Sintesi
Negli Stati Uniti il Dipartimento di Giustizia e la Cftc (Commodity Futures Trading Commission, Commissione federale per il controllo dei mercati dei derivati) stanno indagando su una serie di operazioni speculative sospette effettuate poco prima di annunci di Donald Trump e di autorità iraniane sulla crisi nel Golfo Persico. Le operazioni, concentrate tra marzo e aprile 2026, avrebbero generato profitti miliardari grazie a puntate ribassiste sul petrolio e su derivati energetici. Una possibile manipolazione finanziaria globale ?. Reuters, Abc News e altri media internazionali hanno evidenziato tempistiche considerate anomale e compatibili con possibili fughe di informazioni riservate. Nel frattempo Wall Street continua a correre, con Nasdaq e S&P500 vicini ai massimi storici nonostante le tensioni geopolitiche, la volatilità energetica e i timori di stagflazione. Sullo sfondo emergono anche nuovi sospetti sui mercati previsionali come Polymarket e sulle falle nei sistemi di vigilanza finanziaria statunitensi.

Articolo
Le Autorità federali statunitensi hanno aperto una vasta indagine su presunti casi di insider trading collegati alle oscillazioni del mercato petrolifero durante la recente crisi tra Stati Uniti e Iran. Il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti, insieme alla Cftc (Commodity Futures Trading Commission, Commissione federale che vigila sui mercati dei futures e dei derivati), sta verificando almeno 4 maxi operazioni speculative realizzate tra marzo e aprile 2026 poco prima di dichiarazioni pubbliche del presidente Donald Trump e di rappresentanti iraniani. Secondo le informazioni diffuse da Abc News e successivamente approfondite da Reuters, tali operazioni avrebbero generato guadagni superiori a 2,6 miliardi di dollari, cifra che in successive ricostruzioni sarebbe salita fino a circa 7 miliardi considerando anche contratti derivati su diesel e benzina negoziati sulle piattaforme Ice (Intercontinental Exchange, Borsa internazionale dei derivati energetici) e Cme (Chicago Mercantile Exchange, Borsa merci di Chicago).

Il primo episodio finito sotto osservazione risale al 23 marzo 2026. Secondo i dati del London Stock Exchange Group, operatori finanziari avrebbero piazzato scommesse ribassiste sul greggio per oltre 500 milioni di dollari circa 15 minuti prima che Trump annunciasse il rinvio di possibili attacchi contro infrastrutture energetiche iraniane. L’effetto immediato fu un rapido calo delle quotazioni petrolifere. Il secondo episodio si sarebbe verificato il 7 aprile, poche ore prima dell’annuncio di una tregua temporanea tra Stati Uniti e Iran. In quel caso furono aperte posizioni speculative per circa 960 milioni di dollari contro il petrolio. Il 17 aprile, circa 20 minuti prima di una comunicazione del ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi sull’apertura dello Stretto di Hormuz al traffico commerciale, sarebbero state effettuate ulteriori operazioni ribassiste per circa 760 milioni di dollari. Infine il 21 aprile, appena un quarto d’ora prima dell’annuncio di Trump relativo all’estensione della tregua, furono registrate nuove puntate speculative per circa 430 milioni di dollari.

