Lavoro, salario e diritti: il Governo vara il decreto da quasi 1 miliardo tra incentivi e nuove tutele digitali

Il Consiglio dei Ministri del 28 aprile 2026 approva un pacchetto organico su occupazione, retribuzioni e contrasto allo sfruttamento nelle piattaforme digitali, tra consenso sindacale e nuove sfide normative

Sintesi

Il Consiglio dei Ministri del 28 aprile 2026, presieduto da Giorgia Meloni, ha approvato un decreto lavoro da circa 934 milioni di euro con misure su salario giusto, incentivi all’occupazione e contrasto al caporalato digitale. Il provvedimento introduce sgravi contributivi per giovani, donne e lavoratori nelle aree svantaggiate e rafforza il ruolo dei contratti collettivi nazionali (CCNL) come riferimento retributivo. Vengono disciplinati i rinnovi contrattuali con meccanismi di adeguamento legati all’IPCA (Indice dei Prezzi al Consumo Armonizzato). Sono previste norme innovative su identità digitale e trasparenza algoritmica per i lavoratori delle piattaforme. Il decreto si inserisce nella strategia occupazionale del Governo che rivendica crescita dell’occupazione e riduzione della precarietà. I sindacati, in particolare la CISL, esprimono apprezzamento pur chiedendo sviluppo di un patto sociale più ampio.

Articolo

Il 28 aprile 2026 il Consiglio dei Ministri, riunito a Palazzo Chigi sotto la guida di Giorgia Meloni con la partecipazione, tra gli altri, di Marina Calderone, Eugenia Roccella e del sottosegretario Alfredo Mantovano, ha approvato un decreto-legge che ridefinisce il quadro delle politiche del lavoro in Italia, collocandosi in continuità con interventi avviati dal 2022 e coerenti con i principi dell’articolo 36 della Costituzione italiana che garantisce una retribuzione proporzionata e sufficiente. Il testo introduce misure urgenti per promuovere un salario equo, incentivare l’occupazione stabile e contrastare nuove forme di sfruttamento legate all’economia digitale, fenomeno emerso con forza negli ultimi anni anche a seguito della diffusione delle piattaforme di lavoro online e delle pronunce giurisprudenziali sul lavoro dei rider, tra cui le decisioni della Corte di Cassazione che hanno progressivamente ampliato le tutele dei lavoratori etero-organizzati.

Il decreto stanzia circa 934 milioni di euro e si sviluppa lungo tre direttrici principali. La prima riguarda gli incentivi all’occupazione, articolati in quattro strumenti: sostegni per l’assunzione di donne svantaggiate con esonero contributivo totale fino a 650 euro mensili per 24 mesi, elevato a 800 euro nelle aree della ZES (Zona Economica Speciale, regime agevolato per lo sviluppo del Mezzogiorno); incentivi per giovani under 35 con decontribuzione fino a 500 euro mensili, aumentati a 650 euro nel Sud e nelle aree di crisi; misure per la stabilizzazione dei contratti a termine stipulati tra gennaio e aprile 2026 con trasformazione entro fine anno; agevolazioni per datori di lavoro fino a 10 dipendenti nelle ZES per assumere disoccupati over 35 da almeno 24 mesi. La seconda direttrice riguarda il salario giusto, definito come trattamento economico complessivo (TEC, insieme di tutte le componenti retributive), con obbligo di riferimento ai contratti collettivi nazionali di lavoro (CCNL, accordi stipulati tra sindacati e datori di lavoro) sottoscritti dalle organizzazioni maggiormente rappresentative, in linea con il dibattito europeo sul salario minimo e con la direttiva UE 2022/2041 che promuove salari adeguati senza imporre necessariamente un minimo legale.

Sul piano della disciplina contrattuale, il decreto interviene sui rinnovi stabilendo che, in assenza di accordo entro 12 mesi dalla scadenza, scatti un adeguamento automatico pari al 30% della variazione dell’IPCA, indice europeo che misura l’inflazione armonizzata, garantendo continuità salariale. Una scelta che si inserisce nel solco delle politiche di tutela del potere d’acquisto adottate in vari Paesi UE nel periodo post-pandemico e durante la crisi inflattiva 2022-2024.

Di particolare rilievo risultano le norme contro il cosiddetto caporalato digitale, ossia forme di sfruttamento attraverso piattaforme online, fenomeno che richiama l’intermediazione illecita già disciplinata dall’articolo 603-bis del Codice penale. Il decreto introduce l’obbligo di identità digitale tramite sistemi come SPID (Sistema Pubblico di Identità Digitale) e CIE (Carta d’Identità Elettronica), vietando la cessione degli account e imponendo controlli ai gestori. Inoltre stabilisce il diritto alla trasparenza algoritmica, cioè l’obbligo per le piattaforme di spiegare i criteri con cui assegnano lavoro e compensi, riconoscendo al lavoratore la possibilità di revisione umana delle decisioni automatizzate, in linea con il Regolamento europeo sull’intelligenza artificiale e con il GDPR (Regolamento Generale sulla Protezione dei Dati).

Il provvedimento interviene anche sulla conciliazione tra vita privata e lavoro introducendo incentivi per le aziende che adottano la certificazione UNI/PdR 192:2026, standard che misura politiche di welfare aziendale, sostegno alla genitorialità e flessibilità organizzativa, con esoneri contributivi fino all’1% e un tetto massimo di 50.000 euro annui. Sul fronte previdenziale viene inoltre consentito il conferimento del TFR (Trattamento di Fine Rapporto) alla previdenza complementare per il periodo gennaio-giugno 2026, rafforzando il secondo pilastro pensionistico.

Nel corso della conferenza stampa, Giorgia Meloni ha rivendicato i risultati occupazionali del Governo, citando dati ISTAT che indicano un aumento di circa 1,2 milioni di occupati e una riduzione significativa della precarietà, con oltre 550.000 contratti instabili in meno rispetto all’inizio della legislatura. La Presidente ha sottolineato che il decreto rappresenta un tassello di una strategia più ampia finalizzata a consolidare lavoro stabile e di qualità, annunciando inoltre l’imminente varo del Piano casa collegato alle politiche del lavoro.

Le reazioni delle parti sociali mostrano un clima moderatamente favorevole. Daniela Fumarola, segretaria generale della CISL, ha espresso soddisfazione per l’introduzione di una soglia di dignità salariale ancorata ai CCNL e per il rafforzamento degli incentivi, sottolineando però la necessità di sviluppare un patto sociale strutturato tra Governo, sindacati e imprese. Il riferimento alla contrattazione collettiva viene considerato un passaggio significativo anche sul piano giuridico, poiché rafforza l’applicazione dell’articolo 36 della Costituzione e contrasta pratiche di dumping salariale.

Nel medesimo Consiglio dei Ministri sono stati approvati anche provvedimenti in esame definitivo di attuazione delle direttive UE 2024/1499 e 2024/1500 in materia di organismi per la parità di trattamento, aggiornando il quadro normativo antidiscriminatorio europeo derivante dalle direttive 2000/43/CE, 2004/113/CE, 2006/54/CE e 2010/41/UE. È stato inoltre deliberato lo scioglimento del consiglio comunale di Soriano Calabro per infiltrazioni della criminalità organizzata ai sensi del decreto legislativo 267/2000 (Testo unico degli enti locali) e sono state approvate varie leggi regionali senza impugnazione, tra cui norme del Lazio, Lombardia, Campania e Piemonte..