Ex vicepresidente della Regione, l’inchiesta si allarga. Rifiuti, sanità e appalti riaprono la questione morale in Sicilia

Consulenza retrodatata nella gara di Agrigento. Presunti pagamenti negli uffici del Senato. Le Opposizioni chiedono le dimissioni di Schifani. La Giunta regionale propone nuove regole sulla trasparenza

Sintesi

Una gara dei rifiuti da 147,1 milioni di euro apre un altro fronte nell’inchiesta su Gaetano Armao. Oggi, 9 ottobre 2026, le cronache riferiscono di 6 indagati, tra i quali il deputato regionale Gaspare Vitrano. Gli investigatori sospettano che una consulenza legale retrodatata possa nascondere un compenso destinato all’ex vicepresidente della Regione, presidente della commissione incaricata di valutare le offerte. Sono in gioco servizi pubblici per 7 anni.

Gli accertamenti riguardano anche presunti pagamenti negli uffici del Senato e interventi sulle pratiche regionali. Nel settore sanitario, la Procura ricostruisce tentativi di rallentare un provvedimento sulle cure palliative. Marcello Caruso e Salvatore Iacolino, sentiti come persone informate sui fatti, negano di avere dato seguito a interventi per depotenziare il decreto. Le diverse versioni devono essere confrontate.

Armao respinge le accuse e le richieste di arresto devono ancora essere valutate dal Giudice. Gli interrogatori preventivi sono previsti il 12 e 13 ottobre. Intanto, l’Università di Palermo ha avviato un procedimento disciplinare e sospeso fino al 16 ottobre i suoi corsi. L’Ateneo deve garantire la continuità delle lezioni.

Pd, M5S e Controcorrente contestano al Governo Schifani la selezione degli incaricati e l’efficacia dei controlli. Il fronte progressista ha annunciato una manifestazione il 13 ottobre, alle 14, davanti a Palazzo d’Orleans. Ieri, 8 ottobre 2026, la Giunta ha approvato un disegno di legge per rendere pubblici incontri e rapporti con i rappresentanti di interessi privati. La proposta deve ancora diventare legge.

Articolo

L’inchiesta cresce, la decisione sulle misure deve ancora arrivare

L’inchiesta su Gaetano Armao (avvocato amministrativista, docente universitario, già vicepresidente della Regione, ex presidente della Commissione tecnica specialistica ed ex esperto del presidente regionale) si estende dalla gestione delle autorizzazioni ambientali ai rifiuti, alle cure palliative e agli appalti pubblici. Il problema al centro degli accertamenti è se incarichi professionali e relazioni istituzionali siano stati utilizzati per favorire interessi privati in cambio di denaro.

Oggi, 9 ottobre 2026, il quadro resta quello di un’indagine in corso, con accuse contestate e richieste cautelari ancora da decidere. La Procura di Palermo ha chiesto la custodia in carcere per Armao e Pierluigi Matta (avvocato indicato dall’accusa come intermediario nei rapporti con le imprese). Gli interrogatori preventivi del 12 e 13 ottobre precederanno la decisione di Giuseppa Zampino (Giudice per le indagini preliminari). Mediterranea24 ha già ricostruito le prime contestazioni, le perquisizioni e le dimissioni dagli incarichi. Mediterranea24

La gara dei rifiuti e l’incarico retrodatato

Il nuovo capitolo riguarda 147,1 milioni di euro per 7 anni di spazzamento, raccolta e trasporto dei rifiuti, suddivisi in 2 lotti tra Agrigento e altri 9 Comuni. Nel filone risultano indagati Armao, Pierluigi Matta, Gaspare Vitrano (giurista, deputato regionale di Forza Italia e presidente della commissione Attività produttive dell’Ars, Assemblea regionale siciliana), Valentina Matta (avvocata e cugina di Pierluigi), Giuseppe Gaglio e Pietro Alongi (imprenditori attivi nel settore dei rifiuti).

Secondo le cronache, Gaglio e Alongi si sarebbero rivolti a Vitrano per trovare un avvocato che assistesse Sarim, Icos ed Eco Burgus, le società che partecipavano insieme alla gara. L’incarico sarebbe stato affidato a Valentina Matta. Gli investigatori sospettano però che il pagamento della consulenza potesse servire a far arrivare una parte del denaro ad Armao, nominato nel maggio 2026 presidente della commissione incaricata di valutare le offerte. Il sospetto è quindi che chi doveva giudicare i concorrenti in modo imparziale potesse ricevere soldi da uno di loro.

Dopo i primi contatti di giugno, nella riunione del 23 luglio 2026 sarebbe stato deciso di mettere sulla consulenza la data del 7 aprile, quando Armao non era ancora presidente della commissione. Secondo la Squadra mobile, si sarebbe voluto far sembrare che l’incarico fosse stato affidato prima della nomina di Armao, mentre sarebbe stato concordato quando lui ricopriva già quel ruolo e la gara era in corso.

