Sicilia, primo sì alla legge sugli anziani. Lo Spi chiede risorse per i caregiver

Assistenza a casa e accesso unico ai servizi nel testo sostenuto da Maggioranza e Opposizione. Restano da definire le coperture. Balistreri chiede almeno dieci milioni per chi assiste un familiare

Sintesi

Ieri, 6 ottobre, la commissione Salute dell’Ars ha approvato il disegno di legge dedicato alla popolazione anziana, che punta a collegare assistenza sanitaria, servizi sociali e prevenzione. Il percorso deve proseguire in commissione Bilancio e poi in Aula. Le nuove misure non sono ancora operative.

Il provvedimento riunisce la proposta presentata da Nicola D’Agostino di Forza Italia e quella sull’invecchiamento attivo promossa da Mario Giambona con altri deputati del Pd. Prevede un accesso unico ai servizi, assistenza personalizzata e sostegno alla permanenza nella propria abitazione. L’obiettivo è rendere più semplice ottenere aiuto.

Lo Spi Cgil Sicilia, rappresentato dalla segretaria generale Maria Concetta Balistreri, chiede almeno 10 milioni per il fondo regionale dei caregiver. Il sindacato denuncia risorse insufficienti, ritardi e difficoltà per chi concilia assistenza e lavoro. Il riconoscimento della figura deve tradursi in sostegno concreto.

Un’interpellanza firmata da 11 deputati del Partito democratico riprende le richieste dello Spi Sicilia, chiedendo al Governo regionale almeno 10 milioni di euro per i caregiver, l’attuazione della legge che ne riconosce il ruolo e un confronto con sindacati e Distretti. L’obiettivo è affiancare ai contributi economici servizi concreti per chi assiste un familiare.

Articolo

Il primo sì, ma la legge deve ancora arrivare in Aula

La VI Commissione – Salute, Servizi sociali e sanitari dell’Ars ha approvato, Ieri, 6 ottobre, il disegno di legge n. 1018/145, “Interventi per la prevenzione e l’integrazione sociale, sanitaria e assistenziale in favore della popolazione anziana”. Il testo punta a costruire una rete che accompagni le persone nell’invecchiamento, dalla prevenzione all’assistenza quando perdono autonomia. Il passaggio in commissione non equivale all’approvazione definitiva della legge: devono ancora essere affrontate le coperture finanziarie e il voto dell’Aula.

Giuseppe Laccoto (presidente della commissione Salute, esponente della Lega) ha sottolineato la necessità di consentire agli anziani di rimanere, quando possibile, nella propria casa e nella comunità. Nicola D’Agostino (deputato di Forza Italia e primo firmatario della proposta n. 1018) ha indicato come prossimo passaggio la commissione Bilancio, auspicando l’arrivo in Aula entro i primi giorni di novembre. Si tratta di un obiettivo politico, non di una scadenza già garantita. ARS

Da dove nasce e chi lo ha firmato

Il provvedimento nasce dall’unione di due iniziative parlamentari. Il disegno di legge n. 1018 è stato presentato il 17 ottobre 2025 da D’Agostino. Il testo depositato all’Ars riporta, oltre alla sua, le firme di Di Paola, Laccoto, Pace, Leanza, Zitelli, Balsamo, Burtone, De Luca, Galluzzo, Gilistro, La Rocca Ruvolo, Giuseppe Lombardo, Pellegrino, Catanzaro, Geraci, Cateno De Luca, Abbate, Adorno, Caronia, Cracolici, Daidone, Dipasquale, Figuccia, Gallo, Gennuso, Giuffrida, Grasso, Intravaia, Lantieri, Mancuso, Marano, Porto, Severino, Spada, Tomarchio, Venezia e Vitrano. Nel documento compare anche Mario Giambona (Partito Democratico), la cui successiva adesione è stata comunicata nel resoconto parlamentare del 27 gennaio 2026.

La sottoscrizione attraversa Maggioranza e Opposizione: vi figurano esponenti di Forza Italia, Lega, Fratelli d’Italia, Democrazia Cristiana e autonomisti, insieme a deputati del Partito democratico, del Movimento 5 Stelle e dell’area di Cateno De Luca. Le firme documentano il sostegno alla presentazione della proposta, ma non consentono da sole di ricostruire come ciascun deputato abbia votato in commissione.

La seconda iniziativa, il disegno di legge n. 145, è stata presentata il 2 dicembre 2022 da Mario Giambona (deputato del PD), insieme ai colleghi di partito Giovanni Burtone, Dario Safina, Calogero Leanza e Nello Dipasquale. Era dedicata al contrasto della solitudine e alla promozione dell’invecchiamento attivo. La scheda ufficiale dell’iter registra il suo abbinamento al n. 1018 il 15 aprile 2026. Il testo oggi indicato come 1018/145 deriva dunque da questo percorso comune.

