Cronache. Sicilia, Calabria e Italia: abusi, aggressioni e indagini nelle cronache d’agosto

Dalle accuse nell'Isola riguardanti la violenza ad un tredicenne e verso le persone con disabilità, fino alle aggressioni mortali e alle indagini avviate nel resto della Penisola

Sintesi

A Catania un uomo di 36 anni residente in provincia di Messina è stato sottoposto a custodia cautelare in carcere dopo la denuncia dei genitori di un tredicenne. Secondo l’accusa, il ragazzo sarebbe stato avvicinato in piazza Abramo Lincoln, attirato in automobile con una conversazione sul calcio e condotto nella zona di Vulcania, dove sarebbero avvenuti gli atti contestati. Le telecamere hanno consentito agli investigatori di risalire alla vettura e al conducente. La contestazione riportata dalle fonti aggiornate è quella di atti sessuali con minorenne.

A Modica l’inchiesta sul centro diurno Anffas ha coinvolto complessivamente 13 persone. Due sono state poste agli arresti domiciliari e per altre 5 sono state applicate misure interdittive della durata di 1 anno. Agli indagati vengono attribuiti, con differenti posizioni, presunti maltrattamenti e l’esercizio abusivo della professione infermieristica. Le investigazioni hanno documentato presunte percosse, minacce, somministrazioni di farmaci da parte di personale non abilitato e perfino roditori nei sacchi contenenti dolciumi destinati agli ospiti. Il centro è stato chiuso e il presidente si è successivamente dimesso.

A Pinarella di Cervia l’aggressione subita il 19 luglio da Nicola Musiani ha avuto conseguenze mortali il 22 luglio. Quattro giovani sono stati fermati e il Gip di Forlì ha convalidato i provvedimenti disponendo la custodia cautelare in carcere. Tre hanno ammesso di essere stati presenti ma hanno negato di avere colpito l’uomo, mentre il quarto si è avvalso della facoltà di non rispondere. Le indagini proseguono anche per stabilire l’eventuale partecipazione di altre persone.

Nella notte tra l’8 e il 9 agosto Antonio Perrotta, 34 anni, è stato gravemente aggredito nei pressi di una discoteca di Sangineto, dove svolgeva saltuariamente servizi di sicurezza. Dopo le cure a Cetraro e il trasferimento a Cosenza, è morto alle 6.30 del 10 agosto. La Procura di Paola indaga per ricostruire il pestaggio e identificare chi vi ha partecipato, anche attraverso le registrazioni delle telecamere. La proprietà del locale sostiene che dalle proprie immagini non emergano violenze né all’interno né nel piazzale. Nella stessa notte i Carabinieri sono intervenuti anche per una rissa sul lungomare di San Lucido, senza conseguenze gravi.

A Lucca 3 ragazzi, minorenni all’epoca dei fatti, risultano indagati dalla Procura per i minorenni di Firenze dopo il ricatto online ai danni di un coetaneo. L’inchiesta è risalita al 2024, quando sarebbe stato creato un falso profilo femminile utilizzato per convincere la vittima a inviare un video intimo, poi impiegato per ricattarla e diffuso tra gli studenti. Nei giorni scorsi è stato notificato l’avviso di conclusione delle indagini.

Sul lungomare di Fossacesia un cinquantenne di Lanciano è rimasto in coma dopo essere intervenuto in una lite che coinvolgeva i figli nella notte tra il 9 e il 10 agosto. Secondo la ricostruzione ancora provvisoria, un giovane del posto gli avrebbe sferrato un pugno alla mandibola provocandone la caduta e il violento impatto della testa sull’asfalto. L’uomo è stato operato a Pescara ed è ricoverato in Rianimazione con gravissime lesioni cerebrali e prognosi riservata.

A Loano 2 giovani componenti dell’equipaggio di uno yacht hanno denunciato il comandante spagnolo di 30 anni per una presunta violenza sessuale avvenuta a bordo dopo una serata trascorsa nella cittadina ligure. Le ragazze hanno lasciato l’imbarcazione portando con loro il passaporto dell’uomo e lo hanno consegnato alla Polizia a Genova insieme alla denuncia. Il trentenne è stato successivamente fermato all’aeroporto mentre cercava di partire per Barcellona ed è stato condotto in carcere in attesa delle decisioni giudiziarie.

Articolo

A Catania un uomo di 36 anni residente nella provincia messinese è stato portato nel carcere di piazza Lanza in esecuzione di un’ordinanza del Giudice per le indagini preliminari, richiesta dalla Procura distrettuale etnea. La notizia iniziale parlava genericamente di violenza sessuale, mentre le fonti aggiornate indicano come contestazione gli “atti sessuali con minorenne”. Si tratta di una distinzione giuridica rilevante, che non attenua la gravità dell’ipotesi investigativa ma evita di attribuire al procedimento una qualificazione diversa da quella finora resa pubblica.

