Sintesi
Il turismo continua a crescere in Sicilia, sostenuto soprattutto dalla domanda straniera, ma i risultati economici non si traducono automaticamente in lavoro stabile e adeguatamente retribuito. I dati dell’Istituto nazionale della previdenza sociale, elaborati da Federalberghi, mostrano forti differenze stagionali e territoriali. Le verifiche dell’Ispettorato nazionale del lavoro confermano una diffusa presenza di violazioni nelle aziende controllate.

Articolo
“Non c’è turismo senza di noi”

La scritta campeggia sul furgone rosso della Filcams Cgil e sulle magliette dei manifestanti. La campagna della Federazione italiana lavoratori commercio, alberghi, mense e servizi della Confederazione generale italiana del lavoro ha concluso venerdì 11 settembre a piazza Cairoli, a Messina, un percorso iniziato il 7 settembre e proseguito attraverso i territori ionici e tirrenici della provincia, con una tappa anche a Taormina. L’obiettivo è portare al centro del dibattito le condizioni di chi lavora negli alberghi, nei ristoranti, negli stabilimenti balneari, nelle agenzie, nei servizi culturali e nelle attività di accoglienza.

La premessa del sindacato è netta: «Non può esserci turismo di qualità senza lavoro di qualità». Dietro l’immagine luminosa della stagione siciliana, secondo la Filcams, restano salari insufficienti, rapporti non regolari, ore lavorate e non dichiarate, precarietà, contratti collettivi meno tutelanti e difficoltà nel rivendicare i propri diritti durante rapporti occupazionali brevi.
«Il turismo potrebbe produrre benessere e ricchezza, ma purtroppo non è sempre così, almeno non per tutti», ha dichiarato Giuseppe Ragno, segretario della Filcams Cgil Messina, denunciando la presenza di lavoro nero e il fatto che molti dipendenti si rivolgano al sindacato soltanto al termine della stagione, quando il rapporto con l’azienda è già compromesso o concluso.
Mario Cambria, segretario della Filcams messinese con delega al turismo, ha parlato di rapporti irregolari al 70%, lavoro prevalentemente a termine e applicazione di contratti al ribasso. Quella percentuale deve tuttavia essere qualificata: non si riscontra nelle fonti ufficiali disponibili, una rilevazione rappresentativa che consenta di affermare che 7 rapporti di lavoro turistico su 10 siano irregolari in Sicilia. I dati ispettivi restituiscono un quadro preoccupante, ma riguardano imprese selezionate proprio sulla base di indicatori di rischio.
I numeri del turismo nelle 9 province
Nel 2024 la Sicilia ha registrato, negli esercizi considerati dal rapporto dell’Osservatorio turistico regionale, 5.801.463 arrivi e 17.348.238 presenze, con incrementi rispettivamente del 5,4% e del 5,5% sul 2023. La presenza misura ogni notte trascorsa da un ospite in una struttura ricettiva e descrive quindi meglio dell’arrivo la durata del soggiorno e la capacità del territorio di trattenere i visitatori. Anche l’Istituto nazionale di statistica ha certificato per la Sicilia una crescita delle presenze del 5,5% nel 2024.
La distribuzione territoriale mostra una Sicilia turistica tutt’altro che uniforme. Palermo ha raggiunto 4.283.514 presenze, con un aumento del 10,8%; Messina 3.991.919, in crescita del 7,2%; Trapani 2.544.726, con un incremento dell’11,8%; Catania 2.088.719, ma con una diminuzione del 7,2%; Siracusa 1.473.984, in crescita del 9,8%; Agrigento 1.430.435, con una flessione del 9,2%; Ragusa 1.149.211, in aumento dell’8%; Caltanissetta 244.720, con il progresso percentuale più elevato, pari al 15,1%; Enna 141.010, in crescita dell’1,7%. Palermo e Messina, insieme, hanno concentrato quasi il 48% dei pernottamenti regionali.
Per il 2025 i dati sono ancora provvisori. La Banca d’Italia, utilizzando le informazioni dell’Osservatorio regionale, ha indicato un aumento delle presenze dell’1,6%, sostenuto soprattutto dagli stranieri. Una precedente presentazione della Regione alla Borsa internazionale del turismo aveva quantificato la crescita nello 0,24% e quella degli arrivi nel 2,8%. La differenza segnala che i dati provvisori possono essere aggiornati e che serie costruite con perimetri differenti non devono essere sommate o confrontate automaticamente.
Taormina conferma comunque la propria centralità: secondo i dati diffusi dall’Amministrazione comunale e non ancora consolidati nelle statistiche regionali definitive, al 4 settembre 2026 aveva già superato 1 milione di presenze, con un aumento del 3,7% rispetto allo stesso periodo del 2025.
Oltre 81 mila dipendenti, con un divario di 45 mila posti tra inverno ed estate
Il rapporto regionale dell’Osservatorio sul mercato del lavoro nel turismo, realizzato dal Centro studi Federalberghi su dati dell’Istituto nazionale della previdenza sociale, ha contato nel 2024 13.403 imprese turistiche con dipendenti e 81.223 lavoratori mediamente occupati. A febbraio gli addetti erano 59.940; ad agosto sono diventati 104.667. In pochi mesi il sistema ha quindi attivato quasi 45 mila posizioni aggiuntive, mostrando quanto l’occupazione dipenda ancora dalla stagione estiva.
La provincia con più dipendenti turistici medi è stata Palermo, con 20.564 addetti, seguita da Catania con 16.367, Messina con 13.148, Trapani con 8.484, Siracusa con 7.652, Agrigento con 5.730, Ragusa con 5.424, Caltanissetta con 2.574 ed Enna con 1.279. I valori massimi stagionali sono saliti a 24.415 lavoratori nel Palermitano, 19.398 nel Messinese, 18.340 nel Catanese, 13.039 nel Trapanese, 10.161 nel Siracusano, 7.891 nell’Agrigentino, 7.372 nel Ragusano, 2.953 nel Nisseno e 1.398 nell’Ennese. Le oscillazioni più marcate sono state rilevate a Palermo, Trapani e Messina.
La crescita occupazionale è reale, ma soprattutto a termine. Nel 2024 gli addetti sono aumentati di circa 5.700 unità, pari al 7,5%, mentre i contratti a tempo determinato sono cresciuti del 12,3%. Il 63,8% dei dipendenti, cioè 51.835 persone, aveva un rapporto a tempo parziale; il 18,3% un contratto stagionale e il 28,8% un altro contratto a termine. Più del 60% degli occupati aveva meno di 40 anni e il 18,2% era straniero.
I numeri non dimostrano che ogni rapporto a tempo parziale sia involontario o irregolare, ma indicano una struttura nella quale la continuità del reddito dipende dalla durata effettiva del contratto, dalle giornate retribuite e dalle ore dichiarate.
Il rapporto Federalberghi calcola, per i dipendenti a tempo pieno, una retribuzione annua media standardizzata di 23.295 euro nei servizi ricettivi e di 20.673 euro nei pubblici esercizi. Nello stesso documento, però, le giornate mediamente retribuite sono rispettivamente 186 e 199. La retribuzione standardizzata non coincide quindi con quanto incassa realmente un lavoratore stagionale o a tempo parziale durante l’anno.
Un approfondimento commissionato dalla Filcams, dunque di fonte sindacale e non istituzionale, colloca il 50% degli occupati del terziario, del turismo e dei servizi sotto i 13.950 euro annui, soglia di povertà salariale utilizzata nello studio. Nel solo turismo la percentuale nazionale sarebbe vicina al 70% e supererebbe l’80% nel complesso del Sud e delle Isole. Quest’ultimo valore non è riferito esclusivamente alla Sicilia, ma descrive una condizione territoriale dentro la quale si colloca anche l’Isola.
I controlli: 649 irregolarità su 800 ispezioni definite nel terziario
Nel 2025 l’Ispettorato nazionale del lavoro ha definito in Sicilia 800 ispezioni riguardanti il terziario, comprendente attività più ampie del solo turismo. In 649 casi sono state riscontrate irregolarità, per un’incidenza dell’81,1% sul totale controllato. La quota è stata del 96,8% a Enna, del 93,8% a Messina, dell’87,9% a Catania, dell’86,9% ad Agrigento, dell’84,4% a Caltanissetta, del 79% a Palermo, del 68,3% a Ragusa, del 66,1% a Trapani e del 59,7% a Siracusa.