Il giorno successivo si sarebbe parlato del compenso dell’avvocata: lo 0,25% del valore del primo lotto e lo 0,50% del secondo, calcolati sugli importi di aggiudicazione. Queste percentuali indicano soltanto come sarebbe stata calcolata la parcella: non provano che ci sia stata una tangente. Gli investigatori devono ancora verificare se il lavoro legale sia stato realmente svolto, chi abbia ricevuto il denaro e se qualcuno sia intervenuto per favorire le società nella gara.

Il pagamento ipotizzato negli uffici del Senato

Un altro episodio risale al 29 ottobre 2025. Secondo un rapporto della Squadra mobile riportato dalla stampa, Mario Gaetano Doronzo (imprenditore pugliese che lavora negli appalti pubblici) avrebbe consegnato 5.000 euro ad Armao negli uffici del Senato, in via degli Staderari, a Roma.

Doronzo avrebbe chiesto aiuto per sbloccare e accelerare alcune pratiche relative ai lavori sulla costa di Santa Maria del Focallo (località del Comune di Ispica, in provincia di Ragusa). Gli investigatori sospettano che quei soldi fossero il pagamento per ottenere l’intervento di Armao. Questo episodio è ancora oggetto di indagine e non va considerato automaticamente tra le accuse per le quali è stato chiesto l’arresto.

Durante l’incontro, Doronzo avrebbe chiesto ad Armao anche di intervenire su una causa davanti al Consiglio di Stato (organo che decide sui ricorsi contro le sentenze dei tribunali amministrativi). Avrebbe fatto il nome di Alberto Urso (magistrato incaricato di esaminare il ricorso), e Armao si sarebbe detto disponibile a verificare che cosa potesse fare. La conversazione, però, non dimostra che Urso sia stato contattato o abbia accettato di favorire l’imprenditore. Nei materiali esaminati non risultano elementi che gli attribuiscano comportamenti illeciti. La ricostruzione dell’incontro è stata riportata anche dal Fatto Quotidiano.

Nei testi si parla inoltre dei lavori da circa 20 milioni di euro per il complesso Roosevelt, a Palermo, e del porto di Santo Stefano di Camastra (Comune costiero tirrenico della Città metropolitana di Messina). Il fatto che queste opere siano state nominate non basta a dimostrare irregolarità negli appalti o accordi in cambio di denaro. Occorre verificare se alle conversazioni siano seguiti interventi concreti e di quale natura.

Cure palliative, le pressioni ipotizzate e le risposte dei funzionari

Il capitolo sanitario riguarda un provvedimento destinato ad ampliare il numero degli operatori autorizzati e accreditati nella rete delle cure palliative (assistenza rivolta ad alleviare sofferenza e sintomi delle persone con malattie gravi). Secondo l’accusa, Armao avrebbe cercato di rallentarne gli effetti nell’interesse di Luigi Zancla (presidente della Samo, Società per l’assistenza al malato oncologico).

Le ricostruzioni descrivono contatti all’inizio di settembre e un incontro con Marcello Caruso (assessore regionale alla Salute ed esponente di Forza Italia). I magistrati hanno ascoltato Caruso e Salvatore Iacolino (già dirigente generale del Dipartimento regionale della pianificazione strategica) come persone informate sui fatti. Questa qualifica, riferita alle audizioni, non equivale a un’accusa nei loro confronti per gli episodi sui quali sono stati interrogati.

Caruso ha negato di avere compiuto attività per modificare il decreto. Iacolino ha dichiarato di avere dato attuazione al provvedimento e, in una nota pubblica, ha contestato la ricostruzione di una sua convocazione da parte di Armao a Palazzo d’Orleans. Il confronto riguarda quindi le richieste attribuite ad Armao, le risposte ricevute e gli atti effettivamente adottati.

Mediterranea24 aveva già approfondito le consulenze contestate, le pratiche ambientali e il capitolo sanitario, insieme alle successive contestazioni sul denaro e alle dimissioni di Giuseppe Geremia Lombardo (deputato regionale del Movimento per l’Autonomia). Sono aspetti distinti di un quadro investigativo che deve ancora essere verificato.

Il sistema descritto dall’accusa e la difesa di Armao

La Procura ipotizza una rete capace di intervenire sui tempi delle pratiche, sui rapporti con i dirigenti e sull’assegnazione delle istruttorie. Nella ricostruzione accusatoria, le consulenze avrebbero talvolta fornito una giustificazione formale a pagamenti destinati a ottenere favori amministrativi. La stessa accusa attribuisce ad Armao un ruolo che avrebbe superato le funzioni di supporto proprie di un esperto.

Armao respinge questa rappresentazione. Ha annunciato di poter dimostrare l’infondatezza delle contestazioni e ha richiamato il carattere collegiale della CTS (Commissione tecnica specialistica regionale per le valutazioni ambientali), sostenendo che il 99% dei pareri fosse approvato all’unanimità. Mediterranea24 ha seguito anche la vicenda dei contanti che sarebbero stati custoditi nel pendolo dello studio, distinguendo il ritrovamento descritto nelle cronache dalla prova della provenienza illecita delle somme.