L’indagine è partita dall’esposto presentato dai genitori di un tredicenne. Secondo la loro denuncia, il ragazzo si trovava in piazza Abramo Lincoln quando sarebbe stato avvicinato da uno sconosciuto che, dopo essersi assicurato dell’assenza di adulti, avrebbe utilizzato un falso nome e intavolato un breve dialogo sul calcio. Il minore sarebbe stato quindi convinto a salire sull’automobile e accompagnato in una strada appartata di Vulcania, quartiere catanese, dove sarebbero avvenuti gli atti contestati. L’esame delle registrazioni di videosorveglianza ha permesso alla Polizia di individuare la targa, identificare il veicolo e successivamente risalire al conducente. Le fonti riferiscono inoltre precedenti specifici per reati sessuali contro minorenni e un successivo presunto tentativo di avvicinamento a un altro ragazzo, che sarebbe riuscito ad allontanarsi e a raccontare l’episodio ai genitori.

A Modica (comune del libero consorzio comunale di Ragusa) il quadro emerso dall’inchiesta sul centro diurno dell’Anffas (Associazione nazionale di famiglie e persone con disabilità intellettive e disturbi del neurosviluppo) è risultato particolarmente grave. L’indagine coordinata dalla Procura di Ragusa ha coinvolto 13 persone. Due sono state sottoposte agli arresti domiciliari e altre 5 a un divieto per 1 anno di svolgere attività, anche di volontariato, che comportino contatti diretti con persone fragili. Gli altri indagati non sono stati raggiunti da misure cautelari.

Tra i destinatari dei domiciliari figura Giovanni Provvidenza (all’epoca presidente dell’associazione modicana e indagato nel procedimento), che dopo l’esplosione del caso ha rassegnato le dimissioni. Il Nucleo antisofisticazioni e sanità (NAS) di Ragusa, con il sostegno dei reparti territoriali dell’Arma e nell’ambito di controlli nazionali concordati con il Ministero della Salute, è partito da una verifica ispettiva che aveva evidenziato carenze organizzative. Le successive attività di osservazione, le ispezioni e le intercettazioni avrebbero fatto emergere una successione di condotte vessatorie.

Secondo l’ipotesi accusatoria, alcuni ospiti con disabilità psichiche, neurologiche e disturbi dello spettro autistico sarebbero stati colpiti con schiaffi, pugni, calci e spinte, oltre a subire urla, minacce e umiliazioni. A 2 degli indagati vengono attribuite direttamente le condotte violente, mentre ad altri viene contestato di non essere intervenuti e di non averne informato le Autorità. Gli investigatori sostengono inoltre di avere documentato la somministrazione di terapie farmacologiche da parte di persone prive dell’abilitazione infermieristica. Durante i controlli sono stati rinvenuti anche roditori all’interno di sacchi di iuta contenenti dolciumi destinati agli ospiti in occasione dell’Epifania. Tutte queste circostanze rappresentano allo stato elementi dell’accusa e dovranno essere verificate nel contraddittorio processuale.

Il centro è stato chiuso. Sei degli indagati chiamati all’interrogatorio di garanzia si sono avvalsi della facoltà di non rispondere. Il caso ha provocato una reazione particolarmente netta anche nel mondo associativo. La FISH ETS (Federazione italiana per i diritti delle persone con disabilità e famiglie) ha sostenuto che non possa esservi indulgenza verso chi eventualmente tradisca la fiducia delle persone fragili, mentre l’Autorità Garante nazionale per i diritti delle persone con disabilità ha espresso una ferma condanna di qualsiasi forma di abuso, precisando contemporaneamente la necessità di rispettare la presunzione di innocenza e gli accertamenti della magistratura.

A Pinarella di Cervia (località costiera del comune di Cervia, provincia di Ravenna, in Emilia-Romagna) l’inchiesta sulla morte di Nicola Musiani (vittima dell’aggressione avvenuta il 19 luglio) ha compiuto un nuovo passaggio con la convalida dei fermi e la custodia cautelare in carcere di 4 giovani. L’uomo era stato violentemente aggredito nei pressi di una discoteca ed è morto il 22 luglio all’ospedale di Cesena. Le indagini ipotizzano un pestaggio con calci e pugni e anche l’impiego di una bottiglia, ma l’esatta attribuzione delle singole condotte resta al vaglio dell’autorità giudiziaria.

Conor Finn Long (19 anni, indagato), Oussama Ragme (22 anni, indagato) e Bilal Mahboubi (23 anni, indagato) hanno risposto al Giudice sostenendo, con formulazioni diverse, di non aver colpito la vittima. Houssam Abir (quarto indagato sottoposto alla misura cautelare) si è invece avvalso della facoltà di non rispondere. Matteo Lepore (sindaco di Bologna, esponente dell’area politica del Partito Democratico) ha chiesto all’Avvocatura comunale di valutare la costituzione del Comune come parte civile nel futuro procedimento, esprimendo vicinanza ai familiari di Musiani.

La notte tra sabato 8 e domenica 9 agosto un’altra aggressione ha avuto un esito mortale a Sangineto (comune della provincia di Cosenza). Antonio Perrotta (operaio di 34 anni originario di Fuscaldo che svolgeva anche saltuari servizi di sicurezza privata) è stato picchiato nei pressi di una discoteca. Dopo i primi soccorsi all’ospedale di Cetraro (comune della provincia di Cosenza) è stato trasferito in condizioni critiche a Cosenza (capoluogo dell’omonima provincia, Calabria), dove è morto alle 6.30 di lunedì 10 agosto. Lascia la compagna e 4 figli, tra i quali una bambina di pochi mesi.

