Oscurantismo, vaccini e scontro sulla scienza medica negli Stati Uniti

Dalla falsa associazione tra vaccini e autismo alle nuove scelte della Casa Bianca e al caso Fauci, il confronto tra politica, informazione, libertà individuali ed evidenze scientifiche è tornato al centro del dibattito pubblico

Sintesi

Il concetto di oscurantismo ha radici culturali lontane: le Epistolae obscurorum virorum sono apparse tra il 1515 e il 1517 come satira contro ambienti ostili alla cultura umanistica, mentre il significato moderno del termine si è affermato soprattutto nel XIX secolo per indicare l’opposizione sistematica all’istruzione, al progresso e alla libertà intellettuale. Non è quindi esatto far nascere semplicemente la parola nel Settecento né identificare tutto il Medioevo con l’oscurantismo.

Nel 1998 uno studio guidato da Andrew Wakefield ha alimentato l’ipotesi di un rapporto tra il vaccino contro morbillo, parotite e rosolia e l’autismo. Nel 2004 una parte degli stessi autori ha chiarito che i dati raccolti non consentivano di stabilire alcun nesso causale e nel 2010 The Lancet ha ritirato integralmente il lavoro. Nel frattempo, però, quella presunta associazione aveva già ottenuto una vasta risonanza mediatica, alimentando timori e diffidenza nei confronti delle vaccinazioni. Negli anni successivi la teoria, ormai screditata sul piano scientifico, ha continuato a circolare a livello globale attraverso media, social network e comunicazione politica, spesso favorita dalla forza emotiva e dalla capacità di attirare attenzione, audience e click. Le successive ricerche, condotte su popolazioni enormemente più ampie, non hanno invece riscontrato alcun aumento del rischio di autismo nei bambini vaccinati, mentre le più recenti revisioni internazionali hanno nuovamente escluso l’esistenza di un rapporto causale tra vaccini e disturbi dello spettro autistico.

Nel 2025 la questione è tornata nel dibattito politico statunitense. Le nuove affermazioni su vaccini e autismo hanno provocato prese di posizione della comunità scientifica internazionale e italiana. A dicembre una nuova revisione mondiale delle ricerche disponibili ha confermato ancora una volta che non esiste una relazione causale dimostrata tra vaccinazioni e disturbi dello spettro autistico.
In pratica, ridurre, rinviare o dividere le vaccinazioni non è una strategia dimostrata per prevenire l’autismo.

Tra dicembre 2025 e i primi mesi del 2026 l’amministrazione di Donald Trump (presidente degli Stati Uniti, repubblicano) ha avviato una revisione profonda delle raccomandazioni vaccinali infantili. Le modifiche hanno incontrato un contenzioso giudiziario e sono state successivamente rilanciate con ulteriori iniziative federali.

Il 29 luglio 2026 Anthony Fauci (immunologo ed ex responsabile federale delle malattie infettive, funzionario scientifico) è comparso davanti a una commissione del Senato nell’ambito dell’inchiesta sulle origini del Covid-19 e sulla ricerca biologica ad alto rischio. Il 6 agosto la Maggioranza repubblicana della commissione ha approvato una risoluzione per oltraggio al Congresso dopo il suo ricorso ripetuto al Quinto Emendamento. Non si è trattato di una condanna penale e la questione è passata all’esame del Dipartimento di Giustizia. Fauci non è stato dichiarato colpevole da un tribunale e il procedimento non riguarda direttamente il fatto che abbia sostenuto le vaccinazioni.

Il 10 agosto 2026 Trump ha infine firmato un nuovo provvedimento che riduce a 11 le malattie per le quali la vaccinazione viene indicata universalmente a livello federale e propone di separare in futuro il vaccino MMR in 3 somministrazioni distinte, quando i singoli prodotti saranno disponibili negli Stati Uniti. La decisione è arrivata mentre il Paese registrava 2.465 casi confermati di morbillo dall’inizio dell’anno al 6 agosto. La scelta politica ha modificato il modo in cui il Governo federale vuole organizzare le raccomandazioni, ma non ha prodotto nuove prove scientifiche che colleghino vaccini e autismo.

