Sintesi
Il 28 aprile 2026, nella sala Nassiriya del Senato, l’area riformista del Partito Democratico ha presentato l’iniziativa “Tornare a crescere. Oltre l’Italia dello “zero virgola” (situazione economica strutturale in cui il Prodotto Interno Lordo (PIL) del Paese cresce a tassi estremamente bassi), con Lia Quartapelle, Giorgio Gori, Marco Leonardi e Francesco Giavazzi, mentre in platea erano presenti esponenti come Lorenzo Guerini, Marianna Madia, Walter Verini, Simona Malpezzi e Filippo Sensi. L’atto politico-economico nasce mentre il Paese discute il Documento di finanza pubblica 2026, che indica una crescita del PIL (Prodotto Interno Lordo) ridotta allo 0,6% nel 2026 e nel 2027, allo 0,8% nel 2028 e nel 2029. Le proposte puntano a sostenere ceto medio e imprese attraverso sterilizzazione del fiscal drag (trascinamento fiscale dovuto all’inflazione), rilancio degli investimenti qualificati, nuova Industria 4.0, incentivi per PMI (Piccole e Medie Imprese), applicazione dell’IA (Intelligenza Artificiale) alla manifattura, ingresso rapido di lavoratori altamente qualificati e riduzione strutturale del costo dell’energia. L’iniziativa non viene presentata come una rottura con Elly Schlein, ma conferma la distanza politica e culturale tra la segreteria e la minoranza riformista. Sullo scostamento di bilancio prevale prudenza, poiché i riformisti temono misure elettorali e chiedono interventi selettivi contro il rischio recessione.

Articolo
Il 28 aprile 2026, nella sala Nassiriya del Senato, si è svolta l’iniziativa “Tornare a crescere. Oltre l’Italia dello zero virgola” (una situazione economica strutturale in cui il Prodotto Interno Lordo del Paese cresce a tassi estremamente bassi, inferiori all’1% annuo descrive una situazione economica strutturale in cui il PIL del Paese cresce a tassi estremamente bassi, inferiori all’1% annuo, un quindi termine spesso utilizzato in senso critico o preoccupato per evidenziare la stagnazione economica e la mancanza di una crescita robusta rispetto ad altri partner europei) (ad esempio ecc.). promossa dall’area riformista del Partito Democratico, con la partecipazione di Lia Quartapelle, Giorgio Gori, Marco Leonardi, professore dell’Università di Milano, e Francesco Giavazzi, economista. La registrazione dell’evento conferma data, luogo, titolo e relatori principali, collocando l’appuntamento nel pieno della discussione politica sulla crescita debole dell’Italia.

L’iniziativa si inserisce in una fase delicata per il PD, guidato da Elly Schlein, nel quale l’area riformista resta una minoranza interna critica, ma non formalmente scissionista. Tra i riferimenti di questa componente vengono indicati Pina Picierno, vicepresidente del Parlamento europeo, Lorenzo Guerini, già ministro della Difesa e figura centrale di Base Riformista, Giorgio Gori, Lia Quartapelle, Marianna Madia, Simona Malpezzi, Walter Verini e Filippo Sensi. Nei mesi precedenti, la tensione interna era già emersa nella direzione del partito, con l’astensione di una parte dei riformisti sulla relazione della segretaria e con critiche sulla trasformazione identitaria del PD.

