25 aprile, la Liberazione. Sarebbe tempo tra politica, istituzioni e cittadini di rilanciare una nuova Liberazione

Dalla Liberazione del 1945 alla festa nazionale istituita nel 1946 e resa stabile nel 1949, il 25 aprile resta un riferimento storico centrale

Sintesi

Il 25 aprile 1945 segna l’insurrezione proclamata dal Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia contro l’occupazione nazifascista. Nel 1946 la ricorrenza viene riconosciuta festa nazionale e nel 1949 istituzionalizzata per legge. Nel tempo il significato della Liberazione è stato oggetto di letture differenti nel dibattito politico e culturale italiano. Accanto alla memoria storica emergono critiche sull’annoso funzionamento delle istituzioni e sulla rappresentatività democratica. Il tema resta centrale tra richiami ai valori originari e riflessioni sulla società contemporanea.

Articolo

Il 25 aprile 1945 rappresenta una data decisiva nella storia italiana, quando il Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia proclamò l’insurrezione generale nei territori del Nord ancora occupati dalle forze nazifasciste, coordinando le azioni del Corpo Volontari della Libertà e imponendo la resa ai presidi nemici con l’ordine “Arrendersi o perire”. Nei giorni immediatamente successivi, il CLNAI (Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia, la massima organizzazione partigiana e politica che ha diretto la Resistenza contro il nazifascismo nel Nord Italia tra il 1944 e il 1945) assunse poteri straordinari “in nome del popolo italiano e quale delegato del Governo Italiano”, emanando decreti che prevedevano anche la condanna a morte dei principali gerarchi fascisti, tra cui Benito Mussolini, che venne catturato e fucilato il 28 aprile 1945. L’anno seguente, il 22 aprile 1946, su proposta del presidente del Consiglio Alcide De Gasperi, il luogotenente del Regno Umberto II di Savoia emanò un decreto legislativo che dichiarava il 25 aprile festa nazionale, successivamente resa stabile con la legge 260 del 27 maggio 1949.

Nel corso dei decenni, il significato della ricorrenza si è evoluto all’interno del dibattito pubblico italiano, intrecciandosi con le dinamiche politiche, sociali e culturali del Paese. Alcune interpretazioni critiche sostengono che la celebrazione sia stata progressivamente un evento di scontro di propaganda elettorale tra schieramenti politici contrapposti. In parallelo, studi di enti come Censis e Istat segnalano un aumento della percezione di fragilità economica e sociale, con una crescente distanza tra cittadini con lapolitica e istituzioni.

In questo contesto si sviluppano opinioni che descrivono il sistema politico-istituzionale come complesso e talvolta inefficiente se non anche emarginante, pubblicano, vessatorio, sottolineando criticità legate alla pressione fiscale, alla burocrazia e al funzionamento della rappresentanza politica. Tali letture, pur non univoche, riflettono un malessere diffuso che alimenta il dibattito su possibili riforme e su una maggiore efficace partecipazione civica che non comporti farraginosità e costi, specialmente negli Enti correlati, quali regioni, città metropolitane e soprattutto comuni.

Nel complesso, il 25 aprile resta un punto fermo della memoria storica nazionale, ma dovrebbe anche essere uno spazio persistente di confronto concreto e non retorico, tra Politica, Istituzioni e Società comune, sul presente e sul futuro della democrazia italiana e soprattutto sulla partecipazione efficace del cittadino alla Cosa pubblica senza relegarlo a mera comparsa, così ampliando, anche solo implicitamente, il divario tra i palazzi e la gente, la quale ultima sta notoriamente finendo con il non credere più a nulla, condividendo unicamente per opportunità o appartenenza.

Nell’immagine di copertina partigiane di Milano. Il 25 aprile 1945 a Milano segnò l’insurrezione generale proclamata dal CLNAI. La città fu liberata dai partigiani/e e dagli operai in sciopero prima dell’arrivo degli Alleati (27-30 aprile). La resistenza vide scontri in fabbriche come la Pirelli e la Motomeccanica.