Articolo

Parlare di un “ritorno dell’oscurantismo” può essere una chiave interpretativa dell’attuale conflitto tra conoscenza scientifica, comunicazione pubblica e potere politico, purché il termine venga adoperato con attinenza. Treccani definisce oscurantismo il tentativo di frenare la diffusione della conoscenza, dell’istruzione, delle nuove idee e dei cambiamenti sociali, spesso per conservare vecchi equilibri, convinzioni o forme di potere. Nel XIX secolo, cioè nell’Ottocento, il termine è stato usato soprattutto in senso critico per indicare tutto ciò che veniva considerato contrario ai valori dell’Illuminismo*, come ragione, progresso, libertà di pensiero e sviluppo della società. La parola moderna, dunque, non è propriamente nata nel Settecento. Molto più antiche sono invece le Epistolae obscurorum virorum (Lettere degli uomini oscuri), satira umanistica comparsa tra il 1515 e il 1517 durante la controversia che ha coinvolto Johannes Reuchlin (1455–1522, è stato un filosofo, umanista e teologo tedesco difensore dei libri sacri degli ebrei) e ambienti teologici tedeschi contrari alla conservazione e allo studio di testi ebraici.

L’oscurantismo, nell’accezione contemporanea, può quindi manifestarsi attraverso la chiusura verso nuove conoscenze, il rifiuto pregiudiziale della verifica scientifica, la limitazione della libera critica o l’impiego della paura per impedire il confronto. Va però mantenuta una distinzione essenziale: dubitare di una teoria, contestare una decisione sanitaria o chiedere nuovi controlli non significa di per sé essere oscurantisti. Il metodo scientifico vive precisamente di dubbi, verifiche e revisioni. Il confine viene superato quando una convinzione viene mantenuta come certezza anche dopo che prove ampie e ripetute l’hanno contraddetta, oppure quando dati selezionati vengono presentati come equivalenti a evidenze molto più robuste.

Anche l’immagine di un passato indistintamente sereno, naturale e salutare richiede cautela. La nostalgia può trasformare epoche precedenti in una rappresentazione idealizzata, rimuovendo malattie oggi prevenibili, mortalità molto più elevata per numerose infezioni e profonde diseguaglianze sociali. Allo stesso modo sarebbe storicamente semplicistico trasformare l’intero Medioevo in un’unica “epoca buia”: il concetto moderno di oscurantismo appartiene a un dibattito successivo e una lunga fase storica non può essere ridotta a una sola categoria polemica.

Uno degli esempi più persistenti di conflitto tra prova scientifica e convinzione pubblica è quello dell’autismo (o disturbo dello spettro autistico, è una condizione del neurosviluppo che cambia il modo in cui una persona comunica, interagisce con gli altri e percepisce il mondo). Nel 1998 Andrew Wakefield (allora medico britannico e principale autore dello studio) e altri ricercatori hanno pubblicato su The Lancet un lavoro relativo a 12 bambini che è stato successivamente interpretato e amplificato come prova di una relazione tra vaccino MMR (measles, mumps and rubella, morbillo, parotite e rosolia) e autismo. Nel 2004 diversi coautori hanno ritirato quell’interpretazione, chiarendo che lo studio non aveva dimostrato alcun nesso causale. Nel 2010 The Lancet ha ritirato integralmente l’articolo.

Le verifiche successive hanno assunto dimensioni incomparabilmente maggiori. Una meta-analisi (uno strumento statistico che unisce i risultati di tanti studi diversi sullo stesso argomento, il suo scopo è creare un unico dato finale molto forte e sicuro) del 2014 ha riunito 5 studi di coorte comprendenti 1.256.407 bambini e 5 studi caso-controllo con 9.920 partecipanti, senza trovare associazioni tra vaccinazioni, MMR, tiomersale o mercurio (il vaccino combinato contro morbillo, parotite e rosolia. noto in Italia come MPR, mentre il tiomersale o thimerosal, è un composto a base di etilmercurio usato in passato come conservante nei flaconi multidose) e autismo. Nel 2019 uno studio nazionale condotto in Danimarca su 657.461 bambini ha nuovamente concluso che il vaccino MMR non aumentava il rischio di autismo, non lo scatenava nei bambini considerati più vulnerabili e non produceva concentrazioni di diagnosi dopo la vaccinazione. In sostanza non è stato riscontrato un aumento del rischio, anziché sostenere che l’“incidenza sia identica” in senso matematico tra qualsiasi gruppo osservato.

