Sicilia, caso Armao tra consulenze e presunti favori. Cervello all’Antimafia. Archiviazioni su mafia e appalti

Interrogatori il 12 e 13 ottobre. Le dichiarazioni di Schifani e Sammartino. La Vardera convocato. Il Giudice ha formulato valutazioni severe sulla gestione delle indagini dell’epoca

Sintesi

L’inchiesta su Gaetano Armao riguarda presunti pagamenti attraverso consulenze considerate fittizie e interventi per favorire pratiche ambientali e interessi nel settore delle cure palliative. Gli interrogatori sono fissati per il 12 e 13 ottobre, prima della decisione sulle misure cautelari richieste dalla Procura. Le accuse devono ancora essere valutate dal giudice.

Schifani e Sammartino hanno sostenuto che la vicenda non riguarda l’attività del Governo regionale. Armao respinge le contestazioni e si è dimesso dall’incarico di consigliere giuridico del presidente della Regione. L’indagine investe comunque attività svolte nei suoi incarichi pubblici.

Sul caso dell’ospedale Cervello, La Vardera ha annunciato che il 6 ottobre consegnerà alla commissione Antimafia regionale documenti sulle presunte infiltrazioni mafiose e sulle segnalazioni ricevute. La Regione ha già comunicato verifiche sull’azienda delle pulizie. Le denunce attendono riscontri.

A Caltanissetta sono stati archiviati il filone contro ignoti sulle stragi legato al dossier mafia-appalti e il procedimento riguardante Natoli, Pignatone e Screpanti. Il Giudice ha formulato valutazioni severe sulla gestione delle indagini dell’epoca, senza individuare elementi sufficienti per attribuire nuove responsabilità nelle stragi. Gli altri accertamenti non si fermano.

Articolo

Il caso Armao, consulenze e pratiche ambientali

Non soltanto presunte tangenti, ma anche interventi sui tempi delle autorizzazioni, anticipazioni di documenti e rapporti con gli uffici regionali. È il quadro delineato dalla Procura di Palermo nell’inchiesta che coinvolge Gaetano Armao (avvocato amministrativista, già assessore e vicepresidente della Regione, ex presidente della Commissione tecnica specialistica e dimissionario consigliere giuridico del presidente regionale) e altre 8 persone. Le contestazioni riguardano, a vario titolo, ipotesi di corruzione. Le misure cautelari sono state richieste, non ancora disposte: il Giudice deciderà dopo gli interrogatori preventivi del 12 e 13 ottobre. Per tutti gli indagati vale la presunzione di non colpevolezza.

La Procura ha chiesto la custodia in carcere per Armao e Pierluigi Matta (avvocato palermitano, indicato dall’accusa come intermediario nei rapporti con le imprese). Armao comparirà il 13 ottobre davanti a Giuseppa Zampino (Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Palermo). Le perquisizioni del 2 ottobre hanno interessato abitazioni, studi professionali e uffici, per cercare ulteriori riscontri ed evitare la dispersione delle prove dopo la comunicazione agli indagati dell’esistenza dell’inchiesta.

Uno degli episodi riguarda CVA (Compagnia Valdostana delle Acque, gruppo energetico attivo nelle fonti rinnovabili) e CVA Eos, società del gruppo. Secondo gli atti descritti dalla stampa, un contratto di consulenza affidato a Matta, considerato fittizio dagli inquirenti, avrebbe prodotto pagamenti per almeno 147.494 euro, dei quali 138.000 di imponibile. In corrispondenza dei versamenti, il professionista avrebbe consegnato ad Armao denaro contante in più occasioni. La cifra indica i compensi ricevuti da Matta: nei passaggi degli atti resi noti non è quantificato quanto sarebbe successivamente arrivato ad Armao.