La cessazione dell’incarico di esperto di Renato Schifani (presidente della Regione Siciliana ed esponente di Forza Italia) trova invece riscontro documentale: il decreto presidenziale n. 5052, emesso il 2 ottobre e pubblicato il 5 ottobre, dispone la risoluzione del contratto con decorrenza dal 2 ottobre 2026.

L’Università, le lezioni e il procedimento disciplinare

L’Università di Palermo ha sospeso fino al 16 ottobre i corsi di Politiche di coesione europea e Diritto amministrativo tenuti da Armao. Massimo Midiri (rettore dell’Ateneo) ha comunicato l’avvio di un procedimento disciplinare, richiamando la responsabilità morale e il codice etico di chi svolge attività educativa.

Costantino Visconti (direttore del Dipartimento di Scienze politiche e delle relazioni internazionali) ha ribadito il rispetto del giusto processo e prospettato, in caso di rinvio a giudizio, una proposta di costituzione dell’Ateneo come parte civile. È un’eventualità annunciata, non una decisione già assunta.

Per gli studenti la conseguenza immediata riguarda la continuità delle lezioni e delle altre attività formative. Le preoccupazioni espresse nella comunità universitaria non possono però essere trasformate in un giudizio collettivo sull’Ateneo o in un’anticipazione della responsabilità penale del docente.

Pd, M5S e Controcorrente chiedono una responsabilità politica

La vicenda ha riaperto la questione morale, intesa nel confronto politico come problema di selezione degli incaricati, trasparenza dei rapporti e capacità di prevenire favoritismi.

Anthony Barbagallo (segretario regionale del Pd, Partito democratico) ha collegato il caso Armao alla gestione del governo Schifani, pur riconoscendo la necessità di prudenza nella fase preliminare dell’indagine. Il M5S (Movimento 5 Stelle) ha richiamato altri procedimenti e chiesto maggiore protezione per chi segnala illeciti. Controcorrente (movimento politico guidato dal deputato regionale Ismaele La Vardera) ha sollecitato le dimissioni del presidente. Sono valutazioni delle Opposizioni, non conclusioni della Magistratura.

La contestazione è confluita nella manifestazione annunciata per martedì 13 ottobre, alle 14, davanti a Palazzo d’Orleans, in piazza Indipendenza a Palermo. L’iniziativa riunisce partiti progressisti e formazioni civiche, che contestano al governatore anche la gestione della sanità. Mediterranea24 ha già collegato questa mobilitazione al confronto sulle alleanze e sulle candidature regionali. Ansa.it

La risposta della Giunta, incontri e interessi privati tracciabili

Ieri, 8 ottobre 2026, la Giunta ha approvato un disegno di legge sulla trasparenza dei rapporti tra interessi privati e amministrazione, preparato con Alessandro Dagnino (assessore regionale all’Economia). La proposta prevede un registro dei rappresentanti di interessi e un’agenda pubblica degli incontri.

Gli obblighi riguarderebbero anche presidente, assessori, consulenti, dirigenti e organismi regionali con funzioni istruttorie o valutative. Dovrebbero lasciare traccia anche le interlocuzioni sui tempi delle pratiche e sull’individuazione dei funzionari incaricati. Si tratta ancora di una proposta legislativa, da esaminare e approvare in Parlamento. Regione Siciliana

Il passaggio aggiorna il confronto già raccontato da Mediterranea24 nello scontro tra Schifani e Tajani sul futuro del Governo regionale. La credibilità della risposta dipenderà dall’applicazione delle regole e dalla possibilità di controllare concretamente chi interviene nelle decisioni pubbliche.

I precedenti e il problema dei controlli

Il tema non nasce con Armao. Mediterranea24 lo aveva affrontato nel caso Cefpas e nella questione morale nell’Isola, nel confronto all’Ars sulle inchieste e sulle difficoltà della sanità, nelle verifiche su transazioni e consulenze della Sas (Servizi Ausiliari Sicilia, società partecipata regionale) e nell’arresto del direttore della Motorizzazione di Palermo, che ha respinto l’accusa.

Sono vicende autonome, con persone, contestazioni e fasi giudiziarie differenti. Il loro richiamo serve a ricostruire il dibattito sui controlli, non a sommare indagini come se costituissero una sola prova. La responsabilità penale richiede accertamenti individuali. Quella politica riguarda anche le scelte di nomina, la vigilanza e le risposte date quando emergono problemi.

Per i cittadini, il criterio concreto resta il funzionamento dei servizi: rifiuti raccolti regolarmente, cure accessibili, autorizzazioni imparziali e risorse pubbliche impiegate in modo verificabile. È su questi risultati che la questione morale incontra la vita quotidiana.

Nell’immagine di copertina, Palazzo d’Orleans sede della Presidenza della Regione Siciliana; mezzi per la raccolta e il trasporto dei rifiuti; assistenza nelle cure palliative.

Nota

Per tutte le vicende sopra ancora sottoposte a indagini o a giudizio, le ricostruzioni dell’accusa dovranno essere dimostrate nel contraddittorio tra le parti e la responsabilità degli indagati o degli imputati potrà considerarsi accertata soltanto dopo una sentenza definitiva, in ossequio al principio costituzionale di non colpevolezza.