Il tema centrale è la crescita, definita dagli stessi promotori come la grande assente del dibattito pubblico. Il Documento di finanza pubblica 2026 indica per l’Italia un PIL (Prodotto Interno Lordo) in aumento dello 0,6% nel 2026 e nel 2027, dello 0,8% nel 2028 e dello 0,8% nel 2029, dati che confermano la difficoltà del Paese a superare la cosiddetta economia dello “zero virgola”. Anche la Banca d’Italia, nelle proiezioni pubblicate il 3 aprile 2026, stima una crescita dello 0,5% nel 2026 e nel 2027 e dello 0,8% nel 2028, segnalando l’impatto negativo delle tensioni geopolitiche e del rincaro dell’energia.
La proposta riformista parte dalla tutela del ceto medio e del sistema produttivo. Il primo punto riguarda la sterilizzazione del fiscal drag, espressione inglese che significa trascinamento fiscale e indica l’aumento automatico del prelievo dovuto all’inflazione, anche quando il potere d’acquisto reale dei cittadini non cresce. L’obiettivo è evitare che lavoratori e famiglie paghino più tasse solo perché i redditi nominali salgono per adeguarsi ai prezzi.
Il secondo asse riguarda gli investimenti. I riformisti propongono di consentire la detrazione dall’imponibile degli investimenti qualificati, materiali e immateriali, collegati agli allegati A e B del piano Industria 4.0, aggiornandoli alle nuove tecnologie. Industria 4.0 indica il sistema di incentivi nato per favorire digitalizzazione, automazione, interconnessione dei macchinari, software avanzati e innovazione produttiva. La richiesta politica è di recuperare uno strumento considerato decisivo per aumentare produttività, competitività e capacità industriale.
Un altro punto riguarda il capitale delle imprese. La proposta mira a estendere alle PMI (Piccole e Medie Imprese) le agevolazioni fiscali previste per soggetti IRES (Imposta sul Reddito delle Società) e IRPEF (Imposta sul Reddito delle Persone Fisiche) che investono in start-up innovative, cioè nuove imprese ad alto contenuto tecnologico. La condizione indicata è che queste PMI realizzino investimenti in innovazione, digitalizzazione e transizione verde.
Sul fronte tecnologico, i riformisti chiedono un programma specifico per applicare l’IA (Intelligenza Artificiale) alle imprese manifatturiere. L’obiettivo è evitare che l’intelligenza artificiale resti confinata alle grandi piattaforme digitali e diventi invece uno strumento concreto per fabbriche, filiere industriali, logistica, progettazione, controllo qualità e risparmio energetico.
La proposta sull’immigrazione qualificata prevede una corsia rapida per visti e permessi di lavoro destinati a lavoratori altamente specializzati, con uno sportello unico capace di garantire tempi certi. Si ipotizza anche un permesso di soggiorno pluriennale e rinnovabile per alte competenze, con pieno diritto di lavoro per il coniuge e accesso a sanità e istruzione. L’obiettivo è attirare capitale umano in un Paese che soffre denatalità, carenza di profili tecnici e fuga di competenze.
Il capitolo energia è tra i più politici. I riformisti indicano elettrificazione dei consumi, crescita delle rinnovabili e riapertura del dibattito sul nucleare civile come strumenti di medio e lungo periodo per ridurre la bolletta energetica. Nel breve periodo propongono di rivedere l’uso dei proventi ETS (Emission Trading System, sistema europeo di scambio delle quote di emissione di anidride carbonica), sostenendo che tali risorse dovrebbero accompagnare la transizione energetica e alleggerire gli oneri sulle bollette elettriche delle imprese, anziché essere utilizzate prevalentemente per esigenze generali di finanza pubblica.
Il confronto avviene mentre torna l’ipotesi di uno scostamento di bilancio per fronteggiare l’emergenza energetica. Su questo punto i riformisti mostrano cautela. Antonio Misiani, responsabile economia del PD, viene indicato come presente al confronto e disponibile a valorizzare parte delle proposte, ma con un avvertimento: se esiste un rischio recessione bisogna intervenire, evitando però “mance elettorali”. Giorgio Gori assume una posizione ancora più netta, contestando l’idea di uno scostamento unilaterale che possa trasformarsi in una manovra pre-elettorale.
Il contesto di finanza pubblica rende la prudenza comprensibile. Secondo Reuters, il rapporto deficit/PIL dell’Italia per il 2025 è stato confermato al 3,1%, sopra la soglia UE (Unione Europea) del 3%, mentre il debito pubblico è indicato al 137,1% del PIL. L’Ufficio parlamentare di bilancio (UPB) ha inoltre espresso dubbi sulla traiettoria di riduzione del debito prevista dal Governo, segnalando rischi esterni legati anche ai costi energetici e alle tensioni geopolitiche.
Sul piano politico, l’iniziativa non appare come un atto di guerra aperta contro Schlein, ma come un tentativo di imporre nell’agenda del centrosinistra un programma economico più favorevole a imprese, produttività, ceto medio e crescita. Si è trattato di un appuntamento come un confronto sulle proposte dei riformisti per rimettere la crescita al primo posto, richiamando anche il tema dei salari stagnanti e del potere d’acquisto.
Nel complesso, la piattaforma riformista del PD propone un cambio di priorità: meno redistribuzione immediata e più crescita strutturale, meno bonus generici e più investimenti produttivi, meno spesa indistinta e più sostegno mirato a imprese, lavoro qualificato, tecnologie, energia e ceto medio. La linea resta interna al centrosinistra, ma segnala una frattura non secondaria: per i riformisti, senza crescita superiore all’1%, il Paese non può finanziare salari, welfare, sanità, transizione ambientale e riduzione del debito.

Giornalista pubblicista, ex direttore di una precedente testata e attuale direttore di Mediterranea24.