Le contestazioni coinvolgono Giuseppe Argirò (ex amministratore delegato e direttore generale di CVA) e Marco Malacarne Gentile (manager del gruppo e direttore di CVA Eos), convocati per il 12 ottobre. Per l’accusa avrebbero seguito il rapporto contrattuale con Matta, mentre Armao avrebbe favorito gli incontri con i dirigenti regionali, concordato tempi di trattazione e anticipato contenuti di atti. Le procedure comprendevano la VIA (valutazione di impatto ambientale), il PAUR (provvedimento autorizzatorio unico regionale, che riunisce le autorizzazioni necessarie al progetto) e le verifiche sul rispetto delle prescrizioni. Gli inquirenti ipotizzano inoltre interventi nell’individuazione dei funzionari incaricati, per rendere la gestione delle pratiche più favorevole alle aziende.

Un secondo episodio riguarda Seap Bio Energy (società interessata a un impianto per il trattamento dei rifiuti e la produzione di biometano), rappresentata da Sergio Vella (imprenditore). Il progetto è previsto ad Aragona (Comune dell’entroterra collinare in provincia di Agrigento). Anche in questo caso, secondo la Procura, Matta avrebbe svolto una funzione di intermediazione e una consulenza avrebbe mascherato pagamenti destinati a ottenere interventi favorevoli sull’istruttoria ambientale.

Il capitolo delle cure palliative

L’inchiesta comprende anche un episodio relativo alle cure palliative (assistenza rivolta alle persone con malattie gravi, per alleviare sofferenza e sintomi). Secondo l’accusa, una consulenza da 6.000 euro a Matta avrebbe remunerato un intervento di Armao, nella qualità di esperto del presidente della Regione, a favore della Samo (Società per l’assistenza al malato oncologico), rappresentata da Luigi Zancla. L’obiettivo ipotizzato era limitare gli effetti del piano regionale di ampliamento della rete, evitando l’ingresso di altri operatori.

La ricostruzione coinvolge interlocuzioni con Salvatore Iacolino (all’epoca dirigente generale del Dipartimento regionale della Pianificazione strategica), che non risulta indagato in questo procedimento. Un’altra contestazione riguarda Giuseppe Geremia Lombardo (deputato regionale del Movimento per l’Autonomia, Mpa, e nipote dell’ex presidente della Regione Raffaele Lombardo): avrebbe sostenuto interessi del settore in cambio dell’assunzione di una persona politicamente vicina. Lombardo ha annunciato le dimissioni dalle commissioni Bilancio e Sanità e si è detto certo di poter chiarire la propria posizione.

La difesa e le dichiarazioni del governo

Armao ha respinto le accuse, dichiarando di poter dimostrare l’infondatezza dell’imputazione provvisoria. Ha richiamato il carattere collegiale della CTS (Commissione tecnica specialistica regionale per le valutazioni ambientali), composta da oltre 50 membri, sostenendo che il 99% dei pareri veniva approvato all’unanimità. Ha inoltre precisato di non esserne più presidente dal 9 agosto e ha annunciato le dimissioni immediate dall’incarico di consigliere giuridico di Renato Schifani (presidente della Regione Siciliana).

Ieri 3 ottobre, a Messina, durante la consegna al Comune dell’area riqualificata di via Macello Vecchio, Renato Schifani ha richiamato la presunzione di non colpevolezza e sostenuto che l’inchiesta non riguarda l’attività del Governo regionale. Ha aggiunto che la vicenda gli dispiace e che occorre attendere gli accertamenti, senza anticipare valutazioni.

Una posizione analoga è stata espressa da Luca Sammartino (assessore regionale all’Agricoltura ed esponente della Lega), intervenuto al Festival del giornalismo enogastronomico di Longi (Comune montano dei Nebrodi, nella Città metropolitana di Messina). L’assessore ha dichiarato di non conoscere gli atti e ha separato la vicenda dall’azione della Giunta. Si tratta delle valutazioni politiche dei rappresentanti del governo: le contestazioni della Procura riguardano anche attività attribuite ad Armao nei suoi incarichi regionali, comprese quelle svolte come esperto del presidente.