La Procura di Paola coordina gli accertamenti e ha acquisito i filmati disponibili per individuare chi abbia partecipato all’aggressione. La proprietà del locale ha precisato che Perrotta non faceva parte del proprio personale e sostiene che dalle telecamere interne e perimetrali non emergano episodi violenti né dentro la discoteca né nel piazzale, assicurando piena collaborazione agli investigatori. Michele Guardia (sindaco di Sangineto, eletto con la lista civica “Sangineto Oltre”) ha espresso vicinanza alla famiglia e ha affermato che episodi di tale gravità non possano essere ignorati. Massimiliano Ianni (segretario generale della CGIL di Cosenza) ha chiesto che Magistratura e investigatori accertino rapidamente la verità, invitando contemporaneamente a non considerare la sicurezza della zona come una questione marginale.

Sempre durante la notte tra l’8 e il 9 agosto i Carabinieri sono intervenuti sul lungomare di San Lucido (comune della provincia di Cosenza) per interrompere una rissa che, secondo le informazioni finora disponibili, non ha provocato conseguenze gravi alle persone coinvolte. L’indagine che coinvolge 3 ragazzi di Lucca (capoluogo dell’omonima provincia, in Toscana) ha invece avuto origine nel 2024 e riguarda fatti commessi quando tutti erano minorenni. Secondo la ricostruzione investigativa, il più grande avrebbe creato su un social network (rete sociale online) un falso profilo presentandosi come una coetanea. Attraverso quella falsa identità sarebbe riuscito a convincere un altro ragazzo a trasmettere un proprio video intimo. Dopo avere ricevuto il filmato, sarebbe iniziato il ricatto e il contenuto sarebbe stato successivamente diffuso nelle conversazioni tra studenti.

La Procura per i minorenni di Firenze (capoluogo della Toscana) ha notificato nei giorni scorsi l’avviso di conclusione delle indagini. Due ragazzi sono accusati di pornografia minorile in relazione alla diffusione del filmato, mentre al terzo viene contestata la detenzione del materiale. Il procedimento non equivale a una condanna e, trattandosi di persone minorenni all’epoca dei fatti, opera inoltre il particolare sistema processuale e rieducativo previsto dalla giustizia minorile.

Sul lungomare di Fossacesia (comune della provincia di Chieti, Abruzzo), nella notte tra domenica 9 e lunedì 10 agosto, un cinquantenne residente a Lanciano (comune della provincia di Chieti, in Abruzzo) è intervenuto in una lite nella quale erano coinvolti i propri figli. Secondo testimonianze ancora da verificare, il diverbio sarebbe nato dopo che alcuni giovani avevano importunato la figlia dell’uomo. Durante la concitazione un giovane del posto, praticante di arti marziali, gli avrebbe sferrato un pugno alla mandibola. La vittima sarebbe caduta battendo violentemente la testa. Trasportata all’ospedale di Pescara (capoluogo dell’omonima provincia, Abruzzo), è stata sottoposta a un delicato intervento neurochirurgico e rimane ricoverata in Rianimazione, in coma e con prognosi riservata. La Procura di Lanciano coordina le indagini per lesioni aggravate.

Infine, a Loano (comune della provincia di Savona, in Liguria), 2 giovani componenti dell’equipaggio di uno yacht hanno denunciato il comandante spagnolo di 30 anni per presunti abusi sessuali. Secondo il loro racconto, nella serata di venerdì 7 agosto i 3 avevano trascorso alcune ore in paese e avevano bevuto prima di rientrare sull’imbarcazione. Le ragazze si sarebbero addormentate nella cabina dell’uomo. Una di loro sostiene di essersi svegliata mentre il trentenne stava abusando di lei e di essere fuggita. Le sue urla avrebbero svegliato l’amica, che riferisce di avere respinto un successivo approccio e di essere riuscita anch’essa ad allontanarsi.

Prima di lasciare lo yacht le 2 donne hanno preso il passaporto del comandante e, una volta giunte a Genova, lo hanno consegnato alla Polizia di frontiera denunciando l’accaduto. Gli accertamenti ospedalieri hanno fornito elementi clinici utilizzati nell’indagine, ma è più corretto precisare che un riscontro medico non costituisce da solo una sentenza né dimostra automaticamente l’autore di una violenza. L’uomo è stato successivamente intercettato all’aeroporto mentre tentava di partire per Barcellona (capoluogo della Catalogna, in Spagna) utilizzando un documento scaduto dopo avere denunciato lo smarrimento del passaporto. È stato fermato e trasferito nel carcere genovese di Pontedecimo, mentre il pubblico ministero (PM) ha richiesto la convalida e una misura cautelare richiamando anche il pericolo di fuga.

Nell’immagine di copertina, la Polizia catanese, l’inchiesta di Modica e in luce diurna la Marina di Loano.