Nel frattempo, però, quella presunta associazione aveva già conquistato una vasta risonanza mediatica, alimentando paure, sospetti e una crescente diffidenza nei confronti delle vaccinazioni. La forza della notizia, capace di toccare una delle maggiori preoccupazioni dei genitori, aveva infatti prodotto un impatto sull’opinione pubblica molto più rapido e profondo rispetto ai tempi, inevitabilmente più lunghi, necessari alla ricerca scientifica per verificare e smentire l’ipotesi iniziale. Negli anni successivi, nonostante quella teoria fosse stata progressivamente screditata dalle evidenze scientifiche, ha continuato a circolare a livello globale attraverso media, social network e comunicazione politica, trovando nuovo spazio soprattutto nei contenuti più emotivi, semplicistici o sensazionalistici, maggiormente capaci di generare attenzione, audience, condivisioni e click. Si è così creato un paradosso sempre più frequente nella comunicazione contemporanea: una notizia infondata può impiegare poco tempo per diffondersi, mentre la sua smentita, fondata su studi complessi e verifiche successive, incontra maggiori difficoltà nel raggiungere con la stessa forza il pubblico che l’ha inizialmente recepita. Le ricerche condotte negli anni seguenti su popolazioni enormemente più ampie non hanno invece riscontrato alcun aumento del rischio di autismo nei bambini vaccinati e le più recenti revisioni scientifiche internazionali hanno nuovamente escluso l’esistenza di un rapporto causale tra vaccini e disturbi dello spettro autistico. La persistenza di quella convinzione, nonostante le numerose evidenze contrarie, mostra quindi quanto la ripetizione di un messaggio, soprattutto quando fa leva sulla paura, possa consolidarlo nell’immaginario collettivo anche dopo che il suo presupposto scientifico è venuto meno.

L’OMS (Organizzazione mondiale della sanità) ha compiuto un’ulteriore revisione nel 2025. Il GACVS (Global Advisory Committee on Vaccine Safety, Comitato consultivo globale per la sicurezza dei vaccini) ha valutato 31 studi primari pubblicati tra il 2010 e agosto 2025 e 5 meta-analisi. Le ricerche metodologicamente più solide non hanno mostrato un rapporto causale tra vaccini e disturbi dello spettro autistico. Anche le ipotesi riguardanti tiomersale e alluminio utilizzato come adiuvante non hanno trovato sostegno nelle prove di migliore qualità.

Perciò non esiste una base scientifica per affermare che diminuire il numero delle vaccinazioni pediatriche, separare vaccini combinati o allungare arbitrariamente gli intervalli fra le dosi possa ridurre il rischio di autismo. Al contrario, rinviare una protezione efficace prolunga il periodo durante il quale un bambino rimane suscettibile a una malattia prevenibile. L’assenza di una relazione causale non significa sostenere che ogni vaccino sia privo di qualsiasi possibile effetto avverso: significa che sicurezza, benefici e rischi devono essere valutati con studi appropriati e che, per l’autismo, il rapporto causale ipotizzato da decenni non è stato confermato dalle prove disponibili.

Anche in Italia le più recenti prese di posizione sono state nette. Nel settembre 2025 la SINPIA (Società italiana di neuropsichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza) è intervenuta contro quella che ha definito disinformazione riguardo ad autismo, farmaci e vaccini. Nel novembre successivo Rino Agostiniani (pediatra e presidente della SIP, Società italiana di pediatria) ha ribadito che le evidenze disponibili non mostrano alcun legame tra vaccinazioni e autismo e che i vaccini pediatrici restano uno strumento fondamentale di tutela individuale e collettiva.

