissimo” e non un “camposanto”.

Contraria in maniera netta resta invece Alleanza Verdi e Sinistra. Il segretario regionale Pierpaolo Montalto ha escluso qualsiasi futura alleanza con De Luca accusandolo di sostenere il centrodestra in Calabria e in numerosi Comuni siciliani. Montalto ha inoltre criticato l’ingresso nel movimento di esponenti provenienti dall’area moderata e conservatrice come Riccardo Pellegrino, sostenendo che un’intesa con Sud chiama Nord snaturerebbe l’identità della coalizione progressista.

Su una linea differente si colloca Italia Viva. L’ex rettore dell’Università di Palermo Fabrizio Micari ritiene invece che il centrosinistra abbia oggi concrete possibilità di vittoria anche contro un centrodestra compatto e che, proprio per questo motivo, debbano essere cercati punti di convergenza con tutte le forze politiche contrarie al governo regionale guidato da Renato Schifani e sostenuto anche dalla Dc di Totò Cuffaro.

Più prudenti appaiono i vertici regionali del Pd e del M5S. Sergio Lima, componente della direzione nazionale del Pd vicino alla segretaria Elly Schlein, ha sottolineato come De Luca continui a sostenere alleanze con il centrodestra in molte realtà amministrative siciliane, invitando il partito a concentrarsi prioritariamente sulle elezioni comunali e sul consolidamento del perimetro progressista già esistente. Analoga la posizione del coordinatore siciliano del M5S Nuccio Di Paola, secondo cui in questa fase la priorità resta il rafforzamento del consenso interno al Movimento e dell’intera area progressista, rinviando eventuali confronti sugli assetti regionali a dopo le amministrative.

Parallelamente il centrodestra siciliano affronta una fase di forte tensione interna legata all’inchiesta giudiziaria che coinvolge Totò Cuffaro. L’ex presidente della Regione ha chiesto il patteggiamento a 3 anni per le accuse di corruzione e traffico di influenze nell’ambito dell’indagine della Procura di Palermo sui presunti affari illeciti nella sanità regionale. La richiesta, presentata davanti al Giudice per l’udienza preliminare Ermelinda Marfia dai legali Giovanni Di Benedetto e Marcello Montalbano, è stata accompagnata dalla disponibilità a risarcire con 15 mila euro l’ospedale Villa Sofia e l’Asp (Azienda sanitaria provinciale) di Siracusa. La Procura ha già espresso parere favorevole mentre la decisione definitiva spetterà al Gip.

L’inchiesta ruota attorno a 2 distinti filoni investigativi. Il primo riguarda il presunto pilotaggio del concorso per la stabilizzazione di 15 operatori socio sanitari all’ospedale Villa Sofia di Palermo. Secondo l’accusa, il presidente della commissione Antonio Iacono avrebbe consegnato anticipatamente le tracce della prova scritta a Vito Raso, storico collaboratore di Cuffaro, che le avrebbe poi trasmesse all’ex governatore. Quest’ultimo avrebbe infine favorito una candidata risultata successivamente vincitrice del concorso. Coinvolti nell’indagine risultano anche l’ex direttore generale Roberto Colletti e altri dirigenti sanitari.

Il secondo filone riguarda invece un appalto dell’Asp di Siracusa e presunti episodi di traffico di influenze collegati ad aziende private operanti nel settore sanitario. Tra gli imputati figurano dirigenti della Dussmann Service, imprenditori e faccendieri accusati di avere esercitato pressioni per orientare affidamenti pubblici. Alcune posizioni risultano ancora separate dal procedimento principale.

Sul piano politico la richiesta di patteggiamento viene interpretata da molti osservatori come un’ammissione di responsabilità che rischia di compromettere definitivamente il futuro della Dc siciliana. All’interno della Maggioranza che sostiene Schifani il clima sarebbe diventato particolarmente delicato. Fratelli d’Italia avrebbe sempre guardato con freddezza al ritorno della Dc in Giunta regionale, mentre Forza Italia teme che una crescita dell’asse tra Dc e Lega possa alterare gli equilibri interni del centrodestra.

Dentro la Dc si starebbero infatti consolidando 2 aree differenti. Da una parte il gruppo vicino all’assessora Nuccia Albano, ad Andrea Messina e a Serafina Marchetta favorevole a un rapporto più stabile con Schifani e Forza Italia. Dall’altra l’area che fa riferimento a Ignazio Abbate, Carmelo Pace e Carlo Auteri, considerata sempre più vicina alla Lega e a Luca Sammartino. Proprio queste tensioni avrebbero contribuito al fallimento dell’operazione politica che avrebbe dovuto portare Abbate in Giunta regionale.

Secondo diversi analisti il vero interrogativo politico riguarda ora la possibilità di una Dc senza Totò Cuffaro. Negli ultimi anni il partito si è identificato quasi completamente con il suo leader storico e la richiesta di patteggiamento rischia di accelerare una diaspora interna già iniziata da tempo. Le voci di possibili passaggi verso la Lega da parte di vari dirigenti democristiani si rincorrono soprattutto nelle province di Ragusa, Siracusa e Agrigento, territori strategici dove il Carroccio potrebbe rafforzarsi sensibilmente.

A criticare duramente il Governo regionale sono stati anche esponenti dell’Opposizione. Fabrizio Micari (ingegnere, classe 1963, è stato Rettore dell’Università degli Studi di Palermo, nel 2017 è stato candidato alla Presidenza della Regione Siciliana per il centrosinistra e attualmente è attivo politicamente nell’area riformista e moderata del Campo largo, collaborando con Italia Viva Sicilia, l’organizzazione regionale del partito politico nazionale di centro, fondato da Matteo Renzi nel 2019) ha parlato di “ennesima tegola” su una Giunta ormai indebolita dalle vicende giudiziarie e amministrative. Il leader nazionale di Azione Carlo Calenda ha invece rilanciato la richiesta di commissariamento della Sicilia nei settori dell’acqua, della sanità e dei rifiuti, sostenendo che il caso Cuffaro rappresenti soltanto il simbolo più noto di una più ampia degenerazione amministrativa.

Nel frattempo a Raffadali la candidata sindaca Ida Cuffaro, nipote dell’ex presidente della Regione Totò Cuffaro, ha denunciato il ritrovamento di un proprio manifesto elettorale legato alla panchina rossa di Piazza Progresso, simbolo della lotta contro la violenza sulle donne. In un primo momento la candidata aveva annunciato l’intenzione di rivolgersi alle Forze dell’ordine, salvo poi ridimensionare l’accaduto definendolo probabilmente una “bravata” e invitando a non esasperare ulteriormente il clima della campagna elettorale. Solidarietà le è stata espressa anche dal leader di Controcorrente Ismaele La Vardera.

Lo scenario siciliano appare dunque sempre più fluido e frammentato. Nel centrosinistra il dibattito su Catno De Luca continua a dividere alleati e dirigenti, mentre nel centrodestra il futuro della Dc e l’eredità politica del cuffarismo stanno già ridisegnando alleanze, strategie e rapporti di forza in vista della lunga corsa verso Palazzo d’Orleans.

Nota

In merito al procedimento Cuffaro, in ottemperanza al diritto di cronaca tutelato dalla Costituzione, si precisa che, dato lo stadio di indagini in corso, ogni persona eventualmente coinvolta è da considerarsi innocente fino a una sentenza definitiva che accerti la sua colpevolezza.