Le tempistiche considerate estremamente precise hanno alimentato il sospetto che qualcuno possa avere avuto accesso a informazioni non pubbliche prima degli annunci ufficiali. Reuters ha sottolineato come i volumi registrati risultassero eccezionali e fortemente concentrati in prossimità di eventi geopolitici in grado di influenzare violentemente il prezzo del greggio. Gli investigatori stanno cercando di ricostruire l’identità degli operatori coinvolti e di verificare eventuali collegamenti con ambienti governativi o finanziari vicini all’amministrazione Trump.
L’intera vicenda si inserisce in una fase di forte volatilità internazionale. Nella giornata di venerdì 8 maggio 2026 Wall Street ha chiuso in territorio positivo grazie soprattutto al comparto tecnologico. Il Dow Jones ha terminato la seduta con un progresso dello 0,02% a 49.609 punti dopo avere superato temporaneamente nei giorni precedenti la soglia psicologica dei 50mila punti. L’S&P500 è salito dello 0,84% a 7.399 punti, sfiorando il nuovo massimo storico di 7.402 punti. Il Nasdaq ha registrato la migliore performance con un rialzo dell’1,71% a 26.247 punti e un nuovo record storico a 26.249 punti. Tra i titoli protagonisti si sono distinti Intel con un balzo del 14% a 124,92 dollari e Cisco Systems con un aumento del 4,79% a 96,57 dollari.
Parallelamente i mercati energetici hanno continuato a risentire delle tensioni geopolitiche nel Golfo Persico. Il Brent (greggio migliore, del mar del Nord il cui valore è preso a riferimento da Europa, Africa e Medio Oriente), ha concluso la settimana sopra i 101 dollari al barile oscillando tra 101,29 e 101,73 dollari, mentre il Wti (West Texas Intermediate, riferimento petrolifero statunitense) si è attestato tra 95,40 e 95,75 dollari al barile. Anche il gas naturale europeo ha mostrato una tendenza al rialzo. Il future Ttf (Title Transfer Facility, principale mercato virtuale europeo del gas con sede nei Paesi Bassi) ha registrato aumenti legati ai timori di possibili interruzioni delle forniture energetiche attraverso lo Stretto di Hormuz, snodo strategico per il commercio mondiale del greggio.
I sospetti delle Autorità americane non riguardano soltanto il mercato petrolifero tradizionale ma anche le piattaforme di “prediction market” come Polymarket, sistemi digitali nei quali gli utenti scommettono sull’esito di eventi geopolitici, economici o elettorali. Secondo diverse ricostruzioni, poco prima dell’escalation con l’Iran sarebbero apparse oltre 150 puntate collegate alla possibile guerra e persino all’eventuale eliminazione dei leader di Teheran. La Casa Bianca avrebbe inoltre diffuso una comunicazione interna invitando il personale governativo a evitare qualunque utilizzo improprio di informazioni riservate per fini speculativi. Un ulteriore episodio giudiziario ha rafforzato i timori di infiltrazioni speculative legate a informazioni sensibili. Un militare statunitense coinvolto nella pianificazione dell’operazione in Venezuela contro Nicolas Maduro è stato incriminato il mese scorso con l’accusa di avere ottenuto circa 400mila dollari di profitti grazie a scommesse effettuate su Polymarket sfruttando informazioni riservate.
Sul piano giudiziario, il Dipartimento di Giustizia e la Sec (Securities and Exchange Commission, Commissione di vigilanza sulla Borsa statunitense) hanno inoltre incriminato 30 persone nell’ambito di una distinta rete di insider trading legata a fusioni e acquisizioni societarie. Diciannove persone sono state arrestate. Tra queste figura l’avvocato Nicolò Nourafchan, laureato alla Yale Law School e attivo tra il 2013 e il 2023 presso importanti studi legali come Sidley Austin, Latham & Watkins e Goodwin Procter. Secondo i Procuratori federali di Boston, Nourafchan avrebbe gestito per circa un decennio un sistema illecito fondato sulla trasmissione di informazioni riservate relative a operazioni societarie non ancora pubbliche, generando decine di milioni di dollari di profitti illeciti.
Il tema dell’insider trading resta particolarmente sensibile negli Stati Uniti poiché coinvolge direttamente la credibilità dei mercati finanziari. L’insider trading consiste nell’utilizzo di informazioni privilegiate non pubbliche per ottenere vantaggi economici attraverso operazioni speculative. Negli ultimi anni le Autorità americane hanno rafforzato i sistemi di sorveglianza grazie anche all’utilizzo di algoritmi e strumenti di intelligenza artificiale per individuare movimenti anomali dei mercati. Studi accademici recenti confermano come le moderne tecniche di analisi dei dati permettano oggi di identificare schemi sospetti con maggiore precisione rispetto al passato.
In Italia diversi analisti finanziari e osservatori economici hanno sottolineato come il caso americano rischi di avere conseguenze globali sulla fiducia degli investitori e sulla trasparenza dei mercati internazionali. Esperti di diritto finanziario hanno evidenziato che eventuali conferme di fughe di notizie da ambienti governativi rappresenterebbero una delle più gravi crisi reputazionali degli ultimi anni per la finanza statunitense. Anche la giurisprudenza europea negli ultimi anni ha irrigidito le norme contro gli abusi di mercato attraverso il Regolamento Mar (Market Abuse Regulation, Regolamento europeo contro gli abusi di mercato) e il rafforzamento delle competenze delle autorità di vigilanza nazionali.
Resta ora da capire se le indagini federali riusciranno a dimostrare l’esistenza di un vero sistema organizzato di speculazione basato su informazioni privilegiate oppure se le operazioni contestate saranno archiviate come semplici coincidenze speculative favorite dall’elevata volatilità geopolitica. Intanto il caso continua ad alimentare interrogativi sulla permeabilità tra politica, sicurezza internazionale e grandi interessi finanziari.
L’opinione
Il dubbio è pure che nei vertici politici istituzionali del potere mondiale, a partire dagli Stati Uniti e subito dopo nelle altre grandi superpotenze come Cina e Russia, senza dimenticare colossi demografici ed economici quali India e Brasile, fino ad arrivare a un’Europa spesso considerata elegante solo in apparenza e a un’Italia incline alla retorica moralista e predicatoria, molti tra coloro che hanno accesso anticipato a informazioni riservate possano avere accumulato enormi profitti sfruttando guerre, crisi energetiche, tensioni diplomatiche e oscillazioni finanziarie.
Nel frangente, come da sempre, all’opinione pubblica vengono raccontate, attraverso televisioni, giornali, piattaforme digitali e social network amplificati da immense platee di follower e sostenitori, versioni rassicuranti, narrazioni convenzionali e “favole” confezionate per orientare consenso, emozioni e interpretazioni, lasciando così crescere il sospetto che dietro gli eventi geopolitici e le improvvise turbolenze economiche si muova una gigantesca partita speculativa finanziaria giocata da chi dispone di informazioni privilegiate e strumenti di potere irraggiungibili per cittadini e piccoli investitori.

Giornalista pubblicista, ex direttore di una precedente testata e attuale direttore di Mediterranea24.