Negli Stati Uniti (Stato federale dell’America settentrionale) il tema ha assunto contemporaneamente una crescente dimensione politica. Il 5 dicembre 2025 Trump ha firmato un memorandum presidenziale per avviare il confronto tra le raccomandazioni pediatriche statunitensi e quelle di altri Paesi sviluppati. Il processo è proseguito all’interno dell’HHS (Department of Health and Human Services, Dipartimento della Salute e dei Servizi Umani), guidato da Robert F. Kennedy Jr. (segretario federale alla Salute dell’amministrazione Trump, già candidato indipendente alla presidenza nel 2024).

Il 5 gennaio 2026 il CDC (Centers for Disease Control and Prevention, Centri per il controllo e la prevenzione delle malattie) ha ridotto le vaccinazioni pediatriche raccomandate ordinariamente. Quella modifica, tuttavia, è entrata rapidamente in un contenzioso. Il 16 marzo Brian E. Murphy (giudice federale in Massachusetts, Stato del nord-est degli Stati Uniti, magistrato nominato nel 2024 dall’allora presidente democratico Joe Biden) ha bloccato parti rilevanti della riorganizzazione. Il Giudice ha ritenuto che il CDC non potesse modificare unilateralmente il calendario senza il corretto coinvolgimento dell’ACIP (Advisory Committee on Immunization Practices, Comitato consultivo sulle pratiche di immunizzazione) e ha contestato anche la composizione del nuovo organismo consultivo. L’amministrazione ha impugnato la decisione.

Il 29 maggio Trump ha quindi firmato un ulteriore ordine esecutivo per proseguire la revisione delle raccomandazioni pediatriche. La stessa Casa Bianca, nell’atto successivo del 10 agosto, ha riconosciuto che una parte delle precedenti modifiche era rimasta frenata dal contenzioso giudiziario. Ciò è importante perché un ordine presidenziale può indirizzare gli organi dell’esecutivo federale, ma non cancella automaticamente procedure amministrative, sentenze o competenze attribuite ai singoli Stati.

In questo quadro si è inserito il caso Fauci, ma è necessario separarlo dalla controversia vaccini-autismo. Anthony Fauci è un medico e immunologo statunitense, tra le figure più note della sanità pubblica americana degli ultimi decenni. Dal 1984 al 2022 ha diretto il NIAID, l’Istituto nazionale per le allergie e le malattie infettive, coordinando programmi di ricerca e strategie contro HIV/AIDS, SARS, influenza, Ebola, Zika e, più recentemente, Covid-19. Durante la pandemia è diventato uno dei principali consulenti scientifici del governo federale e uno dei volti pubblici della risposta sanitaria, sostenendo vaccinazioni, misure di prevenzione e decisioni basate sulle evidenze disponibili. Proprio per il ruolo assunto in quegli anni è diventato anche una figura fortemente divisiva sul piano politico: negli ultimi anni è stato sottoposto a indagini e audizioni parlamentari sulle origini del Covid-19, sui finanziamenti alla ricerca sui coronavirus e sulla gestione dell’emergenza, vicende che hanno alimentato un duro scontro tra repubblicani, democratici e comunità scientifica.

Il 29 luglio Anthony Fauci è comparso davanti alla Commissione per la sicurezza interna e gli affari governativi del Senato a Washington, D.C. (capitale federale degli Stati Uniti). L’inchiesta presieduta da Rand Paul (senatore repubblicano del Kentucky e medico) riguarda le origini del SARS-CoV-2 (il virus respiratorio che causa la malattia chiamata COVID-19 divenuta tra il 2020 e il 2022 una pandemia globale, il nome significa Coronavirus 2 da sindrome respiratoria acuta grave, scoperto alla fine del 2019, questo agente infettivo appartiene alla famiglia dei coronavirus), i finanziamenti statunitensi destinati alla ricerca sui coronavirus e il cosiddetto gain-of-function (guadagno di funzione), espressione utilizzata per ricerche nelle quali si studiano modificazioni capaci di attribuire o aumentare determinate caratteristiche biologiche. Le accuse avanzate dalla maggioranza repubblicana contro Fauci costituiscono contestazioni politiche e parlamentari e non equivalgono alla prova che egli abbia commesso un reato o che una fuga dal laboratorio di Wuhan (città della provincia di Hubei, nella Cina centrale) sia stata definitivamente dimostrata.