Ospedale Cervello, La Vardera in Antimafia

Su un piano distinto, Ismaele La Vardera (deputato regionale e fondatore del movimento Controcorrente) ha annunciato la convocazione per martedì 6 ottobre davanti alla commissione Antimafia dell’ARS. L’audizione riguarda le sue denunce sulle presunte infiltrazioni mafiose nell’ospedale Cervello di Palermo. Il parlamentare ha riferito di avere ricevuto ulteriori segnalazioni da altre strutture sanitarie, comprese testimonianze su minacce e ritorsioni contro una dipendente che avrebbe denunciato irregolarità. Consegnerà alla commissione la documentazione raccolta.

Il 29 settembre, Marcello Caruso (assessore regionale alla Salute) aveva già annunciato verifiche sull’eventuale presenza, nell’azienda che svolge le pulizie al Cervello, di personale riconducibile a contesti mafiosi. Gli approfondimenti saranno condotti con l’azienda ospedaliera. Le segnalazioni non equivalgono a infiltrazioni accertate: dovranno essere verificate attraverso documenti e riscontri.

Stragi del 1992, le archiviazioni e le motivazioni

A Caltanissetta, Santi Bologna (giudice per le indagini preliminari) ha accolto la richiesta della Procura e archiviato il procedimento contro ignoti che esaminava il dossier mafia-appalti come possibile movente delle stragi nelle quali sono stati uccisi Giovanni Falcone e Paolo Borsellino (noti Magistrati impegnati nel contrasto a Cosa nostra). Il provvedimento, di oltre 600 pagine, ricostruisce il loro interesse per le infiltrazioni mafiose nei lavori pubblici e il clima ostile nel quale hanno operato i due Uomini dello Stato. Gli elementi raccolti non hanno però consentito di individuare ulteriori soggetti cui attribuire responsabilità nelle stragi.

È stato archiviato anche il procedimento per favoreggiamento aggravato riguardante Gioacchino Natoli e Giuseppe Pignatone (ex pubblici ministeri della Procura di Palermo) e Stefano Screpanti (generale della Guardia di finanza), relativo alla gestione delle indagini sugli appalti negli anni Novanta. Per il favoreggiamento è intervenuta la prescrizione (estinzione del reato per il tempo trascorso). Per la calunnia contestata a Natoli, il Giudice ha rilevato la mancanza dell’elemento intenzionale. Le valutazioni critiche contenute nel decreto non costituiscono condanne penali.

Nelle motivazioni Bologna ha contestato la gestione di alcuni procedimenti e criticato Roberto Scarpinato (ex magistrato, senatore del Movimento 5 Stelle e componente della commissione parlamentare Antimafia) per le interlocuzioni con Natoli prima della sua audizione. Le osservazioni hanno provocato attacchi politici del centrodestra. Il decreto ha inoltre respinto la rappresentazione di un Falcone disinteressato al dossier e riconosciuto l’impegno di Borsellino nell’approfondirlo.

Le archiviazioni non chiudono tutte le indagini sulle stragi. La Procura nissena ha ribadito che proseguono altri accertamenti e che nuovi elementi possono consentire la riapertura dei procedimenti archiviati. Rimane quindi distinta la conclusione di questi specifici fascicoli dalla ricerca complessiva delle responsabilità e dei moventi degli attentati.

I precedenti di Mediterranea24

Mediterranea24 ha già ricostruito le prime contestazioni nell’inchiesta Armao e le dimissioni dagli incarichi, affrontando anche la distinzione tra responsabilità penali e questione morale. Sulle stragi, la testata ha seguito la richiesta di archiviazione del filone mafia-appalti e gli altri accertamenti e gli esiti del processo sul depistaggio di via D’Amelio, richiamando la necessità di una verità completa. Le nuove archiviazioni aggiornano il quadro giudiziario descritto nei precedenti articoli.

Nell’immagine di copertina, Palazzo dei Normanni sede dell’Assemblea regionale siciliana; Renato Schifani e Gaetano Armao durante una seduta della CTS a Palazzo d’Orléans; la Commissione regoinale antimafia a Palazzo dei Normanni sulla legge “Liberi di scegliere” e sul contrasto all’ambiente mafioso.