Che cosa cambierebbe per anziani e famiglie

Secondo la descrizione del provvedimento diffusa dopo il voto, ogni distretto sanitario dovrebbe avere un Punto unico di accesso, al quale anziani e familiari possano rivolgersi per entrare nella rete dei servizi. È il tentativo di evitare che una famiglia debba cercare separatamente assistenza sanitaria, aiuto sociale e informazioni sulle procedure. Per la persona assistita è previsto un progetto individualizzato, concordato con lei e con i familiari e seguito da un referente.

Il fulcro è l’assistenza nella propria abitazione, attraverso interventi sanitari e sociali coordinati, consulti e controlli a distanza, teleassistenza e tecnologie domestiche. Sono previsti anche centri diurni e strutture residenziali specializzate, comprese quelle per le persone con demenza. Per il caregiver familiare (la persona che assiste un proprio congiunto) vengono indicati formazione, sostegno psicologico e interventi per conciliare cura e lavoro. Queste previsioni non costituiscono ancora servizi nuovi automaticamente disponibili o contributi già richiedibili.

Che cosa ha approvato la commissione e quali modifiche sono verificabili

Le notizie sul voto attestano il via libera al disegno di legge abbinato 1018/145, ma nelle fonti consultate non è stato possibile acquisire il testo coordinato approvato il 6 ottobre e il dettaglio degli emendamenti votati. Non è quindi documentabile, articolo per articolo, se la commissione abbia mantenuto integralmente le disposizioni originarie oppure le abbia corrette, sostituite o eliminate. L’abbinamento delle due proposte è verificato, ma non basta a ricostruire le singole modifiche.

Per l’avvio vengono annunciati 9 milioni di euro per nove progetti pilota, uno per ciascuna Asp (Azienda sanitaria provinciale), e 1 milione per prevenzione e invecchiamento attivo. Laccoto ha però precisato che il Governo regionale deve individuare le coperture. Le somme previste nel progetto non vanno quindi presentate come finanziamenti già disponibili.

Lo Spi Sicilia chiede un fondo concreto per i caregiver

Nella stessa giornata del 6 ottobre, lo Spi Cgil Sicilia (Sindacato pensionati italiani della Confederazione generale italiana del lavoro) ha chiesto almeno 10 milioni di euro per il fondo regionale dei caregiver nelle variazioni di bilancio. Le lettere aperte, firmate da Maria Concetta Balistreri (segretaria generale dello Spi Cgil Sicilia), sono state indirizzate a Renato Schifani (presidente della Regione), Nuccia Albano (assessora regionale alla Famiglia e alle Politiche sociali) e ai presidenti delle commissioni parlamentari dell’Ars. Il sindacato chiede anche un incontro per individuare sostegni economici e servizi adeguati alle famiglie.

Secondo lo Spi, il riconoscimento legislativo del caregiver non ha ancora avuto un’attuazione adeguata. Il sindacato richiama i 500 mila euro previsti dalla norma regionale e circa 2 milioni e 35 mila euro del fondo nazionale, riferiti all’annualità 2022, a fronte di una platea potenziale stimata in 40 mila caregiver familiari in Sicilia. La legge regionale n. 5 del 21 marzo 2024 prevede, più precisamente, un massimo di 500 mila euro annui per ciascun esercizio dal 2024 al 2027, attraverso il programma del Fondo sociale europeo Plus. La previsione finanziaria va però distinta dalle somme effettivamente utilizzate e dai sostegni ricevuti dalle famiglie.

La Regione, nella comunicazione del 16 luglio 2026 sul bonus caregiver, ha annunciato 2.035.212,87 euro destinati ai Distretti socio-sanitari, provenienti dal fondo nazionale. La ripartizione riserva il 65% ai caregiver di persone con disabilità grave e il 35% a quelli di persone con disabilità gravissima. Albano ha riconosciuto il valore dell’assistenza familiare e i sacrifici personali, lavorativi ed economici che comporta, indicando come obiettivo il rapido trasferimento delle risorse ai beneficiari. L’erogazione dei contributi resta affidata ai Distretti, secondo le procedure previste.

Il nodo sollevato dallo Spi riguarda sia l’entità delle risorse sia la loro effettiva distribuzione.

Balistreri richiama le procedure di spesa e rendicontazione dei Distretti, che secondo il sindacato condizionano l’accesso alle annualità successive. I “50 euro l’anno” denunciati dallo Spi derivano da un calcolo indicativo: dividendo circa 2 milioni di euro per i 40 mila caregiver familiari siciliani potenzialmente interessati, secondo la stima del sindacato, sicché si ottengono circa 50 euro ciascuno. Non è il contributo effettivamente riconosciuto a ogni beneficiario, ma un dato che evidenzia l’insufficienza delle risorse rispetto alla platea stimata.

Balistreri sostiene inoltre che la Sicilia sia tra le sole tre regioni che non integrano con fondi propri i trasferimenti statali. La richiesta di almeno 10 milioni punta a rafforzare il sostegno a chi assiste un familiare con disabilità grave o gravissima. Lo Spi evidenzia soprattutto le difficoltà delle donne, sulle quali ricade frequentemente il lavoro di cura, e di quanti faticano a conservare un’occupazione stabile mentre garantiscono assistenza quotidiana. Per questo chiede interventi che vadano anche oltre il contributo monetario.

Le criticità segnalate dallo Spi Sicilia sono riprese in un’interpellanza a risposta orale rivolta al presidente della Regione e all’assessora alla Famiglia, che richiama una nota sindacale del 2 ottobre 2026 e le difficoltà riscontrate nei Distretti nell’apertura degli avvisi e nell’erogazione dei contributi. Il documento reca le firme di Sebastiano Venezia, Michele Catanzaro, Giovanni Burtone, Valentina Chinnici, Antonello Cracolici, Emanuele Dipasquale, Mario Giambona, Calogero Leanza, Dario Safina, Ersilia Saverino e Tiziano Spada (deputati regionali del Partito democratico, schieramento di Opposizione).

Gli interpellanti chiedono almeno 10 milioni di euro di risorse regionali nelle variazioni di bilancio per integrare il fondo caregiver, il rifinanziamento e la piena attuazione della legge regionale n. 5/2024, che riguarda anche il riconoscimento delle competenze e il reinserimento lavorativo di chi presta assistenza. Sollecitano inoltre la convocazione urgente di sindacati e rappresentanti dei Distretti, richiamando anche il coinvolgimento del Terzo settore, per programmare servizi e interventi continuativi che affianchino il sostegno economico.

Un finanziamento diverso riguarda l’invecchiamento attivo.

Con la comunicazione dell’8 agosto 2025, la Regione ha annunciato un avviso da 500 mila euro per progetti rivolti agli ultrasessantacinquenni, promossi da enti del Terzo settore e dedicati a socializzazione, inclusione digitale, corretti stili di vita e dialogo tra generazioni. Il 7 luglio 2026 ha poi comunicato il finanziamento di 26 progetti, attraverso il Fondo nazionale per le politiche della famiglia 2024. Questi 500 mila euro non coincidono con quelli previsti dalla legge sui caregiver: finanziano iniziative per l’autonomia e la partecipazione degli anziani, anziché il fondo specifico richiamato dal sindacato.

Sul piano nazionale, il 2 ottobre 2026, a Palazzo Chigi, il CIPA (Comitato interministeriale per le politiche in favore della popolazione anziana) ha approvato il primo Piano nazionale per la cura della fragilità e della non autosufficienza nella popolazione anziana. Il Ministero del Lavoro indica 1,5 miliardi di euro per il triennio 2025-2027, a valere sul Fondo per la non autosufficienza, per rafforzare l’assistenza domiciliare, semplificare l’accesso ai servizi e potenziare il personale sociosanitario. Sono risorse con finalità più ampie rispetto al fondo specifico per i caregiver.

Marina Calderone (ministra del Lavoro e delle Politiche sociali) ha sottolineato la necessità di accompagnare l’invecchiamento della popolazione con servizi adeguati e sostegno alle famiglie. Maria Teresa Bellucci (viceministra del Lavoro e delle Politiche sociali) ha richiamato il coinvolgimento di sindacati, enti del Terzo settore, categorie professionali e comunità scientifiche nella preparazione del Piano. Nella stessa riunione sono state approvate anche le linee guida per la coabitazione tra anziani e tra generazioni diverse, forme abitative pensate per favorire relazioni e sostegno reciproco.

Restano distinti anche i due interventi da 10 milioni discussi in Sicilia. Lo Spi chiede un fondo dedicato ai caregiver, mentre il disegno di legge sugli anziani prevede 9 milioni per progetti pilota nelle Asp (Aziende sanitarie provinciali) e 1 milione per prevenzione e invecchiamento attivo, con coperture ancora da definire. L’importo complessivo è uguale, ma destinatari e finalità sono diversi.

I precedenti sul territorio

Mediterranea24 ha già documentato le differenze nei tempi di attuazione del fondo caregiver nei Distretti siciliani e la richiesta dello Spi Sicilia e Messina di prorogare i termini nel Distretto di Taormina. Quei precedenti mostrano perché risorse, procedure accessibili e tempi di erogazione debbano procedere insieme: il sostegno raggiunge le famiglie soltanto quando diventa concretamente utilizzabile.

Nell’immagine di copertina, un gesto di assistenza a una persona anziana, la targa della commissione Salute dell’Ars e Maria Concetta Balistreri, segretaria generale dello Spi Cgil Sicilia.