Durante l’audizione Fauci si è avvalso più di 100 volte del Fifth Amendment (Quinto Emendamento della Costituzione statunitense), che tutela una persona dall’obbligo di fornire dichiarazioni suscettibili di autoincriminarla. La controversia giuridica nasce anche dal fatto che Joe Biden (ex presidente degli Stati Uniti, democratico) gli aveva concesso nel gennaio 2025 una grazia preventiva federale riguardante atti compiuti dal 2014 fino alla data del provvedimento. Paul sostiene che quella protezione abbia eliminato il rischio di incriminazione federale e quindi la possibilità di invocare il Quinto Emendamento. I legali di Fauci e diversi costituzionalisti hanno obiettato che potrebbero comunque esistere altri rischi, compresi procedimenti statali o accuse riferite a eventuali nuove dichiarazioni.

Il 6 agosto la commissione ha votato lungo le linee di partito per approvare una risoluzione di contempt of Congress (oltraggio al Congresso): 8 voti favorevoli e 5 contrari, non 8 a 7. Il Dipartimento di Giustizia ha confermato di avere ricevuto il deferimento e di essere impegnato a esaminarlo. Il passaggio parlamentare non costituisce una sentenza di colpevolezza, non equivale a una condanna penale e non obbliga automaticamente i procuratori a incriminare Fauci. Anche la validità della procedura seguita senza un voto dell’intero Senato è stata contestata dai democratici.

Il giorno più recente e politicamente rilevante per la questione vaccinale è stato il 10 agosto 2026. Trump ha firmato l’Executive Order (ordine esecutivo) intitolato Delivering Gold Standard Childhood Vaccine Recommendations for Americans (Fornire agli americani raccomandazioni vaccinali pediatriche secondo uno standard d’eccellenza). Il documento ha individuato 3 categorie di raccomandazione e ha mantenuto come universale la protezione contro 11 malattie: morbillo, parotite, rosolia, difterite, tetano, pertosse, poliomielite, infezioni da Haemophilus influenzae di tipo B, pneumococco, papillomavirus umano e varicella. Altre immunizzazioni sono state collocate tra quelle legate a condizioni di rischio o alla shared clinical decision-making (decisione clinica condivisa fra medico e paziente o famiglia).

Il provvedimento afferma inoltre che il vaccino combinato MMR dovrebbe essere sostituito da 3 vaccinazioni monovalenti quando queste saranno disponibili sul mercato statunitense e sollecita, per quanto possibile, la somministrazione separata delle vaccinazioni in differenti visite mediche. Al momento i 3 vaccini monovalenti necessari per sostituire la formulazione combinata non sono disponibili negli Stati Uniti. Le principali organizzazioni mediche hanno contestato la scelta in quanto non sono stati presentati nuovi dati che dimostrino un beneficio sanitario derivante dalla separazione e se per completare le vaccinazioni servono più visite separate dal medico, aumenta la possibilità che qualche appuntamento venga rinviato, dimenticato o saltato. In pratica, più appuntamenti ci sono, più è facile che il ciclo vaccinale venga completato in ritardo o resti incompleto.

L’ordine chiede inoltre agli Stati di riesaminare le rispettive disposizioni sulle vaccinazioni scolastiche, ma non può da solo cancellarle. Negli Stati Uniti gran parte degli obblighi per l’accesso alle scuole appartiene infatti alla competenza dei singoli stati, mentre il Governo federale determina raccomandazioni, programmi e numerosi meccanismi di copertura sanitaria. È dunque probabile che l’applicazione concreta del provvedimento continui a essere oggetto di contrasti amministrativi e giudiziari, anche alla luce della decisione federale del marzo scorso.