L’attività ispettiva non utilizza un campione casuale: si concentra sui settori, sulle aziende e sulle situazioni nei quali le informazioni disponibili fanno ritenere più probabile la presenza di violazioni. Il dato misura quindi la capacità dei controlli di individuare irregolarità e la gravità dei fenomeni nelle realtà verificate, non l’incidenza sull’intera economia regionale.
Il contesto generale resta comunque difficile. Secondo l’Istituto nazionale di statistica, nel 2023 il sommerso rappresentava il 18,8% del valore aggiunto nazionale nel settore aggregato che comprende commercio, trasporti, alloggio e ristorazione. In Sicilia il valore aggiunto riconducibile al lavoro irregolare incideva per il 6,4%, una delle percentuali più elevate tra le regioni italiane. Anche questi indicatori hanno un campo più ampio del turismo, ma confermano la particolare esposizione del sistema economico meridionale.
Contratti, orari e mobilità dei lavoratori
Il ribasso contrattuale denunciato dalla Filcams consiste nell’applicazione di contratti collettivi sottoscritti da organizzazioni poco rappresentative, con trattamenti economici e normativi inferiori rispetto ai principali contratti nazionali. Il problema non è segnalato soltanto dai sindacati dei lavoratori: anche Federalberghi, insieme all’Ente bilaterale nazionale del turismo e ad Adapt, ha richiamato i rischi contributivi e sanzionatori derivanti dall’uso di contratti non adeguatamente rappresentativi.
A Taormina la vertenza comprende anche la mobilità dei dipendenti pendolari. Pietro Patti, segretario provinciale della Cgil, ha denunciato un «divieto di parcheggio per gli stagionali». Gli atti e le ricostruzioni disponibili descrivono più precisamente una limitazione degli abbonamenti al parcheggio Lumbi e il trasferimento di parte degli utenti verso Piano Porto, soluzione contestata dai sindacati perché ritenuta poco compatibile con turni e orari di lavoro. Non risulta invece documentato un divieto generale di parcheggio rivolto a tutti gli stagionali.
La crescita da sola non misura la qualità
Il confronto regionale mostra due realtà che procedono insieme: aumentano i visitatori e gli occupati, ma rimangono un’elevata stagionalità, una larga diffusione del tempo parziale, un’espansione trainata dai contratti a termine e un forte rischio di violazioni nelle aziende sottoposte a controllo.
Palermo e Messina concentrano quasi la metà delle presenze; Catania possiede il secondo bacino occupazionale, pur avendo registrato nel 2024 una diminuzione dei pernottamenti; Trapani e Siracusa crescono sia nei flussi sia nell’occupazione stagionale; Agrigento mostra una contrazione delle presenze nonostante il peso del proprio patrimonio culturale; Ragusa consolida il turismo costiero e barocco; Caltanissetta ed Enna crescono percentualmente da basi ancora ridotte.
Trasformare i record turistici in benessere diffuso richiede dunque controlli mirati, registrazione effettiva degli orari, applicazione dei contratti collettivi maggiormente rappresentativi, servizi di trasporto compatibili con i turni, politiche per allungare la stagione e pubblicazione periodica di dati provinciali su contratti, retribuzioni e giornate lavorate. È questo il significato regionale assunto dalla campagna partita da Messina: non negare la crescita del turismo, ma verificare quanta parte del valore prodotto arrivi a chi accoglie, guida, cucina, pulisce, assiste e rende materialmente possibile il soggiorno.
Mediterranea24 ha già approfondito la crescita dei flussi a Messina e il superamento del milione di presenze a Taormina e la vertenza sugli abbonamenti ai parcheggi per i lavoratori pendolari di Taormina.
Nell’immagine di copertina, il furgone rosso della Filcams Cgil e i manifestanti con le magliette, lavoratrici e lavoratori all’interno di una struttura turistica siciliana, uno dei parcheggi utilizzati a Taormina dai dipendenti pendolari.

Giornalista pubblicista, ex direttore di una precedente testata e attuale direttore di Mediterranea24.









