Sintesi
Una studentessa torinese denuncia una violenza sessuale avvenuta il 30 maggio e indica come responsabili tre ex calciatori del Bra (una squadra di calcio italiana con sede a Bra comune di circa 30.000 abitanti in provincia di Cuneo in Piemonte). Il racconto descrive un incontro iniziale consensuale con uno di loro che poi si sarebbe trasformato invece in un’aggressione di gruppo. L’indagine della Procura di Asti ha portato alla richiesta di giudizio abbreviato per gli indagati. Emergono elementi come un video contestato e la diffusione di immagini. Il caso genera reazioni nel mondo del calcio e nelle istituzioni locali.

Articolo
La vicenda giudiziaria che emerge dalle dichiarazioni della giovane studentessa universitaria torinese si colloca nella notte del 30 maggio e riguarda una presunta violenza sessuale denunciata nei confronti di tre ex calciatori del Bra, identificati in Fausto Perseu, Alessio Rosa e Christ Jesus Mawete, attualmente indagati dalla Procura di Asti. Il procedimento si trova in una fase avanzata con richiesta di giudizio abbreviato, mentre per uno degli indagati, Alessio Rosa, si aggiunge l’accusa di diffusione illecita di immagini o video a contenuto sessuale.

Nel racconto fornito alla stampa, la giovane descrive di aver raggiunto la città in provincia di Cuneo insieme a due amiche e di aver incontrato in un locale un gruppo di calciatori, tra cui Perseu, dal quale avrebbe accettato un invito a casa con l’intenzione di restare sola con lui. Secondo la sua versione, una volta nell’abitazione sarebbero sopraggiunti anche gli altri due indagati e la situazione sarebbe degenerata in rapporti sessuali non consensuali, anche senza protezione. La ragazza riferisce di aver reagito chiudendo gli occhi e fingendosi priva di reazione per interrompere quanto stava accadendo, finché l’arrivo di una delle amiche avrebbe posto fine all’episodio.

Nei giorni successivi, su impulso di un’altra conoscente, la giovane decide di confidarsi e di rivolgersi a un centro specializzato presso l’ospedale Sant’Anna di Torino, avviando così il percorso di denuncia. La testimonianza include anche il riferimento a gravi conseguenze psicologiche, con episodi ricorrenti di flashback e tre tentativi di suicidio, elementi che delineano un quadro di forte trauma.
Tra i punti oggetto di indagine emerge anche l’esistenza di un video registrato senza consenso, nel quale la ragazza affermerebbe di non essere stata costretta. La stessa chiarisce che quelle dichiarazioni sarebbero state dettate dalla volontà immediata di allontanarsi dalla situazione e non rappresenterebbero un consenso reale a un rapporto di gruppo. Gli indagati respingono ogni accusa, sostenendo che non vi sia stata alcuna coercizione né abuso di condizioni di inferiorità psicologica o fisica.
Sul piano cronologico, gli eventi si susseguirebbero in modo coerente con gli atti disponibili: il 30 maggio si verifica il presunto episodio; nei giorni immediatamente successivi avviene la confidenza con un’amica e il ricorso a una struttura sanitaria specializzata; si apre quindi l’indagine della Procura di Asti con raccolta di elementi e testimonianze; viene notificato l’avviso di conclusione delle indagini con contestazioni formali; gli indagati richiedono il giudizio abbreviato; emergono ulteriori elementi come la condivisione di materiale in chat private di squadra; il caso diventa di rilevanza mediatica e sportiva nell’aprile 2026.
La vicenda produce effetti anche nell’ambiente calcistico. Il Livorno Calcio, squadra in cui milita Mawete, decide di escludere il giocatore da una convocazione ufficiale motivando la scelta con condizioni psicologiche non adeguate, come dichiarato dal presidente Joel Esciua. Altri club adottano posizioni differenti, tra conferme e verifiche interne. Il contesto richiama precedenti analoghi che avevano coinvolto altri calciatori e che si trovano ancora in fase di definizione giudiziaria.
Dal punto di vista normativo, il caso rientra nelle disposizioni del codice penale italiano relative alla violenza sessuale e alla diffusione non autorizzata di contenuti intimi, reati che prevedono pene rilevanti e procedure specifiche di tutela della persona offesa. Non risultano al momento pronunce definitive, trattandosi di una fase procedurale ancora in corso. Sul piano istituzionale, anche a livello locale emergono prese di posizione politiche, con richieste di approfondimento rivolte alle autorità competenti.
Nel complesso, la vicenda si configura come un caso complesso e delicato, in cui si intrecciano aspetti giudiziari, mediatici e sociali, con una ricostruzione dei fatti ancora oggetto di verifica processuale e con esiti che saranno determinati nelle successive fasi del procedimento.
Nell’immagine di copertina il Tribunale di Asti.
Nota
In ottemperanza al diritto di cronaca tutelato dalla Costituzione, si precisa che, dato lo stadio di indagini in corso, ogni persona eventualmente coinvolta è da considerarsi innocente fino a una sentenza definitiva che accerti la sua colpevolezza.

Giornalista pubblicista, ex direttore di una precedente testata e attuale direttore di Mediterranea24.