Il contesto epidemiologico rende il confronto meno astratto. Al 6 agosto 2026 il CDC aveva registrato 2.465 casi confermati di morbillo negli Stati Uniti e 38 focolai, con il 94% dei casi collegato a focolai. Nel 2025 erano stati segnalati 2.289 casi. La copertura MMR tra i bambini all’ingresso nella scuola è inoltre scesa dal 95,2% dell’anno scolastico 2019-2020 al 92,5% nel 2024-2025. Questi numeri non dimostrano che ogni singola modifica normativa produca automaticamente un focolaio, ma mostrano perché pediatri ed epidemiologi considerino pericoloso aumentare ulteriormente le occasioni di ritardo vaccinale.

Il confronto con l’Italia è utile anche sul piano giuridico. Nel nostro Paese resta vigente la legge 119 del 2017, che disciplina 10 vaccinazioni obbligatorie per i minori da 0 a 16 anni. La Corte costituzionale, con la sentenza 5 del 2018, ha respinto le principali questioni di illegittimità relative a quella disciplina e ha riconosciuto al legislatore un margine di scelta tra obbligo e raccomandazione, purché la decisione sia ancorata alle condizioni epidemiologiche e alle conoscenze medico-scientifiche. Il quadro italiano, pertanto, non è stato modificato dalle decisioni assunte dall’Amministrazione statunitense.

È in questo passaggio che la parola oscurantismo acquista un significato contemporaneo più preciso. Non consiste nella semplice esistenza di un’opinione politica diversa, né nel chiedere trasparenza sulle origini del Covid-19, sui finanziamenti alla ricerca o sulla sicurezza dei farmaci. Il problema nasce quando un’affermazione già sottoposta per decenni a verifiche molto vaste viene riproposta come se scienza e politica disponessero di prove equivalenti. Nel caso vaccini-autismo questa equivalenza non esiste: le prove disponibili convergono contro il nesso causale.

Anche il ruolo dell’informazione richiede una formulazione rigorosa. Media, social network, personaggi pubblici, spettacolo e comunicazione politica possono amplificare narrazioni nostalgiche o scientificamente infondate, soprattutto quando un messaggio emotivo risulta più semplice di una spiegazione epidemiologica. La manipolazione deve essere dimostrata caso per caso. Diversamente si rischierebbe di utilizzare proprio lo stesso meccanismo che si vuole criticare: sostituire la prova con una convinzione.

Mi concedo una piccola nota attinente: il nostro emblematico articolo di ieri: “Vibrio nello Stretto: un vecchio studio riacceso dai casi Usa. Non risulta un’allerta locale. Allarme immotivato”, è stato tra i pochi ad approfondire realmente la questione, ricostruendone origine, dati e contesto. Un approfondimento che ha contribuito a fare chiarezza, tanto che successivamente diversi altri organi d’Informazione hanno corretto o ridimensionato le precedenti ricostruzioni.

Il ritorno dell’oscurantismo, se così si vuole definire questa tendenza, non è pertanto il ritorno materiale a un’epoca precisa. È piuttosto il rischio di recuperare un metodo antico: preferire una certezza rassicurante o ideologicamente conveniente alla complessità delle prove, trasformare il dubbio scientifico in negazione della scienza e presentare il passato come rifugio ideale cancellandone malattie, privazioni e diseguaglianze. La conoscenza non impone di accettare ciecamente l’Autorità. Al contrario, chiede di controllarla. Ma esige che lo stesso controllo venga esercitato sulle affermazioni che la contestano.

* L’Illuminismo è stato un grande movimento culturale, filosofico e politico sviluppatosi soprattutto nel XVIII secolo, il Settecento, con radici già alla fine del Seicento e una forte affermazione in Francia. Ha posto al centro la ragione, la libertà di pensiero, la tolleranza, il progresso scientifico e l’istruzione, contrapponendosi ai dogmi, all’ignoranza e ai privilegi tradizionali e delle confessioni. Tra i suoi principali protagonisti vi sono stati Voltaire, Montesquieu, Rousseau, Diderot e D’Alembert, promotori di idee che hanno contribuito alla diffusione dei principi di libertà, uguaglianza, separazione dei poteri e diritti individuali. Il suo ciclo storico viene generalmente collocato tra la fine del Seicento e la Rivoluzione francese del 1789, che ha rappresentato uno dei principali esiti politici delle idee